𝚃𝚒𝚝𝚘𝚕𝚘: 𝐷𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑜
𝙰𝚞𝚝𝚘𝚛𝚎: A. S. Belmont
Una nuova casa.
Una cassapanca che custodisce un destino.
Un sigillo di ceralacca capace di scardinare il tempo, la memoria, e ciò che credevamo sepolto.
Jude Mercer non avrebbe mai immaginato che un oggetto così piccolo potesse trascinarla in un passato che non ha alcuna intenzione di restare in silenzio.
E neppure Dalton Grim, quando il caso – o forse qualcosa di molto più antico – li porta a incrociare i loro cammini.
Qualcosa li unisce.
Qualcosa li minaccia.
Un’ombra sottile si insinua tra i pensieri, confonde la realtà con la paura, scava dove fa più male.
Da recapitare al destino è una storia di legami spezzati e ricuciti, di scelte che lacerano, di dolore che trasforma… ma anche di una luce che resiste, persino nei luoghi più bui.
Un dark fantasy profondamente introspettivo, dove crescere significa affrontare ciò che non sempre si può vedere.
L’ho trovato un romanzo davvero originale, diverso da quello che si trova oggi. L’atmosfera è cupa, avvolgente, carica di tensione emotiva, ma ciò che più colpisce sono i misteri del destino e il legame tra i Mercer e i Grim: un intreccio che mi ha letteralmente stregata.
Il tema di Alba e Crepuscolo attraversa tutta la storia come un respiro antico:
«Il principio fondamentale di tutto quello che tiene insieme questo mondo. Vita e morte, luce e ombra, creazione e distruzione. Sono due forze opposte ma interdipendenti. Una non può esistere senza l’altra.»
Ma sopra ogni cosa resta l’orizzonte.
Jude è l’orizzonte.
Quel punto sospeso dove l’equilibrio si nasconde, perché “l’equilibrio si trova sempre tra l’Alba e il Crepuscolo”.
E poi c’è il tetro interludio.
Le dinamiche che si intrecciano per scoprire la verità, la discesa nelle parti più remote dell’animo umano, dove l’ombra si annida, cresce, cerca di prendere il sopravvento. Un male silenzioso, subdolo, che non si combatte solo con la forza… ma con il coraggio di guardarsi dentro.
Lo stile di scrittura è poetico e altamente visivo, capace di creare immagini vivide e sensazioni tattili, senza mai risultare pesante o noioso. Il mistero è costruito così bene da tenere incollati alle pagine, con quella costante urgenza di capire, di scoprire, di andare oltre.
Fino ad arrivare a un finale che, dopo tanta oscurità, ci regala finalmente un sorriso.
Perché a volte, per salvarsi, bisogna davvero ascoltare chi non può più parlare.