Lorenzo ha quell'età fatale in cui non dovresti più essere considerato una giovane promessa, non hai abbastanza esperienza per essere un venerato maestro, ma ti trattano sempre come il solito stronzo (specialmente quando chiedi un aumento). Ha quell'età in cui hai un discreto lavoro a Milano, "con grandi margini di crescita". Hai una discreta fidanzata, alla quale potresti farci l'abitudine. Quell'età in cui, dopo anni, ogni cosa sembra sul punto di andare al suo posto. E, invece, tutto crolla. E quando tutto crolla, che si fa? Bisogna continuare a resistere nonostante il destino avverso? Nonostante le camiciedacolloquio, i monolocali seminterrati vista parcheggio, le partite di padel - anestetico contro la caducità della vita, i suoceri con la fissa del risotto giallo al dente? Bisogna continuare a resistere nonostante Milano? Oppure la soluzione per salvarsi da una trappola fatta di opportunità e promesse deluse è una ritirata strategica verso la Provincia lasciata anni fa? Certo, c'è quel problemino di dover tornare a vivere coi tuoi, di non ritrovare più gli amici di una volta e di sembrare un fallito agli occhi di tutti. "Penso di avere un problema serio" è il ritratto spietato ed esilarante di una generazione che sta invecchiando anche se continua a mettersi la felpa, che vorrebbe emanciparsi ma non sa bene né come fare né se può davvero farcela, incastrata in uffici e vite fantozziane dissimulate sotto imperscrutabili nomi inglesi che fanno figo (così sembrerebbe). Una generazione che deve ancora decidere che direzione prendere: andare o tornare.
« Milano non si accomoda. Non le frega niente di far sentire tutti a casa. A Milano sentirsi a casa non è un diritto, è un merito. A Milano la cosa più preziosa che c’è, dopo il tempo, è lo spazio. Non c’è spazio qui: per le case, per le auto, per i bambini, per le biciclette. Non è Roma, non è Parigi, ma neppure Torino. È una città stretta, con tante cose, è vero, ma poco spazio. E questo vuol dire che devi sgomitare per ogni centimetro di aria che vuoi per te. Per vivere, per lavorare, per realizzarti. Per quello i milanesi nel fine settimana se ne vanno da Milano: perché hanno fame di spazio. È faticoso, specialmente se non sei nato qui. Se non ti ci metti, qui non hai amici, non hai lo studio del papà, non hai casa dei nonni in cui andare mentre decidi se ti piace vivere a Milano Sud o no. Per me, stare qui vuol dire soprattutto cercare ogni giorno di guadagnare un punto di appoggio e provare a restare in piedi, come su una palafitta. Poi magari vale anche in altri posti, non so. Però so che qui è così.»
3 ⭐️ Lorenzo, trent’anni, vive in un bilocale di venticinque metri quadrati a Milano. Un martedì mattina qualunque, prende il tram per recarsi a un colloquio di lavoro molto importante indossando la sua “Camiciadacolloquio”, ma i pensieri intrusivi sono più forti e quando si scatenano: o esplodi loro o esplodi tu. Arriva tardi al colloquio, ma pensa di essere andato bene. Pensa che stavolta riuscirà a lavorare nell’agenzia più famosa di Milano, nell’ambito del marketing dove, non riporto la mansione perché ironicamente, per chi lo sa, è sempre in inglese e lunghissima. Il capo però è stato chiaro bisogna essere flessibili, piegarsi e cercare di non spezzarsi. Nel frattempo, nella sua vita privata c’è Vittoria, la sua fidanzata con la quale stanno tentando di acquistare una casa, ad un prezzo congruo. Vogliono andare a vivere insieme ma non nello stesso palazzo dei genitori di lei, perché sono tanto gentili quanto invadenti. (Tra l’altro Lorenzo non può mai arrivare a tardi alle cene perché il risotto alla milanese si mangia al dente).
Insomma non vi racconto più niente perché sennò spoilero un po tutto il seguito. Vi dico solo che viene descritta la Classica Milano: travolgente, senza respiro, lavori stancanti dove non esistono feste, quartieri rumorosi e case costosissime, traffico e turisti. Una Milano che non si può fermare. Una Milano che non prevede imprevisti. Milano è sempre stata la Terra Promessa. Ma è davvero così? Ma se trovare posto qui dev’essere un inferno allora forse non è meglio cambiare? Invece che lottare forse l’universo ti sta dicendo di cambiare e andartene. Per cui rimanere o tornare in provincia?
“Penso di avere un problema serio” è stata una lettura piacevole e scorrevole. A tratti la trama può sembrare un po’ scontata, ma ho apprezzato molto la leggerezza con cui Edoardo Righini ha raccontato la storia. È facile immedesimarsi nel protagonista, che si trova ad affrontare situazioni comuni a molti di noi, e questo rende il libro vicino e autentico. Non mancano momenti divertenti che strappano un sorriso e alleggeriscono ulteriormente la narrazione. Come esordio, lo considero un romanzo convincente: Righini dimostra una voce fresca e promettente.
Piacevole, una compagnia gradita anche per una sorta di rispecchiamento della lettrice che no, non ha mai vissuto a Milano, ma ha girato un po’ per capire cosa cercasse. Lettura simpatica per lo stile, ma un non Millennial non so quanto capirebbe. Bravo Edo, comunque!
Scrittura molto scorrevole, tanti i dialoghi. Forse la trama un po' banale, e il finale è un po' asciutto... Ma del resto, non sembra essere la pretesa dell'autore.