[Che io trovi l’acqua in fondo al pozzo.
Che la moneta non risuoni
quando il desiderio tocchi il fondo.
Che il tempo mi riservi ancora
almeno una pausa sulla scala
dove sentire la vita nei suoi confini
e pronunciare su altre labbra
ciò che le parole non sanno.
Che la morte morda la polvere
per ogni istante che le ruberò.
Che la sua morte sia il mio destino.
Che risuonino una e molte volte
i versi di Rimbaud sotto la doccia,
e che mi trovino, ormai vecchio, ma moderno.
Che io non scopra la verità anzitempo,
ma che ne perda molto tardi il desiderio.
Se non è certo, che almeno sia bello.
Che, arrivato il momento della verità,
la verità non sia piú necessaria.
Che io trovi l’acqua in fondo al pozzo.]
[Rifuggo dalle superfici lisce
e amo in ogni cosa la sua fessura;
affido il mio destino all’imperfetto
in ogni cosa trovo quel che è perso.
La mia scommessa – mi ripeto – è sulla luce
che riesce a entrare nella piaga,
perché solo lí, sotto la ferita,
brilla oscura – in frantumi – la verità.]