"...DAILY MIRROR: LA MUMMIA SBARCA SULLE NOSTRE COSTE! È PORTATRICE DI UNA MALEDIZIONE MORTALE?"
Non è la vendetta il movente più antico del mondo? O per come pensano molti lo sporco lucro? Può la sete di conoscenza trasformarsi nella più antica delle maledizioni? “La libreria dei delitti” è uno di quei romanzi che mi ha attirato subito per l’ambientazione e un pochino per questa immagine in copertina che profuma di misteri, intrighi e come dico io, inciucio da palazzo. Londra anni Venti. Una libreria antiquaria piena di gente curiosa viene gestita da Lucy Darkwether, colta, tosta e indipendente, che sullo sfondo di un affascinante ombra dell’Antico Egitto deve svelare i retroscena di una serie di delitti. Lucy è uno spirito libero, almeno per come poteva esserlo in quei primi anni del novecento, non vuole sentir ragioni e deve portare avanti il suo sogno: mantenere in piedi la sua, non tanto prestigiosa ma piccola, libreria. Tutti ingredienti che, almeno sulla carta, promettevano di conquistarmi; in parte ci riesce ma non fino in fondo. Il libro è piacevole, scorrevole, e ha quel fascino elegante e un po’ retrò che ricorda i gialli classici, con un tocco alla Downton Abbey tra piogge londinesi, tè serviti con garbo e conversazioni piene di sottintesi. Ma fino a che punto?
La protagonista è una donna istruita, amante dei libri e della conoscenza, che si muove in un mondo ancora dominato dagli uomini. In lei si sente un sottile ma potente richiamo al femminismo, quello determinato e non urlato ma incarnato nelle scelte, nella determinazione e nella sete di fiducia in chi lei stessa è e che può ancora diventare. Anche gli altri personaggi, pur non sempre molto approfonditi, offrono un buon punto di paragone e confronto. C'è chi rappresenta la tradizione e chi, invece, il desiderio di cambiamento o il volersi migliorarare. Ho amato i temi che attraversano tutto il libro come l’amore per i libri e la cultura, la scoperta e la fascinazione per l’Antico Egitto con le sue missioni e i viaggi di ricerca, i segreti e gli enigmi arricchiti da geroglifici e messaggi, la riflessione sul ruolo delle donne nella società dell’epoca e, soprattutto ma non per l'ultimo, l’indagine sul giallo che, in questo periodo, è tutto dire. Tutti questi aspetti hanno reso la mia lettura coinvolgente, anche quando la trama non brillava per originalità e, in alcuni punti, ahimè mi dispiace dirlo, tendeva a ripetersi in modo spiacevole. Tuttavia, il problema, per me, arriva nel finale. Dopo una buona costruzione iniziale, e una parte centrale abbastanza interessante, mi aspettavo una risoluzione più intensa, più “centrata” sul mistero stesso. Invece il tutto si chiude in modo un po’ troppo frettoloso, sbrigativo e con un colpevole che, ironia della sorte, era proprio il primo individuo che avevo sospettato e poi escluso perché non solo troppo ovvio ma anche inutilmente senza un motivo. Un colpo di scena sì, ma debole. Mi è mancata quella scintilla di sorpresa che rende memorabili i gialli migliori.
Voto: 2.5/5⭐️
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