Il matrimonio è da sempre l’oggetto narrativo prediletto del romanzo borghese, strumento per sondare e registrare i cambiamenti sociali spingendo la riflessione all’interno della vita domestica. Ed è infatti questo ciò che fa Carla Cerati, una delle penne più importanti della nostra narrativa del secondo novecento, in quello che è il suo romanzo più ambizioso.
La prima persona singolare è quella di Silvia, giovane ragazza che si innamora di Fabrizio per il suo carisma, la sua cultura, e lo sceglie come marito. Il matrimonio con Fabrizio è l’unico modo per uscire dalla casa dei suoi genitori, per diventare adulta, per essere un soggetto sociale attivo. Una speranza immediatamente disattesa e che porterà lentamente Silvia in una spirale bovaristica di reiterati sogni a occhi aperti, infatuazioni repentine, puntualmente seguite da cocenti delusioni.
Seguendo Silvia, i suoi pensieri, le sue pulsioni e i suoi desideri, Cerati racconta una donna che rappresenta una generazione alla ricerca della propria indipendenza.
Un romanzo intimo, con una grande attenzione al dettaglio, che segmenta questo matrimonio tutt’altro che perfetto in cinque fasi alle quali associa altrettanti colori.
Frutto di una gestazione letteraria di quattordici anni, pubblicato originariamente nel 1975, Un matrimonio perfetto torna finalmente in questa nuova edizione.
Bellissima scoperta. Carla Cerati è stata ingiustamente dimenticata. Autrice di romanzi, fotoreporter, donna incredibile. Bel romanzo, bella storia, bella scrittura, belle riflessioni dell'Italia del dopoguerra e sul ruolo della donna.
Sinossi estrema. Durante gli ultimi anni di guerra una ragazza d 17 anni incontra un ragazzo di 20 e se ne innamora. Ben presto il ragazzo si rivela uno [insulto a piacere]. Anche dopo la fine della guerra le cose non cambiano. Nonostante questo, lei decide di sposarlo a tutti i costi. Lui non smette di dare dimostrazione di quanto sia [insulto a piacere]. Si sposano e lui è sempre più [insulto a piacere]. A dispetto di tutto, lei decide di avere dei figli da lui (quanto aveva ragione Troisi, sic!) che, ovviamente, non smette di fare lo [insulto a piacere], anche coi figli. Lei (voce narrante in prima persona), si lamenta di quanto lui sia [insulto a piacere] e della sua (di lei) vita grigia e arida. Non mancano sbandate più o meno platoniche per uomini più o meno squallidi (e per le quali Henry Miller l’avrebbe definita usando lo stesso termine coniato per Miss Cavendish in “Opus Pistorum”). Il tutto per trecentosettanta lunghissime pagine… Ci sarebbe ancora da dire (a partire dai dialoghi, fastidiosamente implausibili nella loro affettata letterarietà) ma penso che questo libro abbia già richiesto troppo del mio tempo. Molto più di quanto meritasse. PS: spesso i libri sono “dimenticati” per una buona ragione. Raramente si tratta di capolavori (o comunque di opere) meritevoli di una seconda occasione. Questo romanzo non fa eccezione alla regola. PPS: anche qui non mancano refusi in quantità piuttosto irritante per una casa editrice che pubblica cinque libri all’anno e che, pertanto, potrebbe (dovrebbe) curare maniacalmente anche la correzione di bozze.