Betta e Tom sono due quarantenni belli, intelligenti, abbastanza colti e mossi da ambizioni lui è un film maker, lei una discreta attrice. Ma i tempi sono duri, la selezione brutale, nelle mitizzate professioni creative i cani all'osso sono troppi. A Betta e Tom non entra un ingaggio da tre anni. Betta si accorge, con un certo stupore, che lei e il suo compagno sono poveri. La povertà rischia di travolgere anche la loro figlia adolescente. L'amore, che li aveva resi una coppia invidiabile, non regge l'urto di quella condizione. Così Tom va a stare da sua madre, e Betta esce una sera da sola, senza un soldo e con una gran voglia di ubriacarsi. Proprio quella sera fa un incontro bizzarro. Un gentiluomo d'altri tempi che vive circondato di opere d'arte in un appartamento sontuoso. Un uomo vecchio che le dà molto e non le chiede niente. È innamorato di Betta? Forse sì, forse no. Quella che si sta certamente innamorando è Betta, non tanto dell'uomo quanto della sua "roba", di tutta quella bellezza che le toglierebbe di dosso l'odore triste della miseria. Lidia Ravera racconta con maestria un gioco di seduzione mosso dalla brama di possedere le cose, offrendo uno sguardo inedito e conturbante sul decimo comandamento, "Non desiderare la roba d'altri".
Lidia Ravera is an Italian writer, journalist, essayist and screenwriter. She became famous in 1976 for Porci con le ali, co-written by Marco Lombardo Radice, a novel dealing with the myths and ideals of the years around 1968.
Sara si ricordò della busta che aveva preso nella buca delle lettere e infilato in una tasca dei pantaloni. Gliela porse. «C'era questa per te, sotto. Magari è papà che ti dice che torna.» Betta guardò la busta, c'era scritto «Per Betta», e non era la calligrafia di Tom. Su un cartoncino lillà chiaro lesse una frase ampollosa e misteriosa, vergata con inchiostro viola in un corsivo ornato. «Non se ne abbia a male, per questo ruvido omaggio, lo consideri per quello che è» Ben stirate, fra il cartoncino e la busta, c’erano cinque banconote da cento euro. «Soldi?!» disse Sara, con un tono che ner avrebbe saputo a quale categoria ascrivere, un puro precipitato di stupore. «Mamma, chi è che ti ha mandato dei soldi?» Betta sorrise in ritardo e menti con precisione: «È per un lavoro che ho fatto, ho presentato una serata, l'estate scorsa tu eri in campagna coi Fortuzzi. Mi metto qualcosa addosso e andiamo a mangiarci una pizza». Sara incominciò a saltare felice. Betta decise di provare, verso il vecchio, soltanto gratitudine. Per il momento.
4,5 ⭐️ Betta attrice e Tom film maker, due quarantenni belli, intelligenti e piuttosto poveri. Da un po’ nessuno dei due riceve un ingaggio. Abitano in una “tana”, così la chiama la figlia Sara, una casa così piccola e un mutuo che non posso più permettersi di pagare. Betta però non rinuncia alle sedute di psicoterapia con il Dottor.M, anche se non lo paga da mesi, uscita dal suo studio il suo personale fallimento esistenziale gli pare meno grave. Quando rientra, Betta trova un bigliettino di Tom che la informa che va via per qualche giorno. Betta furiosa, si veste di tutto punto ed esce per le vie di Trastevere con l’intento di ubriacarsi. Ad un bar un uomo, intorno agli ottant’anni ma con un sorriso da trentamila euro, la invita a cena in un ristorante dove lui viene chiamato il Professore: non la rimorchia, la ascolta, le paga la cena e il taxi. Una volta a casa Betta si rese conto che non si erano scambiati né il nome né il numero, però il mattino dopo nella posta trova una lettera indirizzata a lei con 500 euro. Provava gratitudine verso il vecchio ma pensava anche che non aveva niente da offrire in cambio: cosa voleva il vecchio? Bellezza in cambio di soldi? Lei però aveva voglia di rivederlo, ma sapeva anche il perché. Con lui commetteva il decimo comandamento: non desiderare la roba d’altri.
Due stelle e mezzo arrotondate a tre perché l’ho ascoltato nella versione audio interpretata da Viola Graziosi, capace di nobilitare quasi qualunque testo. Era l’ora che la Ravera, rappresentante fulgida della generazione boomer dell’Italia delle vacche grasse, lanciasse un occhio in basso a contemplare il lascito disastroso toccato ai figli dei figli dei figli dei fiori, che difficilmente possono vivere d’arte e vedere finanziati i loro sogni giovanili, che campano ancora sulle spalle di genitori incapaci di capire lo scempio di sentirsi ben più poveri della generazione precedente, e comunque più ricchi di quella che verrà. Mi sarebbe piaciuto che questo tema importante e vero, con il suo indotto di crisi relazionali, genitoriali, sociali e quindi politiche, fosse trattato con la profondità che merita, invece di svoltare nell’analisi - ancora - del concetto di desiderio nella terza e quarta età, nella riflessione - da occidentali privilegiati - sulla malinconia che nasce dalla sazietà.