La danza li ha uniti. La vita li ha divisi. Ma il destino non ha ancora detto l’ultima parola.
Seoul, 2008. Park Dae-jung ha tutto, tranne ciò che più desidera: una vita dedicata alla danza. È il sogno proibito della sua adolescenza, che insegue con la determinazione e l’ambizione di chi è convinto che nessun obiettivo sia davvero irraggiungibile.
Kim Cheol-moo non ha nulla da perdere se non le proprie ombre, nelle quali si rifugia quando il mondo si fa ostile. Non ha mai visto nessuno danzare. Quando accade, qualcosa di innato e sconosciuto si risveglia dentro di lui e gli regala uno scopo.
In una Seoul in lotta tra tradizione e cambiamento, i loro mondi sono lontani, le loro vite destinate a non sfiorarsi, se non per una manciata di mesi, in cui condividono una palestra abbandonata e una guerra silenziosa, fatta di sfida e attrazione, che li spinge l’uno contro l’altro ma anche l’uno verso l’altro, fin sull’orlo di un legame impossibile.
RECENSIONE A CURA DI ELVINO 1831 Questo è uno di quei libri che rimarranno con me per molto tempo, merito della straordinaria autrice italiana che ha catturato completamente la mia attenzione con la storia di Park Dae-jung e Kim Cheol-moo, due personaggi memorabili dipinti in maniera vivida e tridimensionale durante il loro viaggio nei dieci anni che intercorrono tra l’inizio e la conclusione della trama. Un’opera letteraria intensa e toccante che esplora in profondità e con lucidità le emozioni umane, mostrando che, spesso, i peggiori nemici possiamo essere noi stessi, per via della nostra ipocrisia, della nostra paura e della ricerca di un’esistenza serena, accontentandoci di trascorrere la vita in gabbie invisibili, ben più restrittive delle sbarre di metallo; e come, spesso, colui che sembra più oppresso dalla povertà possa risultare più forte e determinato di chi vive nel lusso. Continua sul nostro blog!
“Ci sono legami che non hanno bisogno di parole, solo del suono dei passi che si cercano nel buio.”
Dae-jung è il volto del sacrificio e della dedizione. Il suo amore per la danza è assoluto, un fuoco che lo brucia dentro e lo spinge a combattere ogni giorno per un futuro che sente suo. È un ragazzo che lotta contro le aspettative, le pressioni sociali e familiari, determinato a non rinunciare a ciò che ama, anche quando tutto sembra remargli contro.
Cheol-moo, al contrario, è il silenzio fatto persona. Cresciuto nell'ombra, in un'esistenza segnata da perdite e assenze, ha imparato a proteggersi rifugiandosi nell’indifferenza. Non ha mai avuto sogni, né mete da inseguire, fino a quando non vede Dae-jung danzare. È un momento che cambia tutto. La grazia, la rabbia e la bellezza dei movimenti di Dae-jung risvegliano in lui qualcosa di profondo e mai provato: il desiderio di esserci, di sentire, di vivere.
La palestra abbandonata in cui si incontrano diventa il luogo sacro in cui due solitudini si riconoscono. Eva Milani costruisce tra i due protagonisti un legame che cresce piano, fatto di sguardi trattenuti, silenzi densi e sfide silenziose. Il loro rapporto è un equilibrio fragile tra attrazione e resistenza, un conflitto emotivo che avvince e commuove.
La scrittura è delicata e intensa, capace di accarezzare e graffiare, proprio come i sentimenti che muovono i personaggi. La danza diventa il linguaggio muto attraverso cui Dae-jung e Cheol-moo imparano a raccontarsi, a condividere dolori e desideri. Non ci sono gesti eclatanti, ma piccoli momenti carichi di significato, che rendono questa storia profondamente umana.
I fiori che calpesti non è solo una storia d’amore. È un inno alla fragilità, alla possibilità di trovare bellezza nel dolore, e alla forza necessaria per scegliere sé stessi anche quando il mondo rema contro. È un romanzo che lascia il segno, come un passo di danza che si imprime sulla pelle.
Lo consiglio a chi ama le storie lente e profonde, chi cerca emozioni autentiche, chi crede che anche i fiori più belli possano nascere dai luoghi più impensati.
"Sono lieta di partecipare al review party per i fiori che calpesti, di Eva Milani, edito da Hope edizioni che ringrazio per la copia cartacea. Una storia lgbqt+ ambientata in Corea, terra affascinante, con tante contraddizioni, con il senso della famiglia e della morale estremi." BLOG: https://www.opinionilibrose.it/2025/0...
Eccomi qui, davanti a questo schermo a cercare qualcosa da dire per rendere giustizia alla bellezza di questo libro. Solitamente le recensioni le scrivo “a caldo”, ma questa volta le emozioni erano talmente tante che mi sono presa qualche giorno prima di iniziare a scrivere qualcosa. Non so se ce la farò, perché mi sento scavata nell’anima dall’intensità di queste pagine. Volevo qualcosa di profondo, che mi colpisse e avendo già provato la scrittura di Eva mi sono detta “okay è arrivato il momento” e che momento è stato. Una montagna russa di emozioni, ho pianto, ho riso, mi sono emozionata, ho vissuto con il cuore in gola, sono stata felice e anche triste. È stato un viaggio intenso e non facevo un viaggio del genere da un po’. Questo libro mi ha preso così tanto, mi ha dato così tanto, che io forse le parole per descriverlo e recensirlo non le ho. Mi vengono le lacrime solo a ripensare a tutto il libro, alla storia così intensa e travolgente di Dae Jung e Cheun Moo. Siamo nel 2008, ci troviamo a Seoul e al centro di tutto c’è la forma d’arte più espressiva di tutte: la danza. DJ e CM si conoscono grazie alla danza e senza questa probabilmente non si sarebbero mai incontrati perché non potrebbero venire da posti più diversi, non potrebbero condurre esistenze più distanti eppure loro, alla fine, si trovano. Si trovano per caso, in un posto assurdo e diventano uno il proseguimento dell’altro. Solo l’idea di essere lontani per loro è inconcepibile, ma si sa che la vita non va mai come ci aspettiamo. E in un attimo sono passati 10 anni. In un attimo siamo sempre a Seoul, ci sono sempre le stesse persone, ma dieci anni dopo. In dieci anni la vita ti mette davanti a delle sfide che devi affrontare, specialmente con te stesso. Ci sono i sogni che avevi da bambino messi di fronte alla realtà che hai vissuto crescendo, c’è il conto che la vita ti porge per tutto quello che ti sei ritrovato tra le mani giorno dopo giorno. DJ e CM non sono esclusi da questo, anzi loro più di tutti sanno cosa voglia dire vivere e soffrire, credersi liberi ma non esserlo davvero. DJ ha tutto, è ricco, una vita agiata e nonostante la famiglia non sia d’accordo alla fine nessuno ostacola la sua passione e lui il modo per portarla avanti lo trova. DJ è stronzo, egoista ma dentro ha un mondo che lui è il primo ad aver paura di scoprire. Quando la vita non va come ti aspetti, quando hai tutto e ti rendi conto che non hai niente, che non è come credevi, fare i conti con quello che sei è difficile e alle volte è molto più semplice infilarsi in quei confini che hanno stabilito per te. Infilarsi nella relazione giusta, nel lavoro giusto, nel luogo che ti hanno detto sempre fosse perfetto e destinato a te. Ma quanto dura la finzione? Quanto dura qualcosa di deciso ancora prima che nascessi quando hai un’anima che brucia? Dura il tempo di trovare il coraggio di liberarsi di quelle catene invisibili, che pesano più di catene vere. CM al contrario non ha nulla, vive di speranza e si porta un bagaglio dietro di traumi, tristezza e vita troppo dura per un ragazzo che ha appena 26 anni. Lui che tutto ciò che brama è la libertà e scopre un mondo che non credeva esistesse grazie a DJ. Lui non ha paura di quello che è, non ha paura di vivere e quando scopre la danza capisce che può essere libero e non pensare. A tutto questo, ai loro traumi, alle loro vite così diverse, si inserisce quell’amore intenso e penetrante che provano uno per l’altro. Nel 2008 cosa sia non lo sanno, sperimentano i primi sentimenti, le prime sensazioni diverse che il corpo affronta nel tempo. Nel 2018 cosa sia quello che provano lo sanno bene, ci hanno messo 10 anni per poterlo capire, per poterci fare i conti ma uno dei due è ben più consapevole dell’altro. Ma trovarsi dopo così tanto tempo avrà cambiato le cose? Chi troveranno dall’altra parte, quando si guarderanno di nuovo negli occhi? Non posso aggiungere altro, anche se avrei pagine e pagine da scrivere. Non lo posso aggiungere perché finirei per fare spoiler su spoiler e vi toglierei la magia di leggervi questo libro. Se ve lo consiglio? Queste mie parole penso che bastino a dirvi che TUTTI dovrebbero leggere questo meraviglioso libro, vi entrerà nel cuore e vi toccherà l’anima. Non perdetevelo.
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Quella di Park Dae-jung e Kim Cheol-moo è una storia che è entrata nel mio cuore in punta di piedi. Mi ha coinvolto lentamente, passo dopo passo, fino a diventare parte di me. Alla parola “fine”, il sipario è calato sui nostri protagonisti, ma non su ciò che hanno lasciato dentro di me. Sento che non sarà facile raccontarvi ciò che questa storia mi ha trasmesso, le emozioni, sensazioni e impressioni che ancora mi accompagnano. Per questo scelgo di affidarmi al linguaggio che più rappresenta i personaggi: la danza. Perché oltre ad aver ritrovato il mio amato mondo della danza, questo romanzo ha aperto il sipario su un palcoscenico dove i protagonisti danzano rinchiusi in gabbie sociali, legati dalle catene delle aspettative, dei pregiudizi e del peso della storia della Corea. Ignari del vero significato della libertà, sono costretti a fingere, a indossare maschere cucite loro addosso fin dalla giovane età. Eppure esiste un momento, su quel palco, in cui quelle maschere possono essere scucite. Accade quando restano soli, quando insieme scoprono l’amore, la speranza, l’amicizia, imparando che va bene essere vulnerabili, cadere, rialzarsi e riprovarci. Che la vita viene continuamente costruita e ricostruita come una coreografia. Che all’inizio bisogna improvvisare per uscire dai passi imposti e calcare il palcoscenico della propria esistenza finalmente liberi dal peso delle catene. E come un coreografo lavora con il corpo dei ballerini, l’autrice lavora con le parole, rendendo la sua scrittura espressiva, incisiva, poetica, precisa e meditata. Il frutto delle ricerche dell’autrice traspare in ogni dettaglio della storia. Il coreografo studia i passi per intrecciarli e trasformarli in una danza che agli occhi dei meno esperti pare la cosa più naturale di sempre. Ma non è così perché dietro a una coreografia perfetta ci sono ore di allenamento, sudore, studio e ripensamenti. Ed Eva Milani non è da meno: crea una coreografia di parole sulle pagine, ci cattura come un ballerino sotto i riflettori, facendoci dimenticare che dietro a tale perfezione incisa su carta c’è talento, studio e scelte consapevoli per raccontare la migliore delle storie. Fa parlare i corpi che si cercano e si sfiorano, fino a toccarsi. Dà voce alla passione di Ye-rin per la fotografia, capace di fermare frammenti di verità. Ci mostra lo sguardo severo di Madame, dietro il quale si cela un’umanità profonda. E racconta la rabbia, la fame di vita di Kim Cheol-moo, che nonostante tutto ha ancora la forza di rialzarsi. Lo fa attraverso immagini e voci potenti, metaforiche, dense di significato, che ci chiedono di fermarci, osservare, seguire il movimento e interpretare. Proprio come gli spettatori che non si limitano a vedere, ma a sentire. E vi assicuro: sentirete brividi, speranza per Kim Cheol-moo, rabbia per Park Dae-jung, che a volte sembra voler restare sordo e cieco, dolore per vite innocenti, colpevoli solo di essere autentiche e nate in un luogo sbagliato. I ballerini raccontano storie con il corpo, Eva Milani con le parole. Ma il risultato non varia: ci catturano, ci lasciano senza fiato, ci emozionano. E quando cala il sipario, le corde del vostro cuore continueranno a vibrare a lungo, come una melodia che non si spegne, sospesa nell’aria.
Questa non è solo la storia d’amore di due ragazzi che si ritrovano da adulti (è divisa in due parti), segnati da sofferenze, distanze, silenzi e scelte altrui. È una storia che va ascoltata, sentita, vissuta dall’inizio alla fine. Una storia che vorrei già rileggere per rivivere tutte le emozioni, come uno spettacolo per cui si comprerebbe il biglietto della replica. E in effetti, alla parola “fine”, sono tornata alle prime pagine: come vi dicevo, sono entrata in punta di piedi in questo racconto. All’inizio, tutto mi è apparso enigmatico, in bianco e nero. Rileggendo le parti dedicate ai protagonisti giovani, si scoprono e riscoprono dettagli e sfumature che possono essere sfuggiti a prima vista, come se volessimo scomporre la coreografia passo dopo passo per comprenderne ogni legame, intreccio, punto di contatto, transizione e risultato finale.
Un giorno gli avrebbe lasciato addosso cicatrici profonde, ma era un giorno lontano e lui viveva ancora come si vive solo da adolescenti, credendosi superiori, intoccabili e integri.
Non sempre è facile trovare le parole per esprimere ciò che le emozioni lasciano nel cuore e nell’animo. È facile sciorinare degli aggettivi, ma di solito sono riduttivi e non esternano ciò che realmente si sente dentro. Quando ho letto la trama de “I fiori che calpesti”, due sono stati i fattori che mi hanno incitata alla lettura, il luogo e un sogno, ma man mano che ho iniziato a divorare le pagine tutto è passato al secondo posto, il primo è da attribuire alla scrittura di Eva, di cui non so se questo sia il suo primo lavoro, ma a cui va fatto uno straordinario chapeau, un inchino alla stessa maniera di come usano fare gli orientali nei riguardi di chi stimano, di chi si fidano, di chi a cui si darebbe tutto per la forte ammirazione. Non pensavo mai, quando è iniziato il 2025, di poter essere fortunata e trovare letture da incorniciare, ma mi sono dovuta ricredere, sono già due i titoli a cui posso dare l’appellativo di CAPOLAVORO e I FIORI CHE CALPESTI fa parte di questi due. Quando mi trovo davanti a tanta magnificenza anche se difficilmente mi mancano le parole mi trovo orfana delle stesse perché nessuna può dare concretezza ed esprimere l'emozione totalizzante che ha stritolato il mio cuore pagina dopo pagina. Ogni capitolo ha un titolo e ognuno è un soffio di stupefacente bellezza, parole che si conficcano nel cuore e rimangono fino ad entrare nel sangue e dare vitalità ad ogni organo e portare linfa per continuare a vivere.
Qualcosa che succedeva davanti ai suoi occhi, ma anche dentro di lui e questo passare da fuori a dentro, da dentro a fuori lo rimescolava in profondità. Lo accendeva.
Non si poteva pretendere di mettere in un granello di sabbia il peso di una montagna.
Avrei estrapolato ogni capitolo, alcuni vanno riletti con gli occhi del cuore così da riuscire a seguirli come fossero fotogrammi da guardare e riguardare, tra questi c’è Bianco (come il sangue), in questo si percepisce ogni brivido, la pelle d’oca va di pari passo con i battiti frenetici del cuore e si rimane sbigottiti per l’euforia, per la meraviglia e per la pura poesia.
Occhi antichi in un viso giovanissimo: un contrasto violento, che chiudeva lo stomaco e accelerava il sangue. Poteva sentirlo respirare piano e ognuno di quei respiri gli arrivava sul viso.
Ho avuto il piacere di leggere in anteprima questo romanzo lgbt e ne sono rimasta molto colpita sin dalle prime pagine. Eva Milani ha una scrittura in terza persona che è evocativa, ricercata, immersiva e che, alternando il presente con il passato, permette al lettore di vivere ogni istante come un passo di danza: a volte deciso, altre volte delicato, ma sempre carico di emozione e significato. La danza, infatti, è il fulcro della storia, quel filo sottile che connette i due protagonisti Park Dae-jung e Kim Cheol-moo, due adolescenti che si incontrano per caso in una palestra abbandonata e scoprono di avere in comune la stessa passione. Mentre Dae-jung studia danza da quando era piccolo e conosce tutti i nomi dei passi, Cheol-moo non ha mai visto nessuno ballare e resta colpito da quel ragazzo e dall'eleganza con cui si muove. Inizia così una sorta di amicizia, un legame tra loro, fatto di dialoghi silenziosi, sguardi e gesti. Cheol-moo impara a fidarsi dell'altro, a essere meno scontroso e irriverente. Un legame che a un certo punto si interrompe e che li riporta, molti anni dopo, a confrontarsi con le loro versioni adulte. Dae-jung e Cheol-moo appartengono a due mondi diversi, opposti, e ne sono consapevoli, ma il desiderio tra loro è una sorta di calamita che li attrae e li respinge allo stesso modo. Quel sentimento nato da ragazzini si è radicato in loro a tal punto che, nonostante fingano una vita normale, non riescono a fare a meno di cercarsi. Ho amato entrambi, anche se Cheol-moo resta il mio preferito. Forse per la sua fragilità e forza, per la lingua tagliente e senza freni, per il suo amore da "pinguino imperatore, che nuota nell’acqua ghiacciata e quando si innamora è per sempre". Mentre la storia si dipanava, nella mia mente si susseguivano le immagini come se stessi guardando un BL coreano. Tra le righe si sente e si percepisce la cultura coreana, non solo per l'uso degli onorifici (per chi non li conosce, l'autrice ha inserito un glossario), ma anche per i luoghi descritti, il cibo, il modo di comportarsi. Questo romanzo non si limita solo a raccontare una storia, ma è un vero spettacolo dove il linguaggio diventa poesia e danza e i personaggi ci invitano a riflettere sul valore del tempo, della propria identità e di un amore che sa superare ogni barriera.
Conosco e ammiro questa autrice con l’altra sua firma, quella relativa agli storici. Si è buttata in un contemporaneo, pure mm, young e ambientato i Corea, diciamo che ha voluto proprio cambiare tutto, ma potevo io lasciarmela sfuggire?
Eva Milani è brava, è bravissima anzi, ha un modo di scrivere, storico-epistolare-contemporaneo non importa, che ammalia, compie proprio una magia e con un’eleganza fuori dal comune ti accompagna dentro le sue storie.
I fiori che calpesti è ambientato in Corea, cosa che subito ammetto non avermi entusiasmata più di tanto. Non odiatemi, ma io non condivido questa passione per il K-pop o i K-Drama o in generale questa moda che ultimamente recluta tanti accoliti (tra cui la mia carissima amica Dolci). Però la situazione geopolitica da sempre mi interessa e devo ammettere che sul finale questo libro in questo senso mi ha dato molto.
Nonostante quindi un interesse iniziale tiepido per l’ambientazione, l’autrice è riuscita a conquistarmi e a farmela lo stesso amare. Il perché sta nella bravura della stessa, nell’opera di ricerca e cura, nella trasposizione delle tradizioni e degli usi, nell’enorme capacità di farti entrare – a piccoli passi ma in maniera inesorabile – dentro la storia, come se prendessi per mano i personaggi.
La storia, divisa in due piani temporali, è struggente nella sua intensità. Mi ha proprio rapita, facendomi balbettare parole sia in coreano che in francese (relative ai balletti), mi ha coinvolta fin da subito per non permettermi a un certo punto di mollare il libro, portandomelo dappertutto.
Ho amato i due protagonisti, soprattutto Kim Cheol-moo, ho odiato l’ingiustizia della vita, la codardia e l’egoismo, ma ho anche capito le motivazioni, l’assenza di maturità, il bisogno di rincorrere i propri sogni. Ho sofferto, tanto, quasi al punto di sbirciare il finale per avere la certezza del lieto fine (che per una fobica degli spoiler come me è tutto detto). ... continua sul blog
Due amori e passioni che si incontrano e si uniscono. Ci troviamo in Corea due ragazzi Daejung e Cheol-moo si incontrano in una palestra abbandonata, questo è il loro rifugio dove in libertà possono esprimere la loro passione per la danza e le loro emozioni. Una storia intensa, che colpisce e travolge. L'amore per la danza, pieno di ostacoli per colpa di una famiglia avversa; ma seguire i propri sogni è la priorità. Vivere nella danza sentendosi se stessi. Nel frattempo tra Dae-Jung e Cheol-moo nasce un legame profondo, una confidenza tale da buttare giù quel muro di sofferenza e protezione. Si avvicinano, i loro corpi si sfiorano tra passi di danza fino a far vibrare le corde dell'anima. Purtroppo però le circostanze li farà allontare per un periodo piuttosto lungo; nonostante abbiano preso strade diverse:i loro sentimenti e il pensiero restano vivi e costanti il destino li farà rincontrare con una maturità e consapevolezza di se stessi diversa. Due mondi opposti che si attraggono e respingono nello stesso tempo. Un amore che viaggia contro il tempo. Eva Milani ha dato vita ad una storia intrigante, emozionante, focalizzata sulla danza come espressione del proprio essere; un sentimento forte che va oltre ogni avversità. Ho amato tantissimo l’ambientazione e l''accuratezza con cui l'autrice descrive i luoghi e usanze della Corea. Adoro il mondo orientale. Ho trovato la scrittura profondamente evocativa, poetica espressiva. Un viaggio che mi appassionata. Amarsi danzando con l'eleganza e la leggiadrezza di una farfalla ⭐⭐⭐⭐⭐
questo libro è la prova che ogni tanto devo fidarmi dell'istinto, comprato totalmente a caso leggendo la trama, un momento di follia in cui avrei comprato qualsiasi cosa (causa: il caldo atroce al salone del libro), ma non potevo perché non c'era spazio nello zaino e allora ho detto "OKAY SCEGLINE UNO E COMPRA SOLO QUELLO". non avrei potuto fare scelta migliore (merito della me "ballerina" del passato). lo stile di scrittura è sicuramente il punto di forza del romanzo, veramente unico, con la capacità di catapultare il lettore all'interno di un viaggio meraviglioso. le tematiche affrontate sono ben approfondite ed è tutto chiarissimo anche a chi non conosce nulla del mondo in cui è ambientata la storia (anche grazie ai glossari e approfondimenti vari che si ritrovano all'interno del libro). tutto bellissimo, ho pianto, ho riso, sono rimasta a fissare il vuoto diverse volte, non avrei mai voluto mollare il libro e adesso che l'ho finito mi sento addosso quella strana nostalgia che solo dopo i concerti dei miei cantanti preferiti provo. AH l'edizione è stupenda e le illustrazioni all'interno sono bellissimeeeeeeeeeeee.
Lo stile narrativo è fluido, coinvolgente e molto diretto, il raccolto è affidato al doppio punto di vista dei protagonisti con delle piccole incursioni di una terza persona, se così possiamo chiamarle. La caratterizzazione dei personaggi è ottima, così come l’approfondimento introspettivo. Dee-Jung e Kim Cheol-Moo sono due personaggi diversi in essenza, modo di porsi ed estrazione sociale che non sembrano avere nulla in comune ma che invece finiscono per incontrarsi nell’amore per la danza. Due mondi agli antipodi che finiscono per collidere e tra le scintille si nasconde anche un sentimento ben diverso ma altrettanto profondo.
Questo romanzo è tutto ciò che ci si aspetta, e forse anche di più, da una storia d’amore intensa e profonda: struggente, poetico, doloroso. Un romance MM che non ha paura di addentrarsi nelle ferite emotive dei suoi protagonisti, affrontando con delicatezza ma senza filtri temi come l’identità, il peso delle aspettative familiari, le disuguaglianze sociali e il bisogno di essere visti per ciò che si è davvero. La danza, cuore pulsante del racconto, è la metafora perfetta della libertà e della trasformazione: diventa il linguaggio segreto attraverso cui i personaggi si conoscono, si sfidano, si feriscono e si amano.
Primo male to male dell’anno e di sicuro non ho scelto qualcosa di facile e convenzionale, ma ammetto che la trama mi ha intrigato non poco e alla fine mi sono lasciata trasportare dai protagonisti. Park e Kim sono due anime che si trovano. Si trovano per la prima volta nella Seul del 2008 dove vedranno nascere i loro sentimenti, dove metteranno loro stessi in qualcosa che non conoscono ma sanno di dover fare. Poi si separano, e per dieci anni conducono due vite differenti, cercandosi tra la gente ma senza mai trovarsi. Li ho sentiti. Percepiti. Sono come delle farfalle che si muovo intorno a te e danzano. • Recensione sul blog 💚
Avercene, di libri così! Libri con un'approfondita documentazione e SOLO per mettere le informazioni a corredo della storia principale, che manco a dirlo, è scritta in modo coinvolgente, toccante, emozionante. Splendida. E meno male che per l'autrice è stata un'incursione fuori dalla sua comfort zone. Fa sempre piacere fare il pieno di cose belle. Mi sento più ricca, e ne sono davvero contenta.
4.50! 🌟 un libro che affronta la tematica della danza in modo molto preciso. precisa anche quando tratta la tematica dei rifugiati nordcoreani. ho adorato la relazione tra i due, peccato che non ho apprezzato la divisione troppo netta del libro in 2 parti con un grande salto temporale :,)
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