"𝑰𝒍 𝒔𝒐𝒗𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒏𝒐𝒏 è 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂, è 𝒖𝒏 𝒔𝒊𝒎𝒃𝒐𝒍𝒐; 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒓𝒆 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒆𝒔𝒑𝒐𝒓𝒔𝒊 𝒂𝒍 𝒈𝒊𝒖𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒆𝒓𝒊, 𝒂𝒍𝒍’𝒐𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒈𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒓𝒂𝒊𝒏𝒕𝒆𝒔𝒊, 𝒑𝒂𝒈𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒊 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒆𝒓𝒓𝒐𝒓𝒊. 𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒓𝒆, 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒅𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒂𝒍 𝒑𝒐𝒑𝒐𝒍𝒐, 𝒂𝒏𝒏𝒖𝒍𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒔é 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒖𝒏 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒑𝒊ù 𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒆. 𝑺𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓 𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒂 𝒔é 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊."
Nina vive con il fratello Bruno, guardacaccia del re Umberto, in una casa che sa di muffa e pane abbrustolito, in mezzo al bosco dell'immenso parco di Monza. Ma lascia la casa e si trasferisce alla villa reale di Monza quando riesce a prendere servizio dai Savoia come cameriera della regina Margherita. Qui diventerà intima della regina, conoscerà delle persone che l'aiuteranno ma anche chi la ostacolerà nel suo lavoro. La regina, invece, dovrà fare i conti con il proprio ruolo e la condotta disdicevole dell'infedele marito Umberto.
È un romanzo storico frutto di un'accurata documentazione dell'autrice Alessandra Selmi, attraverso saggi, biografie, quotidiani, lettere, ma anche ricettari, che mostrano i gusti e le abitudini alimentari dei reali. Ma non è solo un romanzo storico, in quanto l'autrice, attraverso una rielaborazione narrativa in chiave artistica e creativa, esplora ed ipotizza anche tutto il mondo sotterraneo delle emozioni di personaggi reali e di finzione. Il libro segue i vari spostamenti dei Savoia nelle varie residenze italiane, cambiando quindi ambientazione, ma si apre e si chiude con lo stesso scenario della villa reale di Monza, oltretutto città natale dell'autrice. I vari scenari rispettano i cliché dell'epoca, sempre attraverso belle descrizioni. La trama è ben articolata e la parte di fantasia non va mai a falsare o intralciare gli eventi effettivi. Il tutto viene narrato abbracciando diversi punti di vista, prediligendo quelli delle due protagoniste femminili: Nina, una ragazza semplice, desiderosa d'imparare, altruista, ligia nel lavoro e la regina Margherita, "un concentrato perfetto di eleganza e disinvoltura". La figura di Nina non oscura e non prevarica mai su quella della regina, anzi, forse il contrario, infatti l'autrice dà ampio spazio anche agli stati d'animo di quest'ultima, a tutto il malessere ed il dispiacere causato dall'infedeltà del marito, al suo desiderio di ricoprire nel migliore dei modi il ruolo che le è stato assegnato. L'unica figura che sfigura è quella del re, il cui comportamento, così come l'amore per Eugenia, non possono passare inosservati: ma se questo fu il suo atteggiamento, perché presentarlo in altre vesti? Alessandra Selmi descrive molto bene anche il meccanismo della vita di corte, che è come un orologio, in cui tutto può funzionare solo grazie a quegli ingranaggi nascosti di cui nessuno si cura, ossia tutta la cerchia della servitù. Ed è grazie a Nina che anche la servitù acquista un ruolo importante, non solo lavorativamente, com'era poi nella realtà, ma anche con tutti i retroscena, le dicerie ed i pettegolezzi che la caratterizzava. Anche le tradizioni e le richieste legate al ruolo di sovrano appaiono in modo chiaro: Margherita, come buona parte dei reali del passato, fu costretta ad un matrimonio politico, in cui non c'era posto per l'amore ma solo per i doveri, tra cui quello importantissimo di dare un erede maschio, sempre sottoposti al giudizio del popolo. Finisce così per sposare un trono ed una vita che lascia pochissimo spazio alla libertà. Alla luce di tutto ciò ci si chiede se sia davvero così meraviglioso essere dei sovrani... L'autrice esterna chiaramente anche l'influenza e la rigidità dell'educazione ricevuta da Margherita, impartita da una madre la cui voce, resa nel testo con un altro font, tormenta continuamente la futura regina. Molto bella anche la parte dedicata alla passione di Margherita per l'alta montagna, fonte per lei di tranquillità e riservatezza. Ho apprezzato questa lettura e tutta la parte romanzata sulla vita di Margherita che, a mio avviso, mette un po' in secondo piano tutta la vicenda di pura finzione. Una lettura leggera e molto scorrevole.