Nella Milano post Unità, la gatta Aida contempla ossessivamente le stelle e percepisce oscuri presagi; non è in grado di trarne un senso, ma avverte che il gomitolo della sua esistenza ha appena cominciato a dopo la morte, la sua anima intraprende un viaggio che attraverserà i continenti e un secolo di storia. È così che conosceremo Mabel, che nella Londra vittoriana insegue un ideale di bellezza che si fonde al sacrificio; la giovane Lian che, dalle risaie di primo Novecento, sarà costretta a modificare il proprio corpo secondo i dettami della cultura cinese; la prostituta Madeleine che nella Parigi degli anni Venti cerca di opporsi alla prevaricazione maschile; la piccola etiope Fenan, che nel 1936 è condannata ad essere abusata in un paese in mano ai fascisti; Amy, che va incontro al suo vero sé nell'America maccartista degli anni Cinquanta; e infine Carmen, la volitiva napoletana che, alle soglie del 1968, si chiede se il prezzo da pagare per essere amata non sia in fondo la rinuncia di sé e dei propri sogni.
La scrittura di Fosca Navarra – poeta classe 2000 e qui al suo esordio nella narrativa – incanta per le sorprendenti melodie classiche con cui avvolge le protagoniste. Sette donne che, in luoghi differenti ed epoche distanti, si ritrovano a vicenda in una memoria individuale e collettiva, gravate da un fardello che sembra replicarsi identico, e ammantate di una forza che, da che mondo è mondo, si tenta con ogni mezzo di addomesticare proprio perché potenzialmente dirompente e pericolosa.
Questo libro è stato già scritto l'anno scorso. Basta infatti leggere Missitalia di Claudia Durastanti per avere delle belle storie di donne a tema femminista con il simbolo della luna al centro. La Navarra cerca lo stesso esperimento, mette troppe storie e carne al fuoco, taglia tutti gli uomini etero cis con lo stampino dell oppressore violentatore privo di qualsiasi ambiguità e cerca di tenere tutto insieme con rimandi al cielo stellato, al gatto, al colore pesca. Qualcosa di buono come la prima storia alla Bontempelli, il montaggio della storia di Amy ci sarebbe pure ma tutto annega in una prosa derivativa e un gusto troppo spinto per il cliché del finale tragico. Peccato.
Lo leggerei ancora e ancora, per memorizzare i moltissimi passaggi che mi hanno toccato l'anima. La recensione di Errmanno Paccagnini nell'inserto La lettura del corriere della sera dà il giusto riconoscimento al romanzo di questa giovanissima e talentuosa scrittrice, esordiente nella narrativa (in poesia ha già pubblicato la raccolta Perdutamente con Ensemble).