In una Russia del futuro prossimo, dove il confine tra legalità e arbitrio si è fatto sottilissimo, Serëža – stimato filologo, professore universitario sposato e con un'ottima reputazione alle spalle – è condannato a morte per aver consumato un rapporto con una studentessa ancora minorenne e trasferito al Kombinat. Qui viene rinchiuso in una cella dotata di ogni comfort che sembra la stanza di un hotel di lusso, ma tutti i giorni alle 11 in punto è obbligato ad attraversare un lungo corridoio dove lo aspetta Saša, una mitragliatrice automatica attaccata al soffitto che lo giustizierà senza preavviso. L'esecuzione può avvenire in qualsiasi momento, oppure non avvenire affatto. Così, Serëža passa le sue giornate in una dimensione surreale, logorato dall'attesa mentre la vita intorno a lui continua a scorrere… Un romanzo tagliente e perturbante che ci prospetta un universo spogliato di ogni umanità, fino all'estremo paradosso.
Danilov vuole usare una prosa didascalica, minimale e volutamente banalizzata. Lui è un drammaturgo, non un romanziere e infatti questo romanzo funzionerebbe meglio come pezzo di teatro o come sceneggiatura.
Personalmente trovo la prosa così asciutta abbastanza irritante però l'idea spacca.
Ciao Sasha è una critica al politicamente corretto, una satira della società contemporanea che decide cosa è giusto e cosa è legale. Dalla madre amorevole alla donna indipendente, dall'uomo onesto e timorato di Dio all'uomo ricco e potente, non ci sono piu valori, solo costumi a cui adeguarsi.
Non c'è posto per la religione nella società turbo capitalista in cui contano solo apparenza e ricchezza. La nostra Etica e la morale non hanno più valore e Sergej è condannato a morte per una cosa che per noi non è nemmeno un reato. La ragazza è adulta e testimonia di essere stata consenziente, ma non conta nulla visto che non è lei che decide, decide lo stato perché le leggi non servono a proteggere il cittadino ma a tenerlo sotto controllo. Vai a correre da solo a cinquecento metri dall'essere umano più vicino, senza dare fastidio a nessuno? Inseguimento in elicottero e 8000€ di multa.
La condanna di Sasha è stare in un tre stelle, con alcool, cibo e social network, ad attendere. Sembra un test coi carcerieri che cercano di capire quanto possano tirare la corda. Il cibo buono e un posto confortevole basteranno a mantenere la sanità mentale di un prigioniero? Tutti in fila a due metri di distanza ma senza vaccino il caffè lo puoi bere solo in piedi e alle 22 torna a casa che di notte il virus diventa più cattivo ma forse sto andando fuori tema.
L'arte non ha sempre bisogno di approfondire i dettagli. I cervelli pensanti ne avranno da riflettere con questo libro. Piccola bombetta. Non perfetto ma molto molto bello.
Ciao, Saša è un racconto costruito per scene, a mo’ di copione, dello scrittore russo Dmitrij Danilov.
Sul palcoscenico della vita va in scena il dramma di Serëža , un personaggio profondamente sconnesso: una sorta di condannato a vivere, intrappolato in una quotidianità alienata.
Non riesce davvero a comunicare con gli altri. Può usare i social, finché la sua presenza non diventa “scomoda”; può ritagliarsi qualche spazio di libertà, può perfino cercare un conforto spirituale, ma resta sempre sotto controllo, incapace di uscire dal percorso stabilito.
L’epilogo è volutamente ambiguo e privo di senso: una scelta che spiazza e che fa storcere il naso a chi sente sempre il bisogno di trovare un significato preciso in ogni cosa.
“L'umanità, in tal senso, o voleva illudersi o cercava un ulteriore modo per prendersi gioco dei condannati. Sapete, come in quella vecchia usanza inglese per cui ai condannati condotti al patibolo veniva concesso di fermarsi in ogni bettola lungo la strada per farsi un bicchierino. Non è un atto di misericordia. In fondo, è solo un modo per torturarli di più” (pp. 41-42).
Straordinario è probabilmente l’unico aggettivo che riesce a restituire l’impatto di Ciao Saša!. È un libro che costringe a riflettere, che cattura fin dalla prima pagina e non lascia spazio all’indifferenza fino all’ultima.
La scelta di costruire la narrazione come una sceneggiatura è magistrale: una struttura che, invece di appesantire, rende la storia sorprendentemente ritmata e scorrevole. Questo espediente narrativo riesce a dare movimento a una vicenda che, per sua natura, sarebbe statica e ripetitiva, trasformando l’attesa in tensione costante.
Il romanzo colpisce soprattutto per il modo in cui affronta la pena di morte, un atto profondamente disumano che viene paradossalmente “umanizzato”. L’uomo condannato è costretto ogni giorno a prepararsi alla propria fine, mentre chi gli sta intorno lo considera già morto: gli affetti che si allontanano, le guide spirituali che lo abbandonano perché ormai ritenuto un’anima persa. È una solitudine assoluta, costruita e alimentata dal sistema stesso.
Ciao Saša! porta il lettore al cuore di una delle questioni etiche più discusse e irrisolte della nostra storia recente, senza mai risultare didascalico. È un libro che interroga la coscienza, che mette a nudo l’assurdità e la crudeltà di una pratica che pretende di amministrare la giustizia togliendo la vita.
"Una mitragliatrice fa a brandelli un uomo all'istante, in mezzo secondo. Non sentirà niente. È un'esecuzione umana. Sul serio, non abbia paura. Una volta e basta. Non farà in tempo a sentire nulla." Sergej Petrovic Frolov è un professore di filologia all'università di Mosca, sposato con Sveta, sua collega, altrettanto stimata, che viene condannato a morte (PDM) all'inizio del romanzo. La sua colpa è di aver avuto un rapporto sessuale con una studentessa di vent'anni, e quindi minorenne, sebbene lei stessa dichiari di essere stata consenziente. Sveta e Sergej si separano; lui viene condotto in prigione, al Kombinat, e gli viene spiegata la sua condizione. Ogni giorno, alla stessa ora, deve attraversare un corridoio, dove potrebbe essere fucilato da Saša, una mitragliatrice bianca. La PDM è stata reintrodotta per rendere più umane le esecuzioni, questo da due punti di vista: non ci sono assassini, perché non c'è una persona che uccide direttamente i condannati; questi ultimi non soffrono, perché la forza della mitragliatrice li uccide all'istante. Questo paradosso è lo spunto che ho apprezzato maggiormente e che mi ha fatto più riflettere sulla questione della pena di morte. Una volta in carcere, Sergej deve adattarsi a questo stile di vita: tutto è sospeso, in quanto lui non sa quando Saša lo ucciderà. La sospensione in cui vive Sergej viene riproposta in maniera costante ma poi incisiva, avrei preferito più pagine di descrizioni dei suoi sentimenti. Molto interessanti invece le conversazioni con i capi delle quattro principali religioni in Russia. La religione viene interpretata come un modo di salvezza, ma se questa salvezza non c'è, che senso ha? Uno per uno, i quattro smettono di cercare di dare conforto a Sergej, che alla fine rimane da solo. Il romanzo, come scritto subito da Dmitrij Danilov, è spezzettato in scene, come se fossero frame di una sceneggiatura. Questa struttura rallenta il ritmo e non riesce a far empatizzare con il protagonista al meglio. Molto apprezzati invece i riferimenti, espliciti e non, al caro Victor Hugo con il suo Ultimo giorno di un condannato.
Ciao, Saša! É un libro distopico, a tratti disturbante. Tratta una tematica molto delicata e che fa riflettere, oltre che arrabbiare, in quanto estremizzata in questa società non realistica che è descritta all’interno del libro. Racconta il “resto della vita” di un condannato a morte, che non sa quando sarà la sua ora. É un libro incentrato sul rapporto del protagonista con altri esseri umani e viceversa, a tratti alienante. Mi è piaciuto lo stile di scrittura che rappresenta un’opera teatrale, per me insolito ma scorrevole. Nonostante la tematica forte, l’ho trovato un libro leggero e anche un po’ divertente.
Saşa ilk başta dönüp bakmaya bile çekindiği onu dehşete düşüren bir figürdü. Sonra ona olan merakı arttı her gün maruz kaldığı bu figürle tanışmaya ve onu görmeye karar verdi. Başlangıçta bir katil olarak gördüğü makine zaman içinde ona her yeni günde hayatta kalmasına izin veren bir otoriteye dönüştü. Sergey bu yeni yorumla birlikte saşayla arayı düzeltti. Onunla arasındaki mesafe kısaldı. Sonra içinde bulunduğu düzen bitmeyen bir kısır döngüye girdiğinde kendini laboratuvar faresi gibi hissetti ve bu kez saşaya öfkelenmeye başladı. Finalde artık gittikçe duyarsızlaşmış ve onu öldürecek olan makineye alışmış bir hale geldi. Öldüğü gün dönüp de saşaya bakmamıştı. Bütün bu tema şimdinin hukuk ve politik düzenini çok iyi betimlemiş. Romanın çarpıcı daha başka yanları da var. Yaşamın ölümlülüğünde dinin yeri ve belli ki yazarın bakış açısındaki anlamsızlığı. Alınan cezanın kabullenilişi, itirazın kalabalığın öfkenin olmayışı. Uzun uzun konuşulacak bir kitap. Dili farklı ve yazar üslüp olarak daha sinema sahnesi atmosferini yansıtmak istemiş. Bu da kitaptaki kasveti okunabilir kılmış.
TRE STELLE E MEZZO Ciao, Saša! di Dmitrij Danilov (Voland edizioni) è stata una bellissima sorpresa. Chissà perché quando ho letto la trama ho pensato:"no, non fa per me". Invece in questo breve romanzo, siamo sotto alle 200 pagine, ho trovato tutto quello che mi piace: umorismo, angoscia, sarcasmo e riflessioni.