⭐ Voto: 3 / 5
La storia di La maledizione dello Spezzacuori ha senza dubbio un’idea di base interessante: l’ambientazione nella foresta di Sherwood funziona, così come il mistero dell’omicidio da risolvere. Gli spunti ci sono e si percepisce lo sforzo dell’autrice nel costruire una trama intrigante. Tuttavia, a mio parere, l’esecuzione risulta piuttosto superficiale.
Durante la lettura ho notato alcuni errori grammaticali che mi hanno fatto storcere il naso (come “di qui” al posto di “di cui”), elementi che spezzano un po’ l’immersione nella storia. Ma il problema principale riguarda i personaggi: sono molti, forse troppi, e risultano poco caratterizzati. Anche i protagonisti, migliori amici dall’infanzia poi allontanatisi perché lui è uno Spezzacuori e vuole proteggerla, restano piuttosto blandi. Si percepisce il tentativo di dar loro un carattere, ma le emozioni sono appena accennate e i loro stati d’animo vengono più “detti” che mostrati (“ero triste”, “ero felice”), senza una vera introspezione. Questo rende difficile immedesimarsi, affezionarsi ai personaggi o prendere davvero a cuore la loro storia.
Intorno al 70% del libro viene affrontato il tema dello stupro, un argomento molto delicato che, a mio avviso, è trattato ancora una volta in modo superficiale. Anche qui manca un vero approfondimento emotivo, che avrebbe meritato molto più spazio e sensibilità.
Nel finale la storia diventa decisamente “too much”: veleno di serpente, steroidi, droga, stupro, una pistola che spunta all’improvviso e viene puntata contro i compagni… il tutto concentrato in un’unica classe di minorenni. Quasi tutti i personaggi sembrano avere istinti violenti o assassini, rendendo il tutto poco realistico e quasi surreale. Sarebbe stato più credibile distribuire certi eventi su personaggi di età o contesti diversi.
Un altro aspetto che mi ha lasciata perplessa riguarda il passato della protagonista: racconta di essere stata stuprata e che lo stupratore l’ha fatta passare per pazza, tanto che i genitori la rinchiudono in un ospedale psichiatrico senza un apparente motivo. Eppure questo elemento non viene praticamente mai ripreso dai compagni nel presente della storia, nonostante siano tutti coinvolti nella ricerca dell’assassino. Una mancanza piuttosto strana e poco coerente.
Nota positiva: il plot twist finale merita davvero, l’ho trovato molto carino e sorprendente. Inoltre, nell’ultimo capitolo c’è finalmente quell’introspezione che ho sentito mancare per quasi tutto il libro: proprio lì i personaggi iniziano a mostrare emozioni più profonde e autentiche. Peccato che arrivi solo alla fine, quando ormai il coinvolgimento emotivo è difficile da recuperare.
Restano però buchi di trama importanti: non viene mai spiegato davvero da dove nasca la maledizione dello Spezzacuori, compare un personaggio ambiguo di cui non si capisce bene il destino, e anche il finale in sé risulta poco chiaro e lascia più domande che risposte.
In conclusione, la trama è carina e le idee non mancano, ma tra superficialità, personaggi poco approfonditi e diverse incongruenze narrative, il risultato finale mi ha lasciata piuttosto tiepida. Con una maggiore cura nello sviluppo emotivo e nella coerenza della storia, questo libro avrebbe potuto dare molto di più.