Mann ammirava Goethe e questo romanzo è un omaggio reso al Maestro. La particolarità che rende il libro un unicum è il punto di vista dal quale si guarda alla figura del grande intellettuale tedesco,tra incensi e veleni.
Carlotta Buff, la fanciulla immortalata da Goethe ne I dolori del giovane Werther, ormai sessantenne, vedova e madre di nove figli, si reca a Weimar, località in cui vive Goethe, con la scusa di far visita alla famiglia di sua sorella, ma in realtà per rivedere l’uomo che trenta anni prima le aveva fatto battere il cuore, si era infatuato di lei tanto da renderla protagonista, senza farne mistero, del romanzo che tanto successo ebbe, un best seller dell’epoca, a tal punto che non solo in Europa dettò moda l’abbigliamento del Werther, ma purtroppo anche i suicidi “per amore” aumentarono notevolmente come effetto della pubblicazione del romanzo.
I colloqui di Carlotta, alloggiata all’Albergo all’Elefante nel centro di Weimar, con alcuni personaggi vicini al Nume, quali il suo ex segretario Riemer, la sorella del filosofo Schopenhauer, Adele, ed il figlio di Goethe, Augusto, costituiscono le colonne su cui si basa l’opera, insieme con un capitolo in cui leggiamo un monologo interiore dello stesso Goethe dal momento in cui si sveglia al mattino -venato di fine ironia- . Il ritratto che ne emerge non è certo lusinghiero: Goethe è una divinità, ma è anche un anziano signore, adulato e venerato dai suoi ascoltatori, compiaciuto di sé stesso, indifferente alle sorti altrui, concentrato esclusivamente nell’Arte, che è metamorfosi, è capacità di tramutare ciò che è vivente e pulsante in eterna opera immortale. Ma allora la vita e l’arte sono inconciliabili? In un finale che sintetizza e chiude, sempre con ironia, la narrazione dell’incontro, Goethe esprime ad una “terrena” Carlotta, - che impersona la vita con la ricchezza di eventi futili e insignificanti, amari e tragici- il suo pensiero, che è anche quello di Mann, sull’arte intesa come un gioco, il gioco di metamorfosi che trasforma la realtà frammentata in una unità… “Spalanchiamo gli occhi, facciamoli grandi per l’unità del mondo, grandi e sereni e coscienti”-dice Goethe.
Un omaggio da Thomas Mann al “mito” Goethe, frutto di studio e riflessione, che è corrispondenza di sensibilità artistica ed ammirazione.