“Smetto quando voglio” di Alex Robinson è uno di quei libri che partono da un’idea bizzarra e finiscono per colpire molto più a fondo di quanto ci si aspetti.
Andy Wicks ha quarant’anni, fuma da sempre e ha già fallito ogni tentativo di smettere. Quando decide di provare anche l’ipnosi, l’ultima spiaggia, non immagina certo che l’effetto collaterale sarà ritrovarsi improvvisamente nel 1985, intrappolato nel corpo del suo sé adolescente. Il liceo, con tutte le sue ansie, goffaggini e ferite mai del tutto rimarginate, diventa così un destino peggiore della morte… o forse un’occasione inattesa.
Robinson gioca con il tema del ritorno al passato in modo intelligente e sorprendentemente tenero. Quella che potrebbe sembrare una semplice commedia fantastica si trasforma poco a poco in una riflessione sincera su crescita, rimpianti e seconde possibilità. Andy non deve solo “sopravvivere” di nuovo all’adolescenza, ma imparare a guardarla con occhi diversi, più maturi, più indulgenti.
Il tratto grafico, volutamente semplice e quasi infantile, funziona alla perfezione: smorza i momenti più dolorosi e rende ancora più efficaci quelli emotivamente più intensi. La regressione ipnotica diventa così un vero percorso interiore, un salto di qualità umano prima ancora che narrativo.
E poi c’è il finale, delicato e profondamente commovente, che riesce a dare senso a tutto il viaggio senza forzature. Un libro che fa sorridere, riflettere e, alla fine, anche un po’ stringere il cuore.
Consigliato a chi ama le storie di formazione atipiche, i racconti sul tempo che passa e, soprattutto, i fumetti capaci di sorprendere con una grande umanità.