Ci sono storie che brillano.
Non perchè siano perfette, ma perchè riescono ad illuminare anche il buio più fitto.
E poi ci sono storie come questa, che ti trafiggono come una costellazione esplosa in mezzo al petto, lasciandoti senza fiato.
in questa storia, le stelle non sono solo nel cielo, sono dentro le persone spezzate, nei ricordi che fanno male, nelle parole non dette tra un padre e una figlia, nei silenzi di chi cerca un posto che possa chiamare casa.
Cresciamo credendo che le stelle siano simbolo di speranza, di sogni da inseguire, di desideri sussurrati.
Ma nessuno citi prepara alla verità che per brillare bisogna consumarsi.
Che per essere vista, una stella deve spegnersi un po’ più ogni notte.
E che quando smetti di brillare, tutti ti voltano le spalle, come se la tua luce non fosse mai esistita.
Avery non è una stella che brilla per farsi amare.
E’ una stella che brucia per sopravvivere.
E’ la ragazza che ti graffia solo per non essere ferita, che ti tiene fuori non perchè vuole stare sola, ma perchè nessuno l’ha mai davvero scelta.
Ma sotto quella corazza spessa, fatta di sarcasmo, silenzi e rabbia, c’è una ragazza che vorrebbe solo essere abbracciata nel modo giusto.
Vorrebbe solo essere capita per davvero.
E io, leggendola, mi ci sono ritrovata.
Nel modo in cui si sente fuori posto.
Nel peso che si porta dentro e che nessuno sembra notare.
Nella sensazione di dover sempre lottare per tutto: per essere ascoltata, per essere rispettata, per essere vista.
Anche solo per respirare.
Avery cerca solo uno spazio sicuro.
Un posto dove il dolore non le venga rinfacciato.
Dove possa spegnersi senza doversi giustificare.
Dove non debba spiegare ogni volta quanto fa male esistere così.
Xavier è il tipo di persona che ti sbatte in faccia la parte più dura di sè, solo per nascondere quella che fa più male.
E’ tagliente, provocatorio, scontroso.
Ti parla come se ogni parola fosse un’arma, e non si cura se ferisce.
Ma basta guardarlo un po’ più da vicino, senza paura e senza pregiudizi, per capire che non è cattiveria. E’ difesa.
Xavier è tutto ciò che resta quando la delusione ha scavato troppo a fondo.
Quanto ti abitui a contare solo su te steso.
Quando smetti di aspettarti che qualcuno resti davvero.
Ha il cuore chiuso a doppia mandata, e chi prova a bussare viene cacciato via con rabbia.
Ma non è rabbia vera, non del tutto.
E’ dolore travestito, è abbandonato mai elaborato.
E’ la paura costante di essere visto per ciò che si è davvero e, subito dopo, rifiutato.
Xavier è il tipo di persona che ti distrugge se lo prendi alla leggera, ma che può salvarti, se impari a restare.
A non scappare davanti al buio, a non chiedergli di essere diverso.
Perchè lui non sarà mai gentile con il mondo, ma sarà sempre vero.
Avery e Xavier sono una collisione.
Un urto frontale tra due persone che hanno imparato a vivere in difesa.
Che non sanno chiedere aiuto, che preferiscono graffiare piuttosto che farsi toccare.
Si prendono a botte di parole, di silenzi, di sguardi.
Perché sono uguali, anche se nessuno dei due vuole ammetterlo.
Si provocano, si sfidano, si toccano senza toccarsi mai per davvero.
Ma sotto la superficie, entrambi riconoscono qualcosa.
Una ferita che ha lo stesso dolore.
Una solitudine che parla la stessa lingua.
E forse è proprio per questo che qualcosa tra loro inizia a cambiare.
Perché quando vivi con le ferite sempre aperte, non hai bisogni di chi vuole guarirti.
Hai bisogno di qualcuno che resti, anche quando sanguini.
Questo libro per me è stata una scoperta magnifica.
Una di quelle storie che non ti aspetti, ma che una volta lette ti lasciano senza fiato.
Si è preso tutto il mio cuore, pagina dopo pagina.
E non posso far altro che consigliarlo con tutta me stessa, perchè sono certa che in queste pagine ci si ritroveranno in tanti: chi ha amato troppo, chi ha perso, chi si è sentito fuori posto, ma non ha mai smesso di cercare qualcosa o qualcuno che lo facesse sentire a casa.