Difficile parlare di questo libro. A tratti, soprattutto nelle prime storie dei paz, sono stato tentato di mollarlo. La scrittura era poco chiara, tendente a un "lirico" non tanto riuscito e, come riportato anche da altri, mi sembrava volta a romanticizzare un po' la figura del paziente che si serve dei servizi psichiatrici. Eppure, sarà la premessa molto sobria, sarà la possibilità data ad altre storie - penso a quella sul Papa - sarà la scrittura che via via diventa più definita, rotonda e trasparente, alla fine l'ho finito e son contento di averlo fatto. Le parti finali su Tornior, Sorrentino e Colnaghi sono le più compiute e le più belle, quelle in cui l'autrice, mi sembra, riesce a far dialogare l'anima "informativa", di documentazione, con l'anima, ci sta, lirica.