Τι είναι τελικά η Αθήνα; Μία από τις είκοσι πέντε πρωτεύουσες της Ενωμένης Ευρώπης ή η πρωτεύουσα των Βαλκανίων; Η πόλη που επαναπάτρισε τους Ολυμπιακούς Αγώνες ή η πόλη των μανιακών οδηγών, του φραπέ και των μεταναστών; Όσοι έχουν διαβάσει τα τρία μυθιστορήματα του Πέτρου Μάρκαρη γνωρίζουν τη σχέση αγάπης-μίσους που έχει με την Αθήνα. Στο "Αθήνα, πρωτεύουσα των Βαλκανίων" επιχειρεί να περιγράψει τα διάφορα πρόσωπα της πόλης που είναι αξιολάτρευτη, αλλά και απεχθής για τους κατοίκους της, πολύ ανθρώπινη αλλά και εξαιρετικά απάνθρωπη. Και επειδή οι Αθηναίοι φεύγουν από την πόλη τους με κάθε ευκαιρία, ένα από τα διηγήματα διαδραματίζεται σ' ένα νησί, το καλοκαίρι, δίπλα στη θάλασσα...
Petros Markaris (Greek: Πέτρος Μάρκαρης) was born in Istanbul to an Armenian father and a Greek mother. He is one of the most successful living Greek authors. After studying economics, Markaris went on to work as a screenplay writer. He has lived in Germany and Austria for several years and translated Goethe and Brecht into Greek. International fame came through his series of crime novels featuring the eccentric Athenian detective Kostas Haritos, of which there are now five. Markaris lives in Athens and also co-writes film scripts with Theo Angelopoulos.
Polisiye Yazarları Birliği'nin Pera Palas Oteli'nde düzenlediği "Kara Hafta" çerçevesinde söyleşisine katılma, imzasını alma şansına eriştim Petros Markaris'in. Hele "Sonsuzluk Ve Bir Gün"ün yazarı, senaristi olduğunu öğrendiğimde başımdan vurulmuşa döndüm. Merakla okudum öykülerini. Biraz Celil Oker'e yakın bulduğumu belirtmeliyim. Sade ve akıcı bir dil, özellikle mülteci sorunu, ırkçılık, insanın kötü tabiatını ele veren küçük ama net deliller ile örülmüş öykülerden oluşuyor kitap. Sırada "Alan Savunması" var. Bu arada Markaris'in söyleşini Türkçe yapması, iki kültürü, Türkiye ve Yunanistan'ı yakından tanıyıp direk hayatın içinden direk atıflar yapması çok etkileyiciydi.
aslında daha iyi öyküler bekliyordum. kitaba ulaşmak için çok uğraştığım için de böyle bir beklentiye girmiş olabilirim tabii. 'sonya ile varya', 'keman ile flüt için süit' ve 'yeşil kart' çok güzel öykülerdi, ama diğerleri hep aynı temada (ırkçı bir yunan'ın ırkçılığıyla yüzleşmesi veya bir mültecinin ırkçılığa uğraması) yazılmış gibi geldi.
kitap boyunca yunanların diğer balkanlıları aşağılamak için balkanlı olmalarına vurgu yapması da balkanlı olmanın damga/stigma olarak gördüğü işleve dair çok şey söylüyordu bence.
Listo. Unos cuentos que se leen fácil. El más largo un caso del comisario Jaritos, los demás tratan sobre los inmigrantes en Grecia y el trato que reciben, discriminación, xenofobia y marginalidad, algunos de los temas tratados. Distintas historias bastante realistas (supongo) de inmigrantes en la Grecia de principios de siglo XXI. Ahora ya en 2017 tal vez cambiaron el origen de los inmigrantes en lugar de albaneses la mayoria son sirios pero la tématica sigue siendo totalmente actual.
Un relato corto protagonizado por Jaritos y varios otros sin él (aunque hace un cameo) todos de género negro y relacionados con la situación de los inmigrantes a Grecia. Personajes bien perfilados y situaciones interesantes.
Me quedo con el primer relato. Después de intentar leer el segundo me desanimé con el resto de los relatos. Ese primero no solo estuvo bien si no que presenta un personaje del siguiente libro.
Διαβάζεται εύκολα, όπως εύκολα γίνονται εικόνα αυτά που περιγράφει. Αν πάμε ένα βήμα πίσω και κοιτάξουμε την πόλη που αγαπάμε, θα δούμε μια άλλη πλευρά της
Storie di immigrazione e di emarginazione, in cui - a parte nel primo racconto - il commissario Charitos fa una minima apparizione come comparsa, colui che ratifica il finale della storia, che va spesso a finire in commissariato, appunto.
Inglesi, francesi, portoghesi: Il commissario Charitos si trova alle prese con cadaveri compaiono nei luoghi in cui si stanno svolgendo i lavori per le Olimpiadi di Atene del 2004. Fanno tutti il gesto della mountza - il peggior insulto per un greco - e si teme ci sia di mezzo il terrorismo, tanto che subito intervengono gli americani. Ma Charitos la sa più lunga...
Estremi: Scaricare e caricare frutta è un lavoro durissimo per un extracomunitario, ed è persino pagato quattro soldi... Sveglia, pigroni. C’è la globalizzazione! Sai cosa vuol dire globalizzazione? Che mi vengono qui gli zingari riuniti di tutti quei paesi balcanici del cazzo e mi lavorano per un tozzo di pane. E io do il lavoro a chi si accontenta del tozzo più piccolo. Questo vuol dire globalizzazione, capito? Ma anche quello è un lavoro contesissimo tra chi ha problemi a trovare altro... mors tua, vita mia...
L'emancipazione di Tatiana: Storia di un ristoratore greco-russo che ritiene di poter fare a modo suo con la mafia russa e con la figlia bellissima, che vorrebbe tenere sottomessa e che si rifiuta di far studiare... e di far vivere. Povero illuso.
Nescafé frappè: Un racconto particolare, con il protagonista che di solito è abituato a fare da comparsa nei romanzi della scrittrice che gli ha commissionato un omicidio, e che alla fine deve uccidere proprio la scrittrice stessa che non ha il coraggio di suicidarsi.
Suite per violino e flauto: Una storia di musicisti immigrati, lui, il violinista, dalla Bulgaria, lei, la flautista, dall'Albania. Il racconto del violinista, ormai ridottosi a fare da lustrascarpe perché gli hanno smaciullato la mano e non può più suonare, di musicisti di strada, amicizie, rivalità. Una storia molto triste e molto tenera.
Senza scenografia: Storia di una schedina e di una finta amicizia.
Green Card: Meglio fingersi rifugiato serbo-bosniaco con tutti i rischi che si corrono e tutte le male parole che si ricevono o essere un greco che è incapace di trovare o di mantenere un lavoro?
Sonia e Varja: Storia di due prostitute, Sonia bulgara e Varja russa, maltrattate oltre ogni limite dai loro protettori, che alla fine trovano un modo per liberarsi dal loro giogo. Anche se il commissario Charitos capisce tutto e chiude un occhio, conoscendo i soggetti.
Okuduğum ilk Markaris kitabı bu öykü derlemesi oldu. Meşhur komiseri Haritos’un da yer yer göründü, çoğu polisiye öykülerden oluşan derleme yazar ile tanışmak için ilginç bir tercih olmuş olabilir. Ben kitabı genel olarak beğendim. Yunanistan’ın düşünemediğim ötekileriyle tanışma imkanı da verdi sanırım bu kitap. Öykülerden benim için en ilgi çekici olanlar ise yakın zamanda okuduğum Erlend Loe romanı Mal Sayımı’nı bazı açılardan hatırlatan “Café Frappé” ve en polisiye olmayan öykü “Keman ve Flüt İçin Süit” diyebilirim.
La fiera dell’immigrazione in Grecia. Che palle. Brutta copertina. Titolo senza senso.
Ecco uno dei libri della serie scelti a caso ovvero quelli che prendo dal tavolo della biblioteca proposti dal bibliotecario e devo dire che questa volta la proposta è stata davvero scadente. Non avevo mai letto niente di questo scrittore e penso che per il momento mi basta così. Se il libro non fosse stato tanto breve (forse) non so se sarei riuscita ad andare avanti per più di queste 173 pagine… 173 e sono anche troppe. Per fortuna che si tratta di quei libri con un sacco di spazio bianco, quelli che danno l’idea che sia stato l’editore a volerli e non lo scrittore. I racconti sono tutti scollegati, non c’è neanche un minimo sforzo di creare una specie di filo che li unisca, niente, sembrano solo delle bozze con un noioso intento: farci vedere come stanno gli immigrati in Grecia. Non dico che non me ne frega dico solo che non mi sembra il modo giusto per puntualizzare la situazione quando la letteratura dovrebbe invece giocare un po’ di fantasia, magari attingendo alla realtà ma evitando di funzionare o voler agire come un giornale, lo scrittore non è un giornalista. Ho trovato queste storie molto sgradevoli perché era presente e anche costantemente la necessità dello scrittore di lamentarsi di come vivono gli immigrati in Grecia e non capisco in realtà quale sia il fine di questa lamentela, che cosa dovrei fare io che leggo? Perché invece di scrivere queste parole non ti sei dato da fare per migliorare la situazione? Ho commentato singolarmente ogni racconto e direi che l’unica particolarità che li lega è la superficialità, la scrittura veloce e per niente profonda, i personaggi sono buttati lì come stereotipi senza una vita, senza neanche un cognome, non sappiamo chi sono e non ce ne frega neanche. Sembra che lo scrittore abbia fuga di dire solo che non gli sta bene come vivono questi disadattati ma non si preoccupa neanche di dar loro un racconto decente per portare avanti la causa. Invece di scrivere otto racconti a cavolo se ne poteva fare uno decente ma avrebbe significato un lavoro molto più complesso e da come scrive non sembra il tipo di scrittore che approfondisce. Mi ha dato proprio l’idea di non avere voglia di scrivere. Ho trovato anche difficile capire come mai sia stato scelto questo titolo: “I labirinti di Atene”. Va bene, è stato ripetuto continuamente che ci si trovava in Grecia ma la parola Atene non è mai saltata fuori, forse poteva essere chiaro solo a chi conosceva le vie che con i loro nomi strani sono state più e più volte nominate ma per il resto io non l’avevo neanche capito. Ah! Allora il titolo voleva puntualizzare dove eravamo? Però però però. I labirinti poi fanno pensare a qualcosa di complicato complesso tortuoso meccanico e che comporta un grande lavoro solo che questi racconti dimostrano l’esatto opposto.
Infine una postilla sulla copertina che credo essere totalmente italiana. Si sa che gli editori si preoccupano di creare la migliore copertina per vedendere di più senza neanche lasciare a chi scrive la possibilità di decidere… Beh direi che in questo caso sembra quasi che a chi era addetto a preparare la copertina sia stato detto di creare qualcosa di macabro e sanguinolento e stop. Ci sono tre piedi che sembrano di tre persone sedute in una sala d’aspetto e poi una macchia di sangue spunta sul pavimento, aggiunta con Photoshop… Una figura che non può essere ricondotta a nessuna delle otto storie… Un fallimento totale di libro.
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Inglesi, francesi, portoghesi...
Quando mi sono accorta che il libro era formato da racconti ho tirato un sospiro di sollievo perché non so se ce l’avrei fatta per così tante pagine a sopportare questo pallone gonfiato di commissario che parlava in prima persona… La cosa che più mi aveva infastidito di tutto quel suo soliloquio era stato non conoscerlo affatto e non conoscerlo neanche dopo perché non si è saputo altro che fosse un commissario… Non si capiva niente neanche della sua famiglia tanto che all’inizio pensavo che Adriana fosse il nome della figlia poi quando è venuto fuori che la figlia si chiamava Caterina ho ipotizzato che Adriana poteva essere forse la moglie, una famiglia noiosa e banale insomma. Un po’ troppo caos che è stato ulteriormente alimentato dal continuo e esasperante uso di parole inglesi greche e addirittura latine… Ma perché? È una cosa che non sopporto, se sto leggendo in italiano esigo che tutte le parole siano in italiano. È davvero ostico capire nomi cognomi strade posti tutti in greco, non me le ricordo neanche e la continua aggiunta di queste parole mi ha reso davvero insofferente. Secondo me nomi e tutto il resto in greco andrebbero tradotti in qualcosa di più orecchiabile per gli italiani, inutile dire che la scrittura sarebbe molto più fluida. Non si tratta neanche di un giallo come sembrava essere e la conclusione è stata davvero deludente sembrava solo una specie di polemica per il fatto che fossero state messe un sacco di telecamere in vista dell’olimpiadi… E allora? Per non parlare poi della neanche tanto velata polemica sui lavoratori albanesi sfruttati per la costruzione delle infrastrutture… A rischio di ripetermi: e allora?
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Estremi Ho come la vaga impressione che se avessi scritto io questo racconto sarei stata derisa senza ritegno. Non c’è neanche una trama, si osserva quello che succede a un immigrato che lavora in nero e che viene addirittura ucciso sul posto di lavoro senza pietà dopo essere stato trattato male e sfruttato tutto il giorno. Ci sono due problemi: 1 Il racconto è stato sviluppato solo per farci presente come lo scrittore è preoccupato per queste storie anche se non si capisce bene che cosa fa per risolvere questa situazione oltre che scrivere questo racconto. 2 Come dice il titolo vengono presi in esame le estremità ovvero è come se un film fosse tutto girato continuamente puntando la telecamera su mani e piedi del poveretto per descrivere minuziosamente quello che fanno loro. Un caos e una noia pazzeschi. Lascia perdere e vai a scrivere per un quotidiano facendo uno scoop vero e non uno inventato per favore!
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L’emancipazione di Tatiana Una storiella che sembra più che altro un articolo di gossip per un giornale in stile tabloid. Si narra di un gruppo di russi emigrati in Grecia (sembra proprio che il tema dell’emigrazione sia la fissa di questo scrittore) e il padre mette alla cassa la figlia. Poi passa uno della mafia e la sposa, compra il locale e la figlia mette a lavorare il padre. E allora? Che cosa dovrei provare dopo aver letto questo racconto? Sembra un esercizio… malriuscito. Non ce ne frega niente dei personaggi proposti, non abbiamo la minima compassione per nessuno di loro e non ce ne frega neanche niente della povera ragazza di cui sappiamo solo il nome e che ha i capelli biondi. Senza sentimenti una storia non ha senso.
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Nescafe frappè Sembra un esperimento andato a male di qualcosa che invece poteva essere geniale se fosse stato curato un po’ di più e non fatto in fretta e furia tanto per scrivere qualche pagina e compiere un racconto in modo distaccato come tutti gli altri. Perlomeno non ci sono gli immigrati. Si parla di una scrittrice che si vuole suicidare perché i sui libri non vengono accettati dall’editore… Ho trovato davvero sgradevole e quasi un insulto questa frase: ”La scrittura è la mia vita. Non posso più scrivere, quindi non ho più vita“. Mi sembra un po’ una presa per il culo ed è strano che è stata proprio scritta da uno che fa lo scrittore. Lo sanno tutti che chi ha la necessità di scrivere lo fa a prescindere dal fatto che sia venduto o meno e quindi addirittura uno che non viene venduto si suicida significa che invece di voler scrivere volevo in realtà vendere solo. Mi era piaciuta però l’idea che veniva descritto un personaggio mandato dalla scrittrice a ucciderla… Peccato che poi sembra quasi che lo scrittore non abbia avuto più voglia di darci dentro… no, la scrittura non è la sua vita.
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Suite per violino e flauto Ovviamente sono tornati gli immigrati questa volta dall’Albania e dalla Cecoslovacchia… Due mendicanti che suonano per strada e che si azzuffano tra di loro con delle battute che propongono forse una cultura musicale ma da cui non si evince altro che la noia infinita per tutto quello che fanno e dicono. Un disastro che sembra come sempre voler sottolineare la vita difficile degli immigrati… Ma perché questo scrittore non scrive una rubrica su un giornale?
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Senza scenografia Questa è il racconto più mal riuscito e quasi totalmente illeggibile di tutto questo libro. Senza scenografia significa che il racconto è stato scritto solo come un dialogo prima tra due persone di cui una uccide l’altra e poi arriva un’altra volta il commissario della prima storia che sembra altrettanto tronfio e pusillanime e soprattutto senza personalità. Non si capisce niente di tutto quello che si dicono i due all’inizio, pagine e pagine di parole incomprensibili in frasi caotiche che fanno solo venire voglia di smettere di leggere tanto che mi sono chiesta più e più volte perché stavo ancora leggendo questo libro. Quando arriva il commissario perlomeno si capisce qualcosa… ovviamente c’è un immigrato.
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Green card Questa storia sembra quasi una presa in giro, finalmente non c’è un immigrato anche se all’inizio sembra esserci, c’è un serbo bosniaco che chiede la carità e poi si scopre essere un greco che fa finta di essere immigrato perché così riesce a guadagnare qualcosa di più con l’elemosina… Ecco l’ennesimo inutile attacco al sistema, una critica velata peraltro senza senso. Ma come mai tutte queste lagne in ogni racconto? Vorrei leggere qualcosa che mi permetta di entrare in sintonia con un personaggio in una realtà ma così mi sembra solo di guardare il telegiornale… Io odio i telegiornali e tutte le cazzate che dicono.
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Sonia e Varja Ci mancavano solo le prostitute, eccone due, una bulgara e una russa, che ovviamente lavorano in Grecia e che si sono organizzate per far fuori i loro rispettivi padroni. La polizia l’ha capito ma le lascia andare. Direi che ora abbiamo esplorato tutti i destini avversi degli immigrati in Grecia. Anche in questo caso è impossibile trovare un po’ di simpatia o empatia per i personaggi che sembrano invece delle idee tratteggiate da stereotipi. Una storia che vorrebbe farci vedere delle realtà piuttosto sudice ma che con le parole non riesce ad evocare neanche il disagio di tutta questa gente. Che poi il caso sembra anche piuttosto assurdo e poco credibile…ma dai!
Αφηγήματα με θέματα από την Αθήνα του τέλους του 20ού και των αρχών του 21ου αιώνα. Η μοναξιά, η εκμετάλλευση και οι κίνδυνοι που αντιμετωπίζουν κάποιοι απ' τους μετανάστες. Η αρχική νουβέλα και οι τελευταίες γραμμές του καταληκτικού διηγήματος του βιβλίου, έχουν και τον αγαπημένο αστυνόμο Χαρίτο.
- Ingleses, franceses, portugueses...: Flojito... porque es un Jaritos se lleva una estrella más. Reconozco que es difícil hacer un cuento de género negro, pero éste no sale muy airoso. --> 3/5 - De refilón: Me ha gustado lo de despersonalizar a los inmigrantes usando sólo las partes del cuerpo para describirlos. --> 3/5 - La emancipación de Tatiana: Mmm... Parece que Márkaris también se desenvuelve bien cuando se decanta más por el lado social. --> 4/5 - Café batido: De momento el cuento más redondo. --> 5/5 - Suite para piano y violín: El final rompe el cuento. --> 3/5 - Sin decorados: Contado a través de diálogos hace que sea un poco difícil de seguir. --> 4/5 - Carta verde: Justito, justito... --> 3/5 - Sonia y Varia: Correcto, te deja con buen sabor de boca. --> 3/5 - Un cuento infantil: El que menos me ha gustado. --> 2/5
En conjunto recomendable. sobre todo para los fans de Jaritos.
No sé si quedarme con el relato del Comisario Jaritos o con el resto de cuentos o mejor con todo el libro en conjunto. La primera historia es del Comisario Jaritos durante la Eurocopa de Portugal y tenemos al Comisario tal y como sabemos que es, indisciplinado, cínico pero muy competente, más que la CIA. Lo demás es el reflejo del primer mundo y el trato hacia los inmigrantes o su explotación, "les pago menos" dice uno de los animales que pululan por la obra. Hay historias muy buenas como "Sonia y Varía" donde también aparece el Comisario y vuelve a demostrar que es competente o "Sin decorados", pero después aparece "Un cuento infantil" y descubrimos una gran y corta historia y vemos que el autor no se casa con nadie, hay malos en todos los sitios y aquí me han dejado un sabor amargo. Un buen libro de historias cortas que deja con ganas de más.
Tenía pendiente leer al maestro del noir griego con alguna historia de su célebre detective Jaritos. Pero Balkan Blues solo contiene dos relatos en los que el personaje más conocido de Markaris, Kosta Jaritos, aparece. En uno de ellos como protagonista, resolviendo un misterio en la Atenas preolímpica, en plena locura colectiva de la fase final de la Eurocopa de 2004, y en otro brevemente como encarnación policial en el desenlace de una trama de estupefacientes y tráfico de mujeres eslavas. Confieso que no era lo que me esperaba por la cubierta del libro. Con todo, he sido víctima gozosa de la trampa del marketing editorial. Me ha encantado esta inesperada antología de relatos cortos. Además, contra todo pronóstico. Este no es un género que interpele demasiado mis preferencias lectoras. Muchas veces me quedo con la impresión de que los relatos son gestados por mor del virtuosismo de la pluma de sus autores, retando su talento literario, y no tanto de una historia que merece ser contada. No es el caso de Balkan Blues, que nos apuñala con un conjunto de historias que vienen a ser la misma: Atenas y su desolador paisaje humano. Markaris, con estilo y técnica narrativa, nos aleja de la visión romántica de la capital griega, aquella que bien podría obtenerse desde las alturas de la acrópolis. Nos lleva a los bajos fondos y a los márgenes, enseñándonos que lo peor de la condición humana campa a sus anchas sobre todo fuera de ellos. Su costumbrismo es brutal. El crimen se convierte en anécdota. Lo que importa es lo que hay detrás de una dramática causalidad, en la que entra en juego la violencia depredadora, de muy distintas intensidades, de los que estigmatizan al búlgaro, al albanés, al rumano o al africano al mismo tiempo que lo explotan. Balkan Blues no va de crímenes, va de racismo y xenofobia, de abuso y también condescendencia. Pone a la sociedad griega frente al espejo de sus actitudes frente al inmigrante, proyectando una imagen que te golpea con la fuerza de una narración tan contundente como sofisticada. Encontramos denuncia social sin caer en el discurso fácil, sin maniqueísmos. Las víctimas también pueden llegar a ser verdugos.
Petros Markaris es para mí el tinto de verano. Puede que se nos llene la boca con vinos de 20 euros la botella llenos de matices y taninos, pero a veces no hay experiencia más especial que un tinto con hielo en una terraza rodeado de buena compañía y con algún que otro borrachín al fondo. No es trascendente, pero es mucho más real que las cenas woodyallenescas en las que se discute de filosofía. Y eso es básicamente lo que ofrece este libro. Porque la Grecia que nos muestra Markaris es un reflejo de esa España ya casi mítica en la que ser mileurista era un drama social, el fútbol y los JJOO la exaltación de un país pujante y nadie parecía creer que existía la miseria y la pobreza. La principal diferencia es que en Grecia se echaba la culpa de todo lo malo a los balcánicos y albaneses y por aquí éramos más de echársela a los latinoamericanos. Los relatos de Markaris son sórdidos, sí, pero quizá hoy epatan menos que en su momento. Porque hoy somos más conscientes de que bajo ese sueño de oropeles solo había delicuencia y crimen organizado. Hoy los que van a otros países y son tratados como se trata en todas partes a los emigrantes somos los europeos del sur y por eso mismo la "reivindicación" se convierte en rictus y el recuerdo de esas épocas en las que algunos se permitían criticar a los que venían de fuera a malganarse la vida porque en su país todo era peor nos sientan mucho peor que en su momento, porque en el fondo no éramos más que condescendientes ricos que nos sentíamos mejor por ayudar a aquellos que no tenían lo mismo que nosotros. Quizá, como cuando tomas un tinto de verano en una terraza y ves con una mezcla de lástima y aprensión al borrachín del fondo lo que más te hace plantearte estos relatos es si no acabarás igual si tienes la mala suerte de que una racha de mala suerte te lleve por delante. Y solo por lo entretenido y por ese pensamiento que me ha suscitado me parece un buen libro para iniciar el verano.
Εύκολο βιβλίο, διαβάζεται χωρίς να απαιτεί ιδιαίτερη σκέψη. Άρα το προτείνω για διάβασμα στο μετρό, στην παραλία ή όταν είστε κουρασμένοι.
Μπορεί η ανάγνωση του βιβλίου να μην απαιτεί ιδιαίτερη σκέψη, όμως οι ιστορίες του σε βάζουν σε σκέψεις. Διαβάζοντάς τες, θες να σταματήσεις κ να σκεφτείς τους ήρωες κ τη θέση τους στην Αθηναϊκή/Ελληνική κοινωνία. Θες να σκεφτείς επίσης τι είδους κοινωνία είναι η Ελληνική. Κ ίσως κάνεις κ την αυτοκριτική σου αναφορικά με το πώς συμπεριφέρεσαι σε ανάλογες καταστάσεις.
Γενικά, το στοιχείο που μου άρεσε περισσότερο στο βιβλίο ήταν η ικανότητα του συγγραφέα να γράφει διασκεδαστικές ιστορίες που θες να διαβάσεις απνευστί, αλλά που από την άλλη, παρά την απλοϊκότητά τους, τέμνουν τον κοινωνικό χαρακτήρα της Αθήνας. Νομίζω αυτό είναι το πιο δυνατό στοιχείο του βιβλίου.
Η Αθήνα υπάρχει ως background σε όλες σχεδόν τις ιστορίες αλλά ίσως αυτό μπορούσε να γίνει περισσότερο. Εξάλλου ο συγγραφέας ξέρει πολύ καλά την Αθήνα. Θα ήθελα να δω την πόλη να αποκαλύπτεται ακόμη περισσότερο στο βιβλίο.
İlk hikaye özelinde, okuması zor bir polisiye romandı, kendim bile şaşırdım; sebebi: Yunanca mekan ve kişi isimleri.
Ama kitap, Avrupa’da göçmen olma olgusunu, göçmenlere bakış açışını yansıttı hem de trajik hikayelerle.Bu nedenle oldukça renkli bir kitap. Mutlaka alınmalı mı? Çıtır çerezlik, kafa dağıtan bir kitap okumak isteyenler alabilir. Kitapta hiç bir yerin altını çizmemişim 🙄🙃 Genelde çizmeyi severim 👢
La capacidad de Márkaris para describir la cotidianidad de los submundos griegos es magnífica, siempre acompañada de una pluma crítica e irónica. Un libro corto y sencillo para familiarizarse con la historia balcánica. Leer a Márkaris es deambular por Atenas; siempre me evoca bonitos recuerdos, como paseos por Exharquia y Omonia, charlas con inmigrantes y souvlakis en parques.
Markaris schreibt in den Kurzgeschichten über Migration in Griechenland, aber statt kritisch und sensibel über die Situation von Migrant*innen zu erzählen, reproduziert er rassistische Stereotype, die deutsche Übersetzung enthält rassistische Fremdbezeichnungen, mit denen marginalisierte Gruppen benennt werden. War nur schwer zu ertragen das ganze Buch, glücklicherweise war es nur kurz.
Interesting Greek noir short stories, full of tradition and dark humor. I have never been to Greece, but now I feel I know it a bit more instead of the classic history version. It also shows that certain things are just part of human nature.
Αδικείται με τον Χαρίτο ο κ. Μάρκαρης πλέον, εχει ταλεντο στα διηγηματα μια και ξερει με λίγα λόγια να συνθετει ιστορίες κοινωνικοπολιτικές, χωρίς φιοριτούρες αλλά τοσο αιχμηρές και εύστοχες! Εκτος απο το πρωτο διηγημα απόλαυσα ολα τα υπόλοιπα παρόλο που κάποια ήταν δραματικά
A bundle of short stories set in Athens. Only the first one features Kostas Haritos, I found the others disappointing and sometimes even offensive. A pity as I really like the Kostas Haritos series.