Una lettura senz'altro interessante e molto scorrevole, che ha delle debolezze e dei punti di forza.
Bellissima, a mio avviso, l'idea di basare la narrazione sul sincretismo religioso e il fatto che, invece di concentrarsi su *una* faccia della divinità, se ne indaghino le diverse versioni a seconda del momento storico e della popolazione che la venerava. Ho apprezzato i particolar modo la prima parte, quella ambientata a Uruk, dove Afrodite è Inanna: l'ho trovata ben scritta e molto interessante, anche perché non conoscevo praticamente niente di quella mitologia.
Un po' meno bello, invece, è il "femminismo" di facciata di Afrodite, che per tutto il tempo si presenta come questa dea diversa dalle altre, più potente e più intelligente di tutti, che capisce più degli altri dei perché è più antica, e sogna la liberazione delle donne... per poi, di fatto, condannare qualsiasi donna (o quasi) che non sia lei. Che si tratti di donne mortali, ma soprattutto delle altre dee, è sempre ipercritica nei loro confronti: dà loro la colpa di essere asservite agli uomini, mentre lei, lei è diversa, lei è indipendente e superiore a queste scaramucce divine (spoiler: no, non lo è😅).
Per non parlare del fatto che passa metà libro a denigrare (anche giustamente, in alcuni casi) le figure maschili, e a far intendere che lei è ben superiore a tutti loro... per poi correre da loro in ogni minimo momento di difficoltà. Ovviamente non c'è qualcosa di male nel chiedere aiuto agli uomini, anzi! E, se fosse stato scritto in un modo diverso, l'avrei anche trovato bello: sei una dea millenaria, indipendente e potente, ma comunque in alcuni casi, hai bisogno di aiuto da parte di altri esseri (umani o divini che siano).
Peccato che non sia scritto così (o almeno, questo è quello che ho percepito io). Per quasi tutta la lettura, infatti, sembra che Afrodite debba convincere il lettore e anche se stessa che lei è questa creatura potente e autonoma, che non ha bisogno di nessuno e che anzi disprezza e non accetta lo status quo, perché lei è antica e potente e può fare molto di più degli altri, da sola. Cioè, per la maggior parte del tempo lei *afferma* tutto ciò, ma è davvero raro che lo dimostri. Sinceramente, soprattutto nella parte greco-romana, è sembrata quasi sempre animata da capricci e ripicche esattamente come gli Olimpi che lei tanto detesta. Insomma, non esattamente una girls girl, volubile e anche un po' ipocrita. Non la definirei un'icona femminista, ecco.
Che poi, pur essendo una divinità, abbia i suoi pregi e i suoi difetti, è assodato e passa benissimo attraverso la lettura; è anche quello che ci viene ripetuto da millenni riguardo alle divinità greche e romane😅
Però ecco, questa deriva pseudo femminista in molti punti mi ha fatto storcere il naso.
In generale ho comunque apprezzato la lettura. Anche la scrittura mi è piaciuta, l'ho trovata adatta al tipo di storia e alla voce di Afrodite.
E mi è piaciuto molto anche il fatto di voler dare voce a questa dea, che viene sempre un po' bistrattata e ridotta a "dea dell'amore" quando di fatto potrebbe essere stata molto di più.
Consiglio la lettura se volete un retelling del mito un po' diverso dal solito. Non ve la consiglio se cercate nello specifico un retelling femminista: c'è l'intenzione e c'è la buona fede, si vede, ma non sempre la riuscita è totale, secondo me.
È comunque una lettura piacevole e veloce, adatta per chi si vuole immergere in atmosfere dal sapore antico da un punto di vista poco indagato.