“In fondo, non vi è nulla di segreto nel segreto del successo di Mediobanca. Essa è stata il frutto di una visione lungimirante dei problemi dello sviluppo economico italiano del dopoguerra, nutrita di una conoscenza profonda delle vicende del capitalismo italiano e del sistema bancario nel periodo compreso fra le due guerre, degli errori commessi e di quelli da evitare ed è stata guidata per mezzo secolo da un uomo di notevole ingegno, lucido, coraggioso e dotato di una grande disciplina di lavoro.”
L'interesse che ho per la figura di Enrico Cuccia è stato nella sua capacità di inserirsi in un problema cruciale individuandone i punti cardine ovvero l'industrializzazione dell'Italia che consisteva nelle imprese sostenute da banche miste, instabili e che negli '30 sono crollate, e in un progetto che nel secondo dopoguerra avrebbe portato il vantaggio del primo senza i problemi del secondo, e per attuare questo progetto aveva nei suoi punti di riferimento parti di una classe dirigente come quella di Beneduce Menichella e Mattioli, gli ideali del Partito d'Azione e la formazione teorica di tendenze quasi keynesiane, così nasce Mediobanca che, al di là delle critiche, è tra gli istituti più longevi del paese. Le critiche possono ricondursi al fatto che La Malfa tende all'agiografia senza soffermarsi sui problemi e sui difetti come il freno all'innovazione e la tendenza alla "protezione" di Mediobanca delle vecchie famiglie imprenditoriali italiane. D'altra parte però riesce a smontare il mito di Cuccia come banchiere silenzioso e onnipotente e burattinaio dell'industria e della finanza italiane.