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Escher

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Curioso del mondo e dei suoi segreti: così potrebbe essere definito Maurits Cornelis Escher (1898-1972), uno dei più importanti e sorprendenti intellettuali del XX secolo, che utilizzava le immagini al posto delle parole per narrare la sua idea di vita e di arte.

La sua opera, costituita per la gran parte da stampe (xilografie, soprattutto litografie, mezzetinte), realizzate dopo una miriade di disegni, di acquarelli e di studi, ha intrecciato campi d’indagine del tutto diversi, da quello della geometria alla cristallografia, fino allo studio, e all’impiego, delle leggi della percezione visiva.

Nato fra le brume delle Fiandre, Escher s’innamorò del sole dell’Italia, dove risiedette per dodici anni ritraendo i paesaggi della penisola, che percorse in lungo e in largo. Il suo sguardo geniale si posò sulle dolci colline senesi, sulle rocce scoscese della costiera amalfitana, sul mare di Tropea fino allo stretto di Scilla, senza lasciarsi ingannare dal lirismo o dal pittoresco, ma osservando in filigrana la struttura geometrica delle cose.

L’attenzione alla geometria gli veniva dalla sua formazione legata all’art nouveau, che esplose dopo lo studio delle decorazioni moresche dell’Alhambra, da cui derivò lo studio della tassellatura, ovvero della divisione regolare del piano che lo portò alla creazione di capolavori come Giorno e notte, Ciclo, Cielo e acqua, Metamorfosi.

Quello che affascinava Escher era il limite del visibile, il paradosso del piano dove il vuoto finiva per divenire pieno e viceversa. Per questo, la sua attenzione, anche attraverso la cristallografia, si appuntò sui cosiddetti “oggetti impossibili”, come il cubo di Necker, nel quale mai si capisce quale sia la faccia che sta avanti e quella che sta dietro.

Profondo conoscitore delle correnti artistiche del suo tempo, Escher fu un maestro suo malgrado perché, pur non avendo allievi diretti, influenzò generazioni di pittori e, soprattutto, il gusto di un’epoca che ancora oggi resta ammirata di fronte alle sue creazioni.

Pubblicato a corredo dell’esposizione romana, il volume – che risulta la più completa e aggiornata monografia dedicata a Escher – comprende i saggi di Marco Bussagli, Federica Pirani, Federico Giudiceandrea, Luigi Grasselli e Antonio F. Costa, il catalogo e le schede delle opere, la cronologia e la bibliografia selezionata.

224 pages, Paperback

First published September 1, 2014

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Marco Bussagli

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Profile Image for Orsodimondo.
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April 26, 2025
PORTA DELLA PERCEZIONE



Una mostra molto molto bella, in un luogo speciale, che avrebbe (e forse ha) affascinato lo stesso Escher, che a Roma visse diversi anni, e l’Italia amò, conobbe e viaggiò in lungo e in largo, ritraendola in tante opere, per poi lasciarla quando il fascismo dichiarò esplicitamente il suo razzismo passando all’azione e alla repressione.



È raro che in una mostra io abbia trovato così tante opere esposte che di volta in volta giudicavo la mia preferita: un susseguirsi di ‘preferite’ come non mi capitava da tempo, o forse mai.

Non è difficile cogliere il fattore matematico e geometrico davanti a un’opera di Escher. Escher era attratto e interessato alla matematica e alla geometria, ma non era un matematico. I matematici lo amarono molto, usarono le sue opere per spiegare teoremi, e con alcuni matematici Escher intrattenne corrispondenza e divenne intimo.



Come non è difficile coglierne l’aspetto psichedelico, perfino allucinato.
Cosa che portò il movimento hippy ad amare le opere di Escher, ad appropriarsene per farne t-shirt, poster, cravatte, copertine di LP, senza chiedere il permesso e senza pagare copyright.
In questo caso, Escher fu meno comprensivo ed espansivo: anche se non sapeva cosa fosse una T-shirt, e credeva che mettere in mezzo avvocati per difendere il suo sacrosanto diritto d’autore sarebbe risultato in una spesa maggiore del guadagno, non intrattenne nessuna particolare conoscenza o amicizia con questa fetta d’umanità.



Anzi, a una richiesta molto gentile di Mick Jagger che gli scrisse per chiedergli l’autorizzazione a usare una sua opera come copertina di un disco (fu probabilmente l’unico a chiedere il permesso), e gli si rivolse con un amichevole e confidenziale “Caro Maurits…”, Escher rispose via interposta persona che il permesso era negato chiudendo la lettera così:
A proposito, la prego di dire al signor Jagger che non sono Maurits per lui, ma
Molto sinceramente,
M.C. Escher




Davanti alle opere di Escher è anche facile cogliere il suo costante gioco intellettuale e ottico, la sua personale estrema visione dello spazio, la sua interpretazione di dentro e fuori, alto e basso, prima e dopo, che relativizza questi concetti.

Non è difficile capire perché piaccia tanto anche agli enigmisti, e ai giovani, perfino agli adolescenti.

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