Niente è più astratto e sfuggente della nostra identità e nello stesso tempo niente è più esposto al giudizio altrui, è più concreto e visibile. A cominciare dal volto, la prima immagine di noi stessi. Da quasi due secoli la fotografia è legata alla nostra stessa idea di identità. Tutti portiamo con noi un documento con il nostro volto e abbiamo fotografie delle persone che più amiamo. Il rapporto emozionale che stringiamo con queste immagini è talmente complesso da farci rifiutare, qualche volta, i nostri stessi ritratti. Non ci riconosciamo, anche se bastano pochi anni per trovare sorprendentemente migliorate fotografie che prima detestavamo. Perché la fotografia è come la cambia. Non resta immobile, ma si trasforma sulla base della storia di ciascuno e dell'idea che si ha di se stessi.
E' una lettura piacevole, colta, come quelle di tutti i testi del Festival della Mente. Qui si parla di fotografia, del parallelo che viene fatto con la propria immagine riflessa nella specchio, ma anche, cosa rappresenta ormai per tutti noi, l'opportunità di scattare migliaia di foto in digitale che ci è permessa ora con i nuovi dispositivi. Si parla del ruolo del fotografo, dell'atteggiamento di chi viene ritratto, delle percezioni rispetto all'immagine di sé nei confronti con le foto dei propri ritratti, selfie compresi e, in ultimo, anche delle funzioni neurali che ricostruiscono sequenze dinamiche da immagini statiche, della funzione della memoria rispetto alle immagini.
Consigliato a tutti quanti amano la fotografia come espressione, mai neutra, di ciò che ci circonda.
Forse và troppo sul filosofico ma molto interessante. Attuale. mostra come l'immagine oggi giorno è diventata più importante della nostra identità e non si può tornare più indietro soprattutto con l'avvento dei social. Scianna indaga e cerca di farci capire il perché proviamo questo senzo di disagio quando ci troviamo di fronte all' obiettivo e ci risponde con riferimenti letterari, scientifici e storici (storia della fotografia).
Bellissimo libro che sarebbe riduttivo definire di "fotografia". A mio avviso è molto di più: Ferdinando ci fa viaggiare nei suoi pensieri del ritratto visto dalla parte del fotografo e del "fotografato". Davvero un bel libro ricchissimo di spunti per chiunque , dall'appassionato di fotografia, al professionista a chi di fotografia capisce poco o niente (io ad esempio). Lascia il segno a chiunque.
Poiché Scianna si definisce nell'introduzione un fotografo e non uno studioso, le pagine che seguono risultano davvero troppo piene di citazioni e di pretese intellettuali, in un percorso da Narciso ai selfie che lascia davvero ben poco.