Gioconda detta Giò ha trentasei anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di fare vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riuscito al suo matrimonio. Ma una notte Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, e con il coraggio di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. Poi rilancia. L’angelo non solo ha una fortissima personalità, ma ha un nome: Filèmone, e una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò: il puntiglioso ex marito, la madre fricchettona, l’amica intrappolata in una relazione extraconiugale, una deflagrante guida turistica argentina, un ragazzino che vuole rinchiudersi in una comune... Grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, Giò impara a silenziare la testa e gli impulsi, per ascoltare il cuore. Ne avrà davvero bisogno quando Filèmone la metterà alla prova, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.
Nato a Torino da una famiglia originaria della Romagna, all'età di nove anni perde tragicamente la madre Giuseppina che, malata di cancro, si suicida buttandosi dalla finestra di casa. Verrà a conoscenza dei dettagli dell'episodio, attraverso una persona vicina alla famiglia, solo nel 2010, dopo la pubblicazione del suo romanzo "L'ultima riga delle favole". Dopo la laurea in giurisprudenza, nell'autunno del 1985 incomincia a collaborare con la redazione torinese del Corriere dello Sport-Stadio. Un anno dopo viene assunto come praticante nella redazione sportiva del quotidiano milanese Il Giorno, dove racconta il primo scudetto del Milan di Silvio Berlusconi e i principali tornei di tennis del mondo. Nel dicembre 1988 si trasferisce alla redazione romana de La Stampa, con frequenti trasferte a Napoli per seguire le attività sportive e non di Maradona. Continua a scrivere di sport fino ai Mondiali del 1990, durante i quali un suo articolo su Gianluca Vialli provoca il silenzio-stampa della Nazionale. L'anno seguente passa dal calcio alla politica, diventando corrispondente da Montecitorio. Da lì racconta la stagione di Mani pulite e la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica. Nell'estate del 1993 è inviato di guerra nella Sarajevo sotto assedio. Nel 1998 torna a Milano per dirigere Specchio, il settimanale de La Stampa, dove dirige tra l'altro una rubrica di posta sentimentale, Cuori allo Specchio. L'anno successivo è di nuovo a Roma e dal 12 ottobre 1999 incomincia a scrivere sulla prima pagina de La Stampa, in taglio basso, il Buongiorno: un corsivo di ventidue righe a commento di uno dei fatti della giornata. La rubrica, negli anni, si impone come un cult. Nell'ottobre 2005 lascia Roma e ritorna a Torino per assumere la vicedirezione de La Stampa. Collabora con la trasmissione televisiva Che tempo che fa di Rai Tre, dove ogni sabato sera commenta con Fabio Fazio le sette notizie più importanti della settimana. Ha pubblicato alcuni saggi che trattano della società e della politica italiana, un almanacco sui 150 anni della storia d'Italia (con Carlo Fruttero) e due serie di racconti sulla sua squadra del cuore, il Toro. Il 29 aprile 2010 è uscito il suo primo romanzo, L'ultima riga delle favole, una favola esoterica sull’amore che in Italia ha venduto oltre 250 mila copie ed è stata tradotta in vari Paesi. Il primo marzo 2012 è uscito il suo secondo romanzo, Fai bei sogni, che in meno di due mesi ha già venduto 500mila copie.
Un romanzo epistolare a due voci, quella di Gioconda detta Giò che sta attraversando un periodo difficile per la fine del suo matrimonio con il suo unico e grande amore e quella di Filémone, il suo angelo custode. Una corrispondenza nata per caso quando Giò, per lenire le ferite si rifugia a casa dei nonni materni e per puro caso ritrova una lettera che sua nonna aveva scritto al suo angelo custode. Quasi come un gioco anche lei decide di scrivere al suo che, assurdamente, le risponde e le promette che si prenderà cura di lei.
"Non posso impedirti di inciampare. Però posso medicare il tuo piede ferito. E prenderti in braccio, fino a quando non sarai in grado di camminare sulle tue gambe. Avrò cura di te"
Nasce così una corrispondenza, a tratti ironica, ma molto profonda che aiuterà Giò a reprimere gli impulsi, a silenziare la testa e a saper ascoltare il suo cuore. Ho sottolineato parecchie frasi del libro, soprattutto quelle di Filémone, la cui voce narrante è quella di Gramellini, con il quale mi ritrovo più in sintonia come stile, godendo di una lettura delicata, riflessiva a tratti poetica.
Un libro un po' noioso che non ha mai davvero attirato la mia totale attenzione. Si salva ( e forse anche merita ) per alcune meravigliose frasi di Gramellini: "Il tuo solito problema con il vuoto, anima mia. La solitudine ti sgomenta e hai bisogno di riempirla con qualcuno: non importa chi e non importa come. Per te un esperienza esiste soltanto se hai la possibilità di comunicarla immediatamente a un altro essere umano. Si completa con gli altri solo chi sa bastare a sé stesso."
Io non so perché questo libro abbia così tante recensioni negative su questo social. Io l'ho trovato coinvolgente e vero, la particolarità del romanzo sta sia nel suo carattere epistolare sia nel destinatario di queste lettere: l'angelo custode.
Se traducessimo questo "Angelo Custode" nel linguaggio moderno lo chiameremmo semplicemente "voce della coscienza". Quella vocina bastarda o benedetta (a seconda dei casi) che quando dobbiamo prendere una decisione si intromette nella nostra mente e ci spinge verso direzioni che solitamente non vorremmo prendere ma che se prendessimo forse ci semplificherebbero la vita.
Il ruolo di Massimo Gramellini-Filemone è proprio quello, quello di aiutare la protagonista Gio-Chiara Gamberale, umana a ritrovare sé stessa dopo la fine di una relazione, l'aiuta a ricostruirsi, l'aiuta ad aprirsi agli altri senza concentrarsi troppo sul suo io. Quell'io con cui ci confrontiamo tutti i giorni noi umani, carico di aspettative, sogni infranti, errori di tutti i generi, sensi di colpa.
Con quali scoperte personali e angeliche si conclude la trama? Basta scoprirlo leggendolo, abbiamo bisogno di leggerezza e riflessione. Io in particolare, ho bisogno della saggezza di Gramellini per provare a prendere delle decisioni decenti nella mia vita.
Caro Lamedonte, Oggi ho abbandonato per la noia un libercolo insulso ma molto pretenzioso: i due scrittori fingevano uno scambio epistolare tra una donna complessata (facile intuirne il motivo: il nome Gioconda) e un tuo collega che in un delirio adolescenziale discorrevano di amore e di piccole cose con uno stile così idiota che Federico Moccia a confronto pare Platone. Caro Angelo, aiuta il buon Gramellini a capire che i suoi libri sono piacevoli quanto il rumore dei ferodi consumati e che no, non é la risposta italiana a Paolo Coelho. Risparmiaci dalla sua spocchia buonista e dispensa me dai consigli di amici lettori.
PS: una buona idea sprecata in un mare di banalità. Che peccato. Una stella!
Presuntuoso e stucchevole. È così che lo definirei. Sia chiaro, sia la Gamberale che Gramellini scrivono bene, ma il peso di quest'ultimo si fa sentire eccome, tanto che la parte di Filèmone mi piace decisamente di più rispetto a quella di Gioconda, che risulta a parer mio antipatica, superficiale e "pesante".
Il libro ha un ritmo variabile. In alcuni punti scorre bene, in altri ti viene voglia di fare il "canguro". Questo perché alla base non c'è una storia forte e appassionante, ma solo una serie di "pippe mentali" post tradimento (e conseguente separazione) di lei, seguiti da consigli "da migliore amico" del proprio angelo custode che, in stile Baci Perugina, pretende di darle delle lezioni morali utili per vivere meglio.
Ci sono dei buoni spunti e delle belle frasi ad effetto (mi riferisco alla parte di Filèmone). Alcune di queste vi verrà voglia di "tatuarvele dentro" da quanto potrete riconoscervi al loro interno (pur essendo smielate), ma non fatevi ingannare: per quanto mi riguarda, si tratta di solo fumo e niente arrosto.
In sintesi, non lo consiglierei. Da due autori simili mi aspettavo molto, molto di più. E invece ha pure la pretesa di insegnare qualcosa, in modo quasi saccente.
Contavo di dare tre stelle a questo libro, leggero, prevedibile e pieno di frasi adatte ai baci perugina ma in fin dei conti con un bel messaggio. Poi è arrivato il finale.
È la prima volta che scrivo una recensione e mai avrei pensato che avrei iniziato proprio con questo libro. Ma dovevo (devo) farlo perché ogni parola impressa in queste pagine mi ha preso il cuore tra le mani e lo ha stretto forte, senza però fare male. È stato un viaggio che mi ha portata alla scoperta di nuove consapevolezze, che mi ha aiutata a puntate lo sguardo da una prospettiva diversa: è importante volersi bene e ammettere di non vivere esistenze perfette. L'amore non è perfetto, la vita non lo è, noi non lo siamo, ma possiamo fare tanto per goderci al meglio ogni giorno di esistenza che ci è concesso. Questo libro merita di essere letto da tutti almeno una volta nella vita. Attualmente la lettura più bella del mio 2022.
Voto 5 su 10. Sicuramente un libro molto originale ed a tratti interessante, ma purtroppo mi ha deluso.
Molti hanno amato questo libro ed è semplice immaginare il motivo: la protagonista è molto umana, con i suoi tanti difetti, ed è in totale crisi. E' facile identificarsi con lei: i consigli del protagonista (l'angelo custode) potrebbero venire apprezzati da qualche ventenne/trentenne in crisi come lei.
La trama fantastica non mi ha convinto (troppo semplici alcuni passaggi) ma soprattutto lo stile non mi è piaciuto, particolarmente nella prima metà. Lo stile e' molto scorrevole ma l'ironia della Gambarale mi ha lasciato un po' perplesso. Hanno forse voluto differenziare i due personaggi? La Gambarale, che ha scritto le pagine della protagonista, ha "voluto" scrivere peggio rispetto a Gramellini(l'angelo custode)?
Stile protagonista: 1,5 Stile angelo: 3,5 Trama: 1 Personaggi: 3,5 Piacevolezza: 4 Originalità: 4,5
Mi domando quale talento sia stato riconosciuto, e di quale tipo, alla Gamberale perché bah..non ci trovo alcunché di speciale nella sua scrittura! Gramellini invece, in questo libro, è l'amico che tutti dovrebbero avere, eh no non è patetico perché in tutti i suoi libri parla d'amore, ma perché un romanticone del passato che vive nel presente!Libro breve e molto carino, lo sta leggendo anche mia sorella e già questo dice tutto! Gramellinilove <3
2.5* L'ho trovato un libro pretenzioso che par dica tanto, ma che invece rimane sul banale. Il tradimento come azione che ti porta verso "l'amore eterno"..ma ti pare?
Ho apprezzato questo libro, letto un po' per caso. Un libro che con i suoi pensieri e il carteggio tra Gio e il suo angelo custode, mi ha lasciato qualche spunto su cui riflettere. L'ho trovata un'idea simpatica e che in modo semplice ma spesso molto profondo, arriva dritto nel cuore.
"Ogni volta che ci diciamo addio, io muoio un po', ogni volta che ci diciamo addio, io mi domando perché."
"Ricetta angelica n 2: come vaccinarsi dall'epidemia dei sensi di colpa. A cosa serve pentirsi se non ci si perdona, e se perdonandosi non si agisce per rimediare ai proprio errori? A tal fine si consiglia alla paziente di assumere dosi quotidiane di leggerezza. La leggerezza non è parente della superficialità a differenza di quanto sostengono i superficiali che scambiano la pesantezza per profondità di pensiero."
Mi sono ritrovata anche in questo passaggio pensando un po' alle mie ultime vicissitudini: "Tutti abbiamo un dolore da attraversare ma molti si rifiutano di intraprendere il viaggio e altri tornano indietro o si fermano a metà del guado. Perdono tempo a fissare il passato. Esiste un solo modo di attraversare il dolore: accettarlo e andare oltre. Serve un atto di fede nella vita, la ricompensa sarà l'isola del tesoro, la scoperta di una parte sconosciuta di se stessi."
Mi è piaciuta la riflessione sui segreti e sul rivelare o meno alcune cose che ci portiamo dentro.
"..I custodi dei segreti che più ci farebbero soffrire se ci fossero rivelati, sono proprio le persone a cui vogliamo bene.
Ma se si cammina per qualche tempo su un sentiero parallelo che non perde mai di vista il percorso principale ritengo sia preferibile nasconderne le tracce, dal momento che potrebbe trasformarsi in un'opportunità per ritornare con entusiasmo rinnovato al campo base. Un tradimento uccide soltanto gli amori già morti, quelli che non uccide a volte diventano immortali."
Infine ho salvato questi passaggi per chi come me nel cuore conserva un sentimento puro, intenso, vero, paradisiaco e non soggetto alle convenzioni, come quello di Filemone:
"Perché non riusciamo a fare davvero nostre le persone di cui ci innamoriamo e invece finiamo col sentirci separati anche dentro quando ci separiamo da loro?"
"Il sentimento che provava per me era qualcosa di diverso, irresistibile e non soggetto alle convenzioni, fluttuava in un luogo insondabile, probabilmente ideale. Non esiste un modello unico di amore, ci sono storie che nascono per lasciare segni concreti del loro passaggio e altre che servono solo a far vibrare le corde dei sogni."
"Chi non ha in qualche ripostiglio del cuore un cassetto chiuso a chiave dove conserva un grande amore a cui attingere nei momenti di abbandono per sentirsi un po' più triste, ma in fondo migliore? Le passioni incompiute conservano giovani."
"La vita ci aveva fatto capire in ogni modo che non eravamo destinati ad abitarla insieme e la maturità, invero sovraumana di un essere umano, consiste nell' accettare le cose che non comprende."
Questa è la storia di Gioconda, detta Giò, una ragazza insicura, con una famiglia che non la comprende e innamorata di Leonardo. Un amore che ha perduto e di cui non si dà pace. E' stata infatti lasciata tramite email, è arrabbiata con lui e con se stessa. Ma come biasimarlo visto il tradimento da parte sua, con il padre di uno studente. La fiducia sta alla base di un rapporto, tolta quella il rapporto vacilla, non può sopravvivere, e piano piano muore.
Decide così di trasferirsi a casa della nonna Gioconda, morta anni prima, per ritrovare se stessa. Figlia di genitori separati, Giò riflette sul vero amore, quello eterno e chi meglio dei suoi nonni ne sono l'esempio, si sono amati per tutta la vita e sono morti a poca distanza l'una dall'altro. Mentre girovaga per casa la notte di San Valentino, trova una lettera scritta dalla nonna al suo angelo custode, pensa che la cosa sia un pò divertente, poi però, decide di scrivere anche lei al suo angelo custode, non si aspetta di certo una risposta, eppure eccolo li, a rispondere alle sue domande, alle sue insicurezze. Filèmone, questo il suo nome, riesce a capirla, a leggere dentro quello che lei a volte rifiuta di accettare.
“Tu non sei venuta al mondo per scappare o per strisciare, ma per spiccare il volo.”
Così comincia un dialogo scritto, dove Gioconda e Filèmone si raccontano, lei spesso presa da mille dubbi, lui pronto a chiarire e dirle la verità anche se fa male. Si sta prendendo cura di lei, Giò ha bisogno che lui le stia accanto in questo momento dove non comprende bene quello che sente dentro.
"Tu sei giusta e perfetta (ormai dovresti saperlo). Appena diventerai consapevole che nessuno potrà mai riempire da fuori il vuoto che hai dentro, sarai pronta per fonderti con un’altra persona.”
Un romanzo bellissimo, intenso, un viaggio dentro se stessa dove insieme comprenderemo quello che ha reso Giò così insicura, il suo rapporto strano con la madre, il suo sentirsi sola.
Anche questa volta ascoltare un libro è stata una bella esperienza, Giò e Filemone mi hanno tenuta compagnia con le loro lettere e, soprattutto, ho trovato in questo romanzo molte lezioni di vita. Lo consiglio.
“Trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola.”
Piacevole lettura, senza tuttavia spunti che mi abbiano conquistato. In alcuni momenti la percezione del pistolotto etico diventa fastidiosa, mentre più raramente ho trovato qualche spunto di riflessione che mi ha fatto soffermare. Tiepido gradimento.
Un gran bel libro a mio avviso, di quelli che sarebbe bene avere in libreria per i momenti bui. La leggera profondità di Gramellini, non saprei come altro definirla, è un gioiello. Non ho dato cinque stelle solo perché la modalità in cui avviene il dialogo con l'angelo sembra non abbastanza studiata ed è talmente inverosimile da stendere su tutto il racconto un velo di infattibilità, ho letto libri simili in cui uno scambio di battute di questo tipo era comunque plausibile e penso che tutta l'opera ne avrebbe tratto beneficio.
Quando investite la vostra vita in un uomo, non importa in quali disastri vi coinvolga: li sopporterete con stoicismo. Ma, appena smettete di credere in quella storia, vi si spegne la luce dagli occhi, il vostro cuore fa uno scatto e diventa una trappola. E non esiste rimonta possibile per il maschio. Nemmeno se comincia a offrirvi le cose che prima vi negava.
A volte si viene conquistati da un libro. Può capitare che sia solamente la trama a farci battere il cuore e brillare gli occhi, perché interessante, originale; altre volte, invece, può capitare che chi se ne è preso cura, abbia avuto un po' più di riguardo per un titolo ammaliante, che incuriosisce. Il libro di cui voglio parlare oggi mi ha attirato a sé principalmente per entrambi i motivi: per il titolo che è un richiamo alla dolcezza e all'affetto. Alla voglia di proteggere un' altra persona; a tenerla al riparo da tutto il male che può capitare. “Avrò cura di te” è un libro scritto da Massimo Gramellini e Chiara Gamberale che è un omaggio alla voglia di accudire e di essere accuditi. Dopo aver letto “Fai bei sogni” di Gramellini e subito dopo “Per dieci minuti” della Gamberale, mi sono chiesta quanto potenziale potesse avere l'unione di queste due menti che hanno saputo, a distanza di pochi giorni dalla lettura di entrambi, emozionarmi ognuno a suo modo. Quanti brividi promettevano in quelle pagine, in quell'unione di forze che aveva tutta l'aria di essere uno schema originale e curato. Quante frasi sottolineate e quante volte mi sono venuti i brividi dalle parole lette. “Avrò cura di te” è una dolce promessa che a volte può fare anche paura...
"Avrò cura di te" è uno scambio di lettere tra una donna che, come quasi tutte le protagoniste della Gamberale, è stata appena lasciata dal marito dopo una lunga crisi matrimoniale e un angelo: la prima è interpretata dalla Gamberale stessa, le lettere del secondo sono invece scritte da Gramellini. Purtroppo a me questo libro non è piaciuto, l'ho trovato a tratti ridondante e denso di messaggi che mi sono sembrati un po' superficiali. In particolare, non condivido la visione che ne esce dell'amore, della fiducia, della coppia. Cito dal libro, a proposito del tradimento: "Se non è sempre sano reprimersi, più insano ancora è coinvolgere coloro che amiamo nei nostri esperimenti. Ti sembra credibile che un viaggio lungo e accidentato come quello di una coppia possa essere esente da scivoloni e sbandate? E allora per quale motivo infliggere un'umiliazione al proprio compagno pur di svuotarsi la coscienza? Il tradimento andrebbe confessato solo quando sancisce la fine di una storia, ma se si cammina per qualche tempo su un sentiero parallelo ritengo sia preferibile nasconderne le tracce". Per quanto mi riguarda, non condivido l'invito a basare una relazione sulla menzogna e l'inganno, sul tradimento della fiducia che l'altro ripone in noi. Forse sarò un po' ingenua, ma a me sembra proprio credibile che una coppia, pur nelle difficoltà che potrà incontrare lungo il percorso, non arrivi mai a certi "scivoloni", che mi paiono qualcosa di ben più grave rispetto a un'innocua caduta fuori dal percorso. Di conseguenza trovo poco azzeccato il titolo: se questo è ciò che si intende per prendersi cura di qualcuno, allora forse è meglio restare da soli.
Nutrire amor proprio per arrivare all'accettazione di se. è questo che Gioconda (Giò) la protagonista della storia affronterà. Innamoratissima del suo Leonardo, immagina un grande amore con lui, ma che purtroppo l'abbandonerà. Perde il senso di ogni cosa e si convince di voler vivere un amore perfetto come quello dei suoi nonni che ormai non ci sono più.
Un giorno trovandosi a casa loro, rovista tra le cose personali e preziose, fin quando si accorge di un biglietto di ringraziamento scritto dalla nonna al suo angelo custode. Giò cerca di non perdersi d'animo e prova anche lei a scrivergli un pensiero e miracolosamente costui le risponde dandole conforto e facendole una promessa:: "𝐴𝑣𝑟𝑜̀ 𝐶𝑢𝑟𝑎 𝐷𝑖 𝑇𝑒".
Da quel momento in poi imparerà a mettere in ordine i tasselli del suoi sentimenti, a riconoscere se stessa e a ritrovare il coraggio di amarsi, senza giudicarsi, appunto accettandosi così com'è. Capirà pian piano che il biglietto che la nonna scrisse al suo angelo custode, era un modo per essergli riconoscente per tutto il tempo in cui si fosse preso cura del suo cuore pieno d'amore da donare alla sua persona amata.
Perchè a volte avere una mano tesa verso di noi, può aiutarci a risalire dagli abissi o dai fanghi in cui si è sprofondati, e finalmente vedere la vita non più come un susseguirsi di eventi catastrofici che si evolvono nella nostra mente, bensì un posto in cui c'è sempre una possibilità per scoprirsi e amarsi senza paura.
This is one of the recommendations a friend of mine has suggested to read it for this year and she was right. It's one of the modern titles with a unique approach, which, if I'm not mistaken, since it's in Italian, two authors wrote in a way to represent their respective gender (the male one writing as a male character, and female one vice versa). The themes are of social background, regarding family, experiences and anecdotes tied with the leading protagonist, as she finds comfort and aspiration in higher being with whom she keeps correspondence, while receiving replies from it. That's a good way of approaching modern period, when rush due to job and other obligations denies us the time to enjoy and recharge ourselves for new challenges, as well as meeting and falling in love with someone. My only grape with it is that a lot of content are mostly separate episodes, without a weight in the later parts of the book, but that could be just my different taste, due to not being much a fan of when authors write a book as a simplistic text. Besides that, it's a recommendation to borrow this book and give it a try during a week.
In generale non mi ha molto entusiasmato, anche se la fine mi ha sorpreso e un po' intenerito. Non mi sono sentita troppo coinvolta: a volte le lettere di Gioconda sembravano un po' infantili; di contro, le lettere di Filèmone avevano uno stile molto più elevato, talvolta troppo. Non mi ha convinto ma non lo sconsiglio del tutto.
Gramellini non si smentisce nella sua grandezza. Torna nei panni di quell'angelo custode che tutti noi vorremmo incontrare per aiutarci a riflettere sui tanti dubbi che ci attanagliano. Per tirar fuori di noi 'quell'altro che non conosciamo'.
Non mi aspettavo molto e così la delusione non è stata grande. Ho preferito Gioconda a Filemone, ma al di là della preferenza di scrittura e di contenuto, il libro è appena sufficiente.
Adoro la delicatezza della scrittura di Gramellini ma niente da fare la Gamberale proprio non la digerisco.. 3 sarebbe troppo poco e 4 troppo quindi è un 3,5.
Letto seguendo il consiglio di una zia lettrice, che ne era rimasta estasiata. “Avrò cura di te” appartiene al filone di quei romanzi che io definisco “da lezione morale” (cui appartengono, ad esempio, i libri di Mitch Albom o “Il rifugio” di Young Paul), ovvero quei romanzi in cui, attraverso un monologo del protagonista o un suo dialogo/lettera con altro un personaggio o un’entità sovrannaturale o spirituale, l’autore cerca di impartire delle lezioni sui valori universali dell’amore, dell’amicizia, della famiglia, del perdono. Botte e risposte in cui si mira a far trovare (e ritrovare) al protagonista (e di riflesso al lettore) il senso della vita. Un obiettivo pericoloso, perché si rischia con facilità di scivolare nel banale. Massimo Gramellini e Chiara Gamberale se la cavano più che discretamente. La protagonista in cerca di risposte si chiama Gioconda, ed è un’insegnante 36enne abbandonata dal marito. Quando trova un biglietto che sua nonna aveva scritto al suo angelo custode, decide di fare lo stesso e, come per magia, l’angelo custode le risponde. E’ lui il nostro “maestro di vita”, Filemone, un angelo profondo e comprensivo, pronto ad ascoltarla, a consigliarla, a seguirla lungo un tortuoso e tormentato cammino che lei dovrà percorrere per ritrovare se stessa. Lo scambio epistolare fra i due si legge con curiosità e commozione, sino a un finale sorprendente. Cosa mi è piaciuto? Innanzitutto, la saggezza di Filemone, capace di trovare, per ogni situazione, le parole adatte con una voce intensa, quasi da fiaba. Una voce che pare venire davvero dal cuore della nostra interiorità, la voce che tutti vorremmo potere ascoltare quando siamo nel buio o a un bivio. Di Gramellini avevo letto un solo libro ed ero certa (come poi i ringraziamenti mi hanno confermato) che la voce di Filemone fosse la sua. Lo scivolone nella banalità del sentimentalismo e del buonismo è stato più che sfiorato in varie occasioni, ma l’intensità e l’eleganza dello stile e del contenuto hanno avuto la meglio. Diciamocelo, chi non vorrebbe avere un angelo custode come Filemone pronto ad ascoltarci e a consigliarci? Cosa non mi è piaciuto? Lei, Gioconda. Un personaggio che ho trovato irritante sin dalle prime battute. Rognosa, egoista, perennemente insoddisfatta nonostante tutte le fortune della vita. Si lamenta perché il marito l’ha lasciata (e si scopre il perché, lei lo ha tradito!), poi conosce un altro uomo, bello intelligente ricco e libero (in fondo questo è un romanzo) e lo rifiuta (perché pensa ancora al marito?), vivendo con frustrazione in questa torre di solitudine che si è costruita con le sue stesse mani. E, nonostante i saggi consigli di Filemone, fino a tre quarti del libro si dimostra ostinata nelle sue convinzioni da finta povera vittima e pare non fare tesoro delle sue parole. La sua “redenzione” è una sfida difficile per Filemone che, poveretto, ad un certo punto, dall’alto delle sue sfere celesti, è quasi tentato di gettare la spugna. Alla fine, tuttavia, Gioconda, riuscirà a riprendere in mano il filo della sua vita dimostrando quando la lezione del suo angelo custode sia stata preziosa e importante.