Non è difficile comprendere che cosa significa "Europa cristiana", poiché i temi cristiani si trovano nell'architettura, nella pittura, nella musica, nella letteratura e nella cultura politica e sociale di tutta l'Europa. E allora perché, sin dalla sua fondazione, l'Unione Europea ha spesso preferito ignorare i legami con l'identità cristiana, richiamandosi solo alla tradizione di laicità dello Stato proveniente dalla Rivoluzione francese? Se lo chiede in questo saggio il giurista e docente Joseph Weiler, mostrando i rischi e le criticità legate alla scelta di eliminare il Cristianesimo dalla storia moderna europea. L'Europa è ancora cristiana? costituisce una testimonianza profonda per tutti coloro, credenti e non, che si sentono europei, con un saggio che esplora la rilevanza del magistero cristiano rispetto a questioni cruciali per il dibattito sull'integrazione europea. In questa nuova edizione il testo viene qui riproposto in versione aggiornata dopo oltre vent'anni dalla sua prima pubblicazione, in un momento in cui il dibattito su che cosa debba essere l'Europa unita dal punto di vista culturale e storico è più che mai attuale.
Joseph H.H. Weiler is University Professor at NYU Law School and Senior Fellow at the Center for European Studies at Harvard. Until recently he served as President of the European University Institute, Florence.
Il saggio di Joseph H.H. Weiler, "L'Europa è ancora cristiana? Saggio esplorativo su Cristianesimo, laicità e identità europea, rappresenta un contributo stimolante e profondo al dibattito sull'identità culturale e spirituale dell'Europa contemporanea. Pubblicato nella collana BUR Saggi di Rizzoli, il libro si distingue per la capacità di affrontare una questione complessa con un approccio giuridico, storico e filosofico, mantenendo un linguaggio accessibile sia ai credenti che ai non credenti.
Weiler, eminente giurista e docente, parte da un'osservazione apparentemente scontata: il cristianesimo ha plasmato in modo indelebile la cultura europea, dalla sua architettura alla letteratura, dalla musica alla politica. Tuttavia, l'Unione Europea, sin dalla sua fondazione, sembra aver adottato un approccio prevalentemente laico, ispirato alla tradizione della Rivoluzione francese, che tende a marginalizzare il ruolo del cristianesimo nella costruzione dell'identità europea. Questo processo, secondo l'autore, non è neutrale, ma riflette una forma di "cristofobia" che rischia di impoverire il progetto europeo, riducendolo a un'entità basata esclusivamente sul mercato e sulla burocrazia, con il pericolo di una "depersonalizzazione" dell'integrazione.
Uno dei punti di forza del saggio è l'analisi del Preambolo della Costituzione europea, che omette riferimenti espliciti all'eredità cristiana, a differenza di molte costituzioni nazionali degli Stati membri. Weiler sostiene che un'Europa autenticamente inclusiva non dovrebbe temere di riconoscere il cristianesimo come parte integrante della sua diversità culturale, in linea con il motto "Unita nella diversità". L'autore non propone un ritorno a una teocrazia, ma un recupero del cristianesimo come fonte di valori umanistici che rispettano credenti e non credenti, cristiani e non cristiani. La sua tesi è che ignorare questa eredità non solo nega la storia, ma compromette anche il futuro dell'Europa, alimentando un deficit democratico e identitario.
Il testo è arricchito da un confronto con altre tradizioni intellettuali, come l'Illuminismo, e da un'analisi delle costituzioni dei 25 Stati membri dell'UE al momento della stesura del saggio (2003, con una nuova edizione nel 2025). Weiler dimostra come la maggior parte di queste contenga riferimenti all'eredità cristiana, suggerendo che l'approccio secolare dell'UE non è necessariamente rappresentativo della volontà dei suoi cittadini. La sua prosa è chiara, argomentativa e mai dogmatica, rendendo il saggio una lettura coinvolgente anche per chi non condivide la sua visione.
Tuttavia, il libro potrebbe risultare meno convincente per chi vede nella laicità un baluardo contro il rischio di esclusione delle minoranze religiose o non religiose. Weiler affronta questa critica, ma alcuni lettori potrebbero trovare la sua insistenza sul cristianesimo come elemento centrale dell'identità europea troppo marcata, soprattutto in un contesto di crescente pluralismo religioso e culturale. Inoltre, il saggio si concentra principalmente sul cristianesimo, dedicando meno spazio ad altre influenze religiose o culturali che hanno contribuito a plasmare l'Europa moderna.
Il libro è un'opera che invita alla riflessione, scritta con rigore accademico ma anche con passione per il progetto europeo. È una lettura essenziale per chi desidera esplorare il rapporto tra fede, cultura e politica in Europa, offrendo spunti preziosi per un dibattito ancora attuale.
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A mio avviso, la domanda posta da Weiler è tanto provocatoria quanto necessaria, ma richiede una risposta sfumata. L'Europa non può essere definita "cristiana" in senso univoco, poiché la sua identità è il risultato di un intreccio complesso di influenze cristiane, ebraiche, islamiche, illuministiche e secolari. Tuttavia, non si può negare che il cristianesimo abbia avuto un ruolo centrale nella formazione della cultura europea, evidente non solo nell'arte e nella letteratura, ma anche nei valori di dignità umana, solidarietà e giustizia che continuano a informare le società europee.
Oggi, l'Europa è caratterizzata da un pluralismo crescente, con una presenza significativa di cittadini non cristiani o non religiosi. Questo rende la laicità un principio indispensabile per garantire l'inclusione e il rispetto di tutte le identità. Tuttavia, concordo con Weiler sul fatto che un laicismo rigido, che rifiuta di riconoscere l'eredità cristiana, rischia di creare un vuoto culturale e identitario. L'Europa non è più esclusivamente cristiana, ma il cristianesimo rimane una radice fondamentale, che non dovrebbe essere negata né mitizzata, ma integrata in un dialogo aperto con altre tradizioni.
La sfida, a mio avviso, è trovare un equilibrio che permetta di celebrare questa eredità senza trasformarla in uno strumento di esclusione o in una nostalgia sterile. L'Europa di oggi è cristiana nella misura in cui i suoi valori umanistici, spesso radicati nel cristianesimo, continuano a ispirare le sue scelte politiche e sociali, ma è anche molto di più: un mosaico di diversità che richiede un approccio inclusivo e dinamico all'identità.
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Sono nato in un piccolo Comune di quella che un tempo fu una Repubblica in Costa d'Amalfi. Un piccolo Paese di circa tremila anime, formato da 13 villaggi, una chiesa per ogni villaggio. Gli abitanti erano in gran parte contadini che diventavano marinai imbarcandosi sulla navi della Repubblica di Amalfi. Ognuno alla partenza faceva un voto, al suo ritorno avrebbe eretto una edicola di ringraziamento al proprio santo protettore. Ecco la storia, in breve di Tramonti. Sono nato nel villaggio capitale, per così dire, solo perchè c'è la sede del Comune, l'ufficio postale, la banca, la scuola media, e anche i resti di un convento nel quale si dice sia passato San Francesco d'Assisi. Ogni frazione ha visto nel corso dei secoli trasformare le edicole in una chiesa. Trascorro gran parte dell'anno nel villaggio che si chiama Novella. Ho di fronte alla mia casa una Chiesetta intitolata a San Bartolomeo martire e a Sant'Antonio di Padova, patrono del Paese. Una ventina di anni fa ci ho scritto un libro intitolato "Unidea di vita" nel quale espressi l'intenzione di salvare questa chiesa che risale al cinquecento e che rischia il decadimento, se non addirittura la chiusura, sia per motivi economici, sia per mancanza di sacerdoti e di fedeli. La Valle di Tramonti ha subito grandi trasformazioni nel corso degli ultimi decenni. Dopo don Emilio D'Antuono, in servizio ormai da oltre sessanta anni, parroco anche di un'altra antica chiesa nella località di Sant'Elia profeta, si segnerà la fine non solo di un epoca ma di un mondo e di una identità. Potrà questo posto, questa realtà umana chiamarsi "cristiana"? Una dopo l'altra chiudono le chiese, sostituite da tanti "B & B" per una nuova laicità oltre che identità.