Il maggiore William Boore è un eroe di guerra. Il maggiore William Boore è un codardo.
Sono passati due anni da quando William ha causato la morte di tutta la sua squadra e, per puro caso, è divenuto un eroe. Da allora è stato assegnato a sorvegliare Abaddon, la colossale astronave nera che da sessant'anni rimane sospesa tra il Golden Gate e Alcatraz, senza comunicare, inaccessibile.
Abaddon è divenuto un luogo per suicidi, disperati che si lanciano dal Golden Gate contro gli scudi di energia dell'astronave, convinti di venire portati altrove invece di essere disintegrati.
Molti pensano che gli alieni siano tutti morti e l'astronave sia solo una tomba. William lo vuole passare qualche anno tranquillo, divenire tenente colonnello e finire dietro una scrivania senza rivedere più un combattimento, pensando solo alla moglie e al figlio.
Ma, un giorno, gli scudi di energia si abbassano. William, con la sua squadra, dovrà entrare e affrontare gli orrori di Abaddon, assieme al pericolo più grande di sé stesso, un ufficiale che ha perso la capacità di comandare e di vincere.
[Romanzo di Fantascienza Militare venato di Horror, collana Vaporteppa, 79.800 parole, circa 270 pagine]
Sono sessant'anni che una gigantesca astronave nera, l'Abaddon del titolo, è sospesa tra il Golden Gate e Alcatraz senza far nulla. Col tempo è diventata meta per i suicidi che si lanciano contro i suoi scudi difensivi convinti di andare in un posto migliore: insomma, è il luogo ideale dove essere assegnato per William Boore, eroe di guerra tormentato dai sensi di colpa e desideroso di stare con la sua famiglia. Perlomeno finché gli scudi non si abbassano e non è costretto a condurre la missione dentro Abaddon.
Il mio parere su Abaddon si può ridurre a tanti sì e no. Sì allo stile vivido e scorrevole, che ti catapulta sia nell'astronave che nella testa di William. No ai troppi "Ho un tuffo al cuore!" e alle espressioni da brutta traduzione dall'inglese, come William che chiama il figlio "campione" e i vari "fottuto" e "fottutamente". Sì al protagonista codardo — codardia che si traduce in cazzate che mettono a rischio la missione e a pensieri da piagnucolone in cui spera di ritornare a casa sano e salvo. No al cambiamento brusco a metà romanzo, non per il cambiamento in sé ma per la velocità con cui avviene, e alla parte iniziale con la moglie e il figlio, trasposta direttamente da _inserire qualsiasi film di guerra americano_. Sì alle esplorazioni dentro Abaddon, ai misteri e alla tensione che dominano principalmente la prima parte. No ai continui attacchi di mutanti, sparatorie, uccisioni, fughe, che alla lunga sono ripetitivi e potrei tollerare più in un videogioco che in un romanzo (anche perché in un videogioco se non altro rischi di perdere, mentre in un romanzo con il protagonista che coincide con la voce narrante sai benissimo che qualunque cosa accada non morirà a metà libro). Sì alla spiegazione dei misteri, al finale e alla chiave di lettura rivelata nella nota dell'autore. No a come a poche pagine dalla fine venga effettivamente spiegato tutto per filo e per segno, in quello che sembra più un tentativo di non lasciare nessun dubbio al lettore che a William.
Ho deciso di leggere Abaddon perché colpito positivamente dalle prime pagine. Quando gli attacchi dei mutanti sono diventati la routine mi sono reso conto però che è un libro rivolto a un altro tipo di lettore, a uno con gusti che variano dai film di guerra ai videogiochi sparatutto — quanto di più lontano da uno che, per fare qualche esempio, si stava addormentando durante American Sniper e che guarda sempre con cipiglio il fratello durante le interminabili partite di Battlefield 4.
Il cuore di Abaddon è un gruppo di militari intrappolati in un posto sconosciuto che si ritrovano a fronteggiare alieni e mutanti ostili, sì, ma non si limita solo a questo, tant'è che il percorso di William e l'origine di Abaddon regalano un finale originale e soddisfacente. Non è una lettura che consiglierei indiscriminatamente ai fan della fantascienza e dell'horror, ma ne è valsa la pena.
Non lo so, stava andando tutto bene fino a quando Il setting sicuro è interessante, la tensione che si respira all'interno della misteriosa nave nera è palpabile e gli orrori che vi vengono svelati intrappolano l'attenzione del lettore. Il mistero è intrigante ma non mi ha convinto la sua spiegazione finale. Unito al fatto che la voce narrante del protagonista è troppo ridonante (l'abbiamo capito a pagina 3 che sei un codardo, adesso anche basta sottolinearlo ogni due battute) e che ho trovato la spiegazione e i rimandi al un po', come dire, a supercazzola, mi hanno fatto alzare più di un sopracciglio sul finale. Peccato, perchè le premesse c'erano e tutta la sequenza di esplorazione dell'astronava è veramente figa.
Questo libro rischiava di essere un mischione incredibile, invece l'autore è riuscito a gestire tutto in modo minuziosamente equilibrato, in pochissime pagine e senza mai annoiare. Se state cercando un libro action e/o vi piacciono prodotti alla "dead space" non fatevi spaccare questo gioiellino.
📝Nota: i personaggi secondari non sono particolarmente caratterizzati, ma in meno di 300 pagine era difficile fare di meglio, considerando tutta la carne al fuoco presente nella storia.
È il secondo libro che leggo dello stesso autore, Giuseppe Menconi, dopo "Sangue del mio sangue", e vi ho ritrovato gli stessi elementi positivi durante la lettura: stile fluido, personaggi ben caratterizzati e non scontati, ma senza esagerazione drammatica, e una storia che pur essendo di azione contiene un enigma che verrà risolto nel finale. Entriamo un po' più nel dettaglio con la solita checklist.
La lettura è scorrevole? Sì, lo stile di scrittura è molto fluente. Il ritmo è buono, alterna correttamente parti di azione a parti più tranquille e non ci sono salti inattesi, né pezzi noiosi (tranne forse il punto in cui gli alieni attaccano: si sarebbe potuto abbreviare un po', ammetto che qui ho saltato qualche frase per arrivare a cosa accadeva dopo).
La trama è coerente? Sì, non ci sono buchi logici né momenti "WTF?", le scene sono molto vivide e ben descritte e vissute in modo molto focalizzato sul protagonista, per il quale è sempre presente il desiderio di tornare a casa.
La storia è interessante? Sì: l'enigma dell'origine di Abaddon prima si complica e poi via via si dipana, scoperta dopo scoperta, battaglia dopo battaglia, con alcune sorprese non eclatanti ma utili a non rendere scontata la soluzione. Forse non tutte le parentesi aperte si chiudono perfettamente, ma non essendo una detective story ci può stare, alla fine vogliamo conoscere il destino finale del protagonista e dei suoi compagni, e in questo il finale è coinvolgente.
Ci si immedesima nel protagonista? Sì, al contrario di "Sangue del mio sangue" assume un'identità precisa sin dall'inizio, ed essendo presentato bene all'interno della sua vita familiare capiamo le sue motivazioni anche durante l'azione.
Worldbuilding? Ben pensata l'ambientazione interna all'astronave. Non è chiarissimo il contesto esterno con gli Stati Confederati al posto degli Stati Uniti. Siamo in un mondo alternativo? O la politica è cambiata a causa dell'arrivo di Abaddon sessant'anni fa? Forse è lasciato all'interpretazione del lettore.
Immaginate che gli anni 60, poco dopo lo sbarco sulla luna, un'enorme astronave con scudi impenetrabili da qualunque tecnologia umana sia arrivata a San Francisco, e si sia sospesa a mezz'aria tra il Golden Gate e l'isola di Alcatraz. Ecco, sessanta anni dopo, un militare che tutti credono un eroe di guerra, ma che in realtà è un codardo che ha causato la morte del proprio fratello e di tutta la squadra, si fa assegnare a tenere d'occhio la nave. Proprio perché non succede nulla da sessanta anni, pensa così di evitare ulteriori campi di battaglia. Beh, proprio a lui e alla sua nuova squadra, invece, toccherà affrontare gli orrori indicibili che sono all'interno di Abaddon.
Le scene d'azione e di battaglia sono stupende. La cura dei dettagli è maniacale, in più di una occasione mi sono sentito davvero là, nella nave, insieme al Maggiore Boore. Ma la cosa per il quale Abaddon è migliore dei film di fantascienza moderni (passatemi il paragone, si tratta pur sempre di due cose diverse, ed è difficile paragonarle, ma tanto ci siamo capiti) è la credibilità e la scientificità con la quale è stata costruita la trama. Fino ad arrivare al finale maestoso, davvero bello e sorprendente, uno di quelli che a fine lettura ti fa proprio esclamare: "wow, ma che figata!". Oltre che farti riflettere molto sulla natura umana, cosa che a prescindere qualunque buon libro dovrebbe fare.
Certo, ci sono elementi speculativi forti, che non pretendono di essere hard sci-fi, ma che essendo coerenti con la costruzione di tutta la narrazione, risultano credibili e gustosi. Non ho pensato nemmeno per un attimo di stare leggendo una storia, mi sembrava tutto così nitido e plausibile da credere di essere davvero lì.
Applausi a Vaporteppa e all'autore, e qui chiudiamo il sipario. Alla prossima figata (ce l'ho tra le mani proprio ora)!
Un eroe di guerra innamorato della sua famiglia e della vita (o un codardo?), un'astronave misteriosa che da sessant'anni giace spenta protetta da degli scudi inaccessibili, uno sparatutto ma anche una riflessione su temi importanti come l' onore e la religione...questo è Abaddon,un romanzo perfetto per i gamer! Ogni pagina trasporta il lettore all' interno di un videogioco, grazie alla scrittura attenta di Menconi. Ogni dettaglio, dal linguaggio dei personaggi, alle descrizioni dell' ambiente, è studiato per far sentire dentro a uno sparatutto ma, piano a piano, emerge la storia, narrata ad un ritmo incalzante, tra un caricatore e l'altro, proprio come in un videogioco. Sarò ripetitiva ma è proprio questa particolarità ad avermi fatta innamorare così tanto di questo romanzo. Ho trovato molto appassionante la trama e mi ha colpito tantissimo la presentazione altamente visiva dei luoghi e dei personaggi. Ho trovato inoltre bilanciata l' emergere della lore, un pezzo alla volta, esattamente come la scoprono i personaggi, senza dare al lettore delle anticipazioni..fino alla fine non si riesce a capire cosa sta dietro Abaddon! Per me 5 stelle meritatissime!
Mi piace quando gli autori di fantascienza ci fanno fare dei viaggi di questo tipo !!!
Abaddon é un’astronave parcheggiata a San Francisco, non si sa da chi, non si sa perché. Un giorno dopo 60 anni qualcosa in questa situazione statica cambia e comincia l’avventura del nostro stanco eroe…
La storia é ben ritmata, man mano si scopre il passato del protagonista e si delinea meglio il suo carattere; i personaggi di contorno non vengono inutilmente presentati, sarebbe stata una perdita di tempo. Il racconto si srotola su nuove scoperte, colpi di scena e scene di combattimento. É un po’ horror ed un po’ splatter. Il finale mi ha lasciato abbastanza sorpreso perché non avevo colto gli indizi sparsi per il libro, per fortuna la postfazione aiuta a capire alcune cose.
Per concludere, Abaddon é un ottimo libro di fantascienza che consiglio agli amanti del genere.
Un thriller fantascientifico davvero interessante, forse la parte centrale è appesantita da alcune ripetizioni troppo accentuate ma il ritmo della narrazione e l'atmosfera sono ben riuscite, l'autore inoltre si rifà molto ad alcune teorie pseudoscientifiche e a studi scientifici in modo più o meno romanzato. L'ho trovata una lettura piacevole, consigliata per chi ha fantascienza e videogiochi tra le sue passioni, per gli altri risulterà sicuramente interessante nel suo finale soddisfacente e poco scontato.
Ho letto la versione riveduta e corretta. Bella la nuova cover, bella la storia, stile immersivo in pieno brand Vaporteppa. Un'ottimo sci-fi distopico, con un ritmo incalzante che non mi ha dato mai cali di attenzione. Avrei preferito un finale con qualche spiegazione più strutturata in merito alle rivelazioni che il protagonista (e il lettore) apprende nel climax. Nel complesso, una lettura bella e soddisfacente.
Sapete quando in tv beccate un film di fantascienza violento, con mostri alieni, assolutamente trash e ridicolo, e una parte di voi pensa "Se solo fosse fatto bene"? Ecco, Abaddon è il "se solo fosse fatto bene". Questo mi porta alla prima considerazione: Menconi ha uno stile cinematografico, adrenalinico, e molto alla action-movie americano. Riesce a scrivere scene d'azioni concitate ma non confuse, e la sua è una scrittura che - almeno per me - si presterebbe tantissimo ad un adattamento per il grande schermo. Abaddon è una storia di fantascienza, diversa da quelle che ho letto finora: tanto per inziare, il protagonista. William Boore, come annunciato dalla quarta di copertina, si è scoperto codardo: soldato abilissimo e senza pietà, dopo aver messo su famiglia si è reso conto di aver paura di morire, di voler vivere una vita quanto più tranquilla e sicura possibile con sua moglie e suo figlio. Un uomo non più adatto alle missioni sul campo perchè mette al primo posto la propria sopravvivenza, con un discreto PSTD, che non ha detto niente a nessuno delle sue condizioni perchè... beh, è un codardo, no? La totale inadeguatezza di Boore nel suo ruolo è uno dei fattori volti a creare l'ansia: a parte quello, l'autore ha messo un simpatico conto alla rovescia, per cui tu lo sai che ad un certo punto succederà qualcosa... e quel qualcosa non è ciò che ci si aspetta: voglio dire, astronave aliena apparentemente morta che all'improvviso si accende è una premessa che permette di lanciarsi in ipotesi. E almeno quelle che facevo io si sono dimostrate sempre errate. Tranne una, verso la fine, ma perchè sparando a caso nel mucchio statisticamente qualcosa alla fine prendi. Ho trovate interessante anche come Menconi abbia ribaltato molte prospettive: i personaggi si trovano in un posto immenso, eppure il senso di claustrofobia regna sovrano. Devono esplorare un luogo sconosciuto, mentre - teoricamente - sono più o meno dove erano prima. Come al solito, con i libri editi da Vaporteppa le recensioni mi vengono molto corte: in generale i romanzi da loro pubblicati hanno un sacco di colpi di scena, per cui parlarne approfonditamente significherebbe rovinare la lettura ai potenziali futuri lettori. Abaddon non fa eccezione, con una prima parte che accumula domande e misteri, accompagnata da un autore abbastanza bravo da fornire due o tre teorie plausibili al lettore. Sul serio, bisogna essere bravi per creare un mistero e buttare al lettore indizi che gli permettano di lanciarsi in assurdi voli pindarici, e poi comunque la soluzione sta tutta da un'altra parte. Quindi, in definitiva, siamo di fronte ad un libro horror/fantascienza con gran belle scene d'azione, un'ambientazione ben costruita e (soprattutto) ben sfruttata, un protagonista particolare, un'ottima gestione del ritmo. Se proprio devo trovare un difetto, è quanto sia chiaro che i membri della squadra di Boore sono carne da macello che neanche gli adolescenti scemi di Nightmare, ma non cambia quanto questo libro sia divertente.
Forse 3.5 stelle.. Parte a bomba, come un fighissimo film americano.. La parte delle sparatorie è un po noiosa, i co protagonisti poco sviluppati, ma nell insieme godibile e divertente.. Finale molto particolare..
Romanzo di fantascienza militare con elementi horror (esplicito e dichiarato l'omaggio al gioco Dead Space di Electronic Arts), unisce questi elementi a un pastiche che comprende mitologia e temi apocalittici. L'amalgama nel complesso funziona, ma con alcune criticità, riconducibili a un fondamentale problema: la riuscita a metà del tentativo di rielaborazione e trasposizione in un romanzo di certi cliché dei videogiochi americani mainstream.
Innanzitutto le scene d'azione: il tentativo fatto sembra essere quello di ricreare delle sezioni da videogioco sparatutto-splatter, quele il summenzionato Dead Space, ma rivisitato con l'inserimento di elementi realistici, quali inceppamento delle armi, frastuono dei colpi esplosi ecc. Immagino che il risultato sia interessante per gli appassionati di armi; al resto di noi resta il senso di scene troppo concitate e affollate, che funzionano bene in un videogioco ma non altrettanto in un romanzo - con l'eccezione di alcuni scontri con singoli avversari (segnatamente i robot) che non riescono però a scrollarsi di dosso l'aria del "boss fight".
Segue il registro: il romanzo è dalla prima persona del protagonista, eroe di guerra per caso cui resta l'ombra della temerarietà di un tempo, messo suo malgrado a capo di una squadra di cazzuti. Lui e i colleghi parlano sempre come i protagonisti dei videogiochi americani più testosteronici, o meglio con la resa in italiano di quel registro, figlia a sua volta del doppiaggio dei film d'azione anni '80 e '90 - via quindi a un'ondata di "fottuto", "tira fuori le palle" e simili spacconate a raffica, ridondanti e alla lunga stancanti.
Tali problemi sono tanto più spiacevoli se si considera quanto bene funziona il resto: lo svelamento finale è un po' didascalico (di nuovo, come nelle americanate) ma in sé interessante; lo stile serrato, asciutto e solido; e il tentativo di rileggere lo stereotipo del marine ammazzatutto complessivamente riuscito - meglio se avessero parlato più come soldati in azione, e come gente normale fuori. In ogni caso non si fa certo trascinare verso la fine, e la costruzione del mistero è assolutamente adeguata. Mi sento comunque di promuoverlo; ma rispetto ad altri titoli della collana, è una promozione un po' più di misura. Ben fatto, ma non molto nelle mie corde.
N.B. Non so assegnare le stelle e in generale i voti, non vi ravviso alcun senso - ciascuno di coloro che le mettono le interpreta a modo proprio e si finisce per fare una media tra mele e pere, che non dice niente. Assumendo che le cinque stelle stiano per una perfezione non di questo mondo, le quattro valgano per un semplice "mi piace".
Prendi il film 'Pandorum', mettici qualcosa di 'Fanteria dello spazio', aggiungi un po' di 'Battlestar Galactica', molta non-trama ispirata ai videogiochi dei maschietti, et voilà, il pastiche ridondante e troppo lungo di fantascienza. Il ripetere su ogni singola pagina del libro che l'eroe vuole a tutti i costi tornare da moglie e figlio è noioso; il concetto era chiaro dopo le prime 15 volte. Le noiose tirate sulle specifiche tecniche degli armamenti: insopportabili. Le interminabili sparatorie agli infiniti mostri su e giù per i lunghi corridoi, un'agonia. Alla fine, lo spiegone allucinante e onestamente non più interessante dopo tutte le pagine noiose che lo precedono. Infine non ho proprio capito se la fazione scelta dall'eroe sia composta dai buoni o dai cattivi, ma francamente... me ne infischio.