Quando Sophie, la libraia del Joe’s Bookshop, scopre che alcuni libri stanno misteriosamente scomparendo dagli scaffali, capisce che non si tratta di banale distrazione, ma è l’inizio di qualcosa di più grande e di più pericoloso. Insieme a Patty, la sua amica bibliotecaria, decide di raccogliere i volumi più a rischio e metterli al sicuro, trasformando la sua libreria in un rifugio per lettori e storie. Sophie e i suoi amici non hanno però fatto i conti con Donut, un piccolo gatto arancione dal carattere astioso, più simile a un despota che a un felino domestico. "Il rifugio dei libri proibiti" è un apologo grave e lieve al contempo, una fiaba moderna che racconta ciò che sta accadendo davvero: la cultura sotto assedio, la memoria che rischia di essere cancellata, le parole che tornano a far paura – ma anche il potere della disobbedienza, della solidarietà e dei libri che, come le persone, resistono.
Giuseppe Civati è un politico italiano, deputato dal 2013 al 2018. Nel novembre 2018 fonda, insieme a Stefano Catone e Francesco Foti, la casa editrice "People" con sede a Gallarate. L'intenzione è di pubblicare libri di argomento sociale.
"Il rifugio dei libri proibiti" di Pietro Citati è un breve racconto che lascia un segno profondo. Inquietante nella sua lucidità, mi ha fatto riflettere su ciò che stiamo vivendo oggi: la censura, la progressiva limitazione della libertà di parola e di espressione. Ho ritrovato nel racconto un’eco potente di dinamiche attuali, in particolare nel contesto americano, dove la libertà, un tempo sacra, sembra vacillare. La Postilla finale è forse la parte più disturbante. Un libro piccolo, ma potente. Fa riflettere e preoccupa. Ma forse proprio per questo va letto e discusso.
“La verità è che Trump e chi lo ha sostenuto si dimostrano interessati unicamente alla propria libertà di espressione, che spesso altro non è che un'arma da brandire contro i propri avversari, o semplicemente contro i più deboli, per ribadire gerarchie, per proseguire indisturbati nella discriminazione, per difendere certi individui rispetto ad altri (e da altri), per rilanciare il peggior classismo e, insieme, il razzismo più feroce. Perché anche la libertà di espressione non è più un diritto, è un bene di consumo. Soggetto all'unica legge ad oggi in vigore negli Usa: quella del più forte.”
Un piccolo romanzo che ci fa aprire gli occhi sul pericolo della censura: mai passato, sempre presente e all’agguato. In una quotidianità che vieta la libera lettura, custodire i libri, anche imparandoli a memoria, è una forma di resistenza.
Un libro con una doppia anima, nella prima parte è un romanzo, nella seconda diventa una riflessione sulla realtà contemporanea. Nella prima parte seguiamo la storia di Sophie e Patty, due donne che trasformano una libreria in un rifugio per i libri “proibiti”. Un racconto di resistenza e di amore profondo per la cultura, un inno alla lettura come forma di libertà, alla comunità come spazio di protezione, alla parola come gesto politico. Nella seconda parte, Civati sposta lo sguardo sull’America di oggi, dove la censura sta tornando, dove libri vengono rimossi da scuole e biblioteche perché ritenuti “pericolosi”. Una realtà inquietante, che ci ricorda quanto la libertà di pensiero sia fragile e quanto sia necessario difenderla, ogni giorno.