Mao frequenta la seconda superiore e guarda con incertezza al proprio futuro. Lontana dalla madre Yuko, che lavora a tempo pieno in un hotel come concierge, la ragazza vive con Chie, la nonna artigiana che ripara vasi e ceramiche attraverso l'antica arte del kintsugi. Tra le sue mani, gli oggetti rotti vengono aggiustati saldando i pezzi con cura grazie a una lacca speciale, che viene poi fatta asciugare e ricoperta di polvere d'oro: una tecnica millenaria che celebra le imperfezioni esaltandole, invece di nasconderle. Un po' per gioco, un po' per curiosità, Mao inizia ad aiutare la nonna e si avvicina così a un mondo che ha sempre fatto parte della sua famiglia: mentre impara questa pratica antica, scopre a poco a poco che il mestiere della nonna viene da lontano. Originaria di Takayama, una cittadina famosa per l'artigianato, Chie abitava infatti in una casa laboratorio, dove il padre e i fratelli lavoravano come laccatori, attività nobile e complessa a cui lei, in quanto donna, non si era mai potuta avvicinare. Quando Mao si imbatte in un bellissimo fermaglio laccato conservato in un cassetto, decide di scoprire i segreti che nasconde, e di partire con la nonna per Takayama sulle tracce del passato della loro famiglia. La storia di tre donne appartenenti a tre diverse generazioni, che hanno dovuto fare i conti con l'eredità di chi le ha precedute e compiere scelte di volta in volta differenti, si intreccia a quella del Giappone, un Paese in cui la Seconda guerra mondiale ha lasciato rovina e distruzione, ma anche la speranza di un futuro migliore. Un romanzo che racconta di come le ferite e le imperfezioni non siano in realtà debolezze, ma occasioni di rinascita. E di come le nostre zone d'ombra possano trasformarci in persone nuove e persino migliori.
«In realtà, il termine kintsugi non è proprio corretto.» Mamma lo diceva spesso. Letteralmente, kintsugi significa"giuntura d'oro", ma non è che si uniscano realmente i pezzi con l'oro. In realtà, a tenere insieme la ceramica è la lacca. È solo alla fine che si applica l'oro. Si possono usare anche argento, lacca colorata o altre tinture. Per questo mia madre chiamava quel processo semplicemente "riparazione". Tuttavia, negli ultimi tempi kintsugi veniva usato come termine generico per il restauro delle ceramiche, e anche lei, quando doveva spiegarlo a qualcuno, usava questa parola per farsi capire meglio. Il kintsugi è un po' diverso dal restauro che si fa nei musei, dove la priorità è riportare l'oggetto alla sua forma originale.
4 ⭐️ Mao è una ragazzina di seconda superiore che vive con sua nonna Chie, lontana dalla madre Yuko che lavora a tempo pieno in un Hotel. Dopo la morte del nonno e la seaparazione dei genitori, si trasferì nella casa di Omori. Insieme a Tomoko, sua compagna di classe, si interroga sul suo futuro incerto riguardante gli studi. E così un po’ per gioco e per aiutare la nonna, che riparava ceramiche da molto tempo e si era fatta una grande cerchia di clienti, inizia a scoprire le varie tecniche di laccatura, di riparazione e il famoso kintsugi: l’arte di riparare con la polvere d’oro. Apprende che è un lavoro che richiede fatica e tempo ma che regala anche tante emozioni. Così decidono di fare un viaggio nella città natale della nonna: a Takamaya. Chie infatti abitava in una casa laboratorio dove il padre e il fratello lavoravano come laccatori. Alla fine di questo viaggio, le tre donne, perché a un certo punto anche la mamma di Mao si congiungerà a loro, riscopriranno il tempo passato, i segreti nascosti ma sopratutto avranno più certezze sul loro futuro. Un bellissimo romanzo che consiglio a tutti, che spiega davvero il lavoro di questo popolo giapponese e che fa capire che dalle ferite ci si può sempre rialzare. Che piccole imperfezioni posso essere occasioni di rinascita.
Una lettura davvero coinvolgente. L’arte giapponese mi h sempre affascinato e il kintsugi non é da meno. Con questa lettura ho potuto conoscere le differenze tra le varie riparazioni e il mondo della lacca. Belli i personaggi principali, nonna e nipote sono un bel mix di caratteri ed esperienze. Coinvolgente il loro viaggio per tornare al infanzia della nonna. Paesaggi da cartolina!
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Gran bel romanzo, tenero e significativo. La storia di tre donne giapponesi si intreccia in queste pagine, nonna, mamma e figlia. Racconta la storia di ognuna, racconta antichi mestieri, tradizioni che si tramandano, ricordi e rimpianti, speranze e rinascita. Filo conduttore del romanzo è la tecnica del kintsugi, l'arte giapponese di riparare oggetti rotti, esaltando proprio le rotture, invece di nasconderle, proprio come se fossero cicatrici da far risaltare. Leggendo si apprende anche l'antica tecnica dell'uso della lacca per riparare gli oggetti e la raccolta della lacca dalla corteccia degli alberi che la producono. Kintsugi che possiamo applicare anche nella vita, esaltando le "ferite" per rinascere, invece di nasconderle. Ascoltato in audiolibro e consigliato.
Una storia al femminile che intreccia tre generazioni di donne attraverso l’arte del kintsugi. Mi è piaciuto come Hoshio descrive con cura questo mestiere, trasformandolo in una metafora potente: le crepe diventano cicatrici dorate, segni di forza e rinascita. Lo stile è leggero e scorrevole, perfetto per una lettura piacevole, ma non per questo superficiale. Qualche passaggio è un po’ prevedibile, ma nel complesso è un romanzo tenero e significativo.
Sono sempre stata attirata dal kintsugi, dalla sua pratica e significato. Con questo libro mi sono però un poco persa. La storia in sé è semplice, ma l'ho trovata tirata per le lunghe, a tratti ripetitiva. Da uno a dieci, direi sette
Ho scelto di leggere questo libro perché attirata dalla magnifica copertina! Il racconto di svolge attraverso un viaggio da Tokyo fino al Giappone più rurale e tradizionalistico dove, ancora oggi, vive la tradizionale arte della laccatura. Consente di affacciare lo sguardo sul mondo delle shunkei e del kintsugi che fanno da punto di incontro tra una nonna, che ripercorre i passi della sua giovinezza, e una nipote che incerta sul suo futuro si aggrappa a questa arte così antica quanto affascinante. La narrazione e lo stile di scrittura sono estremamente semplici e il romanzo scorre velocemente, si alternano i punti di vista di nonna, mamma e nipote e la laccatura diventa sia sfondo che comprimario di una storia familiare. Forse l'alternarsi dei punti di vista porta a qualche ripetizione e sul finire del romanzo sembra che la storia sia stata fatta scorrere un po' troppo velocemente, come se mancasse qualcosa. È un bel libro, le altmosfere sono rilassanti e si ha la possibilità di approfondire una importante tradizione del Giappone che vive, grazie ai maestri che la tengono viva, ancora oggi.