Urca che bello. Bello, bello, bellissimo.
Insospettabilmente bello da quanto in Italia sia purtroppo poco noto.
La cosa più incredibile di questo romanzo di Jessica Berger Gross è che, nonostante tocchi temi dolorosi, dall’abuso sessuale al ricatto, dalla depressione all’antisemitismo (volto a mascherare minacce di altro tipo, a dire il vero), non è un romanzo disperato. I personaggi non sono annichiliti, nonostante le privazioni e gli sconvolgimenti che, la loro nuova vita in una nuova città, si trova ad affrontare. Reagiscono invece con grande intelligenza, con senso pratico, non si abbattono d’animo, sono ingegnosi, riflessivi, creativi e uniti fra di loro, nonostante il rischio, la maldicenza della gente, la paura per il futuro. E’ un grande insegnamento, la loro formazione al servizio degli ostacoli della vita. Penso a Gus, padre di Hazel e professore di Storia Americana, che si trova a combattere pregiudizi sul suo lavoro e sulla sua persona impegnandosi ancora di più nella preparazione delle lezioni, nella gestione dei rapporti con gli alunni, nell’abbattimento di barriere per costruire ponti. Penso a Claire, la madre stilista e lavorativamente nel limbo fra una vita in una città e l’altra, potrebbe essere una facile preda del pianto e della desolazione, invece no, non smette di parlare con la figlia, di progettare, sperare e ipotizzare qualcosa per il suo futuro e anche quando parla con rabbia, pensando al professor White, in qualche modo rientra sui binari, combattiva, controllata. Penso a Wolf, il fratellino undicenne affetto da ADHD, sarebbe la perfetta ispirazione alla descrizione di un disagio eppure porta sempre con se una sana dose di ironia, affetto e voglia di fare, che lo rende un piccolo eroe irresistibile per ogni lettore. E infine c’è Hazel, la protagonista, talmente intelligente da trasformare la sua inziale sfortuna in una grande ricchezza per il suo futuro professionale, per poi fermarsi quando sente che si stanno superando i limiti dei suoi stessi desideri.
Insomma, i Blum prendono in mano la loro sfortuna e combattono per se stessi, con intelligenza e ironia, furi da ogni stereotipo in cui sarebbe stato facile incasellarli.
E poi, fra le pagine, c’è tanta America, tra tradizioni, vita quotidiana, sogni e aspettative: la lotta per entrare nel college che si desidera (per gli Americani pare sempre una conquista), la differenza tra le luci di Long Island e lo scenografico Maine, il “dolcetto o scherzetto” di Halloween a cui non si può rinunciare, nemmeno se si è chiacchierati per tutta la città, e tanto altro ancora.
In definitiva, “Hazel ha detto no” è uno spettacolare romanzo di formazione che alza il sipario su uno spaccato della moderna vita americana, regalandoci personaggi che possiamo ammirare profondamente.
E’ infine il romanzo perfetto per aprire dibattiti su temi attuali, quali la conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte (troviamo infatti, alla fine, una sorta di “Book club kit” con una serie di domande che invitano alla riflessione post lettura).
Chapeau!