La Bakery Koten, annidata in una galleria commerciale traboccante di negozietti d'antan, è una vera e propria istituzione del quartiere di Komagome, a Tokyo. Fermatevi un attimo davanti alla sua vetrina, lasciate che la porta scorrevole si apra con un sussurro, ed ecco che vi ritroverete avvolti da una nuvola di aria inebriante. In questo piccolo locale, dove da tre generazioni si custodiscono e si tramandano le ricette di famiglia, la gente si ferma per rifocillarsi con un panino farcito di fagioli dolci, una ciambella dalla forma perfetta o dei "coni fioriti", ultima specialità della casa. Tra gli scaffali carichi di prodotti appena sfornati si intrecciano le storie di clienti abituali o di passaggio, come Rio e Hideaki, il cui matrimonio rischia di naufragare ancora prima della partenza, Yamato, neolaureato alle prese con continui e fallimentari colloqui di lavoro, o la piccola Hana, bambina ghiotta di cioccolato che spera, un giorno, di diventare un medico per aiutare le persone. Da dietro il bancone il giovane proprietario chiacchiera con gli avventori e si domanda se riuscirà a portare avanti l'attività di famiglia, con il suo bagaglio di tradizioni, in una metropoli che corre a rotta di collo verso il futuro. E mentre nel negozio si incrociano vite e storie, lui resta, con le mani infarinate e tante domande in tasca. Riuscirà a tenere insieme quello che c'era e quello che verrà? Forse, in un mondo che non si ferma mai, c'è ancora bisogno di un posto che sa di casa.
«Nelle ciambelle il buco è importante.» Stando alla teoria più accreditata, il buco nelle ciambelle sarebbe stato pensato per far passare meglio il calore.Se il buco era piccolo, l'impasto diventava soffice. Uno grande, invece, ne favoriva il grado di umidità. «A furia di fare buchi, ho pensato che si può applicare lo stesso concetto agli esseri umani: il centro di una persona è il cuore, ma non lo si può vedere. Però, proprio perché non riusciamo a guardarci dentro, ci sforziamo di metterci l'uno nei panni dell'altro: forse è questo che lega le persone tra loro.» «Se il cuore è il centro... allora è la sincerità la cosa più importante.» Il ragazzo spalancò gli occhi dicendo che era davvero un bel concetto. Prese un pennarello e sul cartellino con il prezzo scrisse: «Ciambelle della sincerità». «Sono dodici pezzi. Grazie per questo acquisto così generoso.» «Potresti dividermele in due sacchetti, per favore?» «Deve andare da qualche parte?» Me lo chiese inclinando un po' la testa di lato. Gli sorrisi. «Vado a cercare la sincerità.»
3,5 ⭐️ La Bakery Koten, fondata nel 1960, era un negozietto al piano terra di un edificio rétro. L'interno era visibile sia attraverso la porta di vetro automatica che dava sulla via principale della galleria, sia attraverso la grande vetrina, con tutti i prodotti da forno disposti in fila su scaffali a due ripiani. Panini farciti con fagioli dolci, pasticcini alla crema, rotoli al cioccolato. La scritta biancheggiava sulla vetrina era in corsivo, e ricordava le linee morbide del pane. Quando la porta si apriva, ti ritrovavi avvolto da una nuvola d'aria dolce, irresistibile. Dietro il banco della cassa c'era il laboratorio, dove si poteva sempre scorgere qualcuno al lavoro. L'uomo anziano con la divisa bianca da cuoco era il proprietario. Si occupava della cottura del pane, mentre la moglie gestiva il negozio. E poi c’era un giovane, il figlio, con un grembiule di jeans e una bandana blu. Il figlio era chiamato “l’erede”, indeciso se portare avanti l’attività fondata dal nonno, inoltre non riusciva a da forma al suo pane. Durante il racconto del libro, il giovane, capisce che il punto di forza del loro pane era sicuramente quello di essere un pane normale, senza pretese. Forse non c'era bisogno di alcuna novità. A ogni modo, doveva riconoscere che a quella conclusione non ci era arrivato da solo, era stata Rio a spronarlo a fare il primo passo con le ciambelline. Quando era intrappolato nella ricerca della risposta perfetta, Yamato e il pane al curry gli avevano insegnato che potevano esistere risposte diverse. E mentre cercava la sua strada avevo preparato dei coni per aiutare la piccola Hana con le sue storie di fantasmi e di amuleti contro i demoni.
Un bel libro, come lo sono quelli giapponesi che io adoro. Non mi ha colpito particolarmente rispetto ad altri per cui non posso arrivare a dare fino a quattro stelline.
Libro carino ma insomma, ultimamente dal Giappone si traducono solo storie ambientate in negozietti, panetteria, caffetterie, ecc. Bello per carità, che ci sia bisogno di un posto fuori casa in cui sentirsi a casa, però più o meno le storie si somigliano tutte... Scritto bene, scorrevole, maz consigliato solo per passare qualche ora in leggerezza, senza troppe aspettative.
Di questo genere non é certo il primo libro che leggo. Storie di vita di persone che frequentano tutte un posto specifico (una libreria, un alimentari, una panetteria…). Se è vero dunque che il genere mi piace (vi si trovano degli ottimi comfort book, adatti per rilassarsi la sera a casa), oramai quasi tutti i libri dopo averli letti finiscono nel dimenticatoio mentale e non sono molto in grado di raccontarli a qualcuno dopo qualche tempo.
Questo però mi ha sorpresa molto. Forse é per come scritto, estremamente delicato, con un linguaggio non eccessivamente elevato ma molto preciso nelle descrizioni, soprattutto quelle culinarie. Forse é per il numero dei racconti che non é molto elevato (sono 4) e che quindi permette un approfondimento interessante dei vari personaggi, al contrario di altri libri dello stesso genere. Forse é perché sono appassionata di cibo giapponese, e leggerne mi fa venire l’acquolina in bocca ogni volta. Forse é per le storie che racconta, che parlano di realizzazione personale in contesti sempre diversi. Forse un misto di tutto ciò. Ma di fatto “Una ciambella e due chiacchiere da Komagome” é un libro che non mi scorderò tanto presto. Ha decisamente lasciato il segno e lo consiglio a chi vuole leggere un confort book che abbia comunque un sapore intenso, di quelli che fanno sentire bene già da dopo il primo boccone.
Una domanda attraversa silenziosamente tutto il romanzo: sarò all’altezza? È il dubbio che accomuna molti figli d’arte che scelgono di portare avanti il mestiere di famiglia, e anche il protagonista, proprietario di una piccola panetteria, non ne è immune. La risposta non arriva da grandi successi o riconoscimenti ufficiali, ma dai clienti: da come una semplice ciambella riesce a migliorare la loro giornata.
Pur essendo un libro leggero e delicato, il romanzo offre una riflessione tutt’altro che superficiale sulla società giapponese. Emergono con chiarezza la pressione a sposarsi, l’ossessione per il lavoro “giusto”, il bisogno di essere apprezzati socialmente e lo stress imposto ai bambini fin dalla tenera età per accedere alle scuole migliori.
Attraverso piccoli gesti quotidiani e dialoghi semplici, Fuyumori costruisce uno spaccato intenso di una società che tende alla perfezione, spesso a discapito della serenità individuale. Un libro gentile, che scalda, ma che lascia anche spazio a pensieri più profondi.
Romanzo molto carino che parla di problemi di vita quotidiana in ci si può facilmente identificare. Quello che mi è piaciuto di più è stato immergermi nell' atmosfera giapponese e nei suoi profumi e sapori
Non mi è piaciuto. Tratta le storie di vari personaggi che si intrecciano ma nulla di profondo ed emozionante. Non mi ha lasciato quella nostalgia che di solito mi lasciano i libri giapponesi, mi dispiace molto!
Raccolta di racconti incentrati sulla storia di un forno storico di quartiere e sui personaggi che lo frequentano. Mi affascina sempre molto il rapporto dei giapponesi con il cibo.