Chiara Valerio è una scrittrice, traduttrice, editor, direttrice artistica e conduttrice radiofonica italiana.
Ha conseguito un dottorato in Matematica all'Università degli Studi di Napoli Federico II. È redattrice della rivista Nuovi Argomenti e ha collaborato al blog letterario Nazione Indiana. Ha scritto per il teatro e per la radio, ha collaborato con Il Sole 24 Ore e l'Unità e con la trasmissione culturale “Pane quotidiano”, Rai 3. Per l'editrice Nottetempo ha diretto la collana "narrativa.it", dedicata ai nuovi scrittori della narrativa italiana. Con Nanni Moretti, Valia Santella e Gaia Manzini ha scritto il soggetto del film di Nanni Moretti Mia madre, con Gianni Amelio e Alberto Taraglio ha scritto il soggetto del film di Gianni Amelio, La tenerezza. Nell'ottobre 2016 viene designata direttrice culturale della fiera del libro milanese "Tempo di libri", incarico da cui si dimette l'anno successivo.
Dal 2018 è Editor-in-chief del settore “Narrativa italiana” presso l'editore Marsilio di Venezia, per il quale ha ideato la collana PassaParola.
Alla fine ci sono cascato. Mi sono ritrovato in una sorta di paradosso spazio-temporale e ho dovuto giocoforza acquistare tale libercolo. Ecco qui il breve resoconto.
Mi trovavo all'ufficio postale del mio paese per inviare un vaglia solo per inebriarmi d'un gesto tanto antico; avevo il numero quarantotto, e le due impiegate stavano servendo l'undici e il dodici. Di norma mi sarei portato dietro qualcosa da leggere, per esempio i "Pensieri diversi" dell'ingegner Wittgenstein o "Il libro di Sani Gesualdi" di Nino Frassica. Non avevo purtroppo nessuno dei due volumi con me; e sicché, proprio quando fui preso dal più totalizzante dei disdori, pentitomi peraltro d'aver ceduto a quell'insano appetito di vaglia postatale che di tanto in tanto mi piglia, l'occhio mi cadde su un angolino del sovraffollato ufficio dedicato appunto ai libri. Mi avvicinai piano piano, dopodiché mi resi conto che nessuno dei titoli attirava più di tanto la mia attenzione, eccetto uno: "La fila alle poste" di Chiara Valerio.
La mia mente in quell'istante era offuscata dai demoni del caldo esterno e dell'aria condizionata interna che, malevola, prosciugava il sudore sui miei poveri reumatismi, e dunque mi venne da pensare a un buffonesco scherzo dell'editore, divertitosi a invertire l'ordine da "nome e cognome" a "cognome e nome"; insomma, in stile orientale. "Valerio Chiara" non poteva che rievocarmi il gigantesco Piero - lui sì uno scrittore degno di questo nome. Poi, aperto il volumetto e letta la bandella, mi resi conto d'aver preso un abbaglio sesquipedale, giacché si trattava di una lei e non di un lui. E lì ricostruii il tutto: mi sovvenne persino l'immagine un po' sbirulina dell'autrice, che con la mia signora avevo visto in tivù, pensandone né bene e né male, sebbene lei (la mia signora) sostenesse d'aver letto alcuni suoi libri rimanendone oltremodo delusa.
Fatte le suddette operazioni cerebrali, i numeri si erano nel mentre avanzati addirittura sino al quattordici, e purtuttavia avevo ancora da fare la mia bella fila alle poste in compagnia di un romanzo sorprendentemente intitolato "La fila alle poste". Essendo un testo piccino e scorrevole, sono riuscito a finirlo mentre il mondo là fuori s'avviava al crepuscolo e lo schermo chiamava, accompagnato da un suono che oramai mi s'era infilato irrimediabilmente nelle orecchie, i numeri trentasei e trentasette, ovverosia un signore e una signora ambedue impegnati a sollazzarsi con lo schermo del telefono cellulare, che io invece avevo lasciato saggiamente in macchina.
Insomma, com'è "La fila alle poste"? Be', per buona parte della lettura mi son chiesto se fosse meglio "La fila alle poste" di Chiara Valerio o la Fila alle poste in un ridente comune del grossetano. Alla fine, mi son detto: meglio la seconda. Anche se, debbo dire, la scrittrice ha delle potenzialità inespresse, che potrebbe sfruttare per scrivere qualcosa di più congeniale al suo spirito, il quale emerge comunque da queste pagine; perciò il mio giudizio non è del tutto negativo, specie perché, se non fosse stato per lei, non so come sarei riuscito a superare una tanto estenuante attesa.
In conclusione, caro Valerio Chiara... pardon, Chiara Valerio, il mio consiglio è quello di scrivere di più e pubblicare meno, e soprattutto di mettersi sulle tracce di Piero, che indubbiamente fu un(a) Chiara migliore di Lei.
«Avvoca', pure se Giovanna è colpevole, e lo è, comunque deve essere difesa, mi aveva detto. Sentite a questa, mo Giovanna ha diritto a una difesa, e quando è toccato al figlio mio, lui no?, non aveva diritto a una difesa? France', tuo figlio spacciava, tuo figlio faceva i soldi sulla pelle degli altri, tuo figlio ha avvelenato il paese, tuo figlio ha venduto a mia figlia la droga che l'ha fatta rimanere sulla sedia a rotelle. Avvoca', non stare a sentire a nessuno, fai quello che ti senti, tu hai studiato. Non mi piaceva andare alla posta a pagare le bollette, ma non potevo lamentarmi, da tanti anni che eravamo sposati questa era la terza o la quarta bolletta che pagavo, di solito lo faceva Luigi. Diceva che la fila alle poste era il posto perfetto per capire gli umori del paese.»
3,5 ⭐️ L’avvocato Lea Russo, sta compiendo quarantatré anni con le sue due figlie e il marito, quando suona il campanello e Padre Michele annuncia la morte di una bambina, Agata Palmieri. Così è il terzo compleanno, da quando è morta Vittoria, che festeggia senza averne ricordo se non fosse per le foto. Si avvicina Natale e pensa sempre di più a Vittoria Basile, come la ricorda Padre Michele quando dice messa. Di lei era rimasta solo la morte. La vita, invece, va avanti lo stesso anche se è morta una bambina, una figlia del paese di Scauri. Tutto il paese è convinto di sapere che è stata ammazzata da sua madre: Giovanna Galdo. Lea è in fila alle poste, quando si sente chiamare da Franco Palmieri, che davanti a tutti esordisce di prendere come sua cliente la moglie, sapendo che non è stata lei a uccidere Agata. La fila si blocca e molti la giudicano: “ti metti a difendere un’assassina adesso?” La giustizia è imperfetta, gli esseri umani anche, la giustizia è feroce e gli esseri umani posso essere feroci. Luigi con tutte le sue forze dice di stare alla larga da questo caso mediatico che è diventato nazionale ma Lea si scontra con il marito tirando fuori sempre l’argomento, anzi la persona, “Vittoria”, la sua assenza ha portato a galla mille dubbi nonostante ami il marito e le sue figlie sente il bisogno di mettersi in discussione. Era infedeltà la sua o solo desiderio di vita? Un libro carino sicuramente che è il prosieguo di “Chi dice e chi tace” che mi era piaciuto molto ma molto di più. Qua il finale è lasciato un po’ all’immaginazione.
Molto bello, anche più del precedente. Chiara Valerio scrive molto bene, l'ambientazione a Scauri ha il suo fascino e i personaggi sono ben caratterizzati. Bello anche il filo "giallo" in sottofondo.
Continuazione di CHI DICE E CHI TACE. Sarebbe bello se ne venisse fuori una sorta di saga, perché personalmente mi sono affezionato sia ai personaggi che all'ambientazione. Bella l'idea di partenza della storia (anche qui si inizia subito con un cadavere e ci si trascina il tema della morte fino alle ultime pagine), bello lo sviluppo, in cui Valerio dà libero sfogo alla sua mente con mille riflessioni sul più e sul meno; un po' meno bello il finale, che nel complesso ho trovato caotico e poco chiaro. E evidente che si tratti di una scelta dell'autrice (anzi, chi la conosce sa benissimo che il finale è proprio la parte che la rappresenta meglio) ma da una storia così impregnata di concretezza, dalle vaghe tinte gialle, mi sarei aspettato una conclusione un po' meno astratta. Lo consiglio? Sì, ma solo se avete già letto il primo libro e vi è piaciuto.
E' incredibile come Chiara Valerio riesca a tenerti ancorato alle sue storie pur non concedendoti mai un finale. Una sorta di giallo che si tinge di tutte le altre sfumature e non arriva mai alla conclusione. Quest'ultimo libro è il proseguimento di "Chi dice e chi tace"; ritroviamo gli stessi personaggi, Lea e Luigi e le bimbe e tutti gli abitanti di Scauri che compaiono da ogni porta o finestra, sono sempre tutti attorno alla storia principale. Ritorna Vittoria, che seppure morta già nel libro precedente, è più protagonista che mai. Si amplia lo scenario della sua vita precedente che Lea indaga ancora di più accuratamente di quest'ultimo omicidio per il quale è stata nominata avvocato, nomina che prende in carico con riserva o forse non la prende nemmeno. Le indagini vere e proprie non ci sono, c'è tutto il chiacchiericcio degli abitanti che tessono una trama fitta attorno alla famiglia di Giovanna la cui figlia, disabile, è stata uccisa in casa senza arma del delitto, né movente. Lea si immerge in questo caleidoscopio dove ognuno vede una realtà diversa ma nessuno sente il bisogno di cercare la verità. Intanto indaga più in sé stessa e sui suoi sentimenti per Vittoria e le sue reazioni postume nei confronti di Rebecca e rimane ancora una volta persa nel flusso delle cose. Mah...
Chissà perché d’estate si leggono più volentieri i gialli. Per me è sempre stato cosi, dalle estati a dividermi tra Agatha Christie e Arthur Conan Doyle fino a oggi che Chiara Valerio ha trovato il modo di mixare gli Harmony con piccoli gialli senza veri delitti e con una letteratura molto colta e tutto sommato tormentata. «La fila alle poste» prosegue il racconto del primo «Chi dice e chi tace» di qualche anno fa. Ci sono sempre l’avvocata Lea, con il suo bello e invidiato marito Luigi e le intelligenti figlie Silvia e Giulia. Ci sono Scauri, i pettegolezzi, gli anni Novanta e i delitti inspiegabili. Ci sono i ricordi di Vittoria, donna amata da Lea ma solo dopo morta, e tutta la scia di persone che si portava dietro. C’è anche molta maternità e la sua mancanza, in questo libro. Insieme a tanti dubbi e tormenti. È stato bello leggerlo, anche se forse è ora di abbandonare Vittoria, cosa che credo succederà nel prossimo libro della serie, che a questo punto mi aspetto.
Con La fila alle poste Chiara Valerio torna a Scauri, che non è solo un’ambientazione ma un vero personaggio della storia. Tornano anche Lea Russo e il fantasma vivo di Vittoria, morta da più di tre anni ma ancora capace di muovere pensieri, relazioni e domande. Sullo sfondo c’è un altro omicidio, ma il centro del romanzo è altrove: nelle persone, nell’identità, nel confine fragile tra giusto e sbagliato, tra ciò che è considerato normale e ciò che non lo è. La scrittura è pulita, essenziale, si legge veloce. Chiara Valerio ci accompagna in un’altra storia di paese, fatta di botteghe, ferrovieri e suore, vista attraverso gli occhi di Lea Russo, che guarda molto più lontano di Scauri mentre pensa a Vittoria e si intreccia con chi l’ha conosciuta bene: Rebecca Lanza e l’avvocato Pontecorvo.
chiara valerio scrive bene e questa volta non è la storia ma la scrittura ad avermi catturato, uno stile scorrevole, pieno di domande capace di attualizzare e universalizzare anche le cose più piccole. lea russo è in balia delle situazioni, vittoria è un’ombra sempre meno interessante perché, come viene ribadito più volte, i morti non parlano. l’omicidio di agata palmieri invece di unire, come era successo nel primo libro dove l’elemento giallo viaggiava sugli stessi binari del conflitto più interno e la storia più personale di lea, qua divide e spesso stona, rimanendo nel finale come quasi un conflitto irrisolto quasi incapace di muoversi dalla situazione iniziale.
3,5⭐️~ Chiara Valerio ci riporta a Scauri e li, tra le sue vie, le sue case e in fila alle poste ritroviamo l’avvocato Lea Russo questa volta alle prese con un caso di presunto omicidio. La vittima è Agata, una bambina disabile, uccisa nella propria casa. Tra i principali sospettati c’è la madre, Giovanna, che si trovava proprio in casa con lei quando è stata uccisa.
Non essendo del tutto convinta di difendere Giovanna, l’avvocato Lea Russo cercherà di trovare delle risposte destreggiandosi tra chiacchiere e pettegolezzi di paese, tra segreti e conflitti di una comunità chiusa in sé stessa, dove misteri, come il furto delle vongole, riti culinari popolari come la zuppa di pesce, piante officinali e gatti fanno da cornice.
A fianco di Lea aleggia, ormai da tre anni, da quando venne trovata morta nella sua vasca da bagno, il fantasma di Vittoria. L’assenza di Vittoria è per Lea presenza, una presenza carica di energia, di freschezza e libertà che le permette di riflettere non solo sul contesto sociale nel quale vive, parliamo dei primi anni Novanta, ma anche di interrogarsi su importanti tematiche quali la maternità e la sessualità.
Se “Chi dice chi tace” romanzo antecedente, aveva una narrazione più introspettiva e di ricerca individuale, “La fila alle poste” si presenta come un romanzo corale e di coscienza collettiva.
La scrittura della Valerio è il valore aggiunto di una storia che veste i panni di un giallo silenzioso, nel quale si avanza seguendo la lentezza tipica della riflessione e dove, a volte, ci si perde. Anche i personaggi che orbitano intorno al confuso mondo di Lea, tutti con una propria voce e una propria caratteristica, arricchiscono la vicenda nella quale emerge l’importanza della figura femminile sia essa donna, madre, figlia, suora o gatta!
Anche se personalmente ho amato di più il primo romanzo che ho trovato più a fuoco e meno dispersivo, è sempre bello abbandonarsi alle parole di Chiara Valerio che anche questa volta riesce a costruire un quadro ricco di colori, sfumature, luci e vite…Un piccolo mondo nel quale addentrarsi con piacere!
All’inizio stenta, sembra voler a tutti i costi legarsi a quel “chi dice e chi tace” in maniera forzata, meccanica, scarsamente ingranata. Poi piano piano la struttura si olia e la “macchina valerio” parte, nella sua scrittura fluida, parlata, ascoltata; che sa far sorridere e riflettere. Coinvolgere!
4,5⭐️ Ho amato chi dice e chi tace e ho amato questo. Una scrittura asciutta, senza troppi fronzoli, ma evocativa. Mi e’ sembrato di aver visto un film.
Ho finito questo libro in un giorno e mezzo. Mezzo in più perché sono andata in ufficio. Mi sono promessa di rileggerlo e metterci molto di più a finirlo la prossima volta, così posso lasciarmi cullare dalla nostalgia più a lungo.
Così come in Chi dice e Chi tace, il personaggio di Vittoria è magnetico, sfuggente e sorprendente. È l’idea di un’amore, sempre in tensione, tensione vitale. Vivo e inspiegabile. Vittoria è l’idea di tutte le donne che mi hanno incuriosito, che hanno lasciato la loro “polvere”, o traccia sulle cose, sugli odori, sui gesti e sulle persone. Tutte le persone che Vittoria ha toccato sono, per osmosi forse, interessanti. Dall’avvocato Pontecorvo che qui ha una malinconia poetica quasi, a Mara che senza darsi spiegazione vive sospesa la sua vita a Scauri, a Rebecca Lanza che incarna il fascino di Vittoria. A ovviamente Lea che inevitabilmente indaga se stessa e si lascia trascinare dall’idea di Vittoria, dai segni che ha lasciato in tutto praticamente.
Il resto è un quadro meraviglioso di personaggi tridimensionali, veri. Tantissime frasi colpiscono dritte al cuore e ti fanno cercare affannosamente una matita per sottolinearle.
Questo romanzo, come Chi dice e Chi Tace, ha fatto correre la mia immaginazione in pieghe famigliari, momenti che hai già vissuto, sensazioni che hai già provato. Fugaci, sottili e inspiegabili.
Non abbiamo molto in comune, eppure, più Valerio scava nei pensieri di Lea e più mi sembra di leggere di me. Sarà il comunismo o le tette al vento, chissà. Luigi è femminista? In fondo non penso
Il punto forte del romanzo, ovvero la coralità della storia, è anche il suo punto debole perché dà una varietà di punti di vista ai fatti che normalmente non vedremmo ma frammenta il senso di tutto ciò che accade; e la domanda è proprio questa: cosa accade? Apprezzo il fatto che sia un libro coerente in questa sua coralità e che quindi dà le giuste attenzioni a tutti i personaggi come se non ci fosse un figlio preferito. Nemmeno l’omicidio di Agata merita più attenzione dei furti di vongole o delle tensioni tra la professoressa d’italiano di Giulia e la protagonista. Non credo ci sia bisogno di dire che una storia del genere raccontata da qualcun’altro fuori da Chiara Valerio non avrebbe alcun tipo di senso: solo lei riesce a creare bordi entro i quali contenere il lettore che si sente partecipe e cittadino di Scauri. I pettegolezzi, i litigi e i rancori, che non sottostanno a una gerarchia nella quale gli omicidi e la violenza o le truffe e i disastri si trovano in cima alla piramide, dimostrano quanto immorale e interessante sia la vita di paese. È tutta una zuppa di persone diverse che non possono fare altro che infilarsi nella vita del prossimo. La provincia stringe tanto da soffocare ma anche da creare legami che in una città non esisterebbero mai. Un elemento che non ho apprezzato sono stati i dialoghi tra i diversi personaggi, e non per ciò di cui parlavano; parlo proprio del modo in cui lo facevano perché trovavo surreale che ogni provinciale potesse parlare in quel modo così filosofico, sfacciato e intellettuale. Qualcosa non tornava, o forse ero solo io che non riuscivo a immergermi nella lettura per colpa dell’agosto nel quale ho letto questo libro che ho passato tra la Thailandia, il Vietnam e Lido di Classe. Fatico a decidere quante stelle dargli perche alcune storie mi hanno annoiato mentre altre meno, e molto spesso mi son ritrovato a chiedermi dell’utilità di alcune. Mi fido sempre delle strade nelle quali Valerio porta i lettori perchè capace di arrivare sempre a un punto e di stupirti, ma in questo caso non sono totalmente certo di affermare sia riuscita nella sua magia.
3,5 stelle. Storia meno coinvolgente rispetto al primo titolo del ciclo che ho trovato incantevole, ma continua a farti affezionare a Lea e al mondo di Scauri. Consigliato a chi ha amato Chi dice e chi tace, aspetto con fiducia il prossimo.
“Chi dice e chi tace” “La fila alle poste” di Chiara Valerio
Letti su consiglio espresso di una delle pochissime persone che può permettersi di dire con una certa sicumera: “Leggi questo, perché ti piacerà” (e ha ragione, perché mi conosce abbastanza bene 😜❤️)
E in effetti…
Due libri legati non tanto dalla trama quanto dall’atmosfera e dal sottofondo che li attraversa. La vicenda, in entrambi i casi, rimane un po’ sfocata. I personaggi sono diversi, ma raccontano qualcosa della vita quotidiana in una provincia laziale (Scauri) all’inizio degli anni ’90.
Chiara Valerio scrive in modo un po’ “strampalato”, con un ritmo piacevole: si fa leggere bene. E anche quando affronta temi importanti e profondi, non risulta pesante.
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“Capita di incontrare quegli entusiasti che per i primi cinque minuti sembrano innamorati di tutti, poi si distraggono perché sono innamorati non di questo o quello, né di te, ma di tutto. Ecco, io ero sempre stata attenta a mantenere separate le cose.”
“Una versione tessile di quella pratica giapponese del riparare con l’oro che da subito mi era sembrata una bellissima idea e anche una bellissima metafora ma, da quando tutti la utilizzavano per intendere qualsiasi cosa e consentirsene ancora di più, mi era diventata antipatica.”
Mi è piaciuto un po' meno del precedente, "Chi dice e chi tace", ma l'atmosfera di un pseudogiallo ambientato in provincia mi è piaciuta come la scorsa volta. Sembra di stare lì con i personaggi, a sentire le loro idee e le loro paure, che spesso in ambienti così piccoli vengono nascoste da parole cattive, da verità indicibili. In questo libro Valerio si è concentrata più sulla figura della madre, non nel significato più "banale" del termine, ma intrecciando alla cura parentale i sentimenti che rimangono nella madre in quanto donna. Non ci sono risposte in questo libro, e forse anche questo ne aumenta il valore in un mondo in cui ormai sembra di poter chiedere e ottenere risposta a qualsiasi domanda.
Il racconto non è malvagio anche se il finale non è un finale. L'autrice costruisce personaggi e non racconti, penso, infatti anche il primo non è che fosse equilibrato dal punto di vista narrativo o almeno a me non pare. Qui è persino peggio del primo. Lea, la protagonista, non riesce a liberarsi per l'ossessione della scomparsa Vittoria che, detto tra noi, non è che sia un personaggio meritevole di tanta ossessione. Sarà forse che le sconfinferava raccontare di una donna in bilico tra la famiglia normale e una passione omosessuale che ora come ora non turba più nessuno? Boh. Quello che non perdono a questo racconto è la lettura, fatta dalla stessa autrice, che è inascoltabile. Ho retto perchè volevo capire dove andava a parare il racconto ma è stata una faticaccia.
"le stelle sono tante ma anche pochissime se si pensa a tutto l'universo. nell'universo, come dentro di noi, sono più le cose che non si vedono che quelle che si vedono. però a noi piacciono le stelle, le cose che brillano, non ci chiediamo mai cosa resta nascosto dietro ciò che brilla. nonostante le stelle siano poche rispetto al resto, ci rivolgiamo a loro per esprimere i desideri. che si avverano, oppure no. o si avverano quando non ci interessa più. noi non chiediamo solo che si avveri un desiderio, ma che si avveri quando diciamo noi. [..]. vorrei che tutti aguzzassimo gli occhi per vedere anche quello che di solito sta nascosto. [..]. siamo tutti più complicati di una forma sola, una parola sola, un desiderio solo".
Chiara Valerio ha rifatto una magia. E, a mio modesto parere, questa (questo libro) è ancora meglio della precedente.
La storia riprende 3 anni dopo "Chi dice e chi tace": alcuni personaggi tornano, alcuni li conosciamo meglio, alcuni li scopriamo qui. Lo stile "chiaravaleriesco" però, che era rimasto un po' assopito nel precedente romanzo, emerge più netto ed energico. 5 stelline brillantissime.
I was keen to read this follow up to the first book. While setting and atmosphere of the typical Italian provincial town remain the same (very amusing), the whole plot is very bland and pointless with little substance. Not sure if intentional but I felt the story did not go anywhere and there was no evolution from where the book started. Only the peculiar characters and scattered episodes are worth reading on their own, not the book as a whole.
La scrittura di Chiara Valerio mi ricorda i palazzi decadenti del centro di Palermo, la loro bellezza nascosta e allo stesso tempo ostentata, la loro consapevolezza della propria bellezza, e l'affettazione estetica che rischia di venire a noia, ma invece no. Non dovrebbe piacermi, ma non può dispiacermi. E forse è il miglior complimento che mi riesca. La trama, i personaggi, le frasi morali nascoste nella narrazione sono epifenomeni di questo fatto estetico.
Bella, come nel precedente romanzo, l'ambientazione a Scauri, che dona coralità alla storia. Ben scritto il profilo dei personaggi, meno solida però la struttura narrativa. A tratti una scrittura eccessivamente paratattica, che fa pensare ad una sceneggiatura televisiva, più che ad un romanzo. Si ha la sensazione che tutto resti in superficie, proprio come le chiacchiere in fila alle poste.
Un’investigazione dell’anima. La mia anima è Lea, in tante parti sono lei, sono altre che sono un po’ lei un po’ me. Non ho mai visto Scauri ma la conosco perfettamente. Conosco le cose dette e non dette, i silenzi, segreti… il piccolo e il grande, il paese che vive e la città nasconde… in paese non si fa quel che città si vive.
Secondo libro della saga "Lea Russo", seguito di "chi dice e chi tace". Sono rimasta un po' delusa, "Chi dice e chi tace" mi è piaciuto molto. Una mamma che uccide una figlia disabile, il marito che le chiede di difenderlo e in parallelo il momento di riflessione di Lea, che ancora non riesce a staccarsi dalla figura di Vittoria. Avrei preferito che l'autrice sviluppasse di più la vicenda dell'omicidio mentre gran parte del libro è incentrato sulla riflessione di Lea, che ancora pensa a Vittoria e che scopre di aver avuto un interesse per una donna. Libro scritto molto bene.
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