Sangue marcio è il primo libro scritto da Antonio Manzini, e non avrei mai potuto evitare di leggerlo, perchè il suo modo di scrivere mi affascina, le sue trame sono sempre lodevoli.
Invece ho commesso un grande errore, dare per scontato che ogni libro pubblicato da uno scrittore che conosco e apprezzo possa necessariamente essere degno di lode, questo romanzo ha una trama fallace in mille punti diversi, si capisce subito il colpevole, le descrizioni di violenza sono troppe e troppo esplicite, non perchè in altri thriller non lo siano, ma qui sono esagerate e dato il tema avrei gradito un modo di raccontare più soft.
Il presente e il passato di Pietro e Massimo, il primo diventato un giornalista e il secondo un commissario di polizia, Pietro rivive il ricordo del passato, la sua vita quando erano piccoli, quando la sua famiglia benestante ha fatto i conti con l'arresto del padre, accusato di essere "il mostro delle Cinque Terre" perché ciò che commette avveniva nella loro casa al mare ligure.
Pietro e Massimo hanno una vita diversa, Pietro è costretto a studiare in un collegio, lui introverso e spaventato da tutto deve cavarsela da solo, deve reagire alle violenze che subisce e a sua volta sarà lui stesso ad infliggere le stesse violenze ad altri studenti del collegio, Massimo è sempre riuscito a reagire, impulsivo, estroverso, lui sa come comandare anche se poi saranno i martini ad essere la sua unica consolazione.
I due fratelli si incontrano mentre stanno dando la caccia ad un serial killer che uccide donne bionde con occhi azzurri, non lascia traccia, è esageratamente meticoloso e non si comprende cosa possa legare questi omicidi tra loro, tranne per la descrizione fisica delle vittime.
Pietro cerca di parlare con il fratello, non accetta che possa separarsi dalla moglie e sa che la causa principale è la mancata cattura dell'assassino, ed è per questo che vuole aiutarlo, sa come aiutarlo e sa che è l'unico gesto che può compiere per amore nei confronti di Massimo.
Tra una descrizione di violenza e l'altra capisco subito cosa sto leggendo, mi rendo conto delle intenzioni di Antonio Manzini, capisco che la trama può essere interessante se solo fosse meno angosciante leggere i dettagli, se solo fosse meno evidente chi sia il colpevole e il perché uccide, ma capisco anche gli intenti dello scrittore in questo romanzo e che non era incentrato sugli omicidi e sull'assassino, ma sulla storia in sé, sulle violenze subite e perpetrare, sul passato e su come abbia influito sul presente, sulla sofferenza, sul dolore, su tutto ciò che si subisce e sulle relative reazioni.