César e Rebeca vivono sul filo. Lui fornisce droga e intrattenimento ai clienti di un hotel di lusso. Lei ha un talento rintraccia parenti di defunti senza testamento per incassare una parte dell’eredità. Sono giovani, innamorati, complici. Finché tutto si rompe. Rebeca viene trovata sul divano, immobile, con lo sguardo bloccato dal terrore. È viva, ma non parla. Ha due costole rotte e segni di violenza. Nessuna traccia di chi le abbia fatto del male. Nessuna spiegazione. César vuole capire. Ma seguire il filo lo conduce fino ad Alderney, un’isola sperduta nella Manica, un tempo occupata dai nazisti. Qui la storia sussurra verità che nessuno vuole ascoltare. Qui Rebeca aveva un segreto. E qualcuno ha fatto di tutto per tenerlo nascosto. La cacciatrice di eredità è ispirato a una pagina rimossa della nostra quella dei campi di concentramento costruiti dai nazisti nelle isole britanniche. Un romanzo dove il passato non è mai passato, e la ferocia umana si mimetizza sotto maschere rispettabili. Un thriller potente, dove la verità è più pericolosa della menzogna.
Guionista y escritor español, Agustín Martínez estudió Imagen y Sonido en la Universidad Complutense de Madrid y dio sus primeros pasos en el mundo de la publicidad, antes de dedicarse a la escritura de guiones, tanto para cortometrajes o radio como para series de televisión. A lo largo de su carrera, Martínez ha participado en producciones como Sin tetas no hay paraíso, La chica de ayer, Crematorio o El don de Alba, entre otras.
Desde ese mundo del guión, Martínez ha publicado la novela Monteperdido (2015), libro basado en un proyecto televisivo español con vocación internacional en la que el autor ha participado como guionista.
Storia avvincente che recupera un pezzo di storia non da tutti conosciuto e che merita di essere ricordato. Mi sarei aspettata di più dal finale, ma fa molto riflettere sul fatto che non tutto può e deve essere dimenticato.
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