“L’uomo un tempo camminava, senza la necessità di esserne consapevole. Camminare era la sua tecnologia, ci si spostava così. Grazie ai piedi ci si sentiva padroni di se stessi per esplorare le vie del mondo. E se qualcuno ostruiva quelle vie, quel tipo di uomo poteva provare a camminarle e il suo strumento era l’interezza dell’esperienza di vivere.” Torna un formidabile esploratore e narratore per raccontarci l’arte del cammino, la sua filosofia e la sua storia. “Viaggiare mi fa vivere,” dichiara Sapienza, perché “Due passi, servono per essere liberi. Il primo e il secondo. Due passi, possono salvarci. Quelli che danno il via al Camminare quotidiano.” Con illustrazioni fotografiche. Numero di 161.419
La vita come esplorazione lungo un cammino terrestre che riflette un percorso interiore e che si accompagna a una trasformazione fisica, tipica di ogni elemento naturale, e spirituale. L’interazione con la natura porta a ritrovare in essa i propri ritmi e a riconoscersi quindi come sua espressione, pienamente partecipe del ciclo continuo e senza tempo delle sue trasformazioni che creano e rigenerano vita. Nella prima parte il racconto di questo viaggio stimola visioni e suscita qualche fremito, ma non travolge di emozioni perché è distaccato. Mi sento come se l’autore scriva solo per se stesso, per chiarire a sé immagini e sensazioni senza il desiderio di comunicarle e di condividerle con chi dovesse leggerlo. Cerco di seguirlo e vedere ciò che lui scopre e descrive, ma mi sento lasciata in disparte perché non è a me che parla. La seconda parte del libro è una raccolta di saggi sul camminare in cui la comunicazione con chi legge diventa più diretta e così finalmente più coinvolgente.
Un libro prezioso, sia per chi conosce già il lavoro di Davide Sapienza (e qui ritroverà la voce e i luoghi de 'I diari di Rubha Hunish') sia per chi lo incontra per la prima volta. Una profonda e originale meditazione, fisica e metafisica, sul viaggio, sul cammino, sul ritorno.