Due racconti di Amelie Nothomb mai apparsi in libreria. Nel primo, "L'entrata di Cristo a Bruxelles", il giovane protagonista Salvator commette per gelosia un'azione orribile, fugge da Parigi e arriva a Hong Kong, dove diventa smisuratamente ricco. Torna nella sua città dopo diciotto anni e si innamora della bellissima Zoe, dai lunghi capelli e dalle fragranze intense... Nel secondo, "Senza nome", si narra del viaggio di un uomo nel "grande Nord" alla ricerca della donna dei suoi sogni...
Amélie Nothomb, born Fabienne Claire Nothomb, was born in Etterbeek, Belgium on 9 July 1966, to Belgian diplomats. Although Nothomb claims to have been born in Japan, she actually began living in Japan at the age of two until she was five years old. Subsequently, she lived in China, New York, Bangladesh, Burma, the United Kingdom (Coventry) and Laos. She is from a distinguished Belgian political family; she is notably the grand-niece of Charles-Ferdinand Nothomb, a Belgian foreign minister (1980-1981). Her first novel, Hygiène de l'assassin, was published in 1992. Since then, she has published approximately one novel per year with a.o. Les Catilinaires (1995), Stupeur Et Tremblements (1999) and Métaphysique des tubes (2000).
She has been awarded numerous prizes, including the 1999 Grand Prix du roman de l'Académie française; the Prix René-Fallet; and twice the Prix Alain-Fournier. While in Japan, she attended a local school and learned Japanese. When she was five the family moved to China. "Quitter le Japon fut pour moi un arrachement" ("Leaving Japan was a wrenching separation for me") she writes in Fear and Trembling. Nothomb moved often, and did not live in Europe until she was 17, when she moved to Brussels. There, she reportedly felt as much a stranger as everywhere else. She studied philology at the Université Libre de Bruxelles. After some family tensions, she returned to Japan to work in a big Japanese company in Tokyo. Her experience of this time is told in Fear and Trembling. She has written a romanticized biography (Robert des noms propres) for the French female singer RoBERT in 2002 and during the period 2000-2002 she wrote the lyrics for nine tracks of the same artist. Many ideas inserted in her books come from the conversations she had with an Italian man, from late eighties and during the nineties. She used the French Minitel, while he used the Italian Videotel system, connected with the French one. They never met personally.
Ho sempre avuto un po' di timore ad accostarmi a questa autrice, perché non amo troppo le letture surreali e da qualche impressione raccolta qua e là e dai titoli di alcuni tra i suoi romanzi più famosi avevo proprio idea che lo fosse. Infatti lo è, è molto surreale.
Brevemente, perché due racconti sono davvero troppo poco per un'analisi più profonda, dirò che non mi hanno entusiasmata.
Il primo, L'entrata di Cristo a Bruxelles mi è piaciuto di più per due motivi: da una parte ho sentito l'eco di un romanzo che è anche lui surreale, La schiuma dei giorni di Boris Vian, ma ricco di metafore e messaggi che non sono riuscita a cogliere in Amélie Nothomb, dall'altra ha avuto il pregio di avermi fatto scoprire un quadro, L'entrata di Cristo a Bruxelles, e un autore, James Ensor, che non conoscevo (e questo è davvero un gran male visto che possiedo un diploma di Maturità Artistica). Non mi ha convinta invece la scrittura troppo secca, quasi elementare.
Il secondo, invece, non mi è piaciuto affatto.
In ogni caso, prima di decidere di abbandonare la Nothomb ai suoi fan, leggerò senz'altro Metafisica dei tubi e molto probabilmente Stupore e tremori (così come consigliatomi dalla mia amica @Sandra).
Primer audio libro que escucho. Lo encontré en el podcast "Orsai" Es raro, cambian los formatos y los relatos, si son buenas, siguen atrapando. Fue como estar sentado en el aula escolar, prestando atención mientras la maestra nos leía un cuento.
Novela corta o cuento largo, la historia de amor entre Zoé y Salvador es a la vez perturbadora y conmovedora. Culpa, miedo y amor en un combo para leer o escuchar en este caso.
“Non sapere dove stessi andando non mi impediva di andarvi”
Molto positiva questa mia prima lettura di Amélie Nothomb! Due racconti che ho apprezzato in ugual modo: il primo è la storia di una colpa e della sua espiazione, d’ambientazione parigina passando attraverso qualche anno di volontario esilio a Hong Kong; il secondo s’avventura tra gli innevati silenzi della gelida Finlandia inseguendo romanticamente (e scioccamente) una indefinita dama dei sogni. Entrambi i protagonisti si mettono in viaggio, alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, anzitutto di se stessi. Una scrittura interessante e decisamente affascinante che sa tenere desta l’attenzione, anche quando racconta situazioni surreali e in apparenza improbabili. Senz’altro, un’autrice da approfondire.
Nothomb continua a lasciarmi interdetto, è indubbiamente capace di intuizioni notevoli, tira fuori dal cilindro paragrafi o anche solo frasi prodigiose, sa architettare situazioni inquietanti - caratterizzate da un'asciuttezza emotiva vertiginosa -, ma con altrettanta facilità (s)cade nel didascalico, con sospetti di sensazionalismo pianificato a tavolino. Accade anche in questi due racconti, intriganti ma tutto sommato accademici.
Due racconti, molto diversi tra loro, ma entrambi in pieno stile Nothomb per la loro bizzarria. Il primo, che dà il titolo al libro, parla della vita di un uomo, Salvator, che fugge da Parigi in seguito a un'azione ignobile compiuta per gelosia e, dopo essere diventato ricchissimo a Hong Kong, torna in Europa dove incontra una donna che scopre essere legata al suo passato, di cui si innamora profondamente. Il secondo, Senza nome, è la storia di un uomo che va in Lapponia alla ricerca di una donna e, dopo aver dovuto mangiare persino i suoi cani da slitta per rimanere vivo, finisce in un rifugio davvero misterioso e quasi magico...
Questo libro racchiude due novelle che sono completamente diverse tra di loro ma, allo stesso tempo, sono entrambe profondamente Nothombesche. L'entrata di Cristo a Bruxelles e Senza Nome sono diversissime per stile, la seconda è, a tratti, molto poetica e ha un ritmo più lento, mentre nella prima il ritmo narrativo è molto più congestionato. I personaggi sono completamente diversi, Salvator è, nell'universo dell'autrice, un uomo che si potrebbe definire anche "buono" volendo, perché, in fondo in fondo, non è cattivo. Mentre lo stesso non si potrebbe dire del secondo protagonista, che rimane innominato. Però sono entrambi controversi, il primo perché seppure buono, buono non è. E il secondo perché non è nè buono nè cattivo. Ma i personaggi della Nothomb sono sempre moralmente complicati, molto complicati, e questi due non fanno eccezione. E poi sono diverse per le storie che raccontano, anche se alla base di entrambe c'è, in un modo o nell'altro, l'amore o la ricerca di esso. E' una lettura molto scorrevole e breve, perché le due novelle non sono molto lunghe, eppure si può ritrovare tutto l'universo di questa autrice in questi due brevi racconti.
“La cosa più strana era che lei lo amasse. - Perché mi ami? . le chiedeva, consapevole tuttavia dell'assurdità della domanda. Lei, che impiegava dieci minuti a rispondere alla domanda "Che tempo fa?" diceva senza esitare: Perché sei tu. Sono io, e allora? Sei tu. Quando ti avvicini a me, quando mi prendi la testa tra le mani, io ti riconosco. Da dove mi riconosci? Non lo so. Da molto lontano. Lo sento. Che cosa senti? Sento che mi hai scelta tantissimo tempo fa e che per me sei capace di tutto. Cosa intendi per tutto? È come se potessi condurmi al di là dei limiti umani.”
geniale, macabro e veloce; oramai la nothomb è una certezza
Io sono innamorata di questa scrittrice, nel profondo sento una sintonia comunicativa che mi spiazza tutte le volte. Due racconti, uno diverso dall’altro, ma accomunati dai dei maschi esageratamente inetti che cercano cosa? Qualcosa che assomigli all’amore e finiscono per rivelarsi degli scemi o dei criminali. Sono sicura che un’analisi più approfondita può essere fatta ma non sono in grado di spiegare tutte le particolarità.
“E io ero la madame bovary di quelle persone: la vittima delle loro menzogne troppo belle”
Qui c’è una Amélie Nothomb diversa dal solito. A differenza dei tipici romanzi brevi, ci troviamo di fronte a due racconti brevi: il primo parla di un uomo che commette un atto atroce e decide di nasconderlo, mentre il secondo è ambientato in Finlandia.
Se si è amanti della scrittura della Nothomb, vale la pena recuperare anche questi due racconti!
L’entrata di Cristo a Bruxelles di Amélie Nothomb (Voland) contiene due novelle, una dà il titolo al libro, l’altra si chiama Senza nome. Letto durante l’avventura di Guerra e Pace, avevo bisogno di cambiare aria, di respirare un po’, sono rimasta ancora una volta stupita dalla Nothomb. E’ vero, i suoi libri non sono mai particolarmente lunghi eppure non credevo che potesse lasciarmi di sasso usando così poche pagine.
L’entrata di Cristo a Bruxelles è all’apparenza una storia molto semplice. Salvator è il nostro protagonista e no, non ci piace per niente. Sta facendo da segretario allo zio ricco, le sue intenzioni sono ereditare la sua fortuna e nulla più. Qualcosa cambia quando nella vita del ragazzo arriva Irène, una bella diciannovenne timida e introversa. Ma le cose non andranno come spera Salvator e la sua rabbia, la delusione, sfoceranno in un crimine violento. Non si può scappare per sempre e dopo quasi vent’anni di fuga ad Hon Kong (dove Salvator collezionerà delusioni e amori improbabili), farà ritorno a Bruxelles. Lo stile di Nothomb ci costringe a credere che si tratti di una favola... RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Due racconti finora inediti in Italia, surreale il primo, irreale il secondo, entrambi nello stile tanto distaccato quanto corrosivo della scrittrice belga. Dei due, il più classicamente "nothombiano" è quello che dà il titolo all'opera, dove troviamo proprio tutto quello che ha reso famosa l'autrice- dal nomen omen alla trama che si chiude nel punto più distante dalla verosimiglianza. Salvator, il protagonista, accecato dalla gelosia commette un gesto ripugnante e per questo da Parigi fugge ad Hong Kong dove trova la ricchezza sempre agognata. Tornato in patria dopo vent'anni incontra Zoe, una ragazza strana di cui si innamora e che sposa di lì a poco. La scoperta di una lettera darà ragione sia delle stranezze sia del mistero celato da quel "non c’è amore più grande di quello edificato sulle macerie di un crimine inconfessato" che contiene tutto, tranne che la fine, imprevedibile, assurda e per questo assolutamente divertente. Il secondo è uno spasso, ambientato nelle foreste finlandesi, la declinazione in chiave nordica del principio che muove il mondo- e che tira più di un carro di buoi E da ora in poi, restare seria davanti a Iperborea sarà un'impresa
Che dire, Nothomb è sempre Nothomb anche se qui non mi sento di dare le 5 stelle. Il volume raccoglie due racconti brevi. Considerando che Nothomb è nota per il suo modo asciutto, scarno e rapido di raccontare, qui siamo davanti a dei veri e propri flash. Eppure, come sempre davanti alla prosa di Nothomb, non manca nulla, tutto è perfettamente calibrato, non servirebbe una riga in più.
Il primo dei due racconti, che da il titolo alla vicenda, è il "classico" racconto di Nothomb. Vi ritroviamo i suoi topoi ricorrenti e famigliari. Se vogliamo essere puntigliosi, chi conosce l'autrice e ha avuto modo di leggere alcuni dei suoi titoli, ad un certo punto capirà dove si sta andando a parare. Questo rende meno affascinante la lettura? Assolutamente no!
Il secondo, invece, costituisce un twist rispetto alle tematiche e ai nodi tematici cari all'autrice. Anche qui, ad ogni modo, resta riconoscibile l'impronta di Nothomb.
Amélie Nothomb è una di quelle autrici che si possono riconoscere anche senza copertina, sempre unica eppure sempre riconoscibile! Qui la si ama molto.
Le due stelline dicono bene: "Deludente". Avevo apprezzato di più il primo racconto sentendolo recitare a "Palcoscenico Nothomb", il suo spettacolo itinerante, ma rileggendolo non mi ha dato granché. Il secondo, poi, dà un leggero senso di nausea e spesso annoia. Sono facilmente riassumibili entrambi in poche parole, cosa strana per una creazione della Nothomb. Peccato, perché soprattutto il secondo fornisce qualche spunto interessante di riflessione pseudo-filosofica, ma decisamente non sviluppato come si dovrebbe. Perfino lo stile è a tratti vuoto e tradisce se stesso. Ripeto, peccato.
E' la prima cosa che leggo di lei e quindi non partirò in quarta né con gli osanna né con le critiche. Certo da un nome come il suo mi sarei sinceramente aspettato di meglio. Sicuramente le metafore saranno geniali, la scrittura sarà ricercatissima, i personaggi introspettivi ma a me, di primo acchito, è sembrata solo una scrittrice un po' sopravvalutata per un pubblico snob. Non posso dire male di questi due racconti e della prosa della Nothomb ma avete mai letto la Munro o qualche racconto di Murakami Haruki? Rivedibile.
E' vero che ho letto solo il primo racconto. E' vero che non ho mai letto altro di suo. Epperò a me la AN, la sua prosa, il suo stile proprio non piacciono. Siamo incompatibili. Vestire di eccentricità delle banalità non mi pare poi sta gran invenzione letteraria. Nessuna intenzione di leggere altro di suo, basta e avanza quanto letto sin'ora.
Coppia di novelle dove l’esotico rappresenta la via di fuga da una quotidianità che angoscia. Entrambe le vicende prendono presto una piega surreale. Particolarmente ispirata la parte di Senza nome dove il protagonista si aggira nel bosco gelido come in una fiaba, ed entra in conflitto con uno dei suoi cani da slitta, sempre più simile al lupo cattivo.
Anche i bambini cresciuti (ammesso che esistano) hanno diritto alle loro novelle. E queste due sono, a mio giudizio, fra le più belle che la Nothomb abbia scritto finora. Considero la scrittrice belga come Wilde. Non è una romanziera, ma una moralista. Lei delicatamente punta il dito, noi la guardiamo incerti, quindi sfodera un silenzioso sorriso.
due storie, due racconti originali, decisamente imprevedibili nel loro svolgimento, ma direi poco coinvolgenti. un'Amélie che non lascia nessun segno, che stento anche a riconoscere (se non per la originalità delle trame), un po' piatta, ecco.
Due raccontini assai ben scritti per celebrare l’Amore: come fuga e come ossessione e come semplice ripiegamento su se stessi. Surreali ma compiuti (oserei dire ‘rotondi’, nella rassicurante finitezza), intrattengono con scenari inusuali e una piacevole ironia.
Rispetto al primo racconto della Nothomb che leggo di sicuro meno disturbanti, e la trama del primo è piuttosto scorrevole benché parecchio improbabile. Non credo che qualcuno possa vivere con un chiodo nel cranio e che nessuno riesco ad accorgersene. Bizzarro forse è il termine adatto per questo amore tra i due.
Il secondo è stato strano e alquanto ambiguo, magari con una narrazione più lunga sarebbe potuto diventare più chiaro visto che mi ha lasciato più domande che non risposte. Non mi ha entusiasmato tanto questo secondo racconto, vuoi per la narrazione vuoi perché rispetto al primo non è riuscito a catturare la mia attenzione benché avesse la caratteristica dell'irreale di mezzo.
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Due racconti eccezionali, con lo stile asciutto e "minimalista" arricchito da frasi di una eleganza poetica tipico di Amelie Nothomb. Nonostante uno dei colpi di scena fosse piuttosto prevedibile, le due storie sono intriganti e coinvolgenti.
''Avevo spesso notato che gli individui che hanno una vita vuota aspettano con impazienza l'ora di andare a dormire, come se fosse il momento più importante della giornata, il solo in cui almeno succede qualcosa. Se era cosi, perché non andavano a letto prima?''