Per avere idea del fascino, ancora prima che delle straordinarie virtù intellettuali, di Viktor Sklovskij, bisogna cercare alcune citazioni solo apparentemente marginali di Grazie per le magnifiche rose di Arbasino o rileggere una ventina di pagine di Sessanta posizioni, sempre di Arbasino. Si può così intuire la forza magnetica, sostenuta da una mitica grandezza, dell’anziano e garbatissimo professore, che a vederlo di lontano aveva forse qualche tratto in comune con il Pnin di Nabokov. Un suo passaggio a Roma alla fine degli anni Sessanta o all’inizio dei Settanta, in una Capitale che aveva creduto – incontrando il Sessantotto – di sperimentare la rivoluzione in proporzioni bonsai, si risolse nella solita richiesta di interviste, di autografi, di applausi, però delusi perché il genio, a differenza dei divi, non si può fotografare, né può far scena in ambienti affollati. Così l’incontro non rese giustizia allo strepitoso autore del testo che qui presentiamo, “capace di trasformarsi, senza darlo a vedere, in una sorta di coautore d’un romanzo pure in sé perfetto e in nessun modo perfettibile quale Guerra e pace”. In che modo riesca nell’impresa lasciamo ai lettori il piacere di scoprire. Introduzione di Lucio Villari.
'zenu ne dobija onaj ko je lep, vec onaj ko je simpatican' kao da me je sklovski osamario, eto tako se osecam. ne lep, nego smesan i malo nesnadjen. ne lep, nego onaj koji ima gomilu zanimacija, nerazgovetan tok misli i oblaci sta mu prvo padne pod ruku. nije cak ni uporan vec je pre mutav. simpatican dakle autistican. svet se menja ali problemi zena ostaju isti, ko sta mi sa autisticnim likovima i ja mislim da je dosta, necu simpaticnog ocu lepog!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Lo so, dovrei sentirmi un po' in colpa ma se non avessi saltato un certo numero di parti in cui Tolstoj scrive un trattato di storia e filosofia della storia, anziché un romanzo... non sarei mai arrivata alla fine. E sarebbe stato un peccato, perché l'intreccio è appassionante, i personaggi affascinanti e insomma, si capisce perché da così tanto tempo sia annoverato tra i capolavori della letteratura internazionale. Però anche in questo caso, così come per Anna Karenina, mi sono avvalsa di uno dei diritti del lettore secondo D. Pennac, e se anche non ne vado particolarmente fiera rispetto a quando avevo 16 anni mi faccio meno problemi a dirlo ad alta voce.
Molti lettori hanno confuso questo corto saggio con il romanzo di Tolstoy. Si tratta invece di una interessante analisi dei temi e della scrittura di Tolstoj.
Quello che mi ha colpito leggendo questa grande opera letteraria è che la distanza dell'epoca sembra non esistere per i vizi e le virtù degli uomini che son sempre gli stessi
Приятная и полезная книга, наполненная остроумными наблюдениями и тонкими замечаниями. Однако в то же время, с моей точки зрения, есть повторы и длинноты, усложняющие чтение.