Avendo sposato da tempo il “credo” neopositivista tendo a non apprezzare troppo la filosofia morale e a non interessarmene quanto dovrei. La lettura di questo brillante saggio di David Edmonds, filosofo e radio-divulgatore di filosofia, è stato una buona occasione per correggere il tiro e re-imparare a discutere di etica, come quando ero al liceo e con i compagni di classe dibattevamo di Spinoza e di imperativi kantiani. Una buona occasione non solo per l’argomento in sé, molto stimolante, ma anche per lo stile dell’autore, che risulta scorrevole e leggero, senza essere mai superficiale, e ironico e spiritoso senza esagerare.
Il cosiddetto problema del carrello (trolley) è ben noto in etica e riguarda il concetto di “male minore”: in una situazione ipotetica ogni decisione possibile ha un esito negativo e sta a noi scegliere se e come minimizzare i danni. Il problema ha dato origine a una vera e propria sottodisciplina, nota come trolleyology, i cui esperti hanno costruito una ricchissima serie di versioni, volte a evidenziare un aspetto oppure l’altro. Edmonds illustra, con l’aiuto di figure, una decina di problemi del carrello, ma due sono i principali: il Ramo Deviato e l’Uomo Grasso. Nel primo un vagone ferroviario sta per investire (e uccidere) cinque persone legate sui suoi binari, ma possiamo deviarlo su un ramo secondario, dove però investirà (e ucciderà) certamente una persona, anch’essa legata ai binari. Nel secondo al posto del ramo secondario c’è un cavalcavia sui binari, sul quale ci troviamo insieme a un uomo molto grasso: spingendo giù dal parapetto quest’ultimo, egli bloccherà il treno salvando i cinque a prezzo però della sua vita. La domanda in entrambi i casi è duplice: “possiamo” intervenire causando la morte di un individuo per salvarne altri oppure “dobbiamo” intervenire? La nostra è una scelta morale o un obbligo morale? La cosa sorprendente è che la maggior parte delle persone alle quali si pone il problema tende a reagire in maniera differente nei due casi: sembra infatti che deviare il carrello su un ramo secondario sia eticamente più accettabile che non spingere dal parapetto il grassone.
Altro fatto abbastanza affascinante è l’enorme gamma di situazioni realistiche e reali alle quali il problema è applicabile, a sottolinearne l’importanza filosofica. Il Ramo Deviato è nato nel 1967 dalla fantasia della filosofa Philippa Foot (1920-2010) - di cui Edmonds fornisce un analitico ritratto biografico - mentre l’Uomo Grasso dalle riflessioni di un’altra filosofa, Judith Jarvis Thomson (1929): entrambe intendevano discutere la legittimità dell’aborto, ma il problema del carrello può servire a esemplificare dilemmi riguardanti la politica (è eticamente accettabile reprimere una rivolta sociale per garantire l’incolumità della popolazione?), le operazioni di polizia (torturare un sospettato per impedire un attentato o liberare un sequestrato), le operazioni militari (accettare vittime civili pur di distruggere una postazione militare), la medicina (lasciar morire un individuo sano per trapiantarne gli organi e salvare altre vite), i tabù sociali (il cannibalismo) etc. Edmonds è molto bravo a farci capire che il problema del carrello è tutt’altro che uno sterile esercizio mentale, e che cercare una possibile soluzione interrogandoci sulla sua legittimità significa applicare la filosofia a situazioni realistiche di enorme importanza per l’umanità.
La prima parte del saggio è dedicata alla presentazione del problema nelle sue varie versioni e all’analisi critica di alcune possibili soluzioni, principalmente riconducibili alla Dottrina del Duplice Effetto di Tommaso d’Aquino, all’utilitarismo di Bentham e alla morale kantiana. Se il problema del carrello è un esperimento immaginario che pertiene al dominio dell’etica, Edmonds spiega e dimostra che si può anche fare ricerca sperimentale in campo filosofico, e in particolare etico: la x-phi (experimental philosophy) è protagonista della seconda parte del libro, insieme alle pesanti critiche di cui è spesso oggetto. La terza parte è dedicata a ciò che le neuroscienze possono dirci sulla nostra capacità di dare risposte etiche, in particolare sulla vexata quaestio del libero arbitrio. La seconda e la terza parte sono quelle che giudico più interessanti, perché in esse la discussione filosofica acquista maggiore concretezza avvicinandosi per quanto è possibile a una ricerca di tipo scientifico. La quarta parte, infine, riguarda le critiche alla sensatezza e all’utilità del problema del carrello. Il saggio si conclude con una breve “carrellata” (mi si perdoni il gioco di parole) sui destini finali dei principali personaggi del libro e con una ricca bibliografia che costituisce un ottimo spunto per proseguire da soli la ricerca.
Edmonds confessa alla fine che lui non sarebbe propenso a spingere l’uomo grasso giù dal parapetto, mentre non avrebbe problemi a deviare il carrello sul ramo secondario. Devo dire che apprezzo e condivido la distinzione tra le due situazioni, che non sono affatto equivalenti: tuttavia, ritengo che agirei in entrambi i casi allo stesso modo, ossia cercando di minimizzare il danno, anche se nel secondo caso il coinvolgimento personale mi creerebbe maggiori rimorsi. Ma avrei potuto agire diversamente?
Consigliato a chi apprezza i dilemmi etici.
Sconsigliato a chi preferisce l’auto al treno.