Euforia, malinconia, angoscia, dolcezza, rabbia, allegria inopportuna, l’alcol altera, nel bene e nel male. I racconti di quest’antologia affrontano un tale viaggio: uomini immersi nel corpo a corpo coi fantasmi delle proprie ossessioni o briosamente surfanti sul nonsense della vita, coppie a pezzi tenute insieme dallo scotch, apocalissi familiari consumate sullo sfondo di una macchia di vino sulla tovaglia. Dribblando i facili cliché di condanna o celebrazione, La vita sobria ci offre un distillato narrativo dagli aromi saporiti e intensi, per estorcere al mondo un brandello di senso e carpire quel riflesso di sé sul fondo del bicchiere dopo che anche l’ultima goccia è stata bevuta.
«È un dato di fatto: molti scrittori abilissimi nel maneggiare le parole non lo sono stati da meno col bicchiere». Così il curatore Graziano Dell'Anna introduce La vita sobria, antologia nella quale dieci autori italiani contemporanei si mettono in gioco attraverso brevi storie di alcol e dintorni. La bottiglia, però, non rappresenta sempre il fulcro della narrazione: talvolta è un ostacolo, in altri casi una delle tanti maledizioni di una vita grama, così come può capitare che essa, da comprimaria, diventi pian piano la protagonista.
C'è quasi l'imbarazzo della scelta in questa raccolta di racconti, nel suo affollarsi di ferite e rinunce. Si va dalla vicenda al femminile della rock star alcolista descritta da Claudia Durastanti, all'intreccio di vicende di limoncello e morte di Gianni Solla; Fabio Viola ci narra di una coppia annoiata e annegata nel bere, mentre Alessandro Turati riporta invece sulla pagina i ricordi di un postino amico del bicchiere (e qui, come non pensare al Bukowski di Post Office).
Più sperimentale la ricorsiva routine di Francesco Pacifico; storica la prospettiva di Dario Falconi, che torna negli anni Trenta dall'amante di un anarchico italiano emigrato in Argentina. Olivia Corio scrive un piccolo gioiello su una madre e su una figlia piccola: a loro modo, entrambe bambine; Paolo Zardi inscena la discesa negli inferi di un uomo abbandonato dalla fidanzata. Il vino scorre nelle vene dei coniugi protagonisti del racconto-fiume di Stefano Sgambati, e Filippo Tuena chiude il volume con il diario di un sessantenne la cui è salute è minata dal fumo, dal cibo e – ovviamente - dall'alcol.
Nessuno dei Racconti ubriachi è davvero memorabile, ma ognuno di questi si fa apprezzare per molteplici ragioni, stilistiche o tematiche che siano; in più, la totale assenza di una velleitaria emulazione dei Grandi Nomi (Carver, Hemingway, Cheever, il già citato Bukowski) rende ancor più giustizia a un'operazione tutto sommato riuscita.
Raccolta di racconti scritti da autori vari, La vita sobria ha come filo conduttore – come si può ben intuire da titolo e sottotitolo – l'alcol. Non aspettatevi però delle copie pedisseque di Bukowski: si capisce fin da subito quanto gli autori abbiano il proprio stile personale e sappiano narrare una storia con un'originalità sempre più spesso, purtroppo, rara nel panorama italiano. Infatti, andando a spulciare le biografie degli autori a fondo libro, si nota che tutti hanno almeno un romanzo alle spalle. In più, molti di loro sono giornalisti o lavorano nell'ambito della letteratura e hanno premi letterari anche importanti alle spalle. Quindi niente errori di sintassi e rifinitura di ogni parola al limite della perfezione, grazie anche al curatore Graziano Dell'Anna.