Nonostante non sia lungo ci ho messo un po' a finire questo romanzo. L'inizio è lento ma molto coinvolgente e poetico. Entriamo subito nella vita di Jeanne quando lei "rientra" nel mondo, conosciamo man mano i suoi genitori, vediamo i suoi sogni, le speranze, l'apertura alla vita. Ma Jeanne è anche ingenua, va vista nel contesto storico in cui è nata e tenendo conto che ha vissuto i primi anni in un convento.
Con la maturità arriva la prima esperienza di sentimenti amorosi, anche qui molto ingenui, idealizzati, e però Jeanne finisce lo stesso per innamorarsi e, con l'appoggio dei genitori, inzia a frequentare Julien. E fin qui ho empatizzato molto con lei, anche sapendo come va a finire Jeanne non sarebbe stata capace di vedere i possibili rischi di quel matrimonio.
Ma se all'inizio provavo molta empatia per lei, incolpando sia i genitori che il marito per le difficoltà che si trovava ad affrontare, via via emerge un'altra Jeanne, specialmente con la nascita del figlio. Anche nella maturità Jeanne si è portata dietro la visione idelaizzata della vita e del matrimonio. Sono d'accordo che abbia fatto bene a non ingoiare il rospo scoprendo i tradimenti del marito, ma non sono d'accordo col modo in cui ha reagito. Come Emma Bovary cerca una vita idealizzata e fatta di eventi e sentimenti grandiosi, Jeanne cerca una vita fatta di purezza, di sentimenti peefetti, di gioie e libertà. E dopo la delusione del marito si rifugia nell'amore per il figlio, coccolandolo e viziandolo per soddisfare il suo bisogno egoistico.
Tutto ciò che Jeanne era all'inizio, dopo la morte del marito inizia a sparire, e con la morte dei genitori e con gli anni che passano Jeanne peggiora sempre di più, diventa l'opposto di ciò che era. E col figlio che si allontana e le scrive solo per chiedere soldi Jeanne finisce per invecchiare dentro, si accorge che nulla le è rimasto, una vita vissuta in cui non ha costruito nulla, restano solo ricordi difficili da recuperare.
Solo l'ultima frase del romanzo apre uno spiraglio di luce dopo gli anni (e le pagine) bui della seconda parte del romanzo. Nell'insieme Jeanne è un personaggio difficile da capire, ma l'ho comunque trovta realistica, credibile. La sua vita e i suoi problemi sono fatti di cose comuni, ma il suo modo di vederli è tale da farglieli vivere male, tanto che a nulla valgono le sue ricchezze e le possibilità di ritrovarsi, chi ha molto meno di lei se la passa meglio (vedi Rosalie), perché sa come affrontare quegli stessi problemi che un po' tutti vivono, e sempre vivranno. Fino alla fine Jeanne si ostina a non cambiare, e questo le costa quasi la vita. Quell'equilibrio che non ha mai cercato forse arriverà alla fine, con l'arrivo della nipote e la vicinanza di Rosalie, e nell'ultima pagina al lettore non resta che sperare che ci sia ancora tempo per imparare a vivere, e che quella vita trovi finalmente il suo senso.
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