Cosa succede quando il dolore è troppo? Qualcuno ci sprofonda dentro, altri si arrendono, c'è chi chiede aiuto, chi tenta di affrontarlo. Veronica, invece, sceglie di lasciare tutto e tutti per ricominciare una nuova vita dall'altra parte del mondo. Spinta dalla necessità di darsi sempre da fare, così da non sentire né ricordare, riesce a costruirsi da zero una carriera di successo, che le permette di vivere in una delle zone più trendy di Melbourne ed essere vista come una donna di trent'anni indipendente, in splendida forma, realizzata. Una workaholic, sì, ma brillante e impeccabile. Eppure, quando la porta del suo appartamento si chiude e si ritrova intrappolata nel silenzio della sua solitudine, il dolore del passato riemerge con prepotenza e l'unico modo che lei conosce per gestirlo è attraverso un controllo maniacale di ogni aspetto della sua vita, dall'attività fisica all'alimentazione al lavoro, fino a ogni minuscolo gesto quotidiano. Proprio quando lo stress e le sue ossessioni la spingono sull'orlo di una crisi autodistruttiva, un evento inatteso la costringe prima a fermarsi e poi a cercare l'ennesima fuga da se stessa. Ma è proprio a causa di questo tentativo maldestro e disperato che il destino la porterà in una terra lontana, dove l'incontro con un'altra anima smarrita come la sua segnerà l'inizio di un percorso per affrontare il proprio dolore e rinascere. Il nuovo libro di Gianluca Gotto è un romanzo intenso e autentico, che intreccia i temi della solitudine, della salute mentale e della perdita con quelli dell'accettazione di sé, dell'amicizia e della guarigione. Un racconto profondo e quanto mai attuale, arricchito dagli insegnamenti millenari dell'ayurveda, la scienza della vita, che ci invita a partire da noi, da chi siamo veramente, per sciogliere i nodi e tornare a stare bene.
Gianluca Gotto nasce a Torino nel 1990. A vent’anni si trasferisce in Australia e poi in Canada. Oggi è un nomade digitale: scrive articoli e libri mentre gira per il mondo. Sul suo blog “Mangia Vivi Viaggia” condivide esperienze di vita e di viaggio. Nel 2018 ha raccontato la sua storia nel libro Le coordinate della felicità.
Bisogna ammettere che i libri di Gotto sono tutti molto simili: giovane uomo o donna che si sente perso/a e che per ritrovare sé stesso/a intraprende un viaggio in un luogo esotico e il più lontano possibile dalla madre patria (anche se in questo caso la protagonista, italiana, si trova già in Australia). Diciamo che a tutti piacerebbe andare in crisi con una barca di soldi da poter spendere viaggiando senza pensarci troppo. Sostanzialmente è quello che fa Veronica, una giovane ragazza trapiantata a Melbourne che dalla sera alla mattina decide di prendere un biglietto per l'Italia per tornare dall'unico uomo che abbia mai amato. Ok l'amore e tutto il resto, ma qualcun* ha idea di quanti dindini possano servire per farsi quasi 20 ore su un aereo all'ultimo minuto?
Insomma, Veronica può permetterselo perché lavora come project manager e guadagna molto bene. Non ha particolari hobby all'infuori della palestra, non si concede nessuno sfizio, casa sua è anonima e priva di qualsiasi oggetto personale. Qualcosa non va come previsto e durante lo scalo in Sri Lanka decide di non andare al prossimo gate, ma di uscire dall'aeroporto. Da questo momento in poi prende il via un percorso di crescita personale che non viene mai definito come tale, ma che altro non può essere. Come era successo in "Succede sempre qualcosa di meraviglioso", Veronica non è sola in questo viaggio; accanto a lei troveremo un'altra "anima smarrita", molto più giovane di lei. È stata una sorpresa leggere di questa persona perché me la immaginavo totalmente differente e per una volta tanto non si tratta della sua anima gemella romanticamente parlando.
Lo stile di scrittura non è quello di un classico della letteratura, forse ci sono un po' troppe ripetizioni e il linguaggio è sempre molto standard. Alcune espressioni e frasi pronunciate dai personaggi sono tipicamente italiane, e non ho apprezzato questa scelta stilistica. Penso al passaggio in cui Jackson dice a Veronica che è una sclerata (termine che tra l'altro anche in Italia usiamo più nel parlato) o quando Jagath dice "macché". Dubito che i singalesi usino davvero questa espressione... avrei preferito maggiore attenzione linguistica per rendere i personaggi più credibili e più veri, però non posso dire che non abbia trovato questa lettura molto piacevole, adatta per staccare un po' e sognare a occhi aperti i bellissimi luoghi descritti.
Ho letto tutti i libri di Gianluca Gotto e forse proprio per questo mi meraviglio sempre un po’ meno per la trama (sempre la stessa dinamica, più o meno) e mi soffermo più sulle carenze del libro. Ad esempio lo stile letterario. Discutibile. A tratti cringe. Ciò nonostante, secondo me Gianluca affronta sempre dei bei temi e fa anche delle belle riflessioni su argomenti profondi ed è bello che ci sia una figura come lui in Italia che diffonda consapevolezza a riguardo - non avevo in programma di scoprire il mondo dell’ayurveda, ma diciamo che è stata una piacevole sorpresa tutto sommato. Tuttavia la lettura di questo libro mi è risultata DECISAMENTE troppo lunga e non vedevo l’ora finisse, anche se la storia é carina e scorrevole (ma la narrazione a tratti un po’ banale). L’inizio poi, 200 pagine solo per descrivere quanto la protagonista stia male. Quasi abbandono il libro perché non ne potevo più.
Detto ciò, leggerò il suo prossimo libro (sappiamo tutti che uscirà)? Probabilmente. Sono fan delle sue idee? Sicuramente. Del suo stile letterario? Non proprio.
Negli anni ‘80 spopolavano i libri della collezione Harmony, oggi metti un po’ di new age, una manciata di mindfulness, sostituisci il romanticismo con il coraggio di seguire i propri sogni e hai questa roba qui: tutta uguale per 718 pagine. Le due paginette di questionario ayurvedico mi hanno dato il colpo di grazia, come fosse un test di Cosmopolitan. E l’ho anche comprato cartaceo!…Lo lascerò su una panchina, magari faccio felice una dodicenne di passaggio.
Me lo sono trascinata per mesi sino a che non l’ho lasciato a casa di mia sorella, così “quando sono da lei vado avanti”.
Spoiler: sono stata da lei più volte e non sono andata avanti.
In questo 2026 voglio imparare a “lasciare andare i libri”, anche senza finirli - già dirlo mi sembra un affronto, ma: come dice una mia amica, la vita è troppo breve per leggere libri che non ci piacciono (aggiungerei, anche, che il tempo libero è troppo poco).
*Ho apprezzato come sono stati affrontati certi temi.
Mi aspettavo che Gianluca Gotto riuscisse con questo libro a entrare più nel vivo dell’Ayurveda, la millenaria e cosiddetta “scienza della vita” che tanto mi sta chiamando da qualche mese a questa parte. Speravo di scoprire qualcosa di nuovo e stimolante che ancora non sapessi, che mi aprisse davvero nuovi mondi e prospettive. Invece, l’Ayurveda diventa l’espediente con cui la protagonista della storia, sfiorando il tema per caso durante un viaggio in Asia meridionale, riesce a prendere consapevolezza della necessità di un cambiamento, per sciogliere alcuni nodi della sua vita. Si parla abbastanza di dosha, dell’importanza di accettare e ascoltare il proprio corpo e la propria energia senza giudizi, e principalmente su questo si ripetono spesso le pagine. Non è un brutto romanzo alla Gianluca Gotto, ma trovo che non sia la sua opera meglio riuscita proprio per questo “svolazzare” superficialmente attorno a un argomento complesso e interessante. Un po’ come un’ape che ronza tra i fiori e saltella da uno all’altro, senza fermarsi su uno. Altro appunto: è molto ridondante nella prima parte introduttiva, dove conosciamo la situazione interiore ed esteriore della protagonista… questa volta avrei sfoltito decisamente un po’ di pagine. Rimane il fatto che voglio tanto bene a Gianluca Gotto, continuerò a leggere ciò che scrive e a partecipare agli incontri che organizza; trovo che sia un’anima capace di far stare bene chi lo attornia, grazie alla sua serenità, che si vede quanto sia vera e benefica.
Gianluca Gotto ti prende per mano e ti guida in un viaggio dentro te stesso da cui non puoi tirarti indietro. Anche questo libro, come gli altri, mi rimarrà dentro. Rispetto a Succede sempre qualcosa di meraviglioso la protagonista ha più vissuto sulle spalle e forse per questo la lettura è a tratti più complessa, perché la persona di cui leggiamo è un po’ più grande e le dinamiche sono, di conseguenza, diverse. La delicatezza e l’autenticità del modo di trattare le tematiche sono però le stesse, e ti permettono di scavarti dentro cambiando il modo in cui percepisci te stesso e la realtà che ti circonda. Grazie Gianluca
Per chi non si sofferma sui dettagli, ma ama le visioni di insieme. Decisamente non per chi teme le altitudini, ma per chi ama scalare le cime. Per chi gode della fatica più che del riposo, perché la difficoltà di leggere queste pagine viene premiata dai mille insegnamenti profusi e dalla lettura di se stessi che la storia ci offre, così da farci sentire di essere "letti da un libro". non badate tanto alle recensioni, ma fidatevi della vostra voglia di leggere o meno questa storia, dalla vostra curiosità. Iniziate, fatevi questo regalo. Non giudicate dalle recensioni, ma dall'aura emanata da queste pagine. Consiglio d'iniziare, se continuare o concludere spetterà solo a voi.
Ho trovato questo libro nettamente meno piacevole rispetto ai precedenti.
Il linguaggio di Gotto, per quanto sia accessibile a tutti e di facile lettura, a volte rasenta il banale - soprattutto nel descrivere i dialoghi - con espressioni comuni e ripetitive.
La protagonista poi, per quanto abbia reazioni e comportamenti nei quali ognuno può identificarsi, è in diverse occasioni a dir poco insopportabile e all’inizio addirittura un po’ “sciapa”.
Ho avuto l’impressione che Gotto volesse provare un esperimento nuovo: un romanzo più “maturo”, dove si scende a un livello più profondo della conoscenza della psiche protagonista. Il risultato ottenuto é un potpourri un po’ artificioso di temi caldi al giorno d’oggi: salute mentale, disturbi alimentari, pensieri ossessivi, spiritualità, aborto e libertà di scelta - con l’occasionale critica al patriarcato che non guasta mai.
Il libro, poi, é eccessivamente lungo. Le prime 350 pagine potevano tranquillamente essere riassunte in una cinquantina. Dovrebbero servire a farci entrare in contatto con i pensieri e la rigidità mentale di Veronica, ma risultano un’accozzaglia ripetitiva delle stesse situazioni che vanno esacerbandosi, in un’escalation che personalmente mi ha trasmesso solo frustrazione. Ho spesso pensato: bene, quando inizia davvero la trama?
Ma, c’è un ma. Ogni volta che mi trovo a leggere un libro di Gotto, mi lascia qualcosa. Ci sono alcune scene che mi hanno coinvolta, catturata, incuriosita, in particolare i capitoli intorno alla figura di Samar - con l’eccezione del test in stile Cioè. Mi ritrovo spesso a rileggere diversi passaggi, sottolinearli e rifletterci sopra. Credo che Gotto abbia una grande capacità di trasmettere messaggi positivi in maniera semplice, coinvolgente e accessibile. Quando chiudo un suo libro, non posso non farlo senza sentire delle sensazioni estremamente positive. Anche questa volta, é stato così.
Ho l’impressione che questo sia un po’ un libro di svolta nel suo stile di scrittura e ideazione della trama - sembra quasi un primo romanzo di uno scrittore emergente. Questo mi rende curiosa di leggere il prossimo per vedere come si evolverà il suo stile.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Salvo solo la parte centrale, cioè l’incontro tra Veronica (la protagonista del racconto) e l’ayurveda, antica pratica indiana che l’autore descrive come “scienza della vita”. Questo passaggio non serve solo a far avanzare la trama che risulta fin qui molto lenta, ripetitiva, piena di banali clichè e luoghi comuni: introduce anche una nuova visione del benessere psicofisico, distante dai modelli occidentali basati sull’efficienza, e più orientata verso un percorso interiore di armonia ed equilibrio. Peccato però che sia un tema trattato con superficialità e che si risolve con 4 ricette, una pratica di meditazione e una sessione di yoga, rischiando di far passare un messaggio semplicistico, sbrigativo e gestibile con un triste questionario per identificare il proprio dosha, stile test di un giornale di gossip.
3⭐️: 700 pagine del solito schema del viaggio dell’eroe. Le prime 200 pagine di sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare, poi viaggio dentro se stessi e infine in poche pagine risoluzione di un tema così importante grazie a un ritiro di meditazione di qualche giorno. Gotto riesce a trattare in modo banale e generalizzato temi importanti quali i disturbi del comportante alimentare e in modo approfondito quello che ha imparato di recente nella sua vita e cioè l’ayurveda. Storia di una donna che dimostra che andare in terapia dovrebbe essere obbligatorio per tutti. Fine per fortuna non banale, anche se decisamente semplificata come se si potesse davvero guarire da un DCA e diventare consapevoli dei propri meccanismi e di noi stessi con un solo anno di terapia.
Nonostante tutte le altre recensioni dicano che è uguale agli altri suoi libri io non l'ho notato perchè è il primo che ho letto. Questo è un libro che ti fa salire e scendere, ti fa assaporare il vero senso della vita facendoti riflettere su cosa sia l'identità, la malinconia, la poesia e il sesso. Può un libro, anzi un'opera, scavare così a fondo nell'animo umano? Io credo di no, eppure Gotto non solo lo fa, ma lo fa con una maestria tale da eguagliare i più grandi autori dei secoli passati. Nella vita c'è un prima e un dopo alcune esperienze e credetemi, "verrà l'alba e avrà i tuoi occhi" lo è. -Davide Maria Incelli
La voce del romanzo è quella di un narratore onnisciente che ci racconta la storia di Veronica, una ragazza di successo cresciuta con forte senso delle responsabilità e con senso del dovere che, in seguito ad una scelta importante, scappa via dalla famiglia, dall'amore e soprattutto dal dolore per rifugiarsi dell'altra parte del mondo, Melbourne, dove vive una vita piena di successi e di solitudine. Questo romanzo è anche la storia di Camilla, una ragazza divenuta orfana a seguito dello tsunami che ha colpito le coste dello Srilanca nel 2006, ed è proprio qui che le vite delle due protagoniste si intrecciano fino a formare un nodo indissolubile. Il narratore ci racconta delle loro vite, delle loro debolezze, del loro passato macchiato dal dolore così profondo da costringere ad alzare muri contro il loro passato, e con il mondo, ma anche del loro "riconoscersi", del loro cammino verso la redenzione dell'anima attraverso l'incontro con i principi buddisti, e della forza di affrontare, e accettare, il cambiamento interiore se sì è in pace con sé stesse e con il mondo, e soprattutto confidando nella presenza, l'una per l'altra, nella propria vita. Le prime (circa) duecento pagine sono un focus sulla vita di Veronica, a mio parere essenziali per entrare a pieno nel suo malessere interiore, nonché quotidianità fatta di facciata: in questa fase il lettore potrebbe assorbire una sorta di malessere che potrebbe spingerlo ad avere un'avversione nei confronti della protagonista e quindi a lasciare il romanzo in sospeso ma, proseguendo nella lettura, il tutto diventa più chiaro e scorrevole e l'avversione diventa comprensione, empatia. Lo stile di scrittura è semplice, poco ricercato, ma evocativo per i paesaggi e ricco di descrizioni spirituali della cultura buddista. Lettura consigliata, ⭐⭐⭐⭐⭐
Lo ammetto: ho iniziato “Verrà l’alba, starai bene” con un certo scetticismo, quel sospetto tipico di chi ha letto alcuni libri di “crescita personale” tutti uguali. Una delle cose che più mi divertivano all’inizio era il fatto che l’autore si chiamasse Gianlu caGotto: fossi stata la sua editor gli avrei suggerito di mettere il cognome prima del nome… così, per sicurezza. Insomma, ero prevenuta. Mi aspettavo frasi fatte e buoni sentimenti in serie. E invece no: questo libro si è rivelato molto più autentico, più profondo e più umano di quanto credessi. Gotto scrive davvero bene! Le virgole sono giuste e non avete idea di quanto sia difficile trovare le virgole giuste di questi tempi! Stile pulito, scorrevole, mai sciocco; capace di emozionare senza manipolare. Qualità rara, soprattutto in un panorama dove tanti si improvvisano autori “illuminati” dopo un weekend di introspezione o inseriscono in fila pagine su pagine di elementi a caso e credono di essere la reincarnazione di qualche grande autore. C’è chi liquida con grande sicurezza libri come questo, magari senza averli letti davvero. Una sicurezza che mi fa sorridere. Perché questo romanzo dimostra che, quando c’è scrittura vera, la leggerezza non è superficialità e la profondità non ha bisogno di urlare. Basta ho finito leggetelo è carino
"CAELUM, NON ANIMUM MUTANT QUI TRANS MARE CURRUNT"
Con un libro così lungo, è difficile evitare parti lente e meno scorrevoli, ma devo dire che quest'esperienza di lettura è stata tutto sommato piacevole. Nonostante la seconda parte assomigli ad un manuale di auto-aiuto piuttosto che a un romanzo vero e proprio, mi ha comunque interessato apprendere teorie appartenenti ad orizzonti culturali totalmente diversi che risultano tuttavia straordinariamente valide se rapportate alla nostra quotidianità. In particolare, ho sviluppato una certa sintonia con la protagonista, identificandomi in parte sia con i suoi traumi passati che con le battaglie da lei combattute ogni giorno. In fuga dal proprio trascorso e dai propri fantasmi, vittima di meccanismi lavorativi e sociali malati (nonché della sua stessa ambizione), in perenne lotta con sé stessa, Veronica fugge... dimenticando la massima di Orazio secondo cui "caelum, non animum mutant qui trans mare currunt". Il malessere di questa donna viene descritto in maniera dolorosamente dettagliata, il che può sembrare ripetitivo e pesante soltanto a chi non ha mai condiviso esperienze simili. C'è tuttavia un risvolto positivo nella fuga: l'incontro con l'Ayurveda, un'antica medicina olistica originaria dell'India. Che è, in fin dei conti, un incontro con sé stessi.
"Le persone non si ascoltano. Non ascoltandosi, non sanno chi sono realmente. E non sapendo chi sono, come possono pensare di essere felici e soddisfatte? L'unico modo per stare bene è conoscere se stessi."
Su questo romanzo ho letto e sentito pareri davvero contrastanti, addirittura opposti: c’è chi lo ha amato, chi lo ha abbandonato, chi lo ha finito a fatica… A me è complessivamente e’ piaciuto e mi ha tenuto compagnia in questi giorni. Di questo scrittore avevo letto “Succede sempre qualcosa di meraviglioso” che mi aveva lasciato diversi spunti di riflessione e cui avevo dato cinque ⭐️/cinque. Ho trovato questo scritto un po’ prolisso, spesso si è dilungato un po’ troppo. Tuttavia ero curiosa di sapere cosa sarebbe successo alla protagonista e questo ha fatto sì che non riuscivo a staccarmi.
Veronica fugge dall’Italia e prova a ricominciare una nuova vita in Australia. Nel tempo però si renderà conto che non si può scappare da sé stessi e dai propri dolori ma occorre affrontarli per poterli davvero superare e ricominciare una nuova vita. Non sarà facile per lei ma grazie a una persona che compare all’improvviso nella sua vita inizierà il suo percorso interiore per ritornare a sorridere, perché anche per lei “verrà l’alba” e“starà bene”
Mi ha colpito meno dell’altro suo romanzo che ho citato ma comunque è meritevole di essere letto.
Ammetto di avere un debole per questo autore: ho letto tutti i suoi libri e sono sempre contenta quando ne esce uno nuovo. Prima di approcciarmi a questo ultimo romanzo, che considero abbia qualcosa in più rispetto ai precedenti, ho avuto la fortuna di assistere dal vivo alla presentazione del libro, che mi ha molto incuriosita. Le aspettative non sono state deluse. I temi “core” dei suoi romanzi li ho trovati anche qui: sofferenza, viaggio, filosofia orientale, rinascita e non solo… e in una chiave un po’ più “matura”. Le tematiche sono affrontate come sempre con molta delicatezza. Il libro conta più di 800 pagine, nella prima parte forse si dilunga un po’ troppo, ma è comunque molto scorrevole e piacevole. Ho personalmente apprezzato moltissimo l’approfondimento sull’ayurveda, di cui conoscevo ben poco e che ho trovato molto interessante. Un bel viaggio tra Australia e Sri Lanka, ma soprattutto un bel viaggio interiore con tanti spunti di riflessione.
La fiducia nelle valutazioni insolitamente alte di questo romanzo mi ha portata a sceglierlo come unico libro cartaceo in un volo di 10 + 3 ore. Fiducia mal riposta, perché se non fossi stata priva di alternative non sarei arrivata alla fine.
Avrebbe voluto essere la catarsi di una protagonista in burnout e zeppa di traumi da ex sportiva professionista ora event manager anoressica, invece è un’accozzaglia di banalità in cui lei - sparita nel nulla in Australia per sei anni dopo un evento drammatico - si accorge che ama ancora lui, prende un volo per tornare in Italia a trovarlo peccato che lui risponda alla dichiarazione appassionata via e-mail “che fai, ora sono sposato” allora lei scende allo scalo e rimane in Sri Lanka dove salva una che si vuole suicidare nell’oceano, scopre l’ayurveda e tramite un quiz sul dosha e una dieta a base di cibi non piccanti (e successivo pippone di 200 pagine) ritrova se stessa e anche se lui ha capito che la rivuole infine sceglie di fare la cosa giusta.
No, no e no.
This entire review has been hidden because of spoilers.
non l'ho finito😭 and I'm really sorry about it, because I like Gianluca Gotto, his way of telling stories and using words. This time the story dragged the protagonist's issues and obsessions far too long without explaining until further down the story - that made me feel heavy, confused, and a little bit bored at times. La narrazione mi è risultata ripetitiva e quasi senza scopo, visto che il background viene svelato (in piccolissime parti) molto avanti nel libro (troppo, per me). Continuo a sostenere che Gianluca Gotto sia un bravissimo scrittore, peccato per questo romanzo.
La storia di una donna che si allontana da un forte dolore lasciando la sua città d'origine, una famiglia pretenziosa e l'amore di una vita. Ricominciare da zero non è mai facile e Veronica lo fa come un treno in corsa che non permette a sé stessa di fare alcuna fermata... Ma spesso è vita metterti davanti a certe necessità e dopo un tentativo di ritorno al passato incontra Camilla, grazie alla quale inizia il suo percorso di rinascita da lei condiviso, perché spesso condividere aiuta ad affrontare dolori della vita che ti stavano facendo sprofondare. Veronica affronta finalmente la sua famiglia e riesce col tempo ad approcciarsi alla vita in una diversa modalità che le permetterà di vivere più serena.
Un bel libro, con alcuni tratti che non erano di mio interesse, ma dai profondi spunti di riflessione! Dal finale mi aspettavo qualcosa di un po' più forte visto il suo inizio, ma posso dire che la storia di Veronica mi è piaciuta e mi ci sono ritrovata in alcuni momenti, mentre da Teo mi sarei aspettata qualcosa in più.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Questo libro è un viaggio, dentro se stessi, nella cultura di altri Paesi, nella mente e nella vita di altre persone. È un libro che può insegnare tanto su come guardare il mondo, come comunicare, come prendersi cura di se stessi e crescere. Sono felice di averlo letto e di essere cresciuto insieme alla protagonista.
(Non finito) Fosse stato più corto, avrei fatto uno sforzo, ma a pagina 78 ho deciso di chiuderla lì. Non conoscevo Gotto, pur avendo letto tante recensioni (entusiastiche) ed averlo visto in testa alle classifiche. A questo punto mi sono detta: perché no? Ho provato con questo che è il suo ultimo libro e... niente da fare, non è roba per me. Storia scontata e banale, scene lunghissime, ripetitivo, dialoghi elementari. Ora lo so. Chiedo scusa ai suoi tanti sostenitori e ammiratori, il mondo è bello perché siamo vari
questo libro proprio non mi va giù, specialmente per come è scritto, non mi piace; inoltre, questo libro mi ha confermato che i mattoni non fanno per me. ho un altro libro di questo autore in TBR, speriamo sia migliore di questo...
Le prime 200 pagine, a mio parere, sono molto interessanti: la scrittura coinvolge, i temi incuriosiscono e c’è una buona spinta narrativa che invita a proseguire. Poi però il romanzo si perde. I capitoli iniziano ad assomigliarsi tutti, ripetendo dinamiche e riflessioni senza aggiungere nulla di realmente nuovo. La trama ristagna!!! Personalmente l’ho trovato tremendamente noioso dopo 200 pagine. Soporifero, persino: per chi, come me, legge di notte, è stata una vera e propria iniezione di sonno.
Scusate ma io sono sempre una fan di Gotto. Questo romanzo tratta temi a me molto cari e ha uno stile di scrittura decisamente più maturo dei precedenti. Seppur siano presenti i soliti temi ricorrenti di tutti i suoi libri, questo è stato il più emozionante, a tratti commovente.
4.5 ⭐ Mi è piaciuta molto la caratterizzazione del personaggio di Veronica, il suo dolore e le sue difficoltà mi sono sembrate molto reali. È un libro che si legge facilmente pur nella complessità delle tematiche affrontate. Ho però trovato l'epilogo un po' affrettato e semplicistico - considerando che è un libro di più di 700 pagine.
Sempre ben scritto ma oramai le trame iniziano a somigliarsi un po’ troppo. Non ho apprezzato la banalizzazione dell’Ayurveda. Una scienza millenaria , molto più complessa di quanto possa sembrare dalla lettura del libro.
Leggendo il libro hai davanti quasi la sceneggiatura di un film: due protagoniste imperfette, nel loro viaggio di dolore e rinascita. Scorrevole e perfetto come libro sotto l'ombrellone. Eppure, il tentativo di Gotto di esplorare l'universo della sofferenza femminile (in primis: aborto e disturbi alimentari) è quasi incompiuto: paragrafi spesso ripetitivi e tendenti al banale (che ci sia dietro qualche aiutino di chatgpt?), i caratteri delle protagoniste sono portati all'estremo per tutto il libro e poi - quasi di botto - l incontro con precetti buddisti e ayurvedici le guarisce e redime nelle ultime 100 pagine (delle totali 700)...avrei preferito vedere un percorso di guarigione più lineare. La storia è forte e innovativa, ma forse Gotto poteva lavorare un po' di più sull'arco narrativo e focalizzarsi meno sulle descrizioni ayurvediche (c'è persino un test quasi da rivista: che dosha sei?).
This entire review has been hidden because of spoilers.