Fino a che punto possono ferire le parole degli altri, i gesti, i pregiudizi? Per Teresa Manes non ci sono domande più importanti di questa. È così da quando suo figlio Andrea si è tolto la vita il 20 novembre 2012, senza dare spiegazioni, a soli quindici anni. Da allora Teresa ha trasformato il suo dolore in una missione, tesa a sensibilizzare adulti e ragazzi sui temi del bullismo e del cyberbullismo. E in questo libro, scritto poco tempo dopo la morte di Andrea, racconta quei momenti terribili con una voce sincera e intensa, senza filtri e senza sconti. Racconta la sua sofferenza. Racconta la ricerca di un senso. Soprattutto racconta Andrea, una vittima che non è riuscita a gridare il suo dolore. Lo fa per chi, oggi, sente lo stesso dolore e non è capace di sfogarlo, e per chi provoca quel dolore senza saperlo. Perché dalla tragedia di Andrea possa nascere consapevolezza, insieme a un messaggio di "Finché saremo capaci di amare, saremo capaci di vivere appieno le nostre esistenze".
« Voltando la testa, lo sguardo mi si posò sul coperchio della bara poggiato sul lato sinistro e opposto. In radica di noce, con un Cristo sulla croce e con la targa ottonata su cui lessi inciso: Andrea Spezzacatena. Quel coperchio mi evidenziò che, presto, ci sarebbe stata la separazione definitiva...anche dal suo corpo! Dopo, dovevo trovare altre energie per capire la ragione della sua morte assurda! Confessai a Beatrice che, nonostante lo avessi visto, morto, in quella bara, non lo avevo mai veduto così bello... ma bello veramente. Avevo tentennato un po' prima di dirle questo, per la paura che quel pensiero potesse essere mal interpretato. Il coraggio di dirlo lo trovai solo dopo averne intuito la motivazione...Era così bello perché IN PACE!»
4 ⭐️ Come scrive Erich Fromm, è tragico che la maggior parte delle persone muoia prima ancora di cominciare a vivere. Andrea si è suicidato con un pigiama addosso e una sciarpa intorno al collo. A trovarlo: il papà e il fratello più piccolo. Da subito si scopre che dei bulli avevano aperto un profilo falso con il nome “il ragazzo dai pantaloni rosa”, che poi, come afferma la madre, erano solo pantaloni sbiaditi dal lavaggio che Andrea non voleva buttare. Oltretutto è stato distorto il suo profilo, perché Andrea amava una ragazza la quale non ha mai ricambiato. La scuola se ne è lavata le mani, e due anni dopo la scomparsa di Andrea, la magistratura chiuse il caso disponendone l'archiviazione. Teresa, la mamma, ha dedicato la vita al contrasto del bullismo e del cyberbullismo girando in tutte le scuole di Italia. Una storia che mi ha fatto commuovere…
Libro molto intenso: si vede che colei che scrive non è mica una scrittrice (troppe virgole, troppo discorso diretto libero), ma una donna e una madre che ha usato la penna del cuore. Se volete una finestra su una realtà intima e struggente, è il libro per voi.
Ho avuto l’opportunità di incontrare Teresa Manes e di ascoltare la sua testimonianza intensa e toccante. La sua forza, unita a una straordinaria capacità di trasformare il dolore in impegno civile ed educativo, mi ha profondamente colpita e ispirata.
Nel suo libro/diario “Andrea oltre il ragazzo dai pantaloni rosa”, che ho divorato in un pomeriggio, l’autrice racconta con coraggio la tragica storia del figlio Andrea, vittima di bullismo e pregiudizi, e attraverso le sue parole ci consegna una riflessione autentica sul valore della diversità, sul bisogno di accoglienza e sull’importanza di non voltarsi mai dall’altra parte.
Da docente di scuola secondaria di primo grado, sento con particolare intensità la responsabilità di educare i ragazzi non solo al sapere, ma anche e soprattutto al rispetto, all’ascolto e all’empatia. La testimonianza di Teresa Manes diventa allora uno strumento prezioso per lavorare in classe su bullismo e cyberbullismo, aiutando gli studenti a sviluppare una maggiore consapevolezza delle conseguenze che parole e azioni possono avere sugli altri.
Questa lettura mi ha confermato quanto sia necessario continuare a sensibilizzare le nuove generazioni: per costruire una scuola e una società in cui nessuno debba sentirsi escluso, giudicato o solo. Il messaggio che Teresa Manes ci lascia è chiaro e potente: dall’esperienza del dolore può nascere un impegno collettivo per il bene di tutti.
Prima ho guardato il film e poi ho letto questo libro. Sono due cose diverse perché nel film si vede la vita del ragazzo mentre nel libro vediamo il racconto di una mamma piena di dolore dopo la morte del figlio. Mentre lo leggevo mi arrivava nel cuore come pugnalate. Consiglio sia di leggere il libro perché è il racconto di una mamma piena di dolore, ma che è riuscita a saper contenere quel dolore per parlare di suo figlio a tanti ragazzi, che di guardare il film perché anche lui ti arriva al cuore.