Dipinto su tavola, con scomparti in rilievo pieni di seduzione
Un capolavoro. Nient'altro da dire. Un libro che che ti cattura sin dall'incipit (come ha stregato me) e ti lascia profumo di zagara, di gelsomino, di pescherecci, di pesci appena presi, di mare, di Sicilia. Vincenzo Consolo è considerato uno tra i maggiori narratori italiani contemporanei: il suo modo di scrivere, semplice, che predilige una narrazione orientata verso la poesia. Infatti, il lettore trova un linguaggio siculo più aulico, più dolce, più antico, più romantico: nulla a che vedere con il linguaggio, più volgare, di un Camilleri. Si sente l'influenza di Sciascia, di cui Vincenzo divenne un grande suo ammiratore. Consolo è nato vicino Messina ed è morto a Milano nel 2012.
Ma, ahimè, chi lascia la Sicilia, amata-odiata, deve sempre fare i conti con la Nostalgia di una Terra, con il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente. E per questo che, con questo libro, l'Autore cerca di dipingercela, scrivendo.
Avendo un gran disio
dipinsi una pintura,
bella, voi simigliante (Jacopo da Lentini)
Il romanzo, ambientato in pieno Settecento racconta le vicende di due personaggi. Il primo è un pittore milanese, Fabrizio Clerici, amante dell'antichità classica, che viaggia per la Sicilia tenendo un diario destinato alla donna amata, Teresa Blasco (la quale però -egli lo apprende durante il viaggio- sposerà Cesare Beccaria, l'autore del famoso Dei delitti e delle pene). Il secondo personaggio è il frate siciliano Isidoro, tormentato dall'amore sconvolgente per una donna di nome Rosalia, che durante il viaggio farà da aiutante e cicerone al pittore. Così come Virgilio aiuta Dante nel suo cammino, così frate Isidoro porterà Fabrizio a scoprire le meraviglie siciliane, sino a fargli conoscere le maestose chiese del Serpotta, a Palermo. Entrambi, Fabrizio ed Isidoro, sono accomunati da un fatto: un amore non corrisposto.
Il libro si articola in 3 parti: Oratorio (incipit), Peregrinazione (il viaggio attorno gli ambienti siculi dell'Ovest), Veritas (una lettera indirizzata ad Isidoro in cui Rosalia racconta la storia dal proprio punto di vista e dice addio per sempre al suo amato, scegliendo un altro uomo).
ORATORIO (di frate Isidoro). Un incipit che ti lascia senza fiato sin da subito:
Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia, Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d’opalina, e l’aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.
Lia che m'ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell'inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l'ossa, limaccia che m'invischiò nelle sue spire, lingua che m'attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell'alma mia, liquame nero, pece dov'affogai, ahi!, per mia dannazione. Corono di delizia e di tormento, serpe che addenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine, rosario d'estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare, vacua notte senza lume, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?
PEREGRINAZIONE
Nel paese di Halcamah (Alcamo)
Volontà mi prese a correr di leggieri le mi strade per giungere ai luoghi più desiati, luoghi d'antica istoria e di ruine. (...) Laonde, d'oggi in avanti io voglio sovr'ogni cosa raffigurar le pietre da soli e venti e piogge modellate, o l'altre dirupate frante. Pietre sopra pietre.
Ben vinuto, ben vinuto ad Arcamo! - disse il signor Soldano.
Nel suo salone, v'era per tutte le pareti, sopra mobili e mensole, capitelli e basi di colonne, dentro nicchie e stipi, pendendenti financo al soffitto, neri crateri sicoli, arcaici rilievi di frontoni, corrose metopi; tavole dorate bizantine, croci dipinte, pale dei Flamenghi e vaste tele delle scuole del Sanzio, del Merisi, o del Vecellio. (...) Sia opportuno far crescere la cima sicola da ràdica toscana o puramente far sbocciare in aura toscana la semente sicola. Giudicate vui!
In Egesta degli Elìmi (Segesta)
- "Ma qui è il paradiso! Sorgive acque sulfuree e calde.
Che diranno del paese nostro, di noi ciciliani, i suoi compaesani della Lombardia?" sclamò Isidoro
- "Lombaddìa? E che è?" chiese uno.
- " E' una terra nordica, lontana, 'na piana chiusa da montagne d'eterni ghiacci, rotta da fiumi e laghi vasti, terra priva di mare, cielo, sole, stelle e lune, ove la gente mangia lardi, verze, ranocchi, polenta" disse Isidoro.
Ecco, poi, il granitico tempio di Egesta: volto a oriente, sei lisce colonne alle fronti dorica natura, e quattordici fianchi. Costruito dai Troiani o dagli Elìmi, dedicato alla Venere, a Diana.
In Selinunte greca
Casette basse, in pietra viva e calce, da cui pendevano grappoli bianchi d'uva zuccherina che chiamano zibibbo. A Selinunte greca. Ruine di città e d'una istoria. Ruine della Storia. Volano uccelli sopra capitelli. E voci udiva vagando di qua, di là, parole greche, puniche, sciame o ancora più antiche E ovunque ancora, c'erano metopi, sculture di marmo o tufo, sarcofaghi, crateri. Perseo che decapita Medusa, Eracle che trasporta due Cercopi, la Triade del Delfo, Europa rapita dal suo toro, Demetra e Core sopra la quadriga.
Lasciai la collina dell'acropoli.
In Mozia de' Fenici
D'altr'acque mi sovvenni, stagnanti, paludose, d'acque marce e inferme, saline e dolci. Quello era il cimitero ove i Fenici seppellivano i fanciulli dopo averli sacrificati ai loro dei.
In Trapani falcata
Da lì, si gode la vista della selva d'alberi, delle saline a manca, l'isole delle Formiche, Favognana, Levanso, Marettimo.
In Palermo
In Palermo mi incontrai subito col Serpotta. In quelle strade del rione della Kalsa, erano molte botteghe di mercanti, osti, cantinieri, panettieri, orefici, setaioli.
Il rettore m'affidò un prezioso reliquiario d'argento e oro, de la Schola Panormi, con l'aquila spiegata, con una santa Rosalia al centro.
Viva Palermo e viva Santa Rosalia!
Palermo, Milano (e Torino). 3 Maggio 2019.
(18 Gennaio 2020)
Palermo, succede sempre: ritornare da te, amarti i primi giorni, studiarti, osservarti; poi odiarti perché rimani uguale, seppur in 20 anni sei cambiata molto.
Torino, accade sempre: rendersi conto che ormai sei una città che si fa vivere e si sta bene.
Ma dopo pochi giorni inizia la Nostalgia.
E sarà sempre così.