Gli sguardi di Piero e Andrea si incrociano sotto le luci al neon del bagno di un autogrill. Il primo, un uomo solitario, disilluso, la faccia da sopravvisssuto; il secondo, un ragazzino sfrontato e dall'aspetto androgino, senza pelle e senza vergogna, occhi di ghiaccio che sono una visione fuori dal mondo. Da quell'incontro casuale nasce un legame inquieto e pericoloso, attraversato da silenzi e feroci provocazioni. In una provincia annebbiata e surreale fatta di autostrade deserte e sogni fuori tempo, una storia di identità e amore, di colpe e passato che non accetta di essere cancellato. Un racconto che brucia con la forza degli inizi, dalla voce di una delle scrittrici italiane più amate.
Silvia Avallone ha una competenza nello scrivere incredibile. La storia, seppur breve, riesce a descrivere un frammento della realtà dei 3 personaggi principali in un modo chiaro e lineare. personalmente ho provato sia disgusto che tristezza per tutti. 3 stelle su 5 solo perché è un libro che alla fine mi ha lasciato con l'amaro in bocca.
In poche pagine l'autrice è riuscita a descrivere, a mio parere, i personaggi con cura e tridimensionalità. È una storia che va a esaminare l'intreccio di tre vite, quella di Piero uomo indurito, di Andrea, ragazzo ferito e dalla personalità fortemente enigmatica e di Maria, moglie di Piero, che resta sullo sfondo ma mi ha toccata molto con la sua pacatezza, abnegazione, ma anche centratura rispetto all'uragano di emozioni degli altri due personaggi.
Premessa doverosa: apprezzo particolarmente i libri della Avallone, quindi mi rendo conto di non essere molto imparziale quando si tratta di parlare di qualcosa scritto da lei. E' anche vero che per me non è affatto facile recensire un racconto... vediamo cosa salta fuori!
"La lince" è stato riproposto da Rizzoli dopo diversi anni dalla sua prima comparsa e si trova solo in formato eBook, quindi, ahimè, l'ho dovuto leggere sul Kindle. Fin da subito ho avuto l'impressione che si volesse andare a parare sull'ennesima storia d'amore tormentata tra un ragazzo giovanissimo e un uomo adulto con una famiglia, o almeno, ciò che rimane di essa. Ammetto di aver alzato gli occhi al cielo e di aver pensato qualcosa come "mannaggia a te Silvia" perché sono storie trite e ritrite, questo bisogno perenne di sottolineare che c'è diversità anche dove bisogna cercarla con il binocolo ha stancato. Incrocio le dita e spero che il tutto prenda una piega diversa. La piega arriva e di nuovo mi trovo a pensare "mannaggia a te Silvia" perché a un certo punto la curva è così stretta che rischio di schiantarmi contro il muro. Insomma, dopo aver "girato" l'ultima pagina fisso per un attimo il vuoto e mi dico che un racconto su Piero e Andrea non basta, io vorrei proprio un libro, uno di quelli che ti ribalta come un calzino come solo quelli della Avallone sanno fare.
Non amo i racconti e in genere li evito perché non fanno proprio per me, ma questo è davvero godibile.
In pochissime pagine siamo catapultati nella provincia piemontese con soggetti che hanno grosse difficoltà. Argomento che potrebbe addirittura evolvere in un romanzo approfondendo il vissuto dei due protagonisti. Sempre molto coinvolgente, anche con un breve racconto.
La plume de Silvia Avallone. Une toute petite nouvelle, assez poignante, à l'ambiance tendue, sur les rapports humains. Une jolie photo en noir et blanc, percutante.
Lontanissimo dalla Silvia Avallone che mi piace, non per la storia, che è passabile, legata al dramma adolescenziale dei protagonisti, ma per la scrittura, che non sembra, quasi la sua.
Pur nella sua brevità, La lince lascia un segno profondo: è una storia sospesa, che non dà risposte ma spinge a riflettere sulla fragilità e sul desiderio di libertà che abitano in ognuno di noi.
È la prima volta che approccio la Avallone, forse perché mi son trovato questo libriccino tra le mani per forza di cose. Ne ho letto la trama e mi sono immerso in una mezz'ora di lettura. Lo stile di scrittura è molto interessante e la trama non è male. Come racconto pero' non lascia nulla; non vi è tempo per approfondire la psicologia dei personaggi e per dissipare qualche ambiguità. Sarei pero' contento se la scrittrice ne facesse una versione romanzata per capire meglio ed emozionarsi un po' di più. Così com'è onestamente questo racconto risulta più freddo dell'"acciaio".
Una storia da periferia, l'incontro fatale tra un uomo indurito dalla vita e un ragazzo perduto. Racconto breve e intenso, narrato senza troppi fronzoli, com'è giusto che sia. Da leggere in un pomeriggio noioso.
Mi chiedo sinceramente cosa ho letto. La trama non mi ha convinta, lo stile non mi ha coinvolta e alla fine sono rimasta solo con un grande “boh 🤷🏻♀️”.