Perchè li uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio (cit. da Il Principe N. Machiavelli)
Dopo la lettura di Proust e Melville sono corsa a rifugiarmi nella mia comfort zone; ho preso l'ultimo Simenon che mi è capitato a tiro e mi sono immersa.
E così mi sono ritrovata a cena in un bistrot, adocchiato mentre passeggiavo per le Halles; l'insegna riportava la scritta Chez l'Auvergnat, ma ad attirarmi sono stati i prosciutti e i salami appesi in vetrina.
Mi è venuto incontro un cameriere dai capelli rossi, sollecitato da una donna seduta dietro la cassa, serena, con un vago sorriso sulle labbra. Ho attraversato la prima sala con i vecchi tavoli di marmo e i piedi in ghisa e sono passata davanti al bancone di stagno; sul verde sbiadito delle pareti, montata in una cornice nera, era affissa l'immancabile legge sull'ubriachezza pubblica. Il cameriere mi ha fatta accomodare in un tavolo ad angolo da cui vedevo entrambe le sale. "Per cominciare le consiglio il bollito della casa o il carrello degli insaccati", mi ha detto il cameriere. Gli ho consegnato la mia ordinazione e ho cominciato a guardarmi intorno. I tavoli erano quasi tutti occupati, compreso quello evidentemente riservato ai clienti migliori e alle personalità. Ho sentito che quel tavolo veniva chiamato il Senato. Effettivamente intorno a quel tavolo erano sedute persone particolarmente eleganti e ho sentito che il ragazzo dai capelli rossi si rivolgeva a uno dei clienti chiamandolo Ambasciatore. C'erano però anche persone modeste sedute ai tavoli, come una coppia di giovani sposi evidentemente arrivati dalla provincia (si capiva che non erano habituè e, soprattutto, che non erano Parigini).
Guardandomi attorno con calma, mentre annusavo il mio bicchiere di Chanturgue rosso, riuscivo ad individuare i proprietari del bistrot. Il primo, più giovane, che chiamavano Antoine, in quel momento stava consigliando con discrezione ai suoi ospiti galantina di maialino da latte, qualche fetta di salame dell'Alvernia e sfoglia ripiena di Saint-Flour. Il secondo, decisamente più anziano, gli somigliava; era evidentemente Auguste, il padre, il noto titolare dello storico bistrot. Stava raccontando ai suoi ospiti come, quindicenne, fosse arrivato a Parigi da Riom e come all'epoca la gente si scannasse ancora in quel dedalo di viuzze buie intorno alle Halles e ancora di come come lui facesse arrivare dall'Alvernia quelle grandi pagnotte grigiastre esposte in vetrina. Ho compreso che quel racconto il vecchio Auguste lo riproponeva più volte a sera a diversi ospiti. Con l'età si diventa nostalgici.
Bevo un altro goccio di vino e quando riporto lo sguardo su Auguste percepisco un fugace smarrimento nei occhi.
Ho riflettuto se inserire l'allerta spoiler ma, queste che ho ritagliato, usando qua e là le parole dello stesso Simenon, sono solo le primissime pagine dell'affresco, la cornice in cui si dipanerà la storia, ancora tutta da leggere.
Del resto la grande capacità di Simenon è proprio di osservare luoghi e restituire al lettore i dettagli, i profumi, i suoni che ne costituiscono l'atmosfera.
La stessa attenzione è dedicata ai personaggi, principali e secondari, di cui riusciva a cogliere i pensieri più inconfessabili, le tensioni, le fragilità, per poi regalare ai suoi lettori un film in pagine.
Sono storie di persone qualunque quelle raccontate, magistralmente, da Simenon che aveva la capacità di farci penetrare fin dentro le miserie e i dolori altrui.
E a proposito di dolore.
Anche questa volta, come ho già fatto quando ho commentato Malempin, ho ricostruito, attraverso le "Memorie Intime" il periodo storico in cui Simenon ha scritto la morte di Auguste. Ho scoperto che mentre lavorava a questo racconto Simenon attraversava uno dei momenti più difficili della sua esistenza.
Scrive infatti Simenon nelle sue Memorie Intime: non so ancora che in quei giorni è in serbo per me una prova più dolorosa delle altre, perchè questa volta si tratterà di Marie-Jo, che mi è cara, mi perdonino i suoi fratelli, al di sopra di tutto. Ma non è forse la più vulnerabile dei miei figli, e la sola femmina che si sia in un certo senso intrufolata fra i miei due ultimi maschi? (...) Avevo ragione dunque a preoccuparmi dell'energia frenetica di cui mia figlia dava prova negli ultimi tempi. Questa volta (il dott) Henny mi dice non senza un'affettuosa partecipazione: "Vorrei tentare un esperimento, metterla per un certo periodo in un ambiente diverso, osservarla in mezzo ad altri bambini che hanno più o meno gli stessi problemi". "Vuole rinchiuderla?" La voce mi si spezza.
Mi fermo. Seguono infatti pagine strazianti. Proprio alla figlia Marie-Jo sono dedicate le Memorie Intime che contengono, tra l'altro, anche un diario della stessa Marie-Jo.
C'è chi si chiede come Simenon possa essere stato così produttivo. Le Memorie restituiscono una risposta. E' uno scrittore che ha vissuto molti luoghi e molte vite, con grande intensità, tantissimi affetti e altrettanti dolori.
Il suo talento attinge a una straordinaria capacità di osservazione e a una profonda comprensione dell'animo umano. Da qui, credo, nascono i tanti e variegati personaggi che popolano i racconti di Simenon.