Alba, fine Ottocento. In una notte squassata da tuoni e fulmini, la piccola Camilla si avventura fuori casa alla disperata ricerca dei genitori e dei fratelli. Nel mezzo della tempesta, un omnibus trainato da cavalli, in gran ritardo, la travolge. Sopravvive, ma l'infezione avanza e i medici chiedono il consenso per amputarle una gamba. La madre si teme che la figlia diventi una donna a metà. Il padre, invece, sceglie la vita sopra ogni cosa e autorizza l'operazione. Anni dopo, Camilla ha imparato a sopportare l'ignoranza paesana e il peso del soprannome che le hanno cucito la zoppa. Durante una festa, relegata in disparte come tappezzeria, incontra Felice, studente di medicina a Torino, dotato d'intelligenza acuta e animo gentile. È il primo a scorgere la bellezza e la forza della ragazza con la gamba di legno. Tra i due nasce un amore ardente e ostinato, capace di sfidare le convenzioni e la diffidenza delle famiglie. La loro storia è destinata a misurarsi con prove per amore, Felice rinuncia agli studi e cerca lavoro nelle saline di Aigues-Mortes, in Francia, dove gli italiani emigrati, sgraditi ai locali, vengono travolti dalla furia della violenza. Con una prosa sensibile e il piglio di una grande narratrice, Anna Pavignano scava nelle pieghe più intime dei suoi protagonisti, restituendo un affresco storico potente e vivido, abitato da figure autentiche, fragili e straordinariamente umane.
Il romanzo “Come sale sulla pelle” di Anna Pavignano è stato una bella scoperta. Scelto principalmente per la copertina magnetica, mi ha conquistato per la storia di Camilla, che nonostante il suo handicap, subentrato dopo l’incidente avuto da piccola, riesce a vincere i pregiudizi del paese (era chiamata “la zoppa”), a sentirsi una donna intera e a coronare, così, i suoi sogni.
“Avrebbe voluto domandarle come era avvenuta la disgrazia, quando. Chiederle di scoprire il ginocchio. Sì, avrebbe voluto vedere la sua amputazione. Come si presentava, a che altezza, se era stata fatta bene la sutura. Non gli avrebbe fatto impressione, era il suo mestiere. Però non aveva avuto il coraggio.”
Anna Pavignano scrive un romanzo storico, ambientato tra il Piemonte (Alba) e le saline francesi, alla fine dell’Ottocento. La storia di Camilla e della sua famiglia, è una storia di riscatto, amore, coraggio e resistenza, in cui l’autrice affronta anche i temi dell’identità e delle sfide dell’emigrazione italiana.
A colpire però non è solo il coraggio di Camilla, ma anche quello di Giovanni (il padre di Camilla), di Felice (l’amore di Camilla, che diventerà suo marito) e di Agostino (il fratello di Camilla)
“«Sorella, non si può fare sempre quello che dici tu» concluse Agostino. Camilla, un ultimo filo di speranza, guardò suo padre, che approvò le parole del figlio con un cenno del capo. «È deciso» ma le sorrise.”
Un romanzo basato sulle scelte difficili che conducono alla piena realizzazione di sé stessi.
Ho appena finito di leggere "Come sale sulla pelle" di Anna Pavignano. Mi ha aperto nuove prospettive su come si viveva alla fine dell’Ottocento, e spesso mi ci sono ritrovata perché anch’io sono invalida dalla nascita, in condizioni molto più difficili della protagonista.
Quello che mi ha colpito è che, purtroppo, molte cose non sono cambiate granché nella società: siamo nel 2025 e ancora oggi tanti parlano di aiutare i disabili, ma in concreto fanno poco o nulla. Molti si allontanano, ignorano, per paura di guardare in faccia la realtà della disabilità, e spesso non si avvicinano neppure per amicizia. Questo fa male, e fa schifo.
La storia è raccontata più che mostrata, e proprio per questo do 4 stelle: se fosse stata più immersiva nel “mostrare” invece che nel “raccontare”, avrei dato 5 stelle. Resta comunque una bella storia, che tutti dovrebbero leggere per capire e migliorare il proprio comportamento verso i disabili. Ma temo che resterà inutile: anche se qualcuno penserà di migliorare, nella realtà non lo farà mai davvero. Tutto rimane nei pensieri e nelle parole, e quando arriva il momento di incontrare una persona disabile, spesso si fugge.
Ambientato tra l’Italia e la Francia, il romanzo segue la vita di Camilla, giovane donna che cresce in un mondo rigido. Segnata da un evento che la rende diversa agli occhi degli altri, impara presto cosa significhi essere guardata, giudicata, sottovalutata. Il suo cammino incrocia quello di un giovane determinato a costruirsi un futuro e a comprendere il mondo con occhi nuovi. Da questo incontro nasce un legame che li spinge entrambi a misurarsi con i propri limiti, con i desideri più profondi e con la realtà dura dell’epoca. È una storia di coraggio, di identità e di riscatto, che parla di quanto sia difficile — e necessario — trovare il proprio posto quando tutto intorno sembra volerci definire. Pavignano scrive con una delicatezza quasi cinematografica: frasi brevi, immagini nitide, dialoghi essenziali. Il tono è intimo ma mai sentimentale, capace di dare voce alla fragilità e alla forza dei personaggi senza giudicarli.
La storia di per sé è molto coinvolgente, si lascia leggere e appassiona. Rimanda a quelli contesti presenti nei racconti dei nonni di un’altra generazione. La scrittura è molto semplice, ma ho trovato fosse un po’ prolissa in alcuni punti e molto frettoloso in altri, soprattutto verso la fine, mi è sembrato fosse una continua corsa alla chiusura del romanzo, avrei probabilmente preferito ci si fosse soffermati un po’ di più su alcune parti che sono state sorvolate. Mi sento comunque di consigliare questo libro a chi vuole approcciarsi ad una protagonista con una grande forza d’animo nonostante tutte le vicissitudini e pregiudizi a cui è sottoposta. Il mio voto complessivo è di tre stelle e mezza.
I pregiudizi, la paura del diverso, dello straniero e l’incapacità di vedere quello che si possiede e non quello che manca: sono questi i temi portanti di un romanzo che, pur ambientato nell’Italia di fine Ottocento, parla di quella che è l’umanità ancora oggi. Più ombre che luce, ma di luce alla fine se ne può trovare tanta.
“Non è una fatica stare con il dito alzato a dire questo è giusto questo è sbagliato? Devi sempre stare attento a non sbagliare tu per primo, per essere meglio degli altri. Non è più semplice cercare di capire le persone?”
Questo libro ti resta attaccato addosso proprio come racconta il suo titolo. Il sale sulle ferite brucia, ma ne agevola anche la cicatrizzazione e la protagonista di questo romanzo di ferite ne riceve molte, ma non si lascia abbattere mai. Che bel libro ragazzi! Bello lo stile, la trama, l'intreccio, la caratterizzazione dei personaggi ed anche i colpi di scena. Bella la storia d'amore e di rivalsa. Davvero consigliato. 📚📚📚📚📚/5 #annapavignano #comesalesullapelle #booktok #recensionivelocidilibri #bookstagram
La storia aveva delle potenzialità narrative interessanti. Purtroppo i personaggi si sono diluiti nel corso del libro, fino a rendere il finale un po' sciatto e scontato. Nessuna redenzione, nessuna rivendicazione, nessuna vendetta sulla ria sorte. Tutto finisce come era prevedibile dalle prime pagine. La prosa è comunque notevole.
Una bella storia, scritta bene! La protagonista Camilla ti entra nei pensieri con la sua determinazione e temerarietà. Nonostante le difficoltà che incontra, nonostante la sua zoppia, le maldicenze riesce sempre ad arrivare ai suoi obiettivi. E l'amore della famiglia qui è tanto bello quanto appagante.
Feuilleton di dimensioni ridotte. In tutto. Storia di fine ottocento ambientata tra campagna piemontese, Torino e Francia, che del feuilleton è la patria. C’è un po’ di tutto: disgrazie, amore, scontri di classi, gossip, emigrazione, guerre tra poveri, un po’ dí femminismo, ma soprattutto un lieto fine o quasi. Tutto obbiettivamente abbastanza scontato.
Mi ha deluso. All'inizio prometteva bene, poi parecchie scelte anche stilistiche mi hanno afflosciato. E anche la trama e i personaggi alla fine sono risultati scontati