"Le parole che restano" è un memoir intenso e autentico che intreccia memoria personale e storia collettiva. Dall'infanzia e adolescenza in Italia alla carriera nell'informatica, fino alla maturità vissuta in Norvegia, l'autrice ripercorre il proprio cammino tra sogni, sfide e conquiste. Con uno stile chiaro e coinvolgente, il libro affronta temi profondi come l'identità familiare, il ruolo delle donne nella tecnologia e il valore della memoria. Un racconto intimo e universale, che invita a riflettere su ciò che rimane di noi attraverso il tempo e le parole.
Ho trovato emozionante ogni pagina di questo libro. Ho amato il vissuto di questa donna, potermi immergere nei suoi occhi, negli occhi delle scoperte di quel periodo, in cui l'informatica prendeva vita. Ho trovato affascinante poter apprendere delle figure che sono state importanti per la sua vita professionale e privata: l'ilarità della zia Maria, "il femminismo" della nonna Elisa, l'amore per mamma Fernarda, il professor Conradi. Importante e presente in tutto il libro e in tutta la sua vita è il verbo "ridere", che l'ha accompagnata sempre e continua a farlo ancora adesso.