Che ne è di noi, quando smettiamo di abitare il mondo e iniziamo a visitarlo come un set? Marino ci racconta con lucidità filosofica e ironia spietata la nostra condizione: turisti della realtà, spettatori di una vita che vale solo se diventa contenuto.
Non è più l’uomo al centro, ma il contenuto: l’ordinario deve essere virale, la spontaneità è un format, l’autenticità un brand.
Eppure, Turisti della realtà non si ferma alla diagnosi. Ci invita a rallentare, a coltivare l’attesa, ad accettare l’incomprensibile e ad abitare la vita non come turisti, ma come narratori.
Un saggio che è insieme specchio e bussola: ci mostra l’alienazione digitale e ci suggerisce un atto di resistenza – la bellezza di vivere “alla deriva”, contro la dittatura del contenuto.
Da leggere assolutamente.