Anceschi vede ciò che gli sta attorno e lo tramuta in una visione con la quale combattere, dalla quale strappare le parole; questa tensione mi pare derivi da un confronto fra differenti situazioni, visuali le direi più che culturali, spingendo così lo sguardo più profondamente a cercare un punto di vibrazione massima, un suono più acuto, un cristallino lampo di luce che apra alla vista.
Trafitto, voglio smontare, chetarlo, abbracciarlo: Non si ricorda? Sono il figlio di Mario, sono Carlo…
ma sul più bello distoglie lo sguardo, si spezza la corda e io seguito a zonzo verso dove non so.