America, fine Ottocento. Praterie senza fine, terreni mai solcati da un aratro, treni che corrono verso i limiti ultimi della frontiera. In mezzo a questa natura primordiale ed espressiva – con il vento ad animare le distese di erbe selvagge, le tempeste di fulmini e le tormente di neve –, Willa Cather ambienta l’intensa vicenda di due anime affini che si incontrano, si riconoscono e restano unite per sempre, nonostante il tempo e le distanze, le opposte fortune e le scelte divergenti. Ántonia, immigrata dalla Boemia senza sapere una parola di inglese, e Jim, affidato ai nonni dopo essere rimasto orfano, si vedono la prima volta quando hanno poco più di dieci anni, a bordo di un treno diretto a ovest. Tra i campi di granturco e l’erba alta delle campagne del Nebraska, i due, diventati presto inseparabili, trascorrono interminabili giornate a esplorare termitai e ad affrontare serpenti, a osservare il cielo e ad annusare nell’aria il cambio delle stagioni. Nel frattempo Jim insegna l’inglese ad Ántonia e lei gli racconta dell’Europa. Un’esistenza magica e sospesa, finché una tragedia colpisce la famiglia della ragazzina. Da questa prima cesura le loro vite continueranno a separarsi e a incrociarsi più volte tessendo la trama del loro destino. Attraverso i ricordi di Jim lo spirito indomito e puro di Ántonia, la sua ingenuità e la sua determinazione emergono sempre più forti, regalandoci uno fra i personaggi femminili più belli e indimenticabili della letteratura americana, capace di catalizzare intorno a sé un romanzo che all’indagine sottile e partecipe dei legami umani più profondi unisce la riflessione sulla nascita dell’identità nazionale. Vero capolavoro di Willa Cather, una delle più grandi autrici del Novecento americano, La mia Ántonia torna qui in una nuova traduzione che restituisce al testo tutta la sua potenza e freschezza.
“Era come se per noi quella ragazza rappresentasse, più di chiunque altro, la terra, le circostanze, tutta l’avventura della nostra infanzia.”
Wilella Sibert Cather was born in Back Creek Valley (Gore), Virginia, in December 7, 1873.
She grew up in Virginia and Nebraska. She then attended the University of Nebraska, initially planning to become a physician, but after writing an article for the Nebraska State Journal, she became a regular contributor to this journal. Because of this, she changed her major and graduated with a bachelor's degree in English.
After graduation in 1894, she worked in Pittsburgh as writer for various publications and as a school teacher for approximately 13 years, thereafter moving to New York City for the remainder of her life.
Her novels on frontier life brought her to national recognition. In 1923 she was awarded the Pulitzer Prize for her novel, 'One of Ours' (1922), set during World War I. She travelled widely and often spent summers in New Brunswick, Canada. In later life, she experienced much negative criticism for her conservative politics and became reclusive, burning some of her letters and personal papers, including her last manuscript.
She was elected a Fellow of the American Academy of Arts and Sciences in 1943. In 1944, Cather received the gold medal for fiction from the National Institute of Arts and Letters, an award given once a decade for an author's total accomplishments.
She died of a cerebral haemorrhage at the age of 73 in New York City.