"Ogni cosa è sciocca dinanzi a un cielo così ottuso, d’una stolida allegria che canterà anche quando l’ultimo osso umano sarà dimenticato sotto metri di detriti. Perché è questo che avverrà. Tutti lo abbiamo percepito, a un certo punto. Finiremo."
…
In medicina, la teratogenesi è il processo per cui il normale sviluppo di una forma di vita viene pervertito da un agente chimico, biologico o radioattivo.
Il Teratocene è il figlio deforme dell’Antropocene, l’abominio dormiente nei geni avvelenati del nostro pianeta e del nostro corpo, il mostro deforme che torna a noi come un riflesso quando ci specchiamo nell’oscurità del progresso.
Alcune tra le voci più audaci del fantastico italiano contemporaneo ci raccontano la perdita di controllo della nostra carne e l’orrore del post-umano, attraverso il filtro allucinato e impressionista del weird e del body horror.
Teratocene guarda nel cuore di tenebra del nostro futuro, alla ricerca dei mostri che potremmo diventare.
Racconti di Francesco Corigliano, Stefano Cucinotta, Linda De Santi, Flavio Dionigi, Paolo Di Orazio, David Fragale, Elia Gonella, Federica Leonardi, Marco Malvestio, Maddalena Marcarini, Elena Giorgiana Mirabelli, Maico Morellini, Francesca Tassini
Curano l’antologia Lucio Besana, Andrea Gibertoni e Luigi Musolino.
Vincitore del Premio Solinas Storie (2012), ha in seguito scritto i film "The Nest - Il Nido" e "A Classic Horror Story".
Più volte finalista al Premio Hypnos, esordisce nel 2021 con la raccolta di racconti di weird distopico "Storie della Serie Cremisi" (Edizioni Hypnos), alla quale segue il romanzo "L'Innocenza del Buio" (Sperling & Kupfer) e la novella "Ombre dei Vivi e dei Morti" (Zona 42), più diversi racconti pubblicati singolarmente e in antologie.
Ha attualmente una raccolta di racconti e un romanzo in fase di pubblicazione.
Zona 42 lancia, nella collana Caronte, teratocene ......perché chi meglio di Caronte può accompagnarci nell'ultimo viaggio? L' ultimo di una civiltà che va incontro ad un mutamento, un cambiamento estremo che, con l'avvelenamento della nostra terra, ci siamo andati a cercare. Dove il mondo che conosciamo non è più un posto dove sentirsi al sicuro. Siamo un virus per il pianeta, un tumore da estirpare, un parassita da distruggere.
"Il futuro è ormai buio sotto i nostri letti e, se ci scorgiamo a guardare nell'oscurità, vedremo dei mistri"
Come può ripagarci il nostro pianeta se non con una progenie aberrante? La nascita di creature anomale, mostruose. La rinascita in corpi modificati nella forma e nella materia. Niente sarà più possibile per salvarsi da questo fardello che ci portiamo addosso e pagheremo le conseguenze delle nostre sconsiderate azioni.
Tredici autori, tredici penne italiane riunite in un'antologia che ribolle, schiuma e suppura. Tredici, il mio numero, un numero perfetto, come quasi tutti i racconti presenti. Certo c'è quello che ti colpisce di più, quello che ti fa chiudere un occhio, quello in cui ti tappi il naso e quello in cui lo storci, ma tutti davvero notevoli.
Vogliamo mettere che c'è lo zampino di Luigi? Si non è solo, ma che #bimbadiMusolino sarei se no?
Uno dei quindicimilamille acquisti di Stranimondi, uno di quei libri che non mi pento di aver comprato. Poi ho una dedica speciale (o almeno così mi piace pensare) di Fragale e Marcarini. Un'illustrazione agghiacciante che non smetterei mai di contemplare.
Teratocene" è un progetto a cura di Luigi Musolino, Lucio Besana e Andrea Gibertoni che raccoglie al suo interno 13 racconti di altrettanti autori e autrici. L'idea di partenza segna un nuovo inizio per la narrativa di genere italiana, un esperimento che ritengo pienamente riuscito. Il mondo di oggi ha imboccato una strada distruttiva, come ne uscirà l'essere umano? L'Antopocene viene sostituito dal Teratocene, ovvero un processo evolutivo anomalo e distorto. E' con questo presupposto che le 13 penne hanno giocato, immaginando le alterazioni fisiche che subiremo nel prossimo futuro. Tumori che crescono come edera, ibridi uomo-macchina, feti plastico-organici, schiume tossiche e corrosive, apparecchi elettronici che stravolgono i connotati, epidemie distruttive, inquinamento che diventa droga e dipendenza, difficoltà nel generare figli. Il tema centrale è la mutazione della carne e dell'anima, una mutazione violenta e innaturale, specchio della realtà circostante e conseguenza delle nostre azioni riprovevoli. La maternità non è più una benedizione, ma è una maledizione che dà alla luce una nuova vita perversa e degenere.
Teratocene (da 'teras' (mostro/prodigio) e '-cene' (era geologica)) è una raccolta di racconti il cui concetto è nato dalla mente di Lucio Besana (scrittore, sceneggiatore, traduttore) un nome ben noto nella scena letteraria e cinematografica di genere italiana. L'idea è scaturita quando Lucio ha cominciato a vedere una serie di film horror anni '80 del cosiddetto filone Tox-ploitation. Sono quei film o quelle narrazioni dove, per farla semplice, c'è un bidone giallo pieno di slime verde fluorescente che finisce nelle fogne e il contenuto radioattivo viene a contatto con esseri viventi. Questi vengono mutati dalle radiazioni o dalle sostanze chimiche e, quando va bene ne escono le tartarughe ninja, quando va male orribili mutanti mangia uomini. Ora, la domanda che Mr. Besana si è posto è stata: può questo argomento essere ancora valido al giorno d'oggi? Come può essersi sviluppata questa idea decenni dopo l'esplosione del genere? e ancora di più, come può essere interpretata dalle diverse menti degli scrittori italiani?
L'epoca dell'Uomo è finita Accompagnato da altri bui figuri, e sto parlando di Luigi Musolino e Andrea Gibertoni, il terzetto di curatori ci ha portato la risposta a queste domande in tredici diverse declinazioni, una per ogni racconto/autore, proponendo il 'Teratocene' come l’epoca figlia e deformata dell’Antropocene (l'epoca dell'Uomo), un’epoca in cui scorie, contaminazioni e manipolazioni riscrivono i corpi e la vita delle persone. Il filo conduttore è quindi questo, la perdita di controllo sulla nostra carne e l'orrore del post-umano, narrati attraverso il filtro allucinato e impressionista tipico del weird e del body horror. Non vi farò l'elenco completo di tutti gli autori e di tutti i racconti, ma vi dirò che la maggior parte degli autori sembra aver condiviso la stessa ambientazione: le città sono buchi neri, le periferie sono grigie Terre di Nessuno, le campagne sono diventate discariche a cielo aperto, mentre i fiumi sono vene che trasportano liquido infetto. In questo scenario bucolico ecco che, quando agli scrittori viene chiesto di spingersi nel profondo, la maggior parte è andata nella stessa direzione. Se negli anni '80 questa direzione sarebbe stata un mondo post-apocalittico, ora quello che ci fa davvero paura non è la fine del mondo, ma la fine delle nostre relazioni familiari e sentimentali. Come detto Lucio Besana stesso in una presentazione (che trovate su youtube qui: https://youtu.be/CqJf-d_3Wz0?si=2l2fb...), un mondo post-apocalittico ormai è visto più come una liberazione dalla schiacciante società moderna, mentre quello che ci fa male è l’intimo, che sia la perdita di identità, o la perdita di una relazione familiare.
Mirare sempre ai punti deboli I nostri autori hanno avuto una buona mira? Hanno colpito dove ci fa male? Fin troppo! I racconti sono accomunati da un senso di inevitabile disfacimento e da un'oscurità penetrante, tra atmosfere oscure e angoscianti vediamo muoversi nuove forme di vita che entrano di prepotenza nella nostra quotidianità, stavolgendola completamente. I temi ricorrenti sono la maternità (il feto mutato è sempre un'immagine forte, nonchè fa da copertina al libro), il rapporto tra fratelli e sorelle e in generale la famiglia. Non aspettatevi racconti apocalittici (a parte un paio: Fragale e Corigliano), il focus è sull'intimo, non ci sono coccodrilli mutanti che escono dalle fogne e lasciano una scia di cadaveri mangiucchiati sulla loro scia (peccato!), ma troverete ad esempio madri folli, figli mutanti e sorelle con dipendenze da sostanze inconcepibili.
Questo non è un libro facile, spesso mi sono trovato impossibilitato nel leggere più di uno o due racconti al giorno perché difficili da metabolizzare e dovevo smaltire l'oscurità monolitica che mi è stata trasmessa. In ogni racconto la speranza è negata e i temi dell'annientamento e della mutazione si fondono con la quotidianità. Teratocene è davvero intenso e invita a riflettere sulla disumanizzazione e sulla crisi ambientale.
Nota dolente? Teratocene non è un libro perfetto, a mio parere non tutti i racconti hanno esattamente centrato il tema dell'antologia e chi, come me, ha vissuto negli anni '80-'90 e si aspettava appunto racconti con lo stile di quell'epoca, rimarrà deluso. Inoltre, avendo un ventaglio così vasto di autori, è facile piazzarlo nella mediocrità perché troveremo racconti che ci piacciono e altri invece no. Eppure, ragionando su ogni racconto e guardandolo da una diversa angolazione, Teratocene ci offre una splendida visione della letteratura di genere in Italia. L’ottima curatela ha inoltre saputo mettere insieme voci capaci di dare corpo (letteralmente) a un’idea forte e attuale, dimostrandone la capacità di trattare temi fondamentali.
CONSIGLIATO se sei curioso di come il fantastico italiano si misuri oggi con il post-umano e la contaminazione NON CONSIGLIATO ai neofiti del genere
COSA MI È PIACIUTO - Molti ottimi racconti - Livello generale di scrittura elevato - Oscuro fino al midollo - Rilevanza culturale
COSA NON MI È PIACIUTO - Alcuni racconti non convincono - Ripetitività tematica
L'Italia è un paese in pieno tracollo demografico, il secondo paese più vecchio del mondo dopo il Giappone, l'indice di fertilità tra i più bassi del mondo.
L'Italia è un paese di mammoni che hanno grosse difficoltà ad avere figli e a farsi una famiglia. Le mamme e i papà - socialmente, visivamente, nelle statistiche, nelle case, per le strade - sono sempre più deboli e vecchi e sempre meno giovani e forti.
L'Italia inoltre è un paese che in molti suoi territori non ha ancora digerito il passaggio da una civiltà contadina a una tardo- o post- industriale.
Sempre più spesso i figli non sono più gioia, freschezza e vita né tantomeno ricchezza quanto piuttosto ansia, preoccupazione, paura, rimorso, sacrificio eccessivo, passo più lungo della gamba, impoverimento economico e immiserimento sociale.
E questo fenomeno è ancora tutto aperto e conflittuale. Mal affrontato mal digerito mal accettato.
Una forte tensione che colpisce la più basilare struttura sociale e che si riverbera su tutte le altre relazioni sociali, le quali non è mai facile ricalibrarle e rimodularle in modo non tradizionale e più adeguato alle (di molto) mutate caratteristiche psico-affettive della società.
Questa mi sembra la cornice semantica dell'antologia "Teratocene", sesta uscita della collana Caronte di Zona 42, curata da Luigi Musolino. Una collana che finora ha portato in Italia libri horror d'autore scritti da dio e che ora alza la posta promettendo - l'ha dichiarato l'editore - di voler pubblicare opere italiane dello stesso livello.
Teratocene, antologia curata dal trio Lucio Besana Andrea Gibertoni Luigi Musolino, riunisce i racconti di tredici talenti del weird-horror-fantastico italiano.
E questa mi sembra la sua cifra, il suo carattere puramente italiano.
Non la fine del mondo e la paura del futuro - riletta in chiave body horror, insieme intimistica e sanguinolenta, come indicato dal manifesto posto in introduzione.
Non il body horror in sé - gli infiniti arabeschi della carne, filone già ben snocciolato da innumerevoli libri e film internazionali.
Ma la nostalgia per relazioni umane più semplici e solide, per contatti umani più possibili e reali, per intimità più spontanee e meno farraginose, per incontri più normali nella vita quotidiana. La sofferenza, la tristezza, il rancore per questa assenza.
Il dubbio insolubile di non essere capaci di sapersi prendere cura degli altri. La malinconia della propria informità. Del proprio non essere capaci di essere adulti. La ferita aperta degli altri che non sono capaci di prendersi cura di noi.
Le relazioni che si dipanano in questi racconti sono infatti tutte spezzate, mancanti di qualcosa, difficili in mezzo alle difficoltà, danneggiate, abortite, impossibili. La maternità è un tema che salta fuori quasi sempre, in chiave più o meno realistica o allucinata, lucida o grottesca. Una maternità sempre in qualche modo malata, sbagliata, da incubo. Una ossessione mai messa bene a fuoco, una parola stritolata tra denti stretti, un rimosso che torna sempre a galla.
I RACCONTI
A livello compositivo e di contenuto, la qualità dei racconti è decisamente alta.
I tre che ho preferito sono stati quelli di Maddalena Marcarini e Linda De Santi - svegli, precisi, puliti, con alcune raffinatezze psicologiche e ritmiche che mi sembrava di leggere la Tuttle - e quello di Elena Giorgiana Mirabelli - scrittura avvolgente e vera energia erotica, ho un debole per cose così.
Ma al di là dei miei gusti personali, ho avuto la sensazione che tutti i racconti fossero opera di autori già ben maturi e professionali. Nulla di amatoriale, nulla di lasciato al caso.
E dappertutto ci sono elementi da cui poter iniziare a immaginare una Via Italiana all'Horror. Sia dal punto di vista di ambientazione, paesaggistico-impressionistico, sia dal punto di vista politico-filosofico.
"Oro" di Elia Gonella è praticamente perfetto nel dipingere una sommessa distopia industriale che rende bene l'idea emotiva di una certa soffocante ed estenuata Italia "di fabbrica".
"San Vermilio" di Marco Malvestio è una fiaba dolceamara di amore e amicizia stretta dentro un paesino che è il contrario della provincia arcadica vagheggiata dai nostalgici. Una provincia misera e meschina in cui la gente si rintana sempre di più nelle proprie stanze, nella tristezza, nella diffidenza e nel solipsismo.
"Sarò abbastanza forte" di Maico Morellini tratteggia una pianura italiana da incubo, un orizzonte sterminato e chiuso, una prigione a cielo aperto.
"Tempio" di Francesca Tassini ci conduce nelle periferie industriali della metropoli italiana, nei fianchi sporchi e dimenticati dei centri scintillanti, raccontando anche la droga, la dipendenza e un altro tipo di umanità infettata.
"Elettrodotto" di Flavio Dionigi rende bene l'idea di infestazione, questa volta elettrica, tratteggiando bene la fragilità dei corpi umani e il senso di perdita davanti a un mondo divenuto ostile e incomprensibile.
Il "veterano" Paolo Di Orazio, con il suo "3DOME", ci mette la consueta onestà e spregiudicatezza nell'affondare le mani in rapporti familiari torbidi e nello squallore d'interno con una storia che davvero lascia una sensazione di sporco dentro.
Stefano Cucinotta e Federica Leonardi firmano due veri e propri pezzi di bravura. Cucinotta realizza un orologino narrativo, dall'incedere teatrale, semplice e feroce, una commedia nera coniugale con truculento e azzeccatissimo colpo di scena finale. Leonardi invece affronta il body horror in senso stretto, diretto e senza fronzoli, con un racconto che è potente e puro come lo splatterpunk di una volta, scintillante di inventiva e padronanza dei mezzi espressivi.
Il primo e l'ultimo racconto, infine - "La spiaggia di Zeta" di David Fragale (l'autore dell'illustrazione di copertina) e "Litosoma" di Francesco Corigliano - sembrano uno il prequel dell'altro e danno una sorta di cornice connotativa a tutta l'antologia.
Ferocemente visivi, massimalisti, apocalittici e postapocalittici, la carne il sangue le viscere le interiora gli umori corporali gli odori le sensazioni dell'orrore intimo e sanguinolento di cui parlava Besana nel manifesto-introduzione sono qui ben rappresentati e messi in scena da due autori che si dimostrano dei virtuosi e dei maestri - davvero difficile reggere pagine così costruite, ma loro lo fanno in scioltezza e mostrando un'inventiva impressionante.
Fragale dimostra di saperci fare anche con le parole. Riesce infatti in maniera mirabile a tradurre in parole i propri incubi.
Corigliano produce un testo allucinato e sconcertante e tra l'altro filosoficamente interessante e credo anche piuttosto consapevole. Una traduzione in chiave body horror del "Dio è morto". L'umanità che si estingue - implode come un buco nero - quando si accorge che non esiste più pensiero ideale progetto trascendenza religione. L'umanità che si estingue, compattandosi in una montagna di corpi - un litosoma - quando si accorge che non c'è nient'altro che la carne.
Teratocene si dimostra così un'antologia che fa veramente ben sperare per il futuro della letteratura fantastica italiana. C'è talento, ci sono idee, c'è professionalità mestiere autorialità. Ci sono soprattutto elementi specifici e tutti "italiani" che rendono le sue pagine non soltanto l'ennesimo gioco di forme e di imitazione delle suggestioni internazionali ma qualcosa di vero e sentito, onesto e affamato di esprimersi.
UN ULTIMO APPUNTO
Tutto perfetto, quindi? Non proprio. Le mie critiche sono abbastanza idiosincratiche e sicuramente poco "oggettive". E riguardano principalmente un punto.
Si tratta del carattere tutto nero, tutto nichilista, tutto serio, dell'antologia, che mi ha reso la sua lettura a volte difficoltosa e a tratti insopportabile. Una lettura, per i miei gusti, sempre un po' troppo concentrata o meglio: contratta.
Capisco che stiamo parlando di un genere che ha tra i suoi numi tutelari quegli allegroni di Poe e Lovecraft, capisco che è anche un effetto voluto, capisco che è espressione di sentimenti e sensazioni autentiche, però non ci posso fare niente: filosoficamente ho sempre provato un certo ribrezzo per l'apocalittismo senza se e senza ma.
Ad esempio saggi come "La cospirazione contro la razza umana" di Ligotti e "Tra le ceneri del nostro pianeta" di Thacker - che per molti di questa nicchia sono quasi dei testi sacri - a me sono sempre sembrati poco meno che ridicoli.
L'apocalittismo contemporaneo per me non è tanto una reazione alle ansie e alle angosce derivanti dal cambiamento climatico eccetera quanto piuttosto un figlio degenere ed isterico dell'utopismo comunista o cattolico che ci ha flagellato le menti per decenni e decenni. La promessa e la speranza di un paradiso in terra o un paradiso in cielo. E se paradiso non può essere, che almeno sia l'inferno!
L'apocalittismo mi è sempre sembrato pure, nel caso specificatamente italiano, un modo piuttosto irresponsabile e infantile di affrontare la fine delle illusioni con cui la nostra società si è baloccata negli anni Ottanta e Novanta. Illusioni di benessere economico crescente. Illusioni di libertà e godimento illimitato. Illusioni alimentate prima dalla bolla percettiva creata dal debito pubblico e dalla svalutazione e poi dalla favola berlusconiana.
Un tale sottofondo filosofico-politico mi ha reso questo modo di fare letteratura un po' troppo chiuso e asfittico, privo di orizzonti.
Ma non si tratta soltanto di una questione concettuale, quanto (soprattutto?) estetica.
Con questo approccio tutto nichilistico e disperato, infatti, mi sembra che venga soffocato ogni slancio non dico di speranza ma proprio di energia vitale. Di carica. di propulsione. Soltanto nel racconto di Elena Giorgiana Mirabelli, come ho già detto, c'è un vero slancio erotico. E infatti è meraviglioso e arriva con un potenza devastante.
Ma per il resto, in questi racconti, non c'è nessuna ironia, neanche nera o nerissima. Nessuna risata a mezza bocca, nessun sorriso strozzato. Non si ride, non si sorride, non si respira.
Manca un "respiro", ecco, che mi faccia venire voglia di indugiare sulle pagine di questi autori per ore e ore. Manca una "voce" che accolga, che attiri, che costruisca mondi, e che faccia venire voglia di approfondire ancora e ancora, di addentrarsi e di conoscere.
Gusti personali, certo - forse questa mia critica è come pretendere l'intrattenimento e il "page turner" da Ligotti - ma queste sono state le mie perplessità riguardo alla Nuova Via dell'Horror italiano che si intravede, a lampi potentissimi, in questa comunque importantissima antologia.
"Teratocene" è l’ultimissima uscita della collana Caronte di Zona 42, che ringrazio per la copia in anteprima. Con questa raccolta, l’esplorazione dell’horror contemporaneo curata da Luigi Musolino si arricchisce in modo netto e significativo, segnando senza mezzi termini un “prima” e un “dopo” nel panorama italiano del genere. Nato da un’idea di Lucio Besana e dalla selezione del co-curatore Andrea Gibertoni, questo volume raccoglie tredici racconti terrificanti che offrono molteplici visioni di un futuro in cui il pianeta ci ha rigettati, considerandoci ormai un virus. Il filo conduttore è la mutazione del corpo umano come conseguenza delle azioni sconsiderate e ripetute dell’umanità: dall’inquinamento delle acque a quello dell’aria, dalla tossicità ambientale al più puro body horror. Quest’ultimo è uno degli elementi che più mi ha colpito. Essendo particolarmente sensibile ai temi legati al corpo e agli organi interni, certe scene mi hanno disgustato e impressionato oltre ogni aspettativa. Il tema centrale dell’antologia, come suggerisce anche la copertina illustrata da David Fragale, è però quello della maternità: una nuova vita che si affaccia su un mondo ormai marcio e putrefatto. Il concetto di teratogenesi – ovvero la perversione dello sviluppo naturale causata da un agente esterno – fa da cornice narrativa e metaforica alle storie. Ogni racconto mi ha lasciato qualcosa, ma ecco quelli che mi hanno colpito di più: “Invito”, di Stefano Cucinotta: posto all’inizio della raccolta, dà subito una direzione precisa al lettore. Mi ha stupito con un colpo di scena totalmente inaspettato. Un perfetto biglietto da visita per ciò che verrà.
“Tempio”: angosciante. Francesca Tassini costruisce con cura il legame tra i protagonisti, facendomeli sentire vicini, per poi annientarlo con una crudeltà fisica quasi insostenibile. Dolorosissimo.
“In Nigredo”: mi ha colpito per la sua prosa poetica e onirica, che riesce comunque a ferire con la precisione chirurgica delle descrizioni corporee. Un esempio perfetto di poetica dell’orrore da parte di Elena Giorgiana Mirabelli.
“Oro”, di Elia Gonella: in poche pagine dipinge un mondo fin troppo vicino al nostro, dove il lavoro alienante porta alla completa perdita del sé. Immedesimazione altissima, e conseguenze devastanti.
Una delle cose che ho apprezzato di più è stata la possibilità di scoprire nuove voci italiane. Autrici e autori che non conoscevo, ma che ora voglio approfondire al più presto. È un’ottima prima pubblicazione di narrativa nostrana per la collana Caronte, e spero ne seguano molte altre. Per chi ama l’horror, questa antologia è imperdibile. Per chi invece si sta affacciando al genere, consiglio cautela: il trauma si nasconde dietro ogni pagina. Besana lo aveva anticipato nella sua introduzione, ma nonostante ciò, mi sono comunque stupito – e spaventato – per come questi tredici racconti riescano a proiettare, espandere e enfatizzare le paure che già oggi ci portiamo dentro. Buon viaggio tossico anche a voi, prossimi lettori.
Ottima raccolta di autori italiani horror di alto livello con al centro il body horror la degradazione dell'umanità, fisica e morale, ma anche l'aggrapparsi a speranze malate. Alcune tematiche sono ricorrenti (la nascita disumanizzata, il lutto non risolto che porta alla pazzia, l'aggregazione e disgregazione dei corpi) e in alcuni racconti sono gestiti meglio di altri Tra i racconti che più mi hanno convinto segnato "Preludio: la spiaggia di Zeta" di Davi Fragale: alienante, immaginifico, a tratti difficile da visualizzare, ma molto bello. "Sarò abbastanza forte" di Maico Morellini con quella frase che torna, ancora e ancora, come un mantra, per poi giungere alla conclusione. "3DOME" di Paolo Di Orazio è davvero allucinante, l'idea di mutazioni impossibili causate dalla radio 3DOME, la penetrazione delle carni nella materia, la degenerazione dei corpi. Anche se il comportamento dei personaggi, che accettano senza troppe questioni le loro deformazioni, mi ha un po' allontanato. "Corpo estraneo" di Federica Leonardi è un altro ottimo racconto, la riscoperta dell'amore proprio nel momento del trionfo della morte e della dissoluzione. "Oro" di Elia Gonella mette al centro una fabbrica che diventa emblema dell'esperienza alienante, che pure per il protagonista diventa l'unica possibile esistenza. "Litosoma" di Francesco Corigliano è un'eccellente chiusura della raccolta, con l'immagine apocalittica della valanga di corpi umani fusi tra di loro, ogni individualità dissolta; una sorta di Third Impact carnale.
L'inquinamento prodotto dall'umanità è un tumore che muta non solo le persone, ma anche gli animali, i luoghi, le coscienze.
Attraverso 13 racconti Teratocene narra diversi modi di mutare, di pervertire ciò che la natura ha creato per generare qualcosa di nuovo, spesso incompleto e inadatto a sopravvivere, ogni tanto semplicemente inumano e terribile.
Racconti di alto livello, ma un plauso in particolare ai tre che ho preferito: Invito di Stefano Cucinotta, Tempio di Francesca Tassini e 3DOME di Paolo Di Orazio.
Una raccolta di alta qualità nella forma, anche se con qualche alto e basso nei contenuti. Il filo conduttore sembra essere un’apocalisse filtrata attraverso il body horror, e in diversi racconti i due elementi si fondono con ottimi risultati. In altri, invece, uno dei due prende il sopravvento, con esiti meno equilibrati. Alcuni testi mi sono sembrati un po’ troppo “weird” per i miei gusti — ma riconosco che è una questione personale. Detto questo, ci sono racconti davvero notevoli, ed è su questi che voglio concentrarmi. Invito Un racconto straziante, costruito come un congegno perfetto. L’orrore che l’autore vuole trasmettere arriva dritto al lettore e, in poche pagine, riesce a spiazzare completamente. Per me, il migliore della raccolta. Corpo estraneo Avevo già letto Decluna e mi era piaciuto molto. Qui ritrovo lo stesso stile: pulito, preciso, piacevole. L’amore descritto è diverso, ma incredibilmente vicino alla realtà — una realtà un po’ splatter, certo, ma chi sono io per giudicare? 3DOME D’Orazio è una garanzia. La sua scrittura, barocca ma mai pesante, riesce sempre a catturare. Il racconto spinge sull’acceleratore del weird, ma resta ben saldo nel territorio dell’horror. Schiuma Due sorelle, un cucciolone. Mostruoso — ma non nel solito modo. Qui siamo nel pieno del teratocene. Un gran bel racconto, originale e disturbante. Colostro Una dolce attesa attraversata da una violenza inaudita. Tanti temi si intrecciano, e il risultato è potente. Insieme a Schiuma, è uno dei racconti più profondi e riusciti della raccolta.
TERATOCENE La teoria del caos viene sempre rappresentata con la farfalla che batte le ali a New York e scatena un uragano a Hong Kong. Bene, credo che grazie a questo libro possiamo anche dire: butti una bottiglia di plastica a Rimini e a Rio de Janeiro ti nasce un bambino a tre teste.
È una raccolta di racconti con un presupposto molto chiaro: la mutazione della vita causata dall'inquinamento (riassunto brevissimo e scarso del manifesto scritto da Besana che apre il libro).
Tredici autori hanno scritto le loro storie partendo da questo presupposto. Tredici racconti che riescono a impressionare in diversi modi e con diversi punti di vista narrativi. Abbiamo dei testi che parlano del generare la vita e altri che ne descrivono la corruzione. Ci sono penne che sono riuscite a creare una storia tremenda e allo stesso tempo commovente, altre che sono riuscite a creare un immaginario mutageno in cui la corruzione diventava normalità e altre in cui c'è una scoperta di se stessi mentre il mondo sta cambiando attorno, e questi sono solo degli esempi. "Teratocene" è una serie di racconti che può mostrarvi come un solo tema possa ispirare persone diverse in maniera diversa e quanto diversamente certe tematiche vengano trattate in base a chi le scrive. Delle storie che sono visioni di come il mondo potrebbe essere dopo la corruzione che l'uomo stesso ha causato. Nel manifesto vengono citati dei film e dei libri a cui la raccolta è ispirata e ammetto che leggendolo temevo ci sarebbe stata una sequenza di racconti molto simili fra di loro. Ma ho mancato di fede nei confronti della Trinità Besana-Musolino-Gibertoni e della fantasia che gli scrittori e le scrittrici di questa raccolta avrebbero avuto. Tredici testi che riescono a raccontarti tredici storie diverse e ugualmente affascinanti. A livello personale ci sono racconti che mi hanno colpito più di altri, anche se le idee dietro ogni storia sono potenti, capaci di creare personaggi reali e verosimili. Una raccolta veramente pregevole che dovete recuperare. L'idea alla base è talmente fertile per delle storie che non mi stupirei se ci fosse spazio per un Teratocene 2…
Nota personale: questa raccolta mostra come il bodyh0rror e lo splatterpunk non debbano essere esagerati o fini a se stessi per funzionare. Ogni elemento è ben calibrato per essere efficace a livello narrativo e non autocelebrativo per l'eccesso.
TERATOCENE, Zona42, a cura di Andrea Gibertoni, Lucio Besana, Luigi Musolino
Sin dalle prime battute di questa raccolta ho pensato agli autori come alle "guide del tramonto", come quegli alieni demoniformi del romanzo di Athur C. Clarke che conducono gli uomini ai loro ultimi momenti. L'idea di fondo è quella: l'umanità non è eterna, ha avuto un inizio, avrà una fine. Solo che quella fine noi la stiamo accelerando, in tanti brutti modi che gli (ottimi) autori coinvolti ci raccontano. Una visione, quindi, molto cupa di come andrà a finire, tra aria appestata, malattie incurabili, mutazioni. Un percorso buio eppure necessario, parole crude di cui abbiamo bisogno per riflettere, ma anche semplicemente per riprendere coscienza del nostro essere piccoli granelli di passaggio in un mondo che non è nostro, non è fatto per noi, era prima di noi e in qualche modo sarà anche dopo (ma non per sempre). Ma non è tutto qui, ci sono anche dei bagliori, sprazzi di luce che magari è difficile cogliere, ma sono quelli che ci guidano nella galleria di dolore di queste pagine. Siamo umani e potremo esserlo ancora, finchè ci sarà vita disposta ad abitare in noi. Lo si vede in poche parole, quelle che parlano dei rapporti umani, dei ricordi, dei piccoli gesti che ci distinguono dagli albori. Non sono slanci eroici, o epici racconti di popoli in lotta. Piccole storie che danno un appiglio in una raccolta che, diciamolo, vuole far male (lo fa bene, secondo me è suo dovere farlo). Materintà, tema che torna spesso in forma viscerale, ma anche sorellanza, amicizia, paternità, amore. La luce, a volerla trovare, è nelle attenzioni di una mamma, in una sorella che non vuol far soffrire la sorellina, in un padre che sgobba per l'università della filia. Questi rapporti non sono al centro dei racconti, ma restano comunque nodi fondamentali, che danno sostanza alle storie e le rendono vicine a noi. Prevale il buio, certo, ma quei lumini, che pure si spengono, non sono poco.
ACQUA La raccolta si apre con PRELUDIO, LA SPIAGGIA DI ZETA di David Fragale. L'autore è un illustratore, e si capisce anche da come scrive: crea immagini potenti di un mondo post-umano, una spiaggia che, per quanto sfondo terribile a una lotta per la vita fra creature mostruose, affascina un superstite. Il quale, vale la pena notarlo, non è un individuo isolato. Anche se forse è l'unico che trova tempo per guardare il mare, c'è ancora, da qualche parte, una comunità di cui fa parte. Sono ben tre le autrici che parlano di fiumi: l'acqua che scorre, fonte di vita e base delle nascenti civiltà, sarà anche la prima dispensatrice di morte quando l'ambiente si ribellerà all'uomo. TEMPIO di Francesca Tassini è il racconto di una dipendenza, di acqua che nella sua tossicità si fa prigione per l'uomo che l'ha profanata negli anni. Filo conduttore, tuttavia, è il racconto di un rapporto tra sorelle forte, tormentato eppure inevitabile. Racconto tra i più intensi della raccolta. SCHIUMA di Linda De Santi ci parla dell'acqua di un fiume come liquido che può distruggere, ma anche restituire la vita in forma mutata, diversa, debolissima. Protagonista una sorella maggiore, che maschera la sua vita per fornire alla sorellina una prospettiva migliore, degna di essere vissuta. IN NIGREDO di Elena Giorgiana Mirabelli parla ancora delle acque inquinate che scorrono fra due rive, di come il corpo della protagonista cambi fino a rendersi in qualche modo simile a quell'acqua, al compimento trovato nella fusione con un altro corpo reso liquido. Storia molto "corporale".
ONDE Elettriche o magnetiche potranno impregnare l'atmosfera, penetrare i nostri corpi, renderci soggetti a fusioni, mutazioni. ELETTRODOTTO di Flavio Dionigi parla di una famiglia, della disgrazia di dover gestire la malattia di un figlio, dell'elettricità che può farsi rovina, ma anche guida che porta a una nuova forma di stare insieme. Allo stesso modo 3DOME di Paolo Di Orazio usa le onde della radio come veicolo di mutazioni della materia, in una Praga del futuro che è un chiaro omaggio a Kafka (reso chiaro anche dalla comparsa di un personaggio inequivocabile). A condurci nel viaggio allucinato un figlio che perde i genitori inghiottiti da un muro e fraintende il valore delle onde: minacce o ultima possibilità di sopravvivenza? LITOSOMA il racconto di Francesco Corigliano che significativamente chiude la raccolta, è la storia di un individuo che non cede a un richiamo, una pulsazione lontana che porta alla fine comune. Quella che però è apparentemente titanica resistenza diventa piena partecipazione, fusione con il destino comune di ognuno di noi. La fine è vero ritorno all'unità, il destino che ci accomuna può renderci una cosa sola, nel dolore inevitabile.
MORBI E MUTAZIONI Stefano Cucinotta si dimostra ancora una volta una penna d'oro. INVITO è il racconto di una cena particolare, di quelle che si organizzano per ricostruire, salvare un rapporto che si era perso. Il pasto si intreccia al racconto di una malattia che dilaga per colpa di una non specificata esplosione e a come questa abbia portato una famiglia a sciogliersi. Ma forse c'è un modo per sfruttare il male, farlo diventare umano, interiorizzarlo veramente. Forse il mio racconto preferito. SARO' ABBASTANZA FORTE di Maico Morellini prende il male e lo mette all'inizio, alla nascita, che diventa un momento non di gioia, ma di incertezza e spesso dolore. Ma in una vecchia porcillaia c'è il modo, doloroso, mostruoso se vogliamo, di andare avanti, di impedire alla vita di fermarsi. COLOSTRO di Maddalena Marcarini presenta il difficile percorso di una donna ossessionata e abbandonata, che forza il suo corpo a farsi casa per una creatura adatta a vivere tra i nuovi veleni a cui non si scappa. SAN VERMILIO di Marco Malvestio ci porta lontano dalla città, persa in una nube di polveri tossiche, per condurci tra le vie deserte e gli angoli dimenticati di un paesino dove nessuno si parla. Il punto di vista è di chi resta, perde e ritrova un'amica che sceglie la città senza raccontarla, ma semplicemente portandone addosso i terribili segni. CORPO ESTRANEO di Federica Leonardi parla di amore, di una coppia che si mette in discussione e si ritrova in pochi istanti al centro commerciale, complice un morbo terribile che non conosce ostacoli, filtrato attraverso lo sguardo ipocondriaco di lui. ORO di Elia Gonella ci porta nella fabbrica, centro di tutto e fine ultimo delle azioni umane. La fabbrica porta il male nel protagonista che, non potendolo sconfiggere, lo accoglie, lo nutre, lo rende fine ultimo del suo agire dopo aver smarrito, non per colpa sua, il suo ruolo di padre.
Raccolta senza riempitivi e cadute, con racconti di alto livello stilistico e creativo. Non posso dire che si legge tutta d'un fiato, personalmente ho sentito il bisogno di non sovraccaricare, leggendo un paio di racconti alla volta: le storie sono forti, ma è bene interiorizzarle, lasciarle sedimentare, non lasciar volare via i particolari.