Ela fugia do seu passado. Ele escondia o seu. Até onde pode ir um amor construído sobre ruínas?
Há lugares que nos atraem como um íman.
Há amores que nos marcam como uma cicatriz.
Sozinha e sem dinheiro, Mireya muda-se para a gélida Filadélfia para tentar a sua sorte. A vida mastigou-a e cuspiu-a demasiadas vezes, mas, ainda assim, não o suficiente para que desistisse de si própria. O milagre de que andava há procura há tanto tempo parece concretizar-se quando se depara com um letreiro de néon azul, a cintilar como um farol no negrume da noite.
Excêntrico e exuberante, Milagro's é um lugar capaz de encantar qualquer um que atravesse a sua porta, incluindo Mireya, que, com a teimosia de quem já não tem nada a perder, consegue um trabalho no clube. Mas o Milagro's é mais do que um simples clube exclusivo. Por detrás das portas fechadas, para lá do brilho e das luzes do palco, entrelaçam-se destinos e sussurram-se segredos. Os mais sombrios estão concentrados no rosto duro e cativante de Andras, o chefe de segurança.
Mireya e Andras trazem gravadas na pele as mesmas cicatrizes, pois ambos tiveram de aprender a lutar para sobreviver. Entre os dois é ódio à primeira vista. E, no entanto, continuam a cruzar-se, como se uma força misteriosa – que não compreendem nem conseguem contrariar – os atraísse, unidos por um fio mais forte do que o próprio destino.
O NOVO ROMANCE DA AUTORA DO BEST-SELLER FABRICANTE DE LÁGRIMAS
Fondamentale iniziale disclaimer: ho tutto il diritto di recensire questo romanzo come mi pare. Come ci sono persone a cui è piaciuto, ci sono persone che al contrario non l’hanno apprezzato e, visto che io faccio parte del secondo gruppo, ho la libertà di dire la mia e argomentare quanto voglio per spiegarmi.
Avevo letto Il fabbricante di lacrime in tempi ancora non sospetti, quando era “solo” un romanzo famoso su Wattpad, e non mi era piaciuto per svariati motivi. Ho comunque deciso di approcciarmi a quest’ultimo romanzo da un lato con la speranza che il lavoro in casa editrice avesse portato a una scrittura più matura, dall’altro perché sono convinta che Erin Doom abbia un potenziale che deve essere ancora sgrezzato. A posteriori mi rendo conto che avremmo potuto benissimo continuare a vivere su due rette parallele.
Detto ciò, iniziamo con la recensione. Per ovvi motivi, troverete degli SPOILER.
Stigma è un romanzo oggettivamente brutto. Nel corso della lettura, infatti, ho notato diverse problematiche che non si possono trascurare e che hanno reso un’idea buona in potenza un disastro in atto.
Il primo grosso problema è il modo in cui è scritto. Non si può negare un miglioramento dal punto di vista stilistico, visto che le sbrodolate metaforiche sono stata ridotte drasticamente a favore di una scrittura più svelta e asciutta. Tuttavia, non sono neppure state rimosse del tutto, come dimostrano gli ultimi capitoli del romanzo in cui l’autrice si è lasciata prendere la mano ed è tornata ai fasti delle sue opere precedenti: si hanno infatti pagine e pagine infarcite di metafore e similitudini a tema floreale e galattico – molto spesso senza neppure un senso logico –, anche in momenti in cui sarebbe stato meglio proporre una narrazione più cruda e immediata. Per esempio, l’uso nelle scene più “spinte” tra i protagonisti ha portato a una ripetitività atroce, che le ha rese troppo lunghe, noiose e assolutamente vuote di contenuto. Oltretutto, non ho apprezzato la scelta di associare una scrittura di questo tipo alla tematica della dipendenza da droghe, visto che ha dato un taglio più stucchevole e fiabesco a qualcosa che, al contrario, avrebbe dovuto colpirmi come un pugno e lasciarmi senza fiato. Non è necessario essere poetici sempre, anzi, così come usare metafore e similitudini non implica necessariamente un’elevazione dal punto di vista stilistico. Buona scrittura è saper dosare, ed Erin Doom – e chiunque l’abbia editata in casa Salani – non ha ancora imparato a farlo.
Sempre rimanendo nel mondo dello stile, vorrei anche aggiungere che i due protagonisti hanno una voce estremamente simile. Nel capitolo conclusivo dedicato ad Andras, infatti, non sono riuscita a evidenziare una così grande differenza tra la sua voce narrativa e quella di Mireya se non nell’uso di termini più diretti e volgari – ma per il resto il registro è identico. Nell’economia di questo romanzo non è un grande problema, visto che il pov di lui appare solo una volta, ma è qualcosa su cui lavorare se nel successivo gli si vuole dare più spazio.
Altro aspetto terribile dello stile è la ripetitività di espressioni e parole. A parte le (ab)usate metafore floreali e spaziali, ogni volta che la protagonista descrive Andras vengono utilizzati i seguenti termini:
- virile, maschile e altre varie declinazioni per far ricordare al lettore che lui è un uomo, sia mai che si capisca il contrario
- possente, aggettivo che una volta è stato associato anche ai polmoni e mi ha fatto ridere non poco
- indecente, soprattutto nel sorriso e nell’atteggiamento
- compatto, imponente e altri modi per dire che ha una muscolatura che lo fa sembrare un blocco di cemento armato
- bruciante e caldo, in versione termosifone lasciato acceso al massimo durante l’inverno e poi vedi che bolletta dell’acqua ti arriva qualche mese dopo
Alla quarta volta che viene descritto usando ancora questi termini mi sono cadute le braccia. Apprezzo che l’autrice si sia sforzata di delinearlo, al contrario di Mireya – che è rimasta con poco volto e fisico fino a metà libro –, ma ripetere le stesse cose più volte rende la narrazione solo noiosa. Il lettore non è idiota: basta una descrizione fatta bene. In più, tutto ciò è in tell, cosa che quindi rende ancora più pesante ed evidente l’utilizzo smodato di questi termini. Se almeno ci fosse stato un po’ di show, non sarebbe risultato così faticoso.
Spostandoci sul secondo grosso problema, mi tocca parlare delle tematiche trattate. Nell’intervista a Che tempo che fa, l’autrice ha affermato che le piace indagare contesti difficili, con personaggi e tematiche non semplici e molto lontane dalla sua realtà. Apprezzo il coraggio e l’intento, ma se i risultati sono questi o è necessario fare ricerche più approfondite, o darsi a qualcosa che si conosce. Nel romanzo si parla di dipendenze e di abusi. Riguardo alle prime, si ha la dipendenza da oppiacei della madre di Mireya e la dipendenza affettiva malata che nasce tra madre e figlia nel corso degli anni, mentre i secondi riguardano ancora una volta la vita di Mireya con la madre e ciò che accade a Coraline, sorella – o sorellastra? – di Andras, prima di scappare dal padre. Nella parte finale si intuisce che anche Andras abbia subito la sua dose di abusi tra le mura domestiche, ma immagino che questo sarà approfondito nel prossimo volume.
Partiamo quindi dalle dipendenze. Come si può intuire da ciò che ho detto riguardo allo stile, non ho apprezzato la trattazione fatta. C’è qualcosa di stucchevole, vagamente romanticizzato, che si sarebbe potuto evitare. Il capitolo in cui Mireya parla del suo passato ha dei momenti narrativi interessanti, questo bisogna dirlo, ma la loro potenza è distrutta dalle metafore floreali e un conclusivo “Mamma, se ti disintossichi per me non funzionerà mai. Devi farlo per te! Devi amarti!” con la madre che ovviamente torna al centro di recupero con la coda tra le gambe – come se questo discorso non le fosse mai stato fatto prima. Anche la questione del rapporto malato che le lega è trattata nel momento decisivo all’acqua di rose – quando invece, in precedenza, alcune cose mi avevano convinta, come per esempio la reazione esplosiva di Mireya quando James le strappa il cellulare. La co-dipendenza malata che lega madre e figlia, che ricorda appunto il rapporto che la donna ha con gli oppiacei, viene risolta in un perdono e ammissioni di colpa mormorati tra le lacrime durante una scena frettolosa e stucchevole che non mi ha soddisfatta e, peggio ancora, non è stata in grado di far capire la sofferenza profonda che intercorre tra le due. E tutto questo perché? Semplice: l’autrice ha deciso di dare molto più spazio ad Andras, il cui pensiero costante e ossessivo cancella qualsiasi altra riflessione possa fare la protagonista. Per darvi un esempio, il capitolo successivo alla ricomparsa della madre contiene una simpatica scenetta soft-porn tra i due protagonisti – giusto per ricordare quanto Mireya sia distrutta da ciò che le è accaduto qualche ora prima e sia preoccupata per la madre.
Riguardo poi gli abusi, anche qui c’è poco da dire se non male, male e ancora male. Già solo il fatto di inserirli come un aspetto secondario fa capire quanto la trattazione non sia stata ottimale – per non dire di peggio. Gli abusi psicologici costanti subiti da Mireya durante le fasi peggiori della dipendenza della madre sono buttati come elemento di contorno, per quanto alcuni effetti si vedano all’inizio della narrazione. Solo in parte, però, visto che appena Andras le entra nei pensieri tutto va in secondo piano senza passare dal via. Ciò che accade a Coraline è invece inserito in modo così irrispettoso e inutile da lasciarmi senza forze. Che reazione dovrei avere nello scoprire che il padre di Andras la molestava? Dovrei sentirmi dispiaciuta? Mi piacerebbe, ma dal momento che questa cosa è usata solo come elemento per aggiungere un ulteriore tocco di tragicità al personaggio a me dice poco – e me la fa etichettare come ennesima scelta narrativa inutile che, di solito, è usata per allungare il brodo nelle fan fiction.
Penso che il grandissimo problema di questo romanzo stia proprio qui: nella decisione di affrontare queste diverse tematiche delicate e di affiancarle a una storia d’amore – perché quella tra Mireya e Andras, checché se ne dica, è una storia d’amore – che le schiaccia e le cancella. E non perché tra i due nascano dei sentimenti così appassionati che portano a dimenticarsi del resto, ma perché l’autrice sceglie volontariamente di dare più spazio a loro che al resto. L’esempio che ho riportato poco fa è molto significativo, ma potrei farne benissimo altri. Ciò, inutile a dirsi, impatta anche sulla trama. La narrazione procede a singhiozzo, con capitoli fatti di nulla e altri invece stracolmi di informazioni, e segue dei binari che non conducono a niente. Perché purtroppo il romanzo si conclude con un nulla di fatto: i personaggi non crescono, l’unica linea di trama che si tenta di portare avanti – ovvero quella della riabilitazione della madre – è conclusa in modo ridicolo, sono aggiunte sottotrame che avrebbero potuto essere lasciate da parte e il tutto si chiude con Andras che rinfaccia a MIreya che lui è stato in grado di amare. Oltretutto, mettere come capitolo finale un riassunto da punto di vista di Andras dell’intero libro è una scelta a mio parere molto cheap e che dimostra quante pagine si sarebbero potute tagliare.
A questo punto, qualcuno potrebbe dirmi: “Ma, Rebecca, è solo il primo volume!”
Ne prendo atto. Però, esiste una cosa bellissima chiamata struttura in tre atti, e un libro che rimane incastrato al primo atto, visto che non si può parlare di un effettivo svolgimento delle vicende, mi dice poco. Non c’è climax o costruzione, solo un ripetersi ossessivo delle stesse dinamiche – Mireya che fa arrabbiare Andras, Mireya che fa cose che non deve e si sorprende che ci siano delle conseguenze, Mireya che pensa alla madre ma si dimentica subito, Andras che si comporta come un animale – che alla lunga stufa e basta. Di conseguenza, un secondo volume a questa storia non serve perché non esiste nessuna storia. Sono cinquecento e passa pagine in cui i personaggi più o meno interagiscono tra loro ma non combinano in effetti niente.
E, visto che li ho citati, direi che è arrivato il momento di affrontare la caratterizzazione dei personaggi. Ovvero di Mireya e Andras, perché tutti gli altri sono delle macchioline dimenticabili – quando invece alcuni avrebbero potuto essere anche interessanti da approfondire.
Mireya è, purtroppo, una classica pick me girl. Per quanto l’autrice ci tenga a dire più volte che ha sofferto, che la sua vita è stata dura, che ormai non ha più niente e che non è in grado di rapportarsi con gli altri se non con morsi e parole cattive… alla fine esce fuori come una ragazzina sicuramente un po’ sofferente – perché qualche briciola si è vista –, ma soprattutto arrogante. Non c’è altro modo di descriverla. È l’unica con dei problemi, l’unica che è stata tradita dalla vita, l’unica che deve essere ascoltata quando le accade qualcosa. Il modo in cui si rapporta con Zora, che è la sua datrice di lavoro, è ai limiti dell’assurdo, e il fatto che lei non la cacci solo perché Andras l’ha minacciata di chiudere il club in caso contrario rende il tutto ancora più ridicolo e stomachevole. Oltretutto, non ho apprezzato per niente il fatto che finge di non avere nessuna consapevolezza di sé stessa dal punto di vista fisico: per la prima metà del libro si dipinge come un brutto anatroccolo, ma appena avviene il makeover per la Velvet Night ci tiene subito a far sapere di essere perfettamente consapevole di essere una figa stratosferica. Per poi tornare a dire che non è niente di che. Certo, l’ho apprezzata molto più di Nica perché almeno la sua personalità non è costruita attorno a un’unica caratteristica e ha dalla sua un minimo di intraprendenza, però c’è un serio cozzare tra quello che viene detto di lei e il modo in cui è fatta agire. Ciò che ho visto non è un personaggio rotto, ma solo una ragazzina viziata e con un pessimo senso di autoconservazione – e probabilmente il tema della dipendenza è trattato così male anche perché lei non risulta credibile.
Riguardo ad Andras, che nel corso della lettura ho rinominato animale, il discorso è leggermente differente. C’è infatti una sorta di coerenza tra le intenzioni dell’autrice e la messa su carta, visto che è descritto come uno stronzo asociale e vagamente psicolabile e agisce di conseguenza. I motivi non sono spiegati, anche se appunto immagino siano legati al suo passato e al rapporto conflittuale col padre, nonché che saranno “affrontati” nel prossimo libro. Il problema è un altro, ovvero che è un Rigel che si è dato alla violenza. I due personaggi sono interscambiabili, descritti allo stesso modo, che parlano allo stesso modo e che agiscono quasi allo stesso modo – visto che Andras è comunque molto più violento ed esagerato nelle sue azioni. Quasi mi aspettavo una scena con lui che suona il pianoforte, per dire. Per lo meno, il capitolo finale dal suo punto di vista mi ha permesso di capirlo un pelo meglio e mi ha fatto fare delle sane risate mentre descriveva Mireya al mio stesso modo durante le loro prime interazioni. Poi, purtroppo, è arrivato l’amore e mi è stata tolta anche questa soddisfazione.
Tutti gli altri personaggi, invece, non esistono. Ci sono delle figure che ruotano attorno a loro, ma nessuno ha una caratterizzazione degna di questo nome. Zora è fatta di carta velina, e poco importa se Mireya continua a blaterare su quanto sia forte e indipendente se non la si vede mai agire in questo modo – e pov di Andras conferma solo tutto questo. Ruby è l’immancabile amica che amica non è, visto che la protagonista la tratta come una pezza per i piedi, ma che comunque continuerà a strisciare verso l’altra perché non ha un briciolo di costruzione. James ha del potenziale, visto che nella sua semplicità risulta molto umano, ma purtroppo nella parte conclusiva sparisce del tutto. Carmen, Ollie e la madre di Mireya sono delle comparse a tutti gli effetti. Coraline è apparsa solo per mezzo capitolo col ruolo di portare scompiglio nella quasi-tranquillità instauratasi tra Andras e Mireya – e poco importa se ci venga detto in tutti i modi possibili che è bellissima, meravigliosissima, buonissima, una principessa fuggita dal suo personale orco, perché tanto queste cose sono solo raccontate.
Altro problema è il fatto che Mireya e l’animale si innamorano perché sì¬. C’è qualche interazione e scambio tra loro, per quanto sempre burrascoso e infantile, però non sono riuscita a individuare qual è stato l’esatto momento che li ha portati dal non sopportarsi – non parliamo di odio, che sono solo entrambi a fare a capricci – a provare qualcosa l’uno per l’altra. Fin dall’inizio, infatti, Mireya non fa che ribadire quanto Andras sia bello e non riesca a non essere affascinata da lui, mentre quest’ultimo non può fare a meno di andare in tilt perché le ricorda Coraline, il suo grande amore passato. Le giuste basi per una relazione sana, mi dicono.
Arrivata qui, desidero anche aprire una minuscola parentesi riguardante il fetish dell’autrice – perché a questo punto non si può chiamare in nessun altro modo – per le forbidden relationships, in particolare quando riguardano fratello e sorella. Tre libri ha scritto, tre ruotano attorno a delle relazioni tra parenti:
- Ivy e Mason che si presentano come cugini (che poi non lo siano davvero è un dettaglio)
- Nica e Rigel che son fratello e sorella, per quanto non di sangue
- Andras e Coraline che sono… fratellastri? Effettivamente fratello e sorella? Ammetto di non averlo capito, visto che la genealogia della famiglia è buttata a caso nella narrazione con tanto di nomi di personaggi mai visti e sentiti prima. Da quel che ho compreso, hanno un effettivo legame di sangue, il che non rende Andras migliore del padre
Mettendo da parte il fatto che è un trope che a me non piace, visto che si ricade in qualcosa di soggettivo, ciò che mi lascia più perplessa è stata la scelta di proporre ancora una volta la stessa identica meccanica. Perché non è messo solo come dettaglio o un elemento di caratterizzazione, ma è il principale motivo per cui sarà necessario almeno un altro romanzo prima che Andras e Mireya si mettano insieme. E io non ci sto, mi dispiace: sono tra le prime persone a dire che è inutile parlare di originalità e che l’importante è come vengono rielaborate le idee, ma qui si sfiora il limite del ridicolo con l’autrice che plagia se stessa. Oltretutto, detta in maniera molto diretta, ma che grandissimo schifo. Il fatto che Andras inizi a interessarsi a Mireya perché gli ricorda la sorella che si scopava mi disgusta. Punto.
[e siate contenti che questo è l’unico angolo in cui mi sono lasciata andare a termini più forti]
Infine, a conclusione di questa recensione titanica, non mi rimane che parlare dell’ambientazione. O meglio, del fatto che non esiste. Ormai è quasi un anno che vivo negli Stati Uniti, proprio sulla costa orientale – per quanto non a Philadelphia –, ma non credo che avrei applaudito al lavoro fatto qui se fossi rimasta a Milano, visto che i personaggi si muovono nel nulla. Non c’è mezza descrizione della città, se non qualche accenno alla zona di Kensington pieno di un pietismo, patetismo e stereotipato da dare la nausea e un continuo rimando al Natale e le lucine in giro, e l’unico ambiente tratteggiato è il Milagro’s – per quanto in maniera abbastanza blanda. Avrei potuto passarci sopra, considerando che ci sono ben altri problemi, se non fosse per la totale mancanza di una conoscenza degli Stati Uniti anche negli aspetti più basici. Mireya che pensa di poter sostenere le spese mediche della madre e pagare l’appartamento da sola con uno stipendio da barista fa tenerezza, così come il fatto che si sorprenda per le mance che riceve – quando sono obbligatorie, perché altrimenti camerieri e ristoratori fanno la fame. Così come mi ha sorpreso come lei e la madre non siano andate direttamente sul lastrico e abbiano svuotato il fondo per il college dopo che Mireya ha subito un’operazione alla milza. O ancora che la prima reazione di Mireya nel vedere Andras ferito sia stata quella di chiamare un’ambulanza, quando qui c’è gente che preferisce morire dissanguata mentre guida verso un ospedale piuttosto che indebitarsi a vita. E James col motorino? Altra grande tenerezza, visto che qui non sono usati. Insomma, fosse stata ambientata a Trezzo sull’Adda sarebbe probabilmente risultata più realistica, ma come al solito si preferisce puntare a fare gli internazionali senza avere idea di cosa si sta scrivendo.
le prime e le ultime 100 pagine total random a cazzo lei deficiente lui un maniaco i personaggi insopportabili la trama bo aspettando la prox opera di erin doom🫦🔥
Teoricamente dovrei aspettare almeno qualche ora per far sbollire la frustrazione verso questo libro ma non ce la faccio. Erin Doom perché ti odi così tanto da restare in una casa editrice che usa i tuoi contenuti lucrandoci sopra e prendendoti pure in giro? Un qualsiasi editor con un minimo di competenza avrebbe preso queste 500 pagine e le avrebbe ridotte in 200. L'ho finito poco fa e io non saprei dire la trama perché fondamentalmente non c'è una trama, è un 500 pagine (evidenzio questo aspetto del libro perché mi sembra assurdo che una qualsiasi persona non abbia detto all'autrice "non credi che sia un po' troppo?") di "io odio Andras". È finita la scuola ma questo libro mi fa tornare alle interrogazioni di letteratura in cui devi fare la parafrasi per capire anche solo una frase. Non nego che sono dovuta tornare indietro e rileggere numerose pagine perché, detto sinceramente, non le capivo. Non è possibile che in ogni pagina trovi 2 metafore (se ti va bene) che non hanno nemmeno senso. "Lividi come galassie" dire "lividi viola" era troppo complicato?
Oppure avete presente quando sentite delle belle frasi e non ci fate nemmeno troppo caso al significato, perché magari siete di fretta, ma nonostante ciò vi piacciono. Secondo me Erin ha preso tutte queste frasi, ignorando il significato e il contesto, pensando "vabbe suonano bene quindi chissene" e le ha inserite.
«Non puoi sentire qualcosa che nessuno ti ha dato modo di provare»
Si riferisce ai sentimenti? Se sì non ha senso dio mio. Cioè secondo questa frase "la vittima diventa il carnefice" che in alcuni casi è vera, ma non sempre. Una persona può innamorarsi anche avendo un passato burrascoso. Anzi, una persona che ha subito un abuso del genere non si sognerebbe mai di approfittarne per trattare la gente a merda.
Durante un'intervista a "che tempo che fa" Erin ha detto che le piace scrivere di argomenti che non conosce. Posso dire che si vede che non li conosci? Decide di affrontare la dipendenza affettiva e l'abuso di droghe per poi liquidarle in un discorso commovente. La dipendenza ti uccide, ti annebbia ogni briciolo di coscienza perché hai occhi solo per la sostanza, che è l'unica cosa che ti fa stare bene. Tanta gente avrà provato a dire alla madre di Mireya "vai in riabilitazione" senza, ovviamente, successo. Ma che Mireya faccia un discorso ed una madre, malata, riesca ad andare di propria volontà in una struttura lontano dalle sue dipendenze (non solo la droga, ma anche sua figlia) è nei limiti del reale.
Per non parlare del discorso "dipendenza affettiva" trattata peggio dell'argomento "droga". Era iniziata molto bene con la reazione esagerata di Mireya quando James le toglie il telefono per poi essere completamente dimenticata. Che poi tra l'altro il fatto che tua madre sia scappata e tu pensi solo ad avere una scena soft-porn con un ragazzo che ha passato l'ultimo mese ad insultarti, mi fa piuttosto schifo.
Andras è un animale. La differenza principale tra animale e uomo è che l'uomo ha coscienza e dei limiti, riconosce cosa è giusto e cosa è sbagliato e si sa controllare, cose che Andras non ha. Altra cosa che mi fa molto ridere è che Erin potrebbe benissimo scambiare Andras con Rigel e io non me ne renderei conto, è la sua versione più matta e senza pianoforte.
Lui è ossessionato da lei perché gli ricorda la sorellastra che cui andava a letto, devo anche spiegare quanto sia problematica questa cosa? Tra l'altro Erin ci sono 8 miliardi di persone e perché ti piacciono così tanto i fratellastri. Ma fai innamorate quei poveretti dei tuoi personaggi con gente con cui non ha legami di parentela (non mi interessa se non hanno legami di sangue, è comunque strano)
Per non parlare di Mireya che dovrebbe essere una ragazza forte con un passato difficile ma in realtà è solo una bambina che vuole avere attenzioni e fa i capricci credendosi "diversa". Passa 500 pagine a dire quanto sia brutta quando in realtà TUTTI (e lei stessa) ammettono che è conforme ai canoni di bellezza e risulta una dea. Avrebbe potuto fare un bel discorso sul "Sono bella e la gente mi vede solo per questo" o qualcosa del genere e invece ha deciso di buttarla sul cliché visto e rivisto del "sono bella e non so di esserlo". Ma direi anche bastaa.
Gli altri personaggi non li nomino neanche perché non sappiamo niente di loro. Di james sappiamo che è un alcolizzato ( altro argomento trattato male ), di Zora sappiamo che ha un locale e poi? Un libro intero (e piuttosto lungo) per introdurre 4 personaggi caratterizzati pure male.
I buchi di trama sono infiniti. Sembra quasi una storia scritta da una dodicenne su wattpad senza un minimo di editing o di ricerca. Dici che ti piace fare ricerca ma informati un po' del luogo di cui stai scrivendo e della loro cultura. Una barista diciannovenne che paga un centro di riabilitazione PRIVATO, un appartamento e un intervento chirurgico con uno stipendio e un fondo fiduciario (fondo che andrebbe esaurito solo con l'intervento) è impossibile. Questo libro è un fantasy, se no non ci sono spiegazioni.
Ora mi permetto di parlare con l'editor di questo libro. Io capisco che allungando il brodo guadagni di più ma ci sono parti che persino una persona a caso, senza un minimo di competenza, capirebbe che andrebbero tagliate.
Chiaramente non consiglio questo libro e 12 euro (IN EBOOK) mi sembra un furto.
ps: Salani di solito fai delle belle copertine ma questa non si può guardare e non c'entra assolutamente con la storia. Sembra fatta con Canva da una persona che non ha letto nemmeno il prologo.
24/08/2023 edit #1 : Vedo molti commenti di ragazzine di 8/9 anni che idolatrano Andras e questo è il motivo per cui sono così incazzata con questo libro. Io leggo dark romance e mi rendo conto che questo è molto soft ma NON È UN ROMANCE da mettere nella sezione per i ragazzini. Non sto dicendo che questo libro va vietato ai minori di diciott'anni perché sarebbe altamente irrealistico e stupido ma l'editore ha il compito di avvisare i lettori e le librerie che questo è un testo che parla di dipendenza affettiva, droga e alcool.
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«Conti i miei lividi, e io te li lascio toccare ogni singola volta. Tra le tue mani sembrano brividi e questo mi terrorizza.» ♡
La potenza di questa storia non conosce limiti. E me ne sono resa conto fin da subito, mi ha attratto come una calamita. Non volevo arrivarci alla fine, ho fatto di tutto per riuscire ad imprimermi dentro ogni singola emozione.
La scrittura di Matilde mi mancava da morire, avevo questo bisogno impellente di tornare da lei. Lei che durante la lettura certe emozioni riesce a fartele sentire addosso. Io amo il suo modo di scrivere. Amo il suo modo di raccontare. Amo il suo modo di riuscire a trasmettermi così tanto.
Stigma la reputo una storia completamente diversa dalle due precedenti, sia per quanto riguarda l’ambientazione che per i due personaggi.. Ma anche per i misteri che entrambi si portano dietro.
Andras e Mireya sono una potenza, un qualcosa di totalmente inaspettato.
Lei che viene assunta in un locale come barista. Lui che è il capo della sicurezza di quel locale.
Tra di loro sarà odio a prima vista, ma un odio di quelli viscerali. Forse perché infondo lo notano entrambi che sulla pelle portano gli stessi segni, quelli di chi ha dovuto lottare per sopravvivere. Ma a piccoli passi, si innescherà un’attrazione tra di loro che farà venire i brividi.
Ci sono misteri da svelare, punti interrogativi da chiarire, curiosità da scoprire.
E se già solo con il primo volume ho percepito una tale immensità, non oso immaginare cosa proverò leggendo il secondo volume, che secondo me ci regalerà tanto. Tanto amore, tante emozioni, tante lacrime.
Godetevi l’inizio di una storia incredibile, inaspettata e da brividi. In pieno stile Erin Doom
mah... La scrittura è la solita della Doom, paragoni e metafore senza senso a non finire come le descrizioni. Non ha molto senso la trama che rigira su se stessa poi quando inizia a cambiare finisce così: non finisce, giri la pagina:" Stigma continua..." Non commento mi sembrano i miei temi che cerco di allungare ( come si allunga il caffè con troppissima acqua ) con frasi senza senso che suonano bene, può funzionare con i temi delle medie ma non con i libri veri. Poi non dire che non è autoconclusivo è come scavarsi la fossa da sola... te lo fa scoprire a fine libro così nei ringraziamenti come se fosse un dettaglio da niente 🙃
Parto col dire che non è il primo libro dell’autrice che leggo, volevo dare un’altra possibilità e tutte le recensioni positive qui sull’app mi facevano ben sperare. PURTROPPO NO 📛📛📛 I primi 7-8 capitoli sono molto lenti e quasi ripetitivi, anche se immagino servano a preparare l’ambientazione in cui si svilupperà la storia. Ad un terzo del libro si è capito ancora poco della vita di Mireya, si era intuito qualche problema familiare, e sebbene sembri un personaggio femminile tosto (di quelle che ne ha passate di ogni colore ma ne è uscita), è talmente pedante nel ripetere quanto ingiusta sia stata la vita con lei che mi è risultata antipatica. Poi insiste a tenere tutti a distanza, a dire agli altri di farsi i fatti loro, eppure deve scoprire per forza i segreti di tutti, anche del capo (che è appunto il capo, ci sei o ci fai!?). Riassunto: la curiosità uccise il gatto Andras invece non è stato caratterizzato per niente se non come un animale pazzo. Sebbene si capisca da subito che il trope sarà slow, non possiamo aspettare 3/4 del libro per iniziare ad accendere una scintilla, sebbene solo dopo ho capito che poteva essere legato al fatto che ci saranno altri libri (BEH QUESTO POTEVA DIRCELO PRIMA). Bisogna arrivare a pagina 300(su 516) e passa per avere finalmente una fiammella e qualche pezzo del puzzle che va a posto. Diciamo che se questi 16 capitoli fossero stati solo 6 era meglio. La parte preferita credo sia stata quando parla con la madre che è andata via dalla clinica ed è arrivata a casa sua. Poco realistica forse la sua reazione (ne ho vissuta una molto simile), ma comprensibile perché ha solo bisogno di riavere sua madre accanto. In effetti, probabilmente la parte migliore sono stati proprio questi ultimi capitoli in cui si capisce che, per una volta, la protagonista di questo amore folle non è anche la protagonista di questa storia. Sono contenta solo che a un certo punto c’è stato il POV di Andras, lo avrei preferito dall’inizio ma forse si svilupperà nel secondo volume perché in questo ultimo capitolo è stato tutto riassunto in modo molto frettoloso. Per quanto riguarda la scrittura, anche se ho trovato un miglioramento dagli altri volumi dell’autrice, le descrizioni restano abbastanza lunghe e noiose, i paragoni e le metafore sempre senza senso. Molti capitoli poi si concludono con queste frasi sul futuro “avrei fatto di tutto per capire” ecc, ma sinceramente che due 🏀🏀
4.5⭐️ la penna di Erin sicuramente è cambiata, è una storia diversa dalle altre che ha scritto, più oscura, con più aloni di mistero, con personaggi più soli e più distaccati. siamo catapultati nel buio, un’aria enigmatica ci accoglie sin dalle prime pagine, l’insegna “Milagro’s” cattura da subito l’attenzione di Mireya che si butta a capofitto nel locale alla disperata ricerca di un nuovo lavoro che le permetta di cambiare vita e dove incontrerà Andras, un ragazzo apparentemente scorbutico, freddo che nella vita ha avuto solo mancanze che l’hanno ferito a tal punto da rinchiudersi in se stesso. il finale mi ha lasciata un po’ con l’amaro in bocca, la storia viene stroncata con il pov di lui e questo un po’ mi è dispiaciuto, speravo in una rivelazione sconvolgente o in qualcosa che mi lasciasse a fissare il muro per almeno un’ora dopo tante pagine di incognite sui due protagonisti.
Io ho un rapporto particolare con i libri della Doom, perché per quanto mi facciano storcere il naso mi spingono anche a leggere fino alle 5 del mattino, troppo curiosa per smettere.
In questa recensione non mi soffermerò sulla trama, ma su un'analisi pratica e coerente del libro.
Il libro è davvero molto lungo, se consideriamo che sono solo 23 capitoli e non succede nulla fino al capitolo 20 circa. Alla Doom piace dilungarsi in descrizioni chilometriche, arricchite da metafore su mefatore molto spesso incomprensibili.
Ci sono pochissimi dialoghi e troppi pensieri della protagonista che hanno reso la lettura pesante e ripetitiva. Per non parlare delle 8 pagine di metafore e pippe tra un dialogo e l'altro che mi facevano perdere il filo del discorso, oltre a farmi dimenticare le scene.
Altro punto a sfavore: l'età dei protagonisti. È alquanto impossibile che un uomo grande quanto un armadio abbia timore di un 23enne, per quanto diabolico possa essere il suo sguardo.
In generale penso sia stato fatto un brutto lavoro di editing. La protagonista usa la parola PIRLA nei confronti di un suo collega. E non ci sarebbe niente di male se il libro non fosse ambientato a Filadelfia, essendo una parola del dialetto lombardo.
Per non parlare di quante volte precisa di avere i capelli neri, o lui gli occhi azzurri. Il lettore non soffre di Alzheimer, ve lo assicuro.
Nel testo ci sono molti paroloni aulici e spiegazioni precise di nomi, fatti, ecc... un po' fuori luogo se consideriamo che lei ha 19 anni, non ha proseguito gli studi e non fa intendere di essere chissà quanto intelligente.
Ma d'altronde tutto il libro è un'infinita spiegazione, senza mai qualcosa che faccia vedere (show don't tell), causa carenza di dialoghi e azioni.
La trama è interessante, però mi aspettavo di più o che fosse sviluppata meglio. Ho capito che è una serie, ma non mi puoi scrivere un'introduzione di 600 pagine.
Unpopular opinion: “nel modo in cui cade la neve” resterà il libro migliore della Doom, per quanto sottovalutato.
Stigma mi ha teletrasportata nelle sue pagine fin da subito, con la sua atmosfera un po' cupa e luminosa al tempo stesso, mi sono trovata incantata da un mondo fatto di sogni, speranze, e miracoli mancati. Mireya, la protagonista, è forte, dura e avvolta da una corazza che la vita le ha cucito addosso. Si è trovata a crescere troppo in fretta, e ora è una giovane donna che si porta sulle spalle pesi e fardelli che non le dovrebbero spettare. Si ritrova a Philadelphia, sola, senza nessuno, e con il bisogno di farcela, di trovare un lavoro e di rimettere in sesto la sua vita. Così, vagando per la città, trova il Milagro's, un locale con l'aria e il fascino di altri tempi, e qua può finalmente provare a ricominciare. Ma al Milagro's incontra Andras, che lavora nella sicurezza, e che metterà a dura prova il suo temperamento, perché con il suo modo di fare, al di sopra di tutto e tutti, riesce ad accendere Mireya come nessun altro. Le sfide però sono tante, le pressioni, le domande, i dolori non si cancellano..
Stigma mi ha conquistata. Il finale mi ha lasciata persa, confusa, disorientata, amareggiata, disperata e chi più ne ha più ne metta.
Se questo è solo il primo libro della saga, non oso immaginare quanto potenziale c'è ancora e quanto questa storia mi entrará nel cuore sempre di più.
Dare una stella è anche fin troppo generoso. Mi dispiace valutarlo così poco, ma mi tocca essere realista. Conosco Erin dai tempi di Wattpad (quando ancora la sua prima storia era "Nel modo in cui cade la neve") e sinceramente non avevo chissà quale grosse aspettative per questo libro. Nel modo in cui cade la neve mi era piaciuto, il fabbricante di lacrime no, per niente. E, purtroppo, ritrovo la stessa sensazione in Stigma. Pieno di metafore/similitudini inutili, no sense e buttate ovunque. Lo stile di scrittura è forzato: non si può usare uno stile semplice e buttare in mezzo termini aulici a casaccio. O uno o l'altro. Già a metà primo capitolo mi stavo annoiando a morte e infatti, dopo aver finito il capitolo, ho deciso di non continuare la lettura. Disclaimer: è un mio parere personale, viviamo in un paese in cui vige la libertà di parola per cui ho tutto il diritto di potermi esprimere
Che dire di questo libro semplicemente fantastico. Ho dato ovviamente 5⭐️ anche se ne meriterebbe mille. Mi ha fatto sognare come non mai. Sin dal primo capitolo mi è partita una scintilla e da lì avevo già capito che mi avrebbe fatto letteralmente impazzire. Ho adorato tutto in una maniera impressionante e ossessiva. I due personaggi Mireya e Andras sono entrati ufficialmente nel mio cuore ❤️ ❤️. Ho amato la loro storia che è partita con l'odio ed è finita con lo sboccio di un meraviglioso amore che ti colpisce dritto nel profondo. Erin Doom veramente fantastica e grazie davvero per aver scritto questa meraviglia che mi ha fatto piangere, ridere, divertire, imprecare, soffrire e specialmente a fine libro la tristezza di non avere subito questo maledetto secondo volume. Nel corso del loro amore ci sono state delle scene e soprattutto delle frasi da brividi e pelle d'oca da quanto erano speciali e significative. Per me è stata letteralmente una droga sempre più forte infatti non sono psicologicamente pronto ad aspettare il secondo perché diventerei pazzo. Il finale è stato indimenticabile e wow le scene d'amore sono state la ciliegina sulla torta. Erin Doom fa parte già del mio cuore e per me è un idolo che riempie di felicità con i suoi capolavori🤩❤️. Grazie ancora per aver scritto e raccontato tutto questo e necessito subito del secondo volume perché non riesco più ad aspettare quindi spero arrivi presto. CONSIGLIO A TUTTI DI LEGGERE STIGMA perché oltretutto a metà libro si capisce anche il perché del nome e io lì wow sono rimasto allibito e troppo scioccato🤩❤️🧡🧡🧡
Giuro che giudicherò il libro per quello che è, ovvero un libro molto stile wattpad e molto adolescenziale tipo 13-14 anni, perché sì, penso che a quell’età lo avrei apprezzato di più nonostante gli argomenti trattati.
Non so cosa mi abbia spinta a leggere questo libro siccome con “il fabbricante di lacrime” sono arrivata si e no a pagina 30 ma penso sia stato per il fatto che l’autrice si è rivelata ed è davvero carina e simpatica quindi ho pensato: perché non darle un’altra possibilità? Ho fatto bene? meh
Il libro non è male anzi sinceramente le prime pagine mi avevano catturato curiosità e alla fine il libro è abbastanza originale con colpi di scena abbastanza buoni, ma dopo le prime pagine la cosa diventa irritante perché nessun capitolo mi stava “soddisfando”. Circa a metà del libro mi stavo chiedendo perché fosse così dannatamente lento e cercando su internet ho capito: quello era il primo volume di una saga e si vedeva. Panico. Sapevo che la mia curiosità mi avrebbe portata a chiedermi a fine libro, nonostante non stessi gradendo la storia, come sarebbe andata avanti e quindi a spingermi a voler leggere il secondo. Si vede che la scrittrice ha cercato di “diluire” il tutto per non mettere troppe informazioni nel primo libro in modo da poter fare il secondo e la cosa andrebbe anche bene, ma figlia mia, allora fai un libro più corto. 500 pagine di sguardi, svenimenti e scene cortissime per poi avere un riassunto finale che ti fa capire quanto di quello che hai letto fosse inutile, anche no. Perché lei dilunga troppo, descrive troppo e fa scene cortissime con frasi un po’ cringe del tipo “nata principessa cresciuta guerriera”.
Nonostante ciò a quanto pare è una sua caratteristica anche se l’ho trovato molto meno ripetitivo de “il fabbricante di lacrime” anche se ripeto di averne letto poco.
Gli argomenti che tratta sono importanti e sono stati trattati abbastanza bene anche se avrei voluto lo facesse con più calma e non tutto di botto.
Mireya di per sé mi piace, è cazzuta, ma mettersi in situazioni in cui poi non sai come uscire da sola non è essere coraggiosi ma stupidi, infatti veniva sempre salvata da Andras.
Andras non sono riuscita ad apprezzarlo veramente fino al capitolo finale che comunque non me lo ha fatto amare perché per gusto personale non mi piace troppo la piega che ha preso la storia ma è un gusto personale perché in realtà è abbastanza originale.
Ho apprezzato che fosse lei ad avere dei problemi ma alla fine li ha anche lui quindi boh. Niente, non lo so, 2,5 stelle? spero in un secondo volume migliore, secondo me ha del potenziale.
Un'inizio. Se il primo 60% del libro fosse durato la metà gli avrei messo 3 stelle. Lo stile della Doom è sempre lo stesso: cliché numerosi, enemies-to-lovers, ragazzi belli ma psicopatici e ragazze belle ma stupide
Avevo sempre cercato di essere forte, come lei, che pur nella difficoltà delle sue disgrazie sorrideva con dolcezza mesta. Ma forse, col tempo stavo imparando che la forza non era tirare avanti nel dolore, ma ammettere di provarlo. E di essere fragili, di essere umani, perché non c'era niente di sbagliato nell'avere un'anima che sente, soffre e ci tiene vivi.
4,5⭐️ Dalla 300esima pagina in poi, non ci ho capito più niente. Tutta la noia che ho provato all'inizio, le aspettative non soddisfatte al 100%, l'indifferenza per una storia che non mi stava prendendo sul serio, sono sparite. E ho finalmente iniziato a capire il libro, ad apprezzarlo, a permettergli di emozionarmi. E quanto mi sono emozionata! Certo, ho dovuto aspettare di raggiungere praticamente la fine, ma per quello che poi è arrivato ne è valsa la pena. Allora: le pagine scorrono veloci, nonostante i numerosi punti morti, nonostante una trama che non prende mai avvio, è un libro che ho divorato. Si vuole conoscere la storia che c'è dietro sin da subito, e per conoscerla si è disposti a fare per due notti di seguito le quattro del mattino senza smettere di leggere. Poi quando la si conosce (quel poco che si viene a sapere alla fine), si piange. Tanto. Ecco cosa è successo a me. Ho amato questo libro perché mi ha fatto singhiozzare senza ritegno sotto le coperte alle tre del mattino per ben due notti di seguito. L'inizio è incerto, i personaggi sono sconosciuti e tutto è un mistero. Presi singolarmente tutti i personaggi sono interessanti, a partire dai protagonisti che insieme però sono... disordinati. Le parti che ho apprezzato di più sono quelle tra Mireya e James, Ruby, Camille, Zora. Tutte le parti in cui la protagonista costruisce relazioni diverse da quella che la legherà a Andras. Perché quello tra loro non è altro che un rapporto tossico, ci tengo a specificarlo, soprattutto in virtù di alcun TW presente nel testo… Il modo in cui nasce l'amicizia è quello che più mi è interessato, del rapporto tra Mireya e Andras invece ho apprezzato molto poco. Da subito, insieme i due protagonisti mi sono sembrati fuori posto, forzati. Da qui il fatto che il libro non mi stesse piacendo a tutti gli effetti, che fosse impossibile riuscire a legarmi a una coppia di questo tipo, soprattutto con l’idea di star leggendo un romance (che a parer mio romance non è). Poi però ho letto IL capitolo. Il 19. E non ho capito più niente. Sono andata oltre Mireya e Andras, ho apprezzato il racconto di una storia straziante, perché non può essere definita in altro modo, e ho pianto tutto quello che potevo piangere. Il modo in cui ho iniziato ad approcciarmi al libro è cambiato. Ho smesso di aspettarmi un qualcosa in più che inizialmente non trovavo, ho smesso di cercare di capire il protagonista maschile, ho smesso di giudicare Mireya e ho iniziato a sentire tutto il dolore di questi personaggi, di Mireya soprattutto che è la protagonista indiscussa, la forza che più mi ha scosso nel libro. La fine, le ultime cinquanta pagine sono state la ciliegina sulla torta. Quel dolore in più che mi ha fatto lacrimare ancora. In pratica questo libro non lo ho capito subito, sono dovuta prima entrare nella storia per poterlo apprezzare sul serio, senza pregiudizi o aspettative. E quello che ho apprezzato è diverso da quello che mi sarei aspettata: non la storia d'amore tra personaggi perfetti anche tra le rovine come in Fabbricante e in Neve, ma il racconto di un dolore, il racconto della forza, della volontà, della capacità di rimanere in piedi, di continuare a sperare, la forza di aspettare, la forza di amare. È Mireya, è la sua mamma. Da brividi.
«La verità è che ci hanno mentito. Ci sono storie e ci sono protagonisti, ma non tutti hanno la fortuna di incarnarli. C'è chi nasce da comparsa. Chi muore oltre le luci della ribalta. C'è chi guarda la storia da dietro le quinte, e chi assiste impotente a un destino che non è il suo. C'era un posto riservato, in quell'opera che portava il nome della mia vita. Ma non era il mio.»
questo libro per me è da mille stelle. cinque non saranno mai abbastanza.
io veramente non avrei mai pensato che ci potesse essere un modo di superare la perfezione, perché per me, da quando nel 2017 l'ho conosciuta, la scrittura di mati è stata questa: perfezione e poesia. E pensavo che non si potesse andare più oltre rispetto a dove fosse arrivata lei. e invece mi sbagliavo, perché Stigma è una cosa tutta nuova, è una perfezione a sé. non mi aspettavo che la storia fosse brutta, ovviamente... però non mi aspettavo neanche di esserne risucchiata in questo modo. sono sempre stata convinta che NMICCLN sarebbe stato imbattibile, e forse ancora un po' lo è, ma Stigma mi è entrata proprio dentro in un modo assurdo. non lo avevo visto arrivare, semplicemente.
insomma... per me la penna di mati è una delle cose più belle e poetiche che io abbia mai conosciuto. orgogliosa e fiera di poter vivere con lei questi traguardi. non smetterò mai di seguire le storie e i mondi in cui, spero, continuerà a portarci. <3
Pensavo di non terminarlo, e invece eccoci qui più forti di prima ahahahahahah In pratica è un insieme di scenette in cui: - lei litiga con chiunque - lei va a prendere delle cose al magazzino del locale e origlia conversazioni/incontra gente losca/litiga con qualcuno - lui è vigoroso, possente, forte, virile (penso di non aver mai letto la parola "virile" così tante volte in vita mia)
Che dire? Fosse stato lungo circa 300 pagine in meno sarebbe stato meglio, visto che per almeno 200 pagine non succede assolutamente niente Scrittura carina, solite metafore senza senso (veleni ovunque, disgrazie, stelle, galassie coi lividi, cuore con il tetano (?), fiori ecc ecc) Alcune frasi sono come al solito molto belle, ma non bastano a salvare questo libro
è un libro dolorosamente brutto, ma il dolore che ho provato quando ho capito che non era autoconclusivo è ad un livello superiore. tutta questa fatica e non finisce nemmeno; forse è quello che mi serviva per smettere di leggere libri brutti (probabilmente no perché la maggior parte delle volte mi diverto troppo). vabbè una stella perché non si può mettere di meno
4.5 ⭐ Questa storia ha un potenziale enorme. Sembra banale dirlo, ma è diversa da tutte le altre. C'è poco da fare Erin si distingue 💘 Non oso immaginare il seguito come sarà. Qui mi sono pure commossa 🥹❤️🩹
«Ogni paradiso ha un inferno che lo completa. Ed era lì, al centro esatto di quel limbo, che io ero finita. Fu allora che capii una cosa, proprio osservando quegli occhi. Di mostri era pieno il mondo, e mi bastava guardarlo per capire che lui non faceva eccezione. Ma quello non era come gli altri. Non era un demonio come gli altri. Quello era bello come un angelo, e aveva una corona fatta di lividi e ossa».
Ho scelto questo estratto perché racchiude l’essenza di Stigma, un romanzo nel quale l’autrice che tanto amiamo e seguiamo fedelmente, ha dimostrato ancora una volta, e con maggiore trasporto secondo me, di avere un dono: una scrittura magnifica, una penna dai tratti delicati capaci di stritolarti il cuore per poi ricomporlo ed elevarlo a somma felicità. Si, perché se anche il romanzo termina col sospeso, il lettore che per buona parte del libro si è sentito sopraffatto da millemila emozioni, come rabbia commozione e incredulità, trova alla fine una sorta di serenità, alimentata dalla percezione che questa straordinaria storia avrà un risvolto da lasciare tutti estasiati e soddisfatti.
Non è tanto la trama del romanzo che salta agli occhi, ma la scrittura poetica dell'autrice, che ci ha abituati con Il Fabbricante di lacrime e Nel modo in cui cade la neve a frasi ad effetto ed emozionanti che ti restano nel cuore, arricchite poi da descrizioni introspettive profonde e cariche di significato.
Una storia potente che amplifica la bravura dell’autrice, quella di farti vivere e sentire addosso le emozioni che racconta. Grazie Erin ❤️ Consigliatissimo ❤️
*Ringrazio la CE per la copia cartacea e la collaborazione
se avessi bevuto uno shottino ogni volta che le parole "inchiodato" "carnose" "errore" e "iridi" vengono menzionate sarei in Coma etilico.
La protagonista è semplicemente terribile. È maleducata, noiosa, egoista. Vuole sembrare una povera disperata che agisce in maniera "chiusa" e scontrosa a causa dei suoi traumi, ma ha diciannove anni e si comporta come una tredicenne scorbutica. Si odia e si ritiene brutta ma allo stesso tempo dice più volte che sa che la gente la guarda, si contraddice continuamente ed è insopportabile. Un disperato tentativo di farla sembrare "non come le altre" ma che la rende semplicemente una persona terribile.
Andras non è da meno, per quanto sia talmente noioso come personaggio che non ho molto da dire a riguardo.
Lo stile di scrittura è semplicemente terribile. Immaturo, troppo descrittivo, ripetitivo. È spesso troppo drammatico e si dilunga in devastanti e struggenti descrizioni sul nulla cosmico. Perché è questo quello che succede nel libro: nulla. La trama è inesistente e i personaggi noiosi, non succede nulla se non magiche descrizioni drammatiche su iridi di ghiaccio e rondini che si schiantano e notti eterne e bla bla bla.
Non ho parole per descrivere questo libro se non terribile. Se di solito mi dilungo più a lungo nelle recensioni, mi viene difficile farlo questa volta, perché dovrei criticare ogni singola riga che è stata scritta. Metafore inutili, descrizioni ridondanti e personaggi terribili, non ho mai letto un libro peggiore di questo.
una stella perché 0 non posso darle.
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mocne 4 - nie jest to moja ulubiona książka od Erin, ale niezmiennie kocham tę wrażliwość i poetyckość w jej sposobie pisania… bardzo mi się podobało też to, że stopniowo pokazywała nam coraz więcej z życia bohaterów i nie odkrywała wszystkich kart od razu
to książka o życiu pomimo przeszkód, pomimo bólu i braku nadziei na lepsze
romans jest, ale w tej części nie ma aż tak dużego znaczenia? przez rodzące się pomiędzy bohaterami uczucie, po prostu lepiej poznajemy ich samych i to, z czym oboje się mierzą
jestem ciekawa rozwinięcia tej relacji i tego, co wydarzyło się w przeszłości Andrasa…
i jestem bogatsza o mnóstwo pięknych, życiowych cytatów
Certi amori ci restano addosso. Come una cicatrice. La protagonista di questa storia non crede più nei miracoli. Troppe volte la vita l’ha masticata e risputata, illudendola che un futuro scintillante fosse in serbo per lei. Da sola e senza mezzi, Mireya decide di trasferirsi a Philadelphia in cerca di fortuna. Con sé ha soltanto una vecchia valigia, intorno l’inverno gelido di una città sconosciuta. Il suo personale miracolo sembra compiersi quando si imbatte in un’insegna al neon che si staglia nel buio della notte. Eccentrico e sfarzoso, il club Milagro’s è un luogo capace di affascinare chiunque ne varchi la soglia, Mireya compresa. Con l’ostinazione di chi non ha niente da perdere, la ragazza riesce a farsi assumere come barista. Il Milagro’s, però, è più di un locale esclusivo. Dietro le sue porte chiuse, oltre i lustrini e le luci di scena, si intrecciano destini e sussurrano segreti. I più oscuri si condensano tutti nel viso aspro e incantevole di Andras, il capo della sicurezza. Fra Mireya e Andras è odio a prima vista. Entrambi portano sulla pelle gli stessi segni, hanno addosso il marchio di chi ha dovuto imparare a lottare per sopravvivere. Eppure i due continuano a imbattersi l’uno nell’altra, come attirati da una forza misteriosa che non sanno né possono contrastare, stretti da un filo dorato più forte di un destino.
Mireya è una giovane ragazza di 19 anni che trova lavoro come bartender al Milagro’s. Andràs è il capo di sicurezza del Milagro’s. Quanto può essere fatale un incontro per due anime? Un incontro dove rabbia, odio e stupore giocheranno per la supremazia. Mireya è una ragazzina problematica. È circondata da mostri; è una piantagrane e non ne combina una giusta. È una ragazzina che indossa l’indifferenza e il distacco con la stessa fierezza con cui si possono indossare un paio di Chanel; è una ragazzina che ha dovuto prendere un pugnale, ficcarlo tra i denti e dichiarare guerra a sé stessa.
Andras….su di lui vorrei scrivere e non fermarmi più… Andras ti entra dentro e ti scuote l’anima. Ti guarda e vorresti che non smettesse più di farlo; ti tocca e vorresti imprimerti le sue mani sulla pelle. Ti parla e vorresti ascoltare la sua voce come una nenia. Un ragazzo il cui cuore è stato flagellato e abbandonato. Questi due sono odio puro. Se potessero si strapperebbero la pelle a morsi. Mireya detesta quelli come lui. Ne ha già incontrati fin troppi durante il suo cammino. Andras la odia perché lei incarna qualcosa…qualcuno…. Che non ha lasciato delle semplici cicatrici sulla sua pelle, ma dei veri e propri stigma indelebili.
Lui la vuole lontano, vuole che le stia alla larga. Ma più desidera vederla lontana, più finisce per essere coinvolto in tutti i suoi disastri. E a ogni parola sputata dall’odio che Mireya prova per Andras, come attirato da una calamita, lui si avvicina. Starle lontano diventa sempre più difficile.
Ogni azione compiuta dal nostro protagonista lei la ripudia. Tuttavia, anche se non lo ammetterebbe mai, avere qualcuno che si prende cura di lei fa germogliare un seme nel suo cuore distrutto. Più si conoscono, più il destino li farà scontrare, più l’odio e la rabbia che provano impregneranno l’aria di una tensione e una passione ingestibile.
E qui vi chiedo ciò che vediamo è realmente così? Si nasconde qualcosa sotto tutti quegli strati di odio e indifferenza? Come si fa ad amare di nuovo? Come si chiede a qualcuno di restarci accanto, e che forse, in fondo, abbiamo bisogno della sua mano?
Io ho perso la testa per Andras. Avete presente quando vi dico che ci sono libri e libri? Storie e storie? Ecco questo è uno di quei momenti.
Quando è venuto fuori che Erin Doom sarebbe uscita con una nuova storia ho detto PRENDIAMOLO. Sarà stata la cover? Non lo so. So solo che ho pensato: è arrivato il momento di conoscerla. Sono dell’opinione che ogni storia arriva al momento giusto. E questo è stato il momento giusto per Stigma. Avete presente la tanto agognata domanda che viene fatta: è spicy? Dimenticate il suddetto aggettivo per questa storia. Non è spicy, ma le interazioni tra i due personaggi posso assicurarvi che vi incendieranno l’anima.
Certo, a volte, tende a dilungarsi un pò troppo, per quanto mi riguarda, oppure determinate scene le ho trovate esageratamente descrittive. Tuttavia, una cosa è certa: ne vale, indubbiamente, la pena. Descrizioni abbondanti o prolissità, davanti a una storia così bella, passano in secondo piano. La narrazione avviene tutta dal pov di Mireya. Conosceremo a fondo i suoi pensieri e la sua storia. Il capitolo finale si chiude col pov di Andràs, quindi suppongo e spero che nel prossimo volume riusciremo a conoscere a fondo l’anima contorta, logora e tormentata del nostro protagonista maschile.
QUESTO LIBRO È BELLISSIMO. prima di leggerlo sappiate che è un dark romance anche se non così pesante, ma comunque lo è. penso che sia fra quelli scritti da Erin Doom è il più bello. se devo proprio trovare una pecca è quella dei capitoli lunghi, anche se la storia mi ha preso talmente tanto che non li ho nemmeno sentiti. consigliatissimo😍🫶🏻
Non siamo sempre noi i protagonisti della storia. Finale che mi ha lasciato una tristezza e un'apatia importante, dovuta ad esperienze personali. Comunque la scrittura continua a non piacermi. Comunque attenderò il seguito per leggerlo ahah