Due gemelli inseparabili dalle origini misteriose. La fondazione di una città che cambierà le sorti del mondo e il loro destino. Un appassionante retelling del mito della nascita di Roma.
Alba Longa, 24 marzo 771 a.C. Due gemelli neonati vengono abbandonati da due uomini di Amulius, fratello dell'ormai debole re Numitor e sovrano de facto degli Albani, vicino alla foce della Tevere, in una zona disabitata chiamata Ruma. Sono figli della il padre è ignoto, mentre la madre, Rea Silvia, principessa di Alba Longa, era destinata a diventare una sacerdotessa della Dea prima che spezzasse i suoi voti di castità. Ora è condannata a morte, così come i figli che ha generato. Ma il fato ha un piano differente per loro, e uno dei due soldati li porta in salvo... Lazio, 753 a.C. Romulus e Remus sono considerati dei briganti e vengono braccati per tutta la regione dagli uomini di Amulius. Quando Remus cade in una trappola e viene catturato, Romulus entra nella città, e la rivelazione delle loro origini a re Numitor cambierà tutto. Ma di nuovo, il destino è più complicato di quanto sembri e ha previsto per loro qualcosa di più grande del governo sulla piccola Alba la fondazione di una città che diventerà il centro del mondo proprio nel luogo in cui furono abbandonati, la Ruma. Il progetto, tuttavia, metterà a dura prova il legame tra i due Romulus sarà disposto anche all'impensabile pur di diventare il fondatore della nuova città... Mariangela Galatea Vaglio torna in libreria con un titolo che racconta in modo appassionante il mito della fondazione di Roma, una vicenda sospesa tra storia e leggenda.
L'autrice lo definisce una rivisitazione del mito della fondazione di Roma. Un mito lontanissimo nel tempo e, per forza di cose, stratificato tra realtà e fantasia, soprattutto in considerazione di ciò che Roma è stata e dell'ottimo lavoro di propaganda svolto da storici e poeti in epoca imperiale. Quella di Vaglio è, però, una rivisitazione quanto mai verosimile, documentata, attenta. La studiosa e la romanziera si tengono per mano e ci regalano un viaggio bellissimo in un Lazio ancestrale, sporco, fangoso, pieno di misteri e di manifestazioni di dei che sembrano camminare tra gli uomini e le donne, guidandone le gesta attraverso simboli, presenze, segnali. Non sapremo mai se sia veramente andata così, ma Romolo, Remo, i loro genitori biologici e adottivi, gli amici di un'infanzia e una giovinezza all'ombra del pericolo, sorgono dalle pagine, vivi e reali. Si trepida con loro e per loro, si soffre, si parteggia. Una lettura coinvolgente. Una storia bella come sanno esserlo le leggende, cruda come sanno esserlo le tragedie, senza sconti e indulgenze. Remo era una testa calda. Romolo forse diventò un tiranno come chi lo aveva generato prendendo con la forza Rea Silvia. Ma siamo ancora qui, a quasi tremila anni di distanza, a parlare di loro e del sogno che li portò sul colle Palatino. Consigliato.
LAURA COSTANTINI PER BABETTE BROWN BLOG L'autrice lo definisce una rivisitazione del mito della fondazione di Roma. Un mito lontanissimo nel tempo e, per forza di cose, stratificato tra realtà e fantasia, soprattutto in considerazione di ciò che Roma è stata e dell'ottimo lavoro di propaganda svolto da storici e poeti in epoca imperiale. Quella di Vaglio è, però, una rivisitazione quanto mai verosimile, documentata, attenta. La studiosa e la romanziera si tengono per mano e ci regalano un viaggio bellissimo in un Lazio ancestrale, sporco, fangoso, pieno di misteri e di manifestazioni di dei che sembrano camminare tra gli uomini e le donne, guidandone le gesta attraverso simboli, presenze, segnali. Non sapremo mai se sia veramente andata così, ma Romolo, Remo, i loro genitori biologici e adottivi, gli amici di un'infanzia e una giovinezza all'ombra del pericolo, sorgono dalle pagine, vivi e reali. Si trepida con loro e per loro, si soffre, si parteggia. Una lettura coinvolgente. Una storia bella come sanno esserlo le leggende, cruda come sanno esserlo le tragedie, senza sconti e indulgenze. Remo era una testa calda. Romolo forse diventò un tiranno come chi lo aveva generato prendendo con la forza Rea Silvia. Ma siamo ancora qui, a quasi tremila anni di distanza, a parlare di loro e del sogno che li portò sul colle Palatino. Consigliato.
Bello, bello, bello! Appassionante e coinvolgente! Pur conoscendo la storia della fondazione, l'autrice riesce a mantenere legato il lettore alle vicende del primo fondatore di Roma. Lo consiglio caldamente