Nella materia liquida di questo tempo che indebolisce ogni gerarchia, i conflitti tra le generazioni sembrano passati di moda. Genitori e figli si trovano vicini all'improvviso, tanto nei comportamenti quanto nel modo di guardare il mondo, in famiglie che, invece di essere allargate, sono «allungate». Al posto del classico rapporto di subalternità, compare così una condizione più complice e paritaria, che in alcuni casi si trasforma in vera e propria amicizia. Un fatto all'apparenza positivo, ma che nasconde una questione non è sulla frattura condivisa tra giovani e adulti che si struttura l'identità? In questo libro Marco Aime e Gustavo Pietropolli Charmet affrontano la progressiva svalutazione di quei riti di passaggio, come la leva militare o il fidanzamento, che scandivano fino a ieri lo sviluppo del nostro ruolo sociale, e le sue conseguenze. Perché, se l'autorità dei genitori tende all'estinzione, la scuola perde d'importanza e l'ingresso nel mondo del lavoro pare sempre più un miraggio, quando arriva il momento delle responsabilità?
Il testo consta di due saggi -separati ma estremamente connessi nelle tesi esposte- che analizzano l'argomento in due differenti ottiche. Il primo saggio, difatti, è di Marco Aime ed esamina le modalità e la storia dei riti di passaggio dal punto di vista dell'antropologia culturale. Un percorso che fa emergere le differenti modalità culturali nel considerare i vari momenti della vita. Ma cosa si intende per rituale? Nel succedersi delle teorie antropologiche si arriva a definire il rito come atto carico di significato in quanto socialmente condiviso. Il rito nella sua accezione di usanza, ordine prescritto diventa rituale con il suo verificarsi a cadenza regolare e diventa passaggio quanto indica la transizione da uno status all'altro.
Facendo un excursus storico nella società occidentale in merito al rapporto tra generazione adolescenziale e adulta si può così schematizzare:
– durante la 2° guerra mondiale si verifica una comunanza data da una drastica situazione che vede giovani e adulti (sia su un fronte che sull'altro) combattere assieme; – nel dopoguerra si delinea pian piano una cultura giovanile; dalla musica ai vestiti, i giovani si uniscono in una cultura collettiva. – Questa contrapposizione generazionale si fa via via più netta per poi dissolversi verso la fine degli anni '70 quando dal collettivismo si passa all'individualismo: Nasce la società dell'immagine. Non ci sono più ideali ma griffe: “Il materiale si sostituisce all'ideale”
In questo scenario vediamo disgregarsi altresì i riti di passaggio a lungo riconosciuti dalla nostra società. Un esempio fra tutti è la scomparsa del servizio militare obbligatorio che ha lungamente sancito per il mondo maschile un momento di distacco (si pensi al termine veneto "naja" che fa riferimento al latino "nascita" proprio in collegamento all'acquisizione del nuovo status sociale). Per problemi economici, poi, i figli rimangono più a lungo nella casa genitoriale: si parla in questo caso di famiglia allungata. Il risultato è una confusione tra i confini generazionali: si sono accorciate le distanze in quanto le generazioni diventano alleate e complici anche nello stile di vita. Esempi in questo senso sono vari e molti riportano alla realtà del web sostituta del mondo relazionale precedente. Sul web, di fatti le relazioni diventano orizzontali anche grazie alla mancanza di un'identità reale e definita (un tredicenne può spacciarsi per maggiorenne così come un quarantenne si può dichiarare ventenne!!). Aime in conclusione afferma che più che parlare di deritualizzazione si dovrebbe riflettere sul dislocamento del campo rituale dal centro ai margini
Il secondo saggio è di Gustavo Pietropolli Charmet, noto psicologo e accademico. Il suo intervento si basa in gran parte sulle osservazioni condotte al Centro Minotauro (Cooperativa dove si svolgono incontri per bambini, famiglie ed adolescenti in difficoltà).
I cambiamenti, secondo Charmet, sono riassumibili in:
– scomparsa dell'autorità paterna che è invece redistribuita orizzontalmente all'interno del nucleo famigliare – liberalizzazione sessuale mai vista; scompare la repressione; il genitore non si preoccupa di un'età sessualizzata sempre più vicina all'infanzia ma dà informazioni su come prevenire i pericoli insiti. Sembra scomparso il sogno romantico (e quindi anche feste di fidanzamento e matrimonio!) – L'adolescenza comincia sempre prima generando così ulteriore confusione. – Confuso è anche il momento in cui si può parlare di fine dell'adolescenza dato che sono spariti i riti ad essa connessi – Si nota, inoltre, una mancanza di senso del futuro (questo è sottolineato anche da Aime); si vive in un continuo presente. Charmet dice che il rischio è che si diventi dei "presentificatori" (sic!).
L'elemento importante e preoccupante al tempo stesso è relativo alla ricerca d'identità in quanto oggi l'adolescente è in quanto consumatore. Ciò è confermato da un evidente investimento affettivo sugli oggetti: la merce è idolatrata, magica, scaramantica (...) e la sua funzione è proprio quella di accompagnare i ragazzi verso l'autonomia e l'identificazione con il gruppo di coetanei Possedere, pertanto, un determinato oggetto equivale ad un consolidamento dell'immagine sociale. In questo senso si parla di una nuova ritualizzazione: si rifiutano gli oggetti dell'infanzia e ci si lega ad oggetti legati al mondo adulto che in fase pre-adolescenziale fanno comunque paura perchè oggetti che rappresentato un salto verso qualcosa che ancora non si sente proprio. Il nuovo terreno di lotta generazionale potrebbe, dunque, essere legato ad esempio al vestirsi. Rivestire il corpo richiede di fare una scelta che diventa così muto linguaggio che ci aiuta a capire in che stadio si trova l'adolescente. Le emozioni dell'adolescente di ieri di oggi non sono cambiate (desiderio, incertezze, vergogna, sensi di colpa, paura..) ma allo stato attuale la confusione emotiva si allinea ai repentini cambi di moda che rappresentano il ripetersi di separazioni e ritrovamenti caratteristici della ricerca identitaria. Le grandi marche hanno preso in mano questi processi quindi studiano i ragazzi attraverso focus group mirati non tanto a capirli ma a fare in modo che credano di avere bisogno di ciò che il mercato offre loro. L'inganno sta nell'illusione di essere soggetti attivi nelle proprie scelte mentre in realtà si è solo oggetti plasmabili.
Contiene due saggi di antropologia da me abbondantemente "orecchiati" qua e là. Mi soffermo soltanto su uno dei concetti che mi ha particolarmente colpito, forse perché illuminava in contemporanea il romanzo che stavo leggendo: riti di passaggio e zona liminale.
Il libro ha il pregio di mettere in luce tutta la bellezza e la drammaticità del passaggio dall'infanzia all'adolescenza piena. Questo provoca, come tutti i passaggi, il superamento di un limite che però non può darsi senza perdita né senza rinunciare a qualcosa: si subisce il primo strappo, la prima rottura con persone che una volta si guardava con ammirazione e dedizione, si perde la zona di protezione; in sostanza si perde per sempre una parte di sé. Venendo meno quei riti di passaggio che una volta erano carichi di valore simbolico (es: la scuola) e segnavano chiaramente il superamento del limite, acquisiscono valore altri riti contemporanei, più deboli ma non meno importanti: il gruppo di amici ma anche il possesso di un oggetto in cui rispecchiarsi (una felpa, un cappello, un monile etc...), l'ingresso in una fase specifica del consumo (il motorino, le scarpe firmate, la discoteca) e l'appartenenza al gruppo-classe (su cui a scuola si dovrebbe lavorare di più, suggerisce il libro). Se questa zona liminale porta con sé separazione, morte e rinascita, è impressionante quanto bene Stephen King sia riuscito a rendere il tutto attraverso It: la discesa e risalita nelle fogne di Derry, la distruzione della città, da un lato lo strappo con le famiglie di appartenenza (soprattutto quelle violente o indifferenti o iper-protettive) e dall'altro la bellezza del gruppo solidale di amici, infine l'uccisione del mostro: sono tutti eventi che segnano l'avvicinarsi al limite e il suo superamento da parte di un gruppo di preadolescenti.
Tutto questo corrisponde più o meno a due-tre "orecchie" del mio libro. L'unico difetto è che per alcuni concetti avrei preferito un'analisi più approfondita, ad esempio per la categoria di amore narcisistico che oggi ha soppiantato di gran lunga la visione di un amore romantico. Ebbene sì: uno passa anni a leggere romanzi ottocenteschi sull'amore romantico e poi si ritrova nella categoria dei rapporti d'amore narcisistici 😁, ma tanto è! Oppure sul fenomeno sempre più evidente di abbassamento dell'età di ingresso nella piena adolescenza.
Sicuramente non ci troviamo di fronte ad una totale scomparsa dei riti di passaggio, afferma Charmet, professore universitario. Sicuramente però ci troviamo di fronte ad un profondo ridimensionamento generale. Purtroppo gli adulti (o meglio, gli anziani, perchè sì, perchè l'aggettivo 'anziano' deve avere un'accezione negativa?) non hanno più le competenze e l'interesse a sradicare i propri figli, i giovani dalla famiglia. E neanche le istituzioni sembrano interessarsene. I genitori sono soliti a portare i figli a scuola, e spesso sono complici dei figli nei dibattiti con i professori. La scuola ha perso la rigidità di un tempo e, insieme ad infiniti riti che sono venuti meno, ha contribuito ad annoiare i giovani adulti, sempre più confusi, e privi delle possibilità di identificarsi e di crescere. È un ottimo saggio per avvicinarsi al mondo dell'antropologia e della sociologia. Personalmente non lo consiglio a chi ha più dimestichezza in questi ambiti perchè la scrittura e le tematiche sono molto basilari. Rimane tuttavia un'ottima infarinatura per avvicinarsi o per riprendere in mano questi temi molto attuali.
Libro sul difficile passaggio dall'infanzia alla gioventù (che si definisce come categoria diversissima dagli adulti solo nel secondo dopoguerra, con la nascita del rock, di modi di vestire tipicamente giovanili, di ideologie ribelli, oggi in crisi), che oggi vede la (quasi) scomparsa dei riti di passaggio classici del Novecento: la leva obbligatoria, l'apprendistato, il lavoro stabile e certo, alcuni rituali del fidanzamento, e in cui i riti di passaggio sono scanditi dal consumismo, da oggetti che contraddistinguono una fascia d'età. Oggi si attenua anche la distinzione tra giovani e adulti, con genitori visti come sempre più complici e figli deregolamentarizzati. La società liquida, quindi la confusione dei ruoli, l'idea di vivere in un eterno presente, l'individualismo per cui la società non si preoccupa più di rendere condiviso dalla comunità un fatto tramite un rito, la comparsa di un amore narcisistico, volto solo ad aiutare il partner nella sua realizzazione singola come individuo, fa scomparire confini chiari e quindi passaggi (di età culturale) chiari.
Interessante saggio che induce alla riflessione: non sono scomparsi i riti di passaggio "canonici" sono solo cambiati al pari della società moderna. Consigliato
Diviso in due parti. La prima curata da Marco Aime ha un tagli antropologico, la seconda curata da Pietropolli Chermet ha un taglio psicoterapeutico. Ci sono alcuni spunti interessanti, ma nel complesso il sottotitolo ("la scomparsa dei riti di passaggio") dice quasi tutto del libro.